I preparativi nell’Atelier sulla Spiaggia
Nell’atelier di Giampaolo ed Elia – quel magico appartamento con il seminterrato con le grandi finestre che si aprivano direttamente sulla sabbia dorata e sul blu del mare – i preparativi erano in pieno fermento.
Quella non era una giornata come le altre: era il giorno del Grande Matrimonio!
Il pergolato di legno all'esterno era stato decorato con ghirlande di fiori dai colori strabilianti; Giampaolo aveva insistito per togliere ogni singolo chicco d'uva, onde evitare drammi e indigestioni improvvise tra gli invitati pelosi.
Sulla spiaggia svettava il maestoso palco in legno per il Gufo Cerimoniere, mentre poco più in là erano state posizionate due piante altissime e frondose.
Servivano come "nascondiglio d'emergenza" per lo Scoiattolo e il Coniglio, nel caso in cui l'emozione della cerimonia fosse diventata troppo forte da sopportare.
Elia, con la sua precisione da programmatore, aveva calcolato ogni minimo dettaglio: la disposizione delle sedie sulla sabbia, l'intreccio dei fiori, l'inclinazione delle luci e persino gli orari delle esibizioni dei gabbiani acrobati e dei delfini danzanti, pronti a saltare tra le onde a un suo cenno.
Giampaolo, da buon romanziere che ama i dettagli che fanno ricca una storia, si era occupato interamente del rinfresco, creando un menu per tutti i gusti.
C'erano squisite torte di verdura per gli erbivori, fumanti piatti di pasta di fieno all’amatriciana, e crocchette prelibate al gusto di carne e pesce.
Per dissetare la compagnia, aveva preparato una selezione di acque: acqua piovana fresca, acqua dolce del ruscello e acqua purissima del pozzo.
Infine, un'attenzione speciale era stata riservata al Procione: per lui solo acqua gassatissima, perché – si sa – senza fare un bel rutto non riusciva proprio a digerire!
Anche la band, i mitici The Bittols, era schierata sul palco e accordava gli strumenti: il Corvo stringeva la sua chitarra elettrica, il Barbagianni testava le corde del basso, il Polipo Greg muoveva i suoi tentacoli sulle tastiere e il Leprotto Trump scaldava le bacchette della batteria. Ai fiati c'era il talentuoso cugino del Gufo, mentre sul retro si schiariva la voce il coro delle quattro Oche della Cascina Verde.
Gli invitati arrivano... in stile animale
Alle 10:45 in punto, la spiaggia iniziò a popolarsi. Niente clacson o auto lussuose: l'arrivo degli invitati fu uno spettacolo indimenticabile di carretti, zattere e barchette.
La nobile famiglia dei Cuculi fece il suo ingresso su un elegante carretto fatto interamente di foglie intrecciate. Poco dopo arrivarono il Procione e l’Ermellino, seduti comodamente su una cassetta di legno che veniva faticosamente trascinata da tre minuscoli ma forzuti topolini di campagna.
Dal mare, spinta da una leggera brezza, attraccò una zattera di canne con a bordo la Signora Colomba e il Signor Piccione, che salutavano le nuvole.
Lo Scoiattolo e il Coniglio arrivarono di gran carriera, con il cuore a mille per l'agitazione, e si arrampicarono dritti sulle piante senza salutare nessuno.
Su un gigantesco carro di fieno profumato giunsero le tre amiche del cuore della sposa: le mucche Jojo, Mumu e Lola, che lanciavano muggiti di gioia.
Gli amici dello sposo, invece – i possenti Occhione, Punta e Musone – arrivarono rotolando sopra un enorme tronco d'albero, tra le risate generali.
In volo, con un battito d'ali solenne, arrivò il Gufo Cerimoniere seguito dal coloratissimo Coro dei Passerotti.
C'era spazio anche per gli umani: il Fattore della Cascina Rossa e sua moglie, elegantissimi nei loro abiti della domenica, e i pescatori Nicola e Nicolaj, che giunsero dal largo a bordo della loro fidata barchetta blu.
Poco dopo, su un carro candido trainato da due caprette agghindate a festa, arrivarono le due sorelle della Fattoria Bianca.
Ultimi a fare l'ingresso, i due Tassi già sposati, Bobby e Tommy, che viaggiavano fieri su un sontuoso carretto di corteccia d'abete.
Gli abiti dei testimoni
I veri protagonisti del pre-cerimonia, però, furono i due padroni di casa.
Giampaolo, scelto come testimone d'onore della Mucca Lilla, indossava un abito rosa confetto a pois bianchi e lilla, perfettamente coordinato al vestito della sposa.
Elia, che faceva da testimone al Toro d’Oro, si era presentato con un completo interamente d'oro e nero lucido, che lo faceva sembrare una statua vivente uscita dritta da un'opera d'arte di Andy Warhol.
Quando i due amici si guardarono allo specchio, scoppiarono a ridere fino alle lacrime: Giampaolo sembrava una gigantesca caramella gommosa e Elia un trofeo d'oro massiccio!
La cerimonia inizia... nel caos più totale
Alle 11:00 in punto, il Gufo salì solennemente sul podio e batté le ali per chiedere silenzio.
Le Oche intonarono la prima nota nuziale, il Corvo diede una vibrante pennata alla chitarra e il Polipo Greg fece scivolare i tentacoli sulle tastiere in un'atmosfera magica.
Tutto era perfetto, romantico, da sogno.
Finché, all’improvviso, il Procione sbucò da dietro le quinte e si piazzò proprio davanti al palco dei musicisti. Aveva lo sguardo colpevole e la bocca visibilmente sporca di qualcosa di soffice, cremoso e dolcissimo.
Il Colpevole con la Bocca Piena
La cerimonia del matrimonio tra la Mucca Lilla e il Toro d’Oro era appena iniziata, ma l'atmosfera romantica si era dissolta in un secondo.
Davanti al palco reale, il Procione masticava vistosamente. Aveva i baffi lucidi di panna, il muso imbrattato di crema pasticcera e le zampe piene di briciole dorate. Con la massima disinvoltura, si voltò verso il pubblico e sganciò la bomba:
«È sparita la torta!»
Il silenzio cadde sulla spiaggia come un fulmine a ciel sereno.
La Mucca Lilla emise un muggito melodrammatico, roteò gli occhi e svenne all’istante sulla sabbia, assistita dalle sue amiche.
Il Toro d’Oro si irrigidì come una statua, iniziando a guardarsi intorno con il respiro affannato, terrorizzato dall'idea che qualcuno – nel panico generale – potesse tirare fuori un telo rosso.
Il Gufo Cerimoniere si sedette sconsolato in mezzo ai passerotti, allargando le ali in segno di resa.
Le Oche della Cascina Verde interruppero bruscamente il loro canto nuziale rimando a becco aperto.
I Cuculi iniziarono a fare "Cucù! Cucù!" con un tono di voce sempre più acuto e nervoso, mentre Bobby e Tommy, i due tassi sposati, ricominciarono a litigare furiosamente accusandosi a vicenda di non aver sorvegliato il frigorifero dell'atelier.
In mezzo a quel caos, Giampaolo ed Elia – splendidi nei loro abiti da testimoni, uno rosa a pois e l'altro d'oro e nero – si guardarono. Avevano la stessa identica espressione che ha un pittore quando vede il suo quadro appena finito cadere dal cavalletto dritto sul pavimento bagnato.
Nonostante fosse palese a chiunque – persino ai pesci nel mare – che il colpevole fosse lì, a due passi da loro, con le prove del reato spalmate sulla faccia, tra gli animali si formò immediatamente una "Squadra Investigativa" d'emergenza.
Il gruppo d'assalto era composto da:
- Bobby, il tasso super organizzato (che cercava indizi invisibili sulla sabbia).
- Tommy, il tasso emotivo (che piangeva per la fine del matrimonio).
- Il Procione, il sospetto numero uno (che cercava di fischiettare con la bocca piena di pan di spagna).
- L’Ermellino, il sospetto numero due (che guardava tutti con aria misteriosa).
- Il Gufo Cerimoniere, profondamente indignato per il protocollo violato.
- Lo Scoiattolo e il Coniglio, che spiavano la scena terrorizzati dall'alto delle fronde.
- Le tre mucche amiche della sposa, pronte a scoppiare in lacrime a ogni sospiro.
- I tre tori amici dello sposo, che si stavano già scaldando i muscoli, pronti a fare a botte con il primo che passava con qualcosa di rosso addosso.
Giampaolo lasciò sfuggire un lungo sospiro, lisciandosi l'abito rosa. Elia si diede un contegno sistemandosi la giacca dorata stile Andy Warhol.
Proprio in quel momento, il Procione emise un rutto così profondo che fece tremare di nuovo il pergolato, facendo dondolare i fiori decorativi.
La Verità (che era fin troppo evidente)
«Procione,» esordì Giampaolo, incrociando le braccia con la severità di un vero romanziere che interroga il cattivo della storia. «Ci spieghi perché hai la bocca completamente piena?»
Il procione, senza scomporsi, si passò la zampetta sul muso con un gesto lento ed elegante, come se fosse un nobile al tavolo di un ristorante di lusso.
«Io? Ma vi pare? Ma figurati… e poi, lasciatemelo dire, era davvero piccola.»
Elia fece un passo avanti, facendo luccicare il suo abito d'oro sotto il sole: «La torta nuziale era stata progettata per cinquanta invitati, Procione.»
«Appunto,» replicò la creatura, scrollando le spalle. «Piccola. Un bignè gigante, praticamente.»
A quel punto, il Gufo Cerimoniere si mise le ali sulla testa, disperato.
Le Oche iniziarono a starnazzare a volume altissimo.
La Mucca Lilla, ancora distesa sulla sabbia, aprì un occhio per controllare la situazione, mentre il Toro d’Oro sbuffò una nuvola di vapore dalle narici.
«Procione,» sentenziò Bobby il tasso, puntandogli una zampa contro. «Hai mangiato tu la torta del matrimonio!»
Per tutta risposta, il Procione fece un altro rutto fragoroso. Quella fu la conferma definitiva, la confessione ufficiale che chiudeva il caso.
Il Colpo di Scena dell’Ermellino
Il matrimonio sembrava ormai rovinato, quando all’improvviso l’Ermellino sbucò da dietro con il carretto dei topolini di campagna.
Faticava a camminare perché stava trascinando un enorme vassoio d'argento. Sopra, maestosa, svettava una torta nuziale a tre piani, ricoperta di panna fresca, fragoline di bosco e decorazioni floreali perfette.
Era completamente intatta.
«Questa è la vera torta del matrimonio!» annunciò l’Ermellino, guardando il Procione con finta severità ma con un luccichio divertito negli occhi. «Quella che ha pancia piena il nostro amico goloso era solo la torta di prova che Giampaolo aveva lasciato sul tavolo della cucina!»
Sulla spiaggia calò un secondo di totale stupore. Poi, esplose un boato di applausi e urla di gioia!
La Mucca Lilla saltò in piedi, guarita miracolosamente dal suo svenimento. Il Toro d’Oro si rilassò e smise finalmente di cercare teli rossi, sorridendo alla sua sposa. Il Gufo Cerimoniere volò trionfante sul palco e batté le ali per richiamare i musicisti.
Le Oche ripresero il coro a squarciagola, i passerotti intonarono la melodia più dolce del repertorio e i The Bittols fecero ballare tutta la spiaggia. Al largo, i delfini danzanti fecero un salto acrobatico sincronizzato triplo, mentre i gabbiani in volo applaudirono a tempo sbattendo le ali.
E il Procione? Sollevato dal fatto di non essere più il guastafeste, si sedette sulla sabbia con la pancia piena e, per festeggiare gli sposi, fece un ultimo, gigantesco rutto di pura gioia.
E fu così, tra svenimenti, rutti e torte scomparse, che ebbe inizio il matrimonio più caotico e indimenticabile della storia del bosco marino.
L’Aperitivo in Spiaggia e la Palla Esplosiva
Dopo la grande e drammatica avventura della torta scomparsa (e fortunatamente ritrovata grazie all'Ermellino), la tensione si sciolse e gli invitati si spostarono felici sulla battigia per l’aperitivo.
Il sole di mezzogiorno era alto nel cielo, il mare era calmo come una tavola d'argento e il pergolato di legno proiettava ombre fresche e morbide sulla sabbia dorata.
La Mucca Lilla, ancora un po’ scossa dalle forti emozioni, sorseggiava delicatamente un bicchiere di acqua del pozzo, ventilandosi con una foglia di palma.
Il Toro d’Oro, mantenendo la guardia alta per pura sicurezza, continuava a scrutare la folla per controllare che nessuno degli invitati avesse un telo rosso nascosto nella giacca.
Giampaolo ed Elia, i due orgogliosi padroni di casa, osservavano la scena con le braccia conserte: era tutto pronto per lo strabiliante spettacolo dei Delfini e dei Gabbiani Acrobati.
Un’esibizione coreografica complessa che Elia aveva programmato al millesimo di secondo e che i volatili provavano da settimane.
Lo Spettacolo Marino
Al segnale di Elia, lo spettacolo ebbe inizio. Due splendidi delfini entrarono in scena compiendo un salto sincronizzato mozzafiato fuori dall'acqua.
Sopra di loro, una squadriglia di gabbiani si dispose in un cerchio perfetto nel cielo azzurro.
La band The Bittols attaccò subito un pezzo dal ritmo travolgente, un'esplosione di tamburi e fiati che fece ballare persino i granchi sulla sabbia.
Il pubblico era in visibilio. Applausi a non finire. Le amiche della Mucca Lilla piangevano già di profonda emozione, asciugandosi gli occhi con dei fazzoletti di pizzo.
Gli amici del Toro d’Oro si scambiavano colpi di gomito, tossicchiando e facendo finta di non commuoversi. Perfino il severo Gufo Cerimoniere teneva il tempo dondolando un’ala a ritmo di musica.
Il momento clou era finalmente vicino: secondo i piani, quattro delfini avrebbero dovuto sollevare in aria con il muso la palla cerimoniale.
Una volta in cielo, la palla sarebbe esplosa liberando un meraviglioso fuoco d’artificio nei colori ufficiali delle nozze: rosa, lilla, oro e nero, componendo la scritta luminosa “Viva gli Sposi”.
Era tutto maledettamente perfetto. O almeno… doveva esserlo.
Il Pasticcio dei Cuculi
Quello che né Giampaolo né Elia potevano immaginare era che, appena un’ora prima dell’inizio, la famiglia dei Cuculi aveva combinato un pasticcio colossale. Curiosando dietro il pergolato, i piccoli della famiglia avevano scovato la palla pirotecnica originale.
E così, senza pensarci due volte, avevano iniziato una caotica partita a pallone sulla spiaggia.
Calcia di qui, vola di là, butta di qua, la palla originale era rimbalzata malamente sulla sabbia ed era andata a schiantarsi dritta contro uno scoglio appuntito.
BOOM!
Il Momento della Verità
Ignari del sabotaggio, i delfini emersero e sollevarono in aria la palla lilla. I gabbiani si disposero in cerchio per la coreografia finale. Sulla spiaggia, l’intero pubblico trattenne il fiato per l'emozione.
E poi… BOOOOOOM!
Un’esplosione gigantesca, assordante e assolutamente fuori controllo riempì il cielo.
Ma non c'era traccia di rosa, lilla, oro o di nero. Una pioggia di scintille verdi, gialle, blu e rosse illuminò la spiaggia a giorno. E nel bel mezzo del fumo colorato apparve una scritta luminosa, enorme, a caratteri cubitali:
"ARRIVEDERCI A FERRAGOSTO!"
Sulla spiaggia calò un silenzio totale, rotto solo dal rumore delle onde.
Poi, il delirio:
- La Mucca Lilla, vedendo svanire il suo romanticismo nuziale, svenne per la seconda volta in un'ora.
- Le due sorelle della Fattoria Bianca persero le forze e caddero all'indietro sulla sabbia.
- Gli amici del Toro d’Oro corsero in blocco verso il bar a bere qualcosa di molto forte “per riprendersi dallo spavento”.
- Il Gufo Cerimoniere si mise disperatamente le ali sulla testa, emettendo un gemito.
- I Cuculi colpevoli iniziarono a fischiettare con aria distratta, guardando le nuvole e facendo finta di niente.
- Il Procione, preso da un attacco di ansia per il finale saltato, fece un rutto di puro nervosismo che spettinò i topolini.
- L’Ermellino scosse la testa e sospirò: «Lo sapevo… io lo sapevo che finiva così.»
Si va a pranzo (dentro nel seminterrato)
Alle 13:00 in punto, per evitare ulteriori incidenti diplomatici all'aria aperta, tutti gli invitati si diressero finalmente verso il seminterrato dell’atelier per il pranzo di nozze.
La Mucca Lilla era stata faticosamente rianimata con una generosa secchiata di acqua del pozzo.
Il Toro d’Oro, dopo un lungo colloquio con Elia, aveva solennemente promesso di mantenere la calma e di non caricare nessuno, almeno fino al momento del taglio della torta.
Il Gufo Cerimoniere, sistemandosi le piume della giacca, aveva faticosamente ripreso il controllo della situazione.
E così, tra risate generali, un caos indescrivibile e i colori completamente sbagliati nel cielo, il matrimonio continuò.
Il Pranzo nel Seminterrato e la Catastrofe della Torta
Il seminterrato dell’atelier si rivelò una salvezza: era un ambiente fresco, accogliente e profumato di legno stagionato e fieno fresco. Per l'occasione erano stati allestiti lunghi tavoli di legno massiccio, coperti da eleganti tovaglie color crema che Giampaolo aveva stirato con cura.
Giampaolo ed Elia, ancora rigorosamente vestiti da testimoni d'onore – uno rosa a pois e l'altro in versione statua d'oro e nera di Andy Warhol – si misero all'ingresso della sala, cercando disperatamente di mantenere un minimo di ordine e di assegnare i posti giusti a ogni animale.
Ma l'impresa era tutt'altro che semplice, e l'ombra di una nuova catastrofe legata alla torta stava già iniziando a volteggiare sopra i loro tavoli…
Il dramma dei quattro tori
Gli amici storici dello sposo – i possenti Occhione, Punta, Musone – presero posto con passo pesante attorno al tavolo principale del seminterrato.
Giampaolo fece il suo ingresso trionfale portando in tavola dei fumanti e profumatissimi piatti di "Pasta di fieno all’Amatriciana", fiero di aver rivisitato una grande ricetta per gli ospiti erbivori.
Il Gufo Cerimoniere mantenne la calma e chiamò d’urgenza il veterinario della baia.
Il dottore arrivò correndo sulla sabbia con una valigetta di pelle piena di erbe officinali, oli essenziali e un campanellino dorato.
Dopo venti minuti intensi di massaggi agli zoccoli, impacchi di camomilla sulla fronte e un canto terapeutico intonato a bassa voce dalle quattro oche, i quattro tori finalmente riaprirono gli occhi, un po' rintontiti.
Il veterinario, dopo averli auscultati, scrisse la ricetta medica: «Per rimetterli in sesto ci vuole una terapia d'urto: frumento ai quattro formaggi!».
E i quattro tori, tornati felici e affamati, iniziarono a divorare le nuove scodelle come se non ci fosse un domani.
Il mistero dei croccantini al pesce
Mentre i tori si riprendevano dal grande spavento culinario, nella sala scoppiò un altro dramma. Le tre mucche amiche della sposa iniziarono a urlare a squarciagola:
In un millesimo di secondo, tutti gli sguardi della sala si inchiodarono sul Procione.
Il Procione fece finta di niente, guardando il soffitto. Poi, colto in fallo, emise un rutto d'imbarazzo e provò a nascondersi goffamente dietro il corpicino snello dell’Ermellino.
La folla degli invitati si infuriò.
Gli amici del Toro scattarono in piedi per rincorrerlo, le quattro oche iniziarono a beccargli la coda e i Cuculi lo inseguirono volando basso e cuculando nervosamente.
Il Gufo Cerimoniere volò a mezz'aria, ammonendolo con un "UH, UH, UH!" severissimo che rimbombò nel seminterrato.
Il Procione, nel panico, corse a zampe levate verso la dispensa dell'atelier per barricarsi dentro e scappare… ma la porta della dispensa era sbarrata.
Un secondo di silenzio gelato, poi un coro di disperazione collettiva unì umani e animali.
Dopo dieci minuti di caos totale, passati a ribaltare l'appartamento, la chiave venne finalmente ritrovata sotto un cuscino del divano.
Elia scattò, infilò la chiave nella toppa e aprì la dispensa.
La torta gigante da tre metri
Il Gufo Cerimoniere si posizionò dietro la macchina fotografica sul treppiedi. Le oche si schierarono in coro intonando una marcia solenne. I passerotti volarono in aria coordinandosi per formare la sagoma di un cuore pulsante nel cielo sopra la spiaggia.
La Mucca Lilla e il Toro d’Oro si avvicinarono al tavolo, visibilmente emozionati e con gli occhi lucidi. Giampaolo ed Elia, posizionati ai loro lati come due perfetti cavalieri d'onore, sorridevano fieri, sembrando due statuine di zucchero giganti a bordo torta.
La catastrofe finale
Non appena l'acciaio del coltello sfiorò la glassa della torta… accadde l'impensabile.
BOOOOOOM!
Tutti gli invitati furono completamente sommersi e ricoperti dalla testa ai piedi. I mobili dell'atelier cambiarono colore.
Le dispense furono decorate di bianco. Persino i letti al piano di sopra, i divani, le sedie, il pergolato all'esterno e le piante della spiaggia furono investiti dalla pioggia di panna.
La Mucca Lilla e il Toro d’Oro finirono seduti, sbalorditi, esattamente nel centro del cratere della torta, sembrando due dolcissime statuine di marzapane rimaste intrappolate nella glassa.
Il Gufo Cerimoniere perse l'equilibrio e cadde all'indietro dalla pedana dritto sulla panna.
Le oche provarono a scappare ma scivolarono goffamente sulla crema. I cuculi si ritrovarono a rotolare nella sfoglia.
Il Procione, approfittando della situazione, fece un gigantesco rutto al gusto di panna, stavolta felicissimo.
Il povero Ermellino si ritrovò con un ciuffo di fagiolini e carote incastrato dritto sulle orecchie.
Calò un silenzio totale nel seminterrato, interrotto solo dal rumore della panna che gocciolava dal soffitto. Poi, uno alla volta, tutti gli invitati si sedettero per terra sulla sabbia e sul pavimento imbrattato, iniziando a piangere e a ridere contemporaneamente a crepapelle.
L’Ermellino si alzò a fatica, sporco e colorato che sembrava un quadro di arte astratta moderna. Si pulì un occhio dalla crema e, guardando i due padroni di casa, domandò sconsolato:
«E mo’ che facciamo?»
E fu così che, tra esplosioni sbagliate, tori allergici al fieno e una pioggia monumentale di panna e verdure, si concluse il matrimonio più pazzo, caotico e incredibilmente dolce che la spiaggia dell'atelier avesse mai visto.
La voce dell’innocenza
Calò il silenzio. Un silenzio lungo, pesante, denso e maledettamente appiccicoso, proprio come la panna montata che colava lentamente dalle pareti dell'appartamento.
Fu in quel preciso istante di totale sconforto che tre vocine squillanti si alzarono dal fondo della sala.
Erano i tre piccoli cuculini: Pipino, Popino e la tenera Papina. Con le piumette completamente incollate dalla crema nuziale, gocce di rapanelli rossi sulla testa e due cornette verdi di fagiolino che pendevano sulla fronte come antenne spaziali, dissero all’unisono:
«Andiamo tutti in pizzeria da Zì Gaetano!»
Tutti gli animali si voltarono di scatto verso di loro.
E per la primissima volta dall’inizio di quel caotico matrimonio… l'intera sala fu d'accordo senza fiatare. Perché si sa, nel bosco marino, nel paese, nella baia e in qualunque posto del mondo, le pizzerie si chiamano tutte rigorosamente Zì Gaetano.
È una legge universale non scritta, una tradizione millenaria, una certezza assoluta della vita. E soprattutto: Zì Gaetano non ha mai, e poi mai, sbagliato una pizza in tutta la sua esistenza.
La grande migrazione verso il porto
Fu così che la sfilata più bizzarra della storia lasciò il seminterrato. Sporchi, stanchi, terribilmente appiccicosi, ma ridendo e piangendo allo stesso tempo, tutti gli invitati si diressero in corteo verso il porto del paese.
La Mucca Lilla camminava fiera con un gigantesco fiocco di panna montata sulla testa a mo' di velo. Il Toro d’Oro avanzava con una fetta intera di pan di spagna incastrata sul corno sinistro.
Le quattro oche lasciavano buffe impronte di crema pasticcera sulla strada, il Procione continuava a leccarsi le zampe estasiato e l’Ermellino camminava dritto sembrando un'insalata vivente.
Dietro di loro, i tassi Bobby e Tommy continuavano a litigare su chi dei due fosse il più sporco, mentre i Cuculi volavano in cerchio cuculando di gioia.
Giampaolo ed Elia, nei loro abiti da testimoni rosa a pois e oro-nero imbrattati di glassa, sembravano due sculture moderne fuggite da un museo d'avanguardia.
Dalla baia, i delfini seguivano il corteo saltando fuori dall'acqua a ritmo, mentre i gabbiani volavano alti sopra le loro teste, strillando e incitando la folla come tifosi allo stadio.
La Pizzeria di Zì Gaetano
Zì Gaetano in persona li accolse sulla porta del locale con un sorriso enorme e le braccia aperte. Gli bastò un solo sguardo per inquadrare la situazione:
«Benvenuti ragazzi! Ho già capito tutto, non dite una sola parola. Ci penso io.»
Il pizzaiolo si mise subito al lavoro a una velocità strabiliante, sfornando pizze personalizzate per le esigenze di ogni singolo ospite:
- Pizza al frumento speciale per i quattro imponenti tori.
- Pizza all’avena tenera per la Mucca Lilla (preparata su saggio consiglio delle donne delle fattorie).
- Pizza ai pesciolini freschi per l'instancabile squadriglia di gabbiani.
- Pizza alle alghe marine croccanti per i delfini che aspettavano al molo.
- Pizza alle carote julienne per il redivivo Ermellino.
- Pizza ai fagiolini freschi per l'insaziabile Procione.
- Pizza ai sette semi per il Coro dei Passerotti.
- Pizza alla foglia di quercia per lo Scoiattolo.
- Pizza al trifoglio selvatico per il Coniglio.
- Pizza al mais dolce per le quattro oche della Cascina Verde.
- E una pizza “senza niente” (una margherita semplice e rilassante) per il povero Gufo Cerimoniere, che era ancora visibilmente sotto shock per gli eventi della giornata.
Per i due eroi del giorno, Giampaolo ed Elia, Zì Gaetano creò un capolavoro unico: una pizza gigante, sfornata a forma di cuore, condita metà in rosa a pois di mozzarella e metà in un suntuoso mix di ingredienti dorati e neri.
La festa fino a mezzanotte
Rinvigoriti dal cibo, i The Bittols non persero tempo e montarono le loro attrezzature direttamente sul molo del porto.
Il Corvo diede una poderosa sferzata alla sua chitarra elettrica, il Barbagianni fece vibrare le corde profonde del basso, il Polipo Greg distese i suoi tentacoli sulle tastiere e il Leprotto Trump diede il tempo battendo forte i colpi sulla batteria.
Il cugino del Gufo gonfiò i polmoni dando fiato agli strumenti a vento e le quattro oche si schierarono per un coro d'eccezione.
La musica travolgente invase la baia.
L’intero paese, richiamato dalle note e dal profumo di pizza, si unì alla festa. Gli animali ballavano scatenati sulla banchina, gli umani ridevano a crepapelle, i delfini compivano evoluzioni incredibili in acqua e i gabbiani disegnavano cerchi perfetti nel cielo notturno.
La Mucca Lilla e il Toro d’Oro, finalmente sereni e raggianti, si scatenarono in un ballo romantico e scatenato, incuranti della panna che ancora decorava le loro spalle.
La festa andò avanti tra canti e brindisi fino alla mezzanotte spaccata. Fu, senza ombra di dubbio, la notte più bella, folle e memorabile che il porto avesse mai visto.
La Villa, la Luna e Zì Gaetano
Sfruttando la confusione generale, Giampaolo ed Elia sgattaiolarono via dal molo prima che la band iniziasse l'ultimo set di canzoni.
Erano ancora leggermente sporchi di panna e verdure varie, ma avevano in mente un piano perfetto: tornare finalmente nella loro villa, la dimora tranquilla posizionata sulla collina sopra la spiaggia, dove il fresco vento della sera entrava dalle grandi finestre come un ospite gentile e silenzioso.
Al loro arrivo, trovarono la casa splendente e pulita come una conchiglia appena uscita dall'oceano.
Nel primo pomeriggio, intuendo il disastro, Elia aveva saggiamente chiamato la più famosa agenzia di pulizie della regione, quella con lo slogan leggendario:
“Te tolgo tutto, anche li pelazzi der Lupo Manaro”.
E quelli, come tutti nel bosco sapevano bene, quando entravano in azione non lasciavano mai un singolo granello di polvere fuori posto.
I due amici si prepararono una tisana calda e rilassante, si sedettero sulle poltrone del terrazzo in pietra e si godettero lo spettacolo dall’alto.
Da lassù, tutta quella folla colorata che ballava e cantava sul molo era illuminata magicamente dalle luci calde della pizzeria di Zì Gaetano e dai riflessi argentati del mare.
La conversazione sul terrazzo
Elia si fermò a mezz'aria.
La sua finta severità svanì in un secondo, si tranquillizzò e scoppiò a ridere anche lui. Una risata forte, libera, profonda, come non gli capitava da giorni di intenso lavoro al computer.
Si alzò dalla sedia, fece cenno a Giampaolo di seguirlo e insieme si appoggiarono con i gomiti sulla balaustra di legno del terrazzo, guardando l'orizzonte.
Il progetto segreto di Elia
Giampaolo sorrise di cuore, sollevando la sua tazza: «Affare fatto, Elia! Dammi il cinqu… oh, volevo dire, siamo perfettamente d’accordo. Un ottimo piano.»
Giampaolo, da buon amico, sapeva perfettamente perché Elia non potesse materialmente dare il cinque, ma quelli erano affari loro personali, uno dei tanti insondabili segreti custoditi tra le mura dell’atelier.
Il richiamo dal molo
Mentre i due amici brindavano alla salute del loro nuovo progetto segreto a base di tisana, un'eco profonda e potente si alzò direttamente dal molo del porto, superando il suono della musica dei The Bittols.
Era la voce tonante di Musone, il toro amico fraterno dello sposo. Aveva afferrato il microfono della band e gridava a squarciagola verso la folla:
«Chi non fa il bagno di mezzanotte insieme agli sposi è solo un Prisencolinensinainciusol... All Right!»
Sulla banchina, tutti gli invitati si guardarono l'un l'altro, completamente confusi. Nessuno, tra gli animali della foresta o i pescatori del porto, aveva la benché minima idea di cosa significasse quella parola misteriosa.
Gli unici a saperlo erano Giampaolo, lassù sul terrazzo, e il saggio Gufo Cerimoniere giù al tavolo, che si scambiarono un lungo e complice sguardo d'intesa nel buio.
Tuttavia, per evitare a tutti i costi di fare la figura dei fessi davanti all'intera comunità, tutti gli invitati presero la rincorsa e si lanciarono contemporaneamente in acqua con dei tonfi pazzeschi: i tori, le oche, i cuculi, i piccoli passerotti, i pescatori locali, i gabbiani, i delfini e persino il Procione, che non si lavava da mesi.
Un attimo dopo, infatti, i quattro enormi tori stavano già annaspando vistosamente a pancia all'aria nel mare, agitando gli zoccoli e sembrando quattro canoe indiane completamente rovesciate dalla corrente.
Epilogo: La chiusura perfetta
Sul terrazzo alto dell’atelier, immersi nel buio profumato della costa, Giampaolo ed Elia scoppiarono a ridere all'unisono. Una risata lunga, limpida, liberatoria ed estremamente complice, che si diffuse nell'aria della sera.
In alto nel cielo brillava una luna immensa e d'argento puro. Le stelle sembravano piccoli diamanti accesi sopra il mare, che continuava a respirare piano sulla battigia, cullando i sogni della baia.
E fu così che il folle, disastroso e romanticissimo matrimonio della Mucca Lilla e del Toro d’Oro entrò per sempre nella storia, diventando la leggenda più bella e divertente di tutto il bosco marino.
Giampaolo Daccò Scaglione










