mercoledì 6 ottobre 2021

UN LIBRO, TANTE STORIE


UN LIBRO, TANTE STORIE
(Testo e storia di
Giampaolo Daccò)

Non è un racconto, una poesia, ne un piccolo pensiero dedicato ad un libro che ho letto quasi tutto d'un fiato, ma è qualcosa che ha fatto riaffiorare alla mia mente, un pezzo della mia vita.

Non sono Violette e ne Julien e neanche Irène o Paul eppure in questa magnifica storia, fatta di tante altre che nell'arco di anni si sono intrecciate, sviscerando le vite dei protagonisti, i loro sentimenti, le paure, le gioie, i misteri, le tragedie... Il dolore.

Come Violette ho rivissuto dei drammi che il tempo ha aiutato se non a superare, a vederli in un'ottica diversa, stupendomi di chi si trascina nella propria vita, per decenni e fino alla fine, quel "lutto", quella sofferenza indicibile quasi fosse una gioia nel soffrire per punirsinirsi, per farsi compatire, per crogiolarsi in un dolore che invece di curare, lo si fa incancrenire per vedere negli occhi degli altri la comprensione o peggio... La pietà.

No, no la vita non funziona così, siamo già vittime di noi stessi, vittime di altri, vittime del destino che potremmo modificare in alcuni punti ed in altri no, dove un periodo nero potrebbe diventare bianco, azzurro, giallo, verde o anche un grigio ma brillante... Se lo si vuole.

Perché questi pensieri? Perché mi sono ritrovato nei tanti dolori e nelle poche gioie ma anche nelle "ressurrezioni" di Violette, dove invece di essere madre, sono stato un figlio-fratello padre di mamma, sorella, nonna, prozia.

Riconosciuto nell'abbandono, nel rifiuto, nell'incolparmi di colpe altrui, dove è stato più facile nascondere la faccia e lasciar si che quello (cioè io) imparasse a cavarsela da solo oppure che si arrangi con la famiglia che si ritrova.

Ho assistito più a malattie e morti che viaggi e divertimenti, ho passato come Violette a centellinare il denaro e privarmi per far star bene chi ha avuto bisogno di me. Non c'era nessuno la sera del funerale di Francesca a casa nostra, ma come Violette con Celìa ho avuto Angela e Marco con la cena pronta mentre tutti erano spariti.

Non ho avuto un Philippe o una Françoise che mi hanno amato nella loro maniera o fatto a pezzi per non averlo saputo fare incolpandomi di questo, almeno avrei avuto di che piangere per  essermi sentito solo, ero un usa e getta secondo il caso, secondo le voglie, secondo il copione, secondo il godimento pur di non prendersi almeno un po' di cura di un tipo strano di nome Giampaolo.

Lèonine era mia sorella invece di mia figlia, era anche mia madre... Nessuno e lo dico senza che qualcuno mi possa smentire, nessuno ho avuto vicino se non qualcuno che da estraneo era diventato un amico o amica, per pietà o per generosità innata e che con il suo aiuto hanno evitato che una sera di novembre avessi posto fine a tutto.

Come Violette ci si rialza dopo il crollo e non una volta ma più volte, anche se hai perso molti treni oppure sei stato sfruttato o vilipeso, la forza che si è accumulata negli anni ha fatto si che le ombre, le ferite sparissero o si cicatrizzassero stringendo i denti e lottando continuamente.

Questo libro ha portato a galla storie e fantasmi del passato che in questo momento sono diventati lo sfogo, pensieri buttati a casaccio su questo foglio bianco ma che mi hano fatto riflettere. Riflettere sulle piccole cose che mi hanno aiutato a ricominciare ogni volta: che sia stato un sorriso, un fiore, un regalo, una "spinta" ad agire e che mi hanno permesso di essere ciò che sono ora.

Fortuantamente non sono Philippe, ne suo padre, forse nella mia storia in parte lo è stato il mio di padre, ma sono stato da solo ad affrontare tutto prima, ora con la persona che condivide con me vita, lavoro, sogni, figli adottivi... Tutto.

Adesso come Violette posso donare una tazza di tè profumato, un libro, una frase, un abbraccio a chi ne ha bisogno e chiede aiuto, una parola o un sorriso per poter far capire che tutto passa e che si possa andare avanti. Ho "dimenticato" chi ha fatto del male chiedendomi a cosa serve non farlo? Ricordare con piacere chi si è perso per strade diverse dimenticandosi di te e tu di loro. Assaporare la gioia di un raggio di sole e vedere nella nebbia o nell'oscurità scintille di luce.

Cosa sono diventato ora? Come Violette, un uomo che ragiona, che cerca di sopravvivere in un mondo diventato sterile di amore ai fatti ma molto prolisso a parole. Un uomo che è curioso del futuro e che il suo passato è servito e serve per migliorare il presente, un uomo che ama tutto e che le riserve le lascia apparire quando sono evidenti e cambia strada senza spiegazioni, perché se ti giustifichi oltre a quello che si aspettano gli altri per togliersi il peso del torto, manchi di rispetto verso te stesso.

Lo so sembra una confessione anche se in parte lo è, non mi importa di ciò che si possa pensare o immaginare sulla mia persona o su cosa possa aver passato, so solo che la storia di Violette non è una storia finta, un romanzo inventato così... E' la vita di tanti di noi che la maggior parte non riconosce o si rifiuta di comprenderla e pochi la affrontato nel modo vero e giusto che sia. A volte questi si incontrano in chissà quale vagone di un treno, in un locale bevendo del tè oppure su una spiaggia o come 
Violette con Cèlia in un passaggio a livello bloccato da uno sciopero.

Nascono così grandi amicizie ed amori, storie che possono durare una vita o solo pochi giorni. Ogni giorno che passa potrebbe sembrare più difficile del primo ma può essere anche l'opportunità di prendere al volo l'occasione aparentemente negativa e trasformarla in un sogno colorato, non è difficile e neanche facile.

Basta guardarsi dentro, il nostro cuore e la nostra anima hanno bisogno di nutrirsi d'amore, di bellezza e di armonia... ed allora innaffiamole come si fa con la natura. Basta "Cambiare l'acqua ai fiori", a questi fiori dentro di noi... Tutto, forse, sarà diverso.

Giampaolo Daccò


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