"Il conflitto tra sentimento e dovere, la scelta impossibile: un uomo diviso tra ciò che sente e ciò che deve fare. Il bivio è la scelta. Il tramonto è il tempo che scade."
"PIÙ FORTE DELL’ AMORE"
Il profumo di salsedine invade l’aria. Un vento leggero e tiepido accarezza la costa, mentre onde verdi e azzurre si rincorrono nel mare limpido.
Il sole di tarda mattina riflette i suoi raggi su quell’immensa distesa, come se volesse illuminarla tutta.
Johannes non sa da quanto tempo è lì, fermo a guardare le barche all’orizzonte. Non gli importa. A casa non lo aspetta nessuno, se non i suoi cani e la signora Helga, che si occupa di lui da qualche anno.
Ha quasi novant’anni, eppure gli occhi sono ancora vispi, e il cuore è quello di un ragazzo.
Sente la vita piena dentro di sé, anche se il corpo non risponde più ai suoi impulsi: correre, cantare a voce alta, giocare con i ragazzi del paese, uscire in barca da solo.
Quasi ogni giorno, da quando il sole torna a splendere su quel paese del Nord Europa, Johannes scende al mare.
Oppure resta sul piccolo promontorio dove sorge la sua casa di legno, dipinta di azzurro e bianco, con aiuole di erica all’ingresso e un orto ordinato sul retro.
E ricorda.
Ricorda tutta la sua vita. Ogni giorno un frammento nuovo riaffiora. Tranne uno: quello è sempre lì, immobile, scolpito nel cuore.
Bjorn. L’amico che ha perso solo pochi mesi prima.
Si erano conosciuti a quattro anni, nella scuola materna di Halvorfjord, un piccolo paese sul mare del Nord.
Erano così simili che spesso li scambiavano per gemelli: biondi, occhi azzurri, lentiggini sul naso all’insù, la bocca carnosa che diventava rossa dopo aver corso.
Alle primarie, con il maestro Ulvajeson, combinavano guai insieme. Alle secondarie, poco prima della guerra, erano ancora inseparabili. Tutti li chiamavano “i gemelli”.
La loro amicizia era così intensa che qualcuno iniziò a insinuare malizie. Loro non ascoltarono mai.
Era amicizia, sì, ma di quelle che oltrepassano l’amore fisico: una fratellanza, una comunione profonda che pochi avrebbero potuto comprendere.
Quando la guerra si avvicinò, la famiglia di Bjorn si trasferì a Norköpping, dove sembrava meno pericoloso.
Johannes rimase nel paese natio, con un dolore che non riusciva a nascondere. La loro corrispondenza divenne così fitta che i genitori si preoccuparono davvero: quel legame sembrava più forte di qualsiasi altra cosa.
La guerra finì. Si ritrovarono anni dopo all’Università di Stockholm. Facoltà diverse, ma studiavano insieme.
Un giorno di aprile, sotto una pioggia sottile, Bjorn gli annunciò che si era fidanzato con Hannele. Johannes fu felice per lui.
E quando la conobbe, capì subito che quella ragazza biondissima, dolce e intelligente, non avrebbe mai ostacolato la loro amicizia. Anzi, la incoraggiava.
Johannes ebbe diverse relazioni negli anni, ma ogni volta accadeva la stessa cosa: la donna di turno iniziava a ingelosirsi del legame tra i due uomini. Hannele cercava di spiegare, ma non bastava. E così tutto finiva.
Bjorn non capiva quella gelosia. Per lui, l’amicizia era un dono, non una minaccia.
Johannes, dopo vari tentativi, decise di allontanarsi. Per lavoro, sì, ma anche per cercare una strada sua. Eppure non smise mai di sentirsi con Bjorn: ogni giorno, al telefono.
Hanna, Dagmar, Helena, Suzanne, Gloria, Terese… Molte donne passarono nella sua vita.
Come passarono Copenaghen, London, Berlin, Den Haag, e di nuovo Stockholm. La sua carriera di ricercatore di fauna marina cresceva, ma nel cuore c’era sempre Bjorn.
A cinquant’anni tornò definitivamente ad Halvorfjord, nella vecchia casa dei genitori. Con lui venne Helga, la governante dell’ultima sua abitazione.
Una giovane donna molto religiosa ma aperta mentalmente, con un grande senso materno. Una ragazza allegra, che gli riempiva la casa di calore.
Il lavoro gli permetteva di viaggiare, ma soprattutto di restare vicino a Bjorn, ad Hannele e ai loro cinque figli ormai adulti.
Partecipò ai loro matrimoni, alle nascite dei nipoti. Una vita quasi non sua, eppure gli bastava. Si era rassegnato a non avere una famiglia: la sua famiglia erano loro, fin da bambino.
Quindici anni prima, Hennele se n’era andata. Bjorn era rimasto solo, circondato dai figli e dai nipoti. Da quel momento, i due uomini erano tornati inseparabili, come all’asilo, tra fiori e profumi.
Passarono altri anni. Bjorn era ormai alla fine.
L’ultimo giorno, come se lo sentisse, chiese ai figli di lasciarlo solo con Johannes sul promontorio.
Sedevano nel giardino, su due poltrone comode, con un tavolino di legno tra loro. Bibite, cibo leggero, e il mare davanti. Helga osservava da lontano, senza disturbare.
I gabbiani cantavano una sinfonia triste.
Johannes non parlava. Sapeva che quello era l’ultimo giorno.
- Che pensi? - sussurrò Bjorn. Johannes si voltò. Quegli occhi azzurri, così simili ai suoi, lo colpirono come sempre.
- Penso che potremmo essere gemelli. Più ci penso, più mi sembra così. -
- E…? -
- E chissà… magari in un’altra vita lo eravamo davvero. -
Bjorn sorrise.
- Non ci pensare. Vado solo un po’ prima di te. Forse per poco. - Johannes stava per parlare, ma Bjorn lo fermò.
- Aspetta. Fammi dire una cosa. Jo… tu sei stato mio fratello. Da sempre. Ti ho voluto bene e ti amo come si ama un fratello. Non so se senza di te avrei superato tutto quello che la vita mi ha dato. -
Johannes gli prese la mano. Helga, da lontano, si commosse.
- Bjorn… l’amicizia spesso supera l’amore. Noi ne siamo la prova. I tuoi figli sono miei figli. I tuoi nipoti sono miei nipoti. La mia vita è stata piena perché c’eri tu. -
- Mi dispiace che tu non abbia avuto una donna intelligente e dei figli come i miei. La tua vita sarebbe stata più piena. -
Johannes sorrise.
- Forse. Ma se avessi avuto loro, avrei perso te. Era destino. E avendo avuto il mio fratello-amico… ho avuto tutto. -
Bjorn gli strinse la mano.
- Grazie. Ti voglio bene. -
- Anch’io, Bjorn. Ma guarda, dove ho vissuto e cercato di amare senza risultati, penso che… qualcuna mi avrà rimpianto di sicuro! -
Risero insieme. Poi Johannes aiutò Bjorn ad alzarsi. Lo accompagnò in casa. Si abbracciarono forte. Johannes sentì le lacrime scendere sul collo dell’amico.
Bjorn se ne andò nel sonno quella notte. Johannes fu certo che l’ultimo pensiero fosse per lui.
La voce dolce di Helga lo richiama al presente. Il pranzo è pronto.
Johannes guarda il mare blu. Poi torna verso casa.
- Aspettami, Bjorn. Non mancherà molto. Ci rivedremo. -
La porta si chiude.
Un gabbiano passa sopra la casa, stridendo. Sembra dire: “Sono qui. Ti aspetto.”
"Questa è una dedica personale a miei vecchi due amici, due ragazzi che sono fratelli da sempre, ognuno con la sua famiglia, con le loro mogli che li prendono in giro, dicendo che loro sono la vera copia dei quattro. Due dei loro figli si sono sposati come se il destino avesse deciso di non far finire mai quel legame splendido che è il tesoro dell’amicizia quella vera, che va oltre l’amore."
Giampaolo Daccò Scaglione





