PROLOGO
"Il profumo denso di salsedine e limoni era esattamente lo stesso di sette anni prima, ma per Susanne l’aria del golfo non era mai stata così intensa e difficile da respirare.
Aveva lasciato Napoli per non soffrire più, fuggendo lontano per rifugiarsi nel freddo e nel silenzio dell’Inghilterra; eppure, nessuna distanza e nessun oceano erano bastati a proteggerla dai fantasmi di quel grande amore interrotto, che continuava a rincorrerla nei sogni.
Ora che i suoi piedi calpestavano di nuovo la stessa terra vulcanica, Susanne guardava la distesa azzurra del mare con un nodo alla gola e un'unica, silenziosa domanda a stringerle il petto: era tornata per chiudere per sempre quella porta, o per scoprire finalmente se il suo cuore non avesse mai smesso di battere per lui?"
(Scritta nel 1984 e ampliata nel 2026)
IL RITORNO
Quella mattina, l’alba sul Golfo di Napoli era un velo di seta luminoso. Il sole stava facendo timidamente capolino su quel paradiso, mentre molte barche di pescatori erano già rientrate nei moli per vendere il pesce fresco ai commercianti che li aspettavano sulla banchina.
Altre imbarcazioni stavano rientrando lentamente verso i loro ormeggi, dove gli equipaggi avrebbero sistemato le reti, le cassette e tutto l'occorrente per il giorno successivo.
Il cielo si stava tingendo di un azzurro così limpido da sembrare quasi dipinto, e le luci della città si erano ormai spente. Il Vesuvio svettava imponente sopra Napoli, e in mezzo al mare l’isola d’Ischia si stava risvegliando insieme ai suoi abitanti e ai primi turisti.
Francesco, sulla sua barca, dopo aver consegnato la merce ai suoi acquirenti di fiducia, riprese la via verso il suo molo a Mergellina, non lontano da Posillipo.
Mentre l'imbarcazione virava seguendo la linea della costiera, il suo sguardo venne improvvisamente attirato da Villa Fleming-Hassel. La maestosa dimora di una ricca famiglia americana, costruita alla fine del 1800, era rimasta sbarrata e spoglia per quasi un decennio, ma quel giorno aveva le persiane completamente spalancate.
Appoggiata al parapetto di marmo lavorato della terrazza principale, affacciata sul mare che circondava il giardino lussureggiante, c’era una giovane donna immersa nella brezza marina, con un'inconfondibile cascata di capelli rossi: Susanne.
Lei, da quell’altezza, nonostante fossero trascorsi ormai sette anni, riconobbe subito la barca da pesca dell’uomo mentre faceva manovra per avvicinarsi al molo.
Francesco si accorse che la ragazza lo stava fissando e la salutò sollevando una mano. Susanne ricambiò il gesto con un sorriso lieve, velato di malinconia. La scena sembrò chiudersi lì, in quell’istante perfetto, come sospesa nel vento del golfo.
La sera stessa Francesco, ancora confuso e scosso da quel ritorno improvviso, decise di salire alla villa per cercarla. Sua moglie, Maria Assunta, avrebbe voluto accompagnarlo, ma i loro due bambini piccoli richiedevano attenzione; così, la donna disse al marito di andare da sola e di salutare la ragazza con un forte abbraccio da parte sua.
Susanne lo stava aspettando sul portone, sapeva che sarebbe venuto: era tornata a Napoli proprio per quello. Se lui non si fosse presentato, sarebbe scesa lei al molo il mattino seguente.
Sette anni dopo quel terribile giorno, Francesco era l’unico appiglio rimasto del suo passato.
Più tardi si sedettero sul grande terrazzo a bere qualcosa, con gli occhi rivolti verso lo stupendo golfo di Napoli, che nell'oscurità appariva interamente punteggiato dalle lampare dei pescatori, brillanti come stelle cadute dal cielo.
Lì, Susanne si confessò a cuore aperto, ammettendo che dopo Bruno non era mai più riuscita a innamorarsi di nessuno. Parlarono a lungo di Philip, il fidanzato dell'epoca che lei aveva abbandonato in Inghilterra a una sola settimana dal matrimonio per scappare in Italia senza dire nulla alla famiglia.
«Alla fine lui si è risposato», spiegò Susanne con la voce spenta, quasi sussurrata. «Ma per tre anni, da quando sono rientrata a Londra, ha cercato in ogni modo di tornare con me. Non ho mai voluto. I suoi tradimenti passati, e soprattutto l’amore immenso che provavo per Bruno, avevano chiuso ogni porta. Non c'è stato niente da fare.»
Francesco ascoltava in silenzio, senza interromperla, regalandole di tanto in tanto un sorriso di conforto.
Poi le raccontò della sua vita, del matrimonio con Maria Assunta e dei loro due bambini di cinque e tre anni. La notte stava scendendo profonda e, prima di congedarsi, Francesco la invitò a pranzo per l'indomani.
Le disse che sua moglie non vedeva l'ora di riabbracciarla e che i piccoli sarebbero stati felici di conoscerla. Susanne accettò con profonda gratitudine.
Il giorno dopo
Il mattino seguente, prima di recarsi all'appuntamento, Susanne volle fare un giro a piedi lungo il molo del porto. Non appena mise piede sulla banchina, alcune persone del posto la riconobbero, nonostante il tempo trascorso.
Susanne era rimasta splendida ed elegante come allora, e sentì i sussurri levarsi alle sue spalle: «È tornata… povera ragazza»… «Chissà come mai?»... «Chi è quella bella guagliona, zi’ Tonio?».
Finse di non sentire e continuò a camminare a testa alta, con la tipica e fiera compostezza inglese; non aveva voglia di fermarsi, salutare persone che forse non ricordava neanche e spiegare i motivi di quel nuovo viaggio.
Si spinse fino a Mergellina, entrando proprio in quel piccolo locale dove andava sempre insieme a Bruno nei giorni felici in cui si erano innamorati.
I proprietari la riconobbero all'istante e si offrirono di regalarle qualsiasi cosa; lei, commossa da tanto affetto, accettò solo un dolce e un caffè.
Ma mentre sparecchiava il tavolino, la titolare del bar si chinò verso di lei e pronunciò a bassa voce una frase che la fece barcollare sulla sedia: «Mariano Esposito è stato ucciso in carcere quattro anni fa».
Il marito la rimproverò immediatamente dall'alto del bancone: «Non dovevi dirglielo!». Ma ormai la donna aveva parlato. La coppia di baristi, vedendola impallidire all'improvviso, si strinse attorno a lei in un forte e caloroso abbraccio.
Susanne ringraziò con un filo di voce, uscì dal locale e si incamminò a piedi, con il cuore in tumulto, verso la casa di Francesco.
A casa di Francesco l’atmosfera fu meravigliosa. Maria Assunta la accolse come una sorella, i bambini le riempirono le mani di calore e c'erano persino alcuni vecchi amici del porto.
Francesco aveva voluto organizzarle una sorpresa, nonostante la moglie lo avesse rimproverato il giorno prima, raccomandandogli caldamente di non invitare nessuno per evitare di agitare gli animi.
Tra gli ospiti, seduto in disparte, c’era anche Giovanni, il fratello di Valeria.
Al nome di Valeria, Susanne, da perfetta inglese, non mostrò alcun disappunto o imbarazzo; eppure, i suoi grandi occhi verdi si fecero improvvisamente tristi, nonostante avesse continuato a regalare sorrisi a tutti, compreso quel giovane.
Giovanni, dal canto suo, incrociando il suo sguardo in quel preciso istante, si sentì profondamente fuori posto in mezzo a quella marea di ricordi dolorosi. Inventò una scusa qualunque con i padroni di casa e se ne andò via quasi subito, lasciando la stanza in un silenzio sospeso.
Dopo pranzo, mentre Maria Assunta si trasferiva nella camera da letto per giocare e far riposare i bambini, Francesco e Susanne si ritrovarono da soli sul balcone affacciato sulla costiera. L'aria era tiepida, densa del profumo del mare.
Francesco sospirò profondamente, perse lo sguardo verso l'orizzonte e confessò con un filo di voce: «Mi manca Bruno, Susanne. E mi manca tantissimo anche Valeria».
In quel preciso istante, l'orologio della realtà sembrò fermarsi di colpo, e la mente di entrambi sprofondò inevitabilmente nel passato.
IL PASSATO
Francesco e Bruno erano sulla loro barca, di ritorno al molo dopo aver consegnato il carico di pesce della notte. Passando sotto Villa Fleming-Hassel, notarono con stupore che le finestre erano completamente spalancate.
La villa, antica di oltre cento anni e finemente ristrutturata un paio di anni prima dai nipoti dei vecchi proprietari, era stata finalmente comprata o affittata da qualcuno, anche se dal mare non si vedeva ancora nessuno muoversi sui terrazzi.
Una volta attraccati al porto, i due pescatori vennero raggiunti da Valeria — splendida sotto il sole del mattino — e da Maria Assunta, la fidanzata di Francesco. I quattro, felici e spensierati, si diressero insieme verso la casa di Bruno.
Era una dimora semplice ma accogliente; Bruno, dopotutto, era il proprietario della barca e dava lavoro a otto pescatori del posto, tra cui lo stesso Francesco che fungeva da pilota del mezzo e che ben presto si sarebbe messo in società con lui.
Entrando in salotto, notarono una busta bianca lasciata per terra, scivolata sotto la porta d'ingresso.
Bruno la aprì e il suo volto si incupì all'istante: era una lettera di minacce da parte di Mariano Esposito, il temuto piccolo boss che controllava la parte del porto dove loro e altri piccoli pescatori tenevano ormeggiate le barche.
Il messaggio era chiaro, spietato: pretendeva che Bruno vendesse la barca o lo accettasse come socio occulto, perché, come c'era scritto chiaramente sul foglio: «Il mare in questa zona lo gestisco io».
Valeria scoppiò in lacrime e, terrorizzata, corse a rifugiarsi in cucina, ma Bruno, con un gesto fermo e deciso, stracciò la lettera in mille pezzi, gettandola nel cestino.
In quel momento Maria Assunta tornò dalla cucina, dove stava preparando il pranzo aiutata da una spaventata Valeria, e accennò a una novità per distogliere l'attenzione e cambiare discorso: «Sapete che Villa Fleming è stata affittata a una bellissima ragazza inglese? Dicono sia nobile, una specie di contessa o giù di lì… Non me ne intendo molto di queste cose, ma in città non si parla d'altro».
L'occasione per conoscersi arrivò pochissimi giorni dopo. Susanne aveva ordinato un importante carico di pesce fresco per una cena con alcuni ospiti inglesi, suoi vicini di casa.
Francesco, che era molto amico del proprietario della pescheria del porto, propose a Bruno di andare di persona a effettuare la consegna alla villa. Fu lì, tra i giardini lussureggianti sospesi sul mare, che Bruno incrociò gli occhi verdi di Susanne per la prima volta.
E qualcosa, dentro entrambi, si accese all'istante.
Tre giorni dopo, il destino li fece incontrare di nuovo in un'elegante pasticceria a Mergellina, dove Susanne era seduta a fare colazione da sola.
Bruno si avvicinò al suo tavolo e, con audacia, provò a corteggiarla. Susanne, inizialmente, mantenne la sua tipica e fredda riservatezza inglese, non cedendo alle sue lamine.
Ma quando Bruno, con il suo sorriso sincero e pulito, le promise che le avrebbe fatto scoprire le bellezze più nascoste e autentiche di Napoli, lei accettò.
Dopotutto, quel bellissimo giovane uomo era stato gentile, educato e completamente diverso da... Non volle pensare a Philip, alla sua eleganza costruita e al suo distaccato aplomb inglese.
Susanne e Bruno, nel giro di pochi giorni, erano già diventati una coppia fissa, un po’ stravagante agli occhi di chi nel borgo conosceva il bel pescatore.
La prima volta che l’aveva baciata dolcemente, nell’elegante stradina che costeggiava Villa Fleming, lei aveva capito che tutta la rabbia verso Philip e l’amore che credeva perduto erano scomparsi, cancellati davanti a quel sorriso e a quegli occhi neri e profondi di Bruno.
I giorni che seguirono quel primo bacio furono di un'intensità travolgente. Bruno la portò in ogni angolo nascosto di Napoli per farle scoprire l'anima più vera della sua città.
Insieme visitarono Capri, navigando nell'azzurro del mare attorno ai faraglioni, le fece scoccare l'amore per il tramonto visto dalle terrazze di Sorrento e la guidò alla scoperta della meravigliosa isola d'Ischia.
Fu l'inizio di un mese di pura, incontaminata felicità.
Ogni volta che non era impegnato in mare con Francesco, Bruno la accompagnava nei posti più romantici della costiera amalfitana, consolidando un sentimento puro e fortissimo.
Persino Maria Assunta, nonostante fosse la migliore amica di Valeria, finì per affezionarsi sinceramente a Susanne e ad accettare la sua presenza in quel cerchio di amici.
Ma il borgo del porto è piccolo, le voci corrono in fretta e la gelosia sa mordere con ferocia.
Un mattino, mentre Susanne passeggiava da sola dopo colazione lungo il "Vicolo delle Ginestre", una viuzza isolata e silenziosa che sorgeva proprio dietro la villa, venne improvvisamente raggiunta e bloccata da Valeria.
Susanne non l'aveva mai vista prima di allora, ma ricordò all'istante che Bruno le aveva accennato a una ragazza del posto che aveva frequentato in passato: una giovane bellissima, con la quale però l'amore si era spento ben prima del suo arrivo.
Ne nacque un confronto teso, serrato e d'altri tempi tra le due splendide giovani, l'una di fronte all'altra nel silenzio del vicolo.
Valeria le sputò addosso tutta la sua rabbia e la sua frustrazione, ma Susanne non si lasciò intimorire. Mantenne una fiera e calma compostezza, tentando persino di calmarla; in quel momento, la distanza tra i loro mondi e i loro caratteri emerse con la forza di un vento improvviso.
Di fronte alla ferma dignità della straniera e alla dolorosa consapevolezza che il cuore di Bruno ormai non le apparteneva più, l'orgoglio di Valeria vacillò.
Le sue frasi dure vennero smorzate dalle lacrime e, costretta ad arrendersi all'evidenza di quell'amore indissolubile, girò i tacchi e se ne andò via a passi rapidi, profondamente sconfitta nell'anima.
Qualche giorno più tardi, mentre Bruno e Francesco erano impegnati in mare, una presenza inaspettata arrivò a rompere quella fragile bolla d'amore.
Direttamente da Londra, fece la sua comparsa Philip, l'ex fidanzato di Susanne. Sfruttando l'ingente patrimonio della famiglia di lei, l'inglese aveva ingaggiato un investigatore privato per rintracciarla nel labirinto di Napoli.
Si presentò alla villa senza preavviso, pretendendo con arroganza di riportarla a casa e di farla ragionare.
Sosteneva che la sua fosse stata solo una folle bravata, un gesto incomprensibile che aveva messo profondamente in imbarazzo le loro famiglie; continuava a ripetere frasi formali e rigide che a Susanne, ormai, sembravano solo stupide e prive di senso.
Fu in quel momento di massima tensione che emerse tutta la verità: Susanne era fuggita in Italia a una sola settimana dalle nozze perché aveva scoperto che Philip la tradiva regolarmente con sua cugina Rosemary.
Con fermezza e dignità, gli gridò in faccia che non era affatto disposta a tornare in Inghilterra, né a perdonarlo, né tantomeno a sposarlo o a chiedere scusa ai genitori per la sua fuga. Susanne lo cacciò via infuriata, e il ragazzo venne messo alla porta dal custode della villa.
Nonostante l'umiliazione, Philip decise di non lasciare la città. Roso dal rifiuto e dall'orgoglio ferito, l'inglese cercò in tutti i modi un sistema per far capitolare quella ragazza di cui era ossessionato.
Prese una stanza in un Grand Hotel a poca distanza dalla dimora, sul costone di Posillipo.
Grazie al denaro, pagando un'agenzia di investigazioni locale, riuscì a scoprire il vero motivo per cui Susanne non voleva più saperne di Londra: un pescatore di nome Bruno Mezzaro.
Ottenne informazioni dettagliate sulla sua vita, sul suo lavoro, sui suoi collaboratori e, soprattutto, venne a sapere dell'esistenza di Valeria. Dall’alto del suo orgoglio offeso, Philip decise che avrebbe fatto di tutto per dividere i due ragazzi, e capì che l’unica persona in grado di aiutarlo in quel piano era proprio Valeria.
Quando si presentò a lei, fermandola per strada davanti a casa sua, la ragazza inizialmente si sentì offesa e umiliata da quello sconosciuto straniero.
Ma la sera stessa, rimuginando da sola nella sua stanza mentre lui aspettava una risposta in albergo, l’amore disperato che provava per Bruno la spinse a compiere un gesto che mai, nella sua onestà, avrebbe pensato di fare.
Telefonò a Philip nonostante l’ora tarda.
Uniti dal comune destino di essere stati scartati, i due fecero combutta quella notte stessa. Philip voleva spezzare quel legame per riprendersi Susanne, e Valeria sperava che, togliendo di mezzo la rivale inglese, Bruno sarebbe finalmente tornato tra le sue braccia.
Diventarono complici a tutti gli effetti, iniziando a spiare i movimenti della coppia.
Philip arrivò a pedinare Bruno fin nei pressi del porto. Ma il giovane pescatore era tutt’altro che una persona distratta.
Nei giorni seguenti si accorse che sia quel biondo sconosciuto in abito elegante, sia Valeria, che capitava troppo spesso "per caso" davanti a lui, sembravano seguirlo a distanza.
La resa dei conti arrivò una sera, mentre Bruno aspettava Susanne sul lungomare per andare a cena. Il taxi della ragazza non era ancora arrivato, e Bruno, vedendo Philip e Valeria confabulare in un angolo, decise di affrontarli, sorprendendoli alle spalle.
Ne nacque un violento scontro verbale che degenerò rapidamente in una rissa a pugni nudi tra l'elegante inglese e il rude pescatore.
Valeria cercò invano di dividerli, urlando nel buio, ma proprio in quel momento arrivò il taxi. Susanne, guardando sconvolta la scena dai finestrini, scese di corsa dall'auto.
A quel punto i due uomini si staccarono, rialzandosi in piedi malconci e con i vestiti sgualciti davanti alle due ragazze.
Nonostante i lividi e il labbro spaccato, Philip si dimostrò troppo nobile per sporgere denuncia, ma giurò davanti a Susanne che non avrebbe mai lasciato Napoli finché lei non si fosse liberata di quella che lui considerava solo un'infatuazione passeggera.
Valeria, in lacrime, provò a scusarsi e a spiegare le sue ragioni a Bruno, ma lui la gelò con uno sguardo di puro disprezzo, intimandole di non intromettersi mai più nella sua vita.
Poi, prendendo delicatamente Susanne per un braccio, si avviò con lei verso il ristorante, lasciando Valeria da sola a piangere sul lungomare nell'oscurità.
Ma la vera tempesta non arrivò dall'Inghilterra, bensì dal cuore stesso del porto.
Mariano Esposito, il piccolo boss che Bruno aveva osato sfidare stracciando la sua lettera di minacce, decise che l'affronto non poteva restare impunito. Non tollerava che un semplice pescatore gli dicesse di no, specialmente ora che tutta Mergellina guardava a Bruno come a un uomo coraggioso.
Il boss decise di colpire una notte di fine estate, sfruttando il buio fitto del molo e il silenzio della segheria vicina.
Insieme a due dei suoi scagnozzi più fidati, tese un'imboscata a Bruno e Francesco mentre stavano caricando le cassette di ghiaccio sulla barca prima di prendere il largo. Fu un assalto spietato, vigliacco.
Francesco venne bloccato e tenuto fermo contro la paratia di ferro, costretto ad assistere impotente alla scena, mentre Esposito affrontava Bruno a viso aperto, impugnando un'arma.
«Te l'avevo detto che il mare qui lo gestisco io, Mezzaro», ringhiò il boss nell'oscurità del molo, sotto la luce fioca di un unico lampione.
Ne nacque una colluttazione disperata. Bruno, forte e agile, tentò con tutte le sue forze di difendere la sua barca e la sua vita, ma la disparità era troppa.
Francesco non poteva intervenire, quando poi Bruno fu lasciato a terra sanguinante, il boss e suoi scagnozzi salirono sull'auto nera che li aspettava.
"Ricordati Mezzaro che qui comando io... Pensaci bene altrimenti ti darò in pasto ai pesci... E nessuno saprà mai più nulla di te." disse fissando Francesco il quale aveva intuito che quella terribile minaccia era rivolta anche a lui.
Francesco soccorse Bruno e lo portò a casa dove Maria Assunta ed un altro loro aiutante, gli prestarono cure ed in accordo fecero un patto: a chiunque chiedesse dei lividi sul volto e corpo di Bruno, lui era stato rapinato al ritorno del lavoro di tutto il suo incasso.
La situazione lavorativa di Bruno, però, si stava facendo di giorno in giorno più pericolosa, anche se lui non aveva mai voluto rivelare al suo grande amore le minacce continue del piccolo boss Mariano Esposito.
Una sera, mentre Bruno si trovava sotto la doccia, dal bagno chiese alla ragazza di guardare in un cassetto se ci fosse un orologio dalla montatura di pelle nera e di posarglielo sul letto.
Susanne aprì un paio di scomparti senza trovarlo; poi, aprì a caso il cassetto di un mobiletto vicino alla finestra e sul fondo trovò le lettere minatorie di Esposito.
Esitò un istante, ma la curiosità vinse e ne aprì una.
Capì all'istante, con un brivido freddo, che il suo uomo era nel mirino della malavita. Lo affrontò subito in camera, impaurita, stringendosi a lui in un abbraccio disperato; Bruno inizialmente cercò di minimizzare per non spaventarla, ma davanti all'evidenza di quelle parole scritte sulla carta, le promise che sarebbe stato attento e che avrebbe finalmente avvertito la polizia, cosa che in realtà non aveva mai fatto per orgoglio.
Pochi giorni dopo, mentre Maria Assunta e Valeria stavano passeggiando sul lungomare di Napoli, nei pressi del Castel dell’Ovo, incontrarono Susanne, che portava con sé alcune borse con all’interno dei capi di vestiario appena acquistati.
Nonostante l’imbarazzo iniziale dovuto al passato, Maria Assunta fece da pacere e, proprio mentre le tre donne stavano parlando per cercare un punto d'incontro, vennero bruscamente avvicinate da due scagnozzi del boss Esposito.
I criminali sibilarono parole cariche di minacce, intimando loro con lo sguardo di convincere Bruno e Francesco ad accettare la società con il boss, se ci tenevano alla vita dei loro uomini.
Quando i malavitosi se ne andarono, sparendo dietro l'angolo di un palazzo e lasciandole terrorizzate sul marciapiede, Susanne voleva correre subito in questura, ma Valeria la trattenne con forza per un braccio: «Fermati, Susanne. Qui non siamo in Inghilterra. Le cose qui funzionano diversamente, soprattutto con quella gente. È troppo pericoloso».
Quella stessa sera, il telefono a casa di Bruno squillò nel silenzio. Era la voce gelida di Mariano Esposito, che gli raccontò nei dettagli l’episodio dei suoi “ragazzi” e del loro incontro ravvicinato con le loro donne. Bruno capì in quel millesimo di secondo che era arrivato l’appuntamento definitivo, quello a cui non poteva sottrarsi.
Il boss gli impose di trovarsi due giorni dopo, nel tardo pomeriggio, alle diciotto in punto, in un punto isolato di una strada secondaria che si staccava dalla statale 145, tra Vico Equense e Sorrento.
Un luogo lontano da occhi indiscreti, dove ci sarebbero stati solo loro e il vento, senza vie di fuga e con una sola decisione da prendere.
Due giorni dopo, quando Bruno si recò a casa di Francesco per raccontargli cosa sarebbe accaduto quel pomeriggio, quest'ultimo volle a tutti i costi andare con lui.
Bruno rifiutò categoricamente per proteggerlo, ma il suo socio non sentiva ragioni: voleva esserci per aiutarlo in un modo o nell’altro. Due uomini potevano creare un problema in più al boss, sapendo che Esposito non era uno stupido ma che aveva commesso molti passi falsi, a partire da quelle lettere firmate.
Prima di uscire, Francesco rassicurò Maria Assunta, raccomandandole che se non fossero rientrati per sera avrebbe dovuto chiamare subito le autorità.
In quel momento, Valeria si trovava proprio fuori dalla porta di Maria Assunta; era arrivata per un saluto all’amica, ma si era fermata, nascosta poco distante dalla finestra aperta, sentendo l’intero discorso dei due uomini.
Aspettò col cuore in gola che Bruno e Francesco uscissero e partissero a bordo dell’auto, diretti all’appuntamento. Ma mentre stava per suonare il campanello, la voce dell’amica dall'interno la bloccò: Maria Assunta aveva appena preso il telefono e stava chiamando Susanne.
A Valeria si gelò il sangue nelle vene: aveva cercato proprio lei, l’inglesina.
La voce agitata di Maria Assunta al telefono mise immediatamente in allarme Susanne. Quando la ragazza mise giù la cornetta, voltandosi di scatto, si trovò davanti Philip e la domestica, che non era riuscita a trattenerlo sul portone poiché quel giorno il custode della villa era assente.
Entrambi avevano sentito ogni singola parola pronunciata da Susanne durante la telefonata.
La ragazza, non appena li vide, invece di arrabbiarsi o di cacciare quel fidanzato che l’aveva tradita in Inghilterra, gli si gettò al collo. Lo abbracciò, supplicandolo di aiutarla perché Bruno rischiava di essere ucciso o torturato: «Se mi ami davvero, Philip, aiutami ti prego», gli disse con un filo di voce.
I due uscirono di corsa da Villa Fleming per correre al commissariato. Mentre l’auto guidata da Philip sfrecciava nel traffico verso la caserma, Susanne pensava a Bruno, disperata, con il cuore a pezzi.
Voleva piangere, ma imponeva a se stessa di non farlo davanti al suo ex fidanzato. Philip le prese la mano, stringendola forte tra le sue, e lei questa volta non la ritrasse.
«Susanne, non aver paura, non ti preoccupare», le disse lui con tono fermo e sincero. «Faremo di tutto per salvare Bruno. Non mi sono comportato bene con te a Londra, lo so, ma non sono una carogna. Non lascerò che gli succeda qualcosa. Non accadrà nulla, vedrai. Te lo prometto.»
«Sì…», rispose lei in modo flebile, anche se dentro di sé faticava a crederci. In quel momento di puro terrore, Philip era diventato il suo unico rifugio.
Nonostante il traffico della costiera, arrivarono davanti al commissariato in pochissimo tempo, parcheggiarono di lato ed entrarono quasi di corsa.
Nel frattempo, a Mergellina, Maria Assunta aveva avvertito dei passi frettolosi fuori dalla porta. Si affacciò alla finestra e vide Valeria salire sul suo scooter a tutta velocità; capì che la ragazza era rimasta lì fuori ad ascoltare e intuì, con un brivido di panico, che stava correndo dritta verso il luogo dell’appuntamento per fermare Bruno.
Presa dal terrore sia per gli uomini sia per l'amica, Maria Assunta chiuse la porta, salì in auto e partì a tavoletta verso il commissariato. Durante il tragitto, continuava a ripetere tra sé: «Pazza, Valeria... sei una pazza, non dovevi farlo».
Dopo un quarto d’ora di corsa disperata, l’ingresso del commissariato le comparve davanti. Salì i gradini trafelata e senza fiato, tanto che un carabiniere all'ingresso la bloccò vedendola così agitata. Maria Assunta spiegò tutto in poche, concitate parole e il piantone la scortò immediatamente verso gli uffici del commissario.
Quando la porta si spalancò, vide seduti davanti alla scrivania proprio Susanne e Philip. Maria Assunta volò letteralmente tra le braccia della ragazza inglese: la sua telefonata non era stata vana, erano tutti lì per la stessa causa.
«Presto!», ordinò con voce decisa il Commissario De Gregorio all'agente accanto a lui che stava terminando di scrivere la deposizione. «Due volanti subito nella zona di Torre di Punta Scutolo, sulla statale 145! Dobbiamo arrivare sul posto prima delle diciotto in punto!»
Susanne si alzò in piedi di scatto, stringendosi le mani: «Commissario, possiamo venire anche noi...?»
«No, signorina. Lei e i suoi amici dovete rimanere qui in caserma a nostra disposizione. Avrete ogni dettaglio non appena avremo risolto la situazione, sperando nel migliore dei modi. Vi lascio in ottima compagnia.»
Il commissario, sapendo di avere di fronte esponenti dell'alta società inglese, si congedò con profondo rispetto, affidò il gruppo alla sorveglianza dell'agente Laura Massero e raggiunse di corsa le volanti che lo aspettavano in cortile con le sirene già accese, pronte a sfrecciare verso la statale.
Le diciotto del pomeriggio erano ormai arrivate. Valeria, grazie al suo scooter, aveva preso una serie di scorciatoie e, dopo aver consumato un paio di pieni di benzina, era riuscita ad arrivare a un centinaio di metri dal luogo dell’appuntamento tra Bruno e il boss Mariano Esposito.
Nascose il veicolo dietro ad alcune rocce che sovrastavano la stradina sterrata che si staccava dalla statale 145. Il suo cuore batteva all’impazzata ed era terrorizzata dal panico, ma era sicura che nessuno l’avesse vista lassù.
All’improvviso vide una grande auto nera fermarsi proprio alla fine della via.
Ne discesero il boss in persona e la sua guardia del corpo, un uomo grosso dal viso duro e i capelli rasati. Mariano Esposito si accese una sigaretta e rimase in piedi ad aspettare, rigido.
Valeria sentì il respiro bloccarsi in gola per la tensione: non avrebbe mai potuto immaginare ciò che sarebbe accaduto di lì a pochi minuti.
La macchina nera fece un'improvvisa inversione di marcia e si diresse lungo la stradina, bloccando il passaggio non appena apparve l’auto decappottabile di Bruno, con accanto Francesco.
Gli sbarrarono la strada mettendosi di traverso. Dall'auto nera scesero in tre, tutti vestiti in toni di nero e grigio, con le pistole spianate contro i due pescatori, che furono costretti a frenare di colpo.
Bruno impallidì quando uno dei malavitosi puntò l'arma direttamente alla tempia di Francesco il quale, pur sudando freddo, rimase impassibile.
«Scendi!», ordinò l'uomo con la barba e una vistosa cicatrice vicino all'occhio sinistro, mentre un secondo scagnozzo si avvicinava al lato di Bruno.
Francesco obbedì e, non appena fu fuori dall'abitacolo, gli vennero legate le mani dietro la schiena. Bruno fece un movimento per alzarsi dal sedile e intervenire, ma la mano del criminale accanto a lui, pesante come il cemento, lo bloccò sul posto.
«Tu seguici e non ti succederà nulla. Non dovevi essere qui con lui oggi», continuò l'uomo barbuto rivolto a Francesco. Non c'era altra scelta. I malavitosi lo spinsero per un centinaio di metri fin sotto le rocce dove Valeria era nascosta, dove sorgeva un piccolo casolare di legno isolato.
Lo spinsero dentro: il criminale più giovane, vestito di grigio, rimase all'interno a fare la guardia, mentre l'uomo con la cicatrice si appostò sulla porta. Valeria si coprì la bocca con le mani per trattenersi dal gridare.
«E tu ora vai dal capo! In auto e piano. Ricordati che sei controllato da ogni parte. Esposito ti aspetta in fondo alla via», ordinarono a Bruno.
Il giovane pescatore accese il motore e si avviò lentamente verso il boss. Il vento caldo che arrivava dal mare sembrava una morsa d’acciaio rovente sulla pelle. Bruno aveva paura, lo sentiva nel sangue, ma non si sarebbe tirato indietro per nessun motivo al mondo.
Nel frattempo, in commissariato, Susanne e Philip stavano parlando a bassa voce.
L'inglese continuava a manifestare il timore per ciò che sarebbe successo e per quello che avrebbero scritto i giornali a Londra; era ossessionato dall'idea che il suo nome e quello di Susanne potessero essere coinvolti in uno scandalo di cronaca nera.
Susanne, accecata dalla rabbia e pensando al pericolo mortale che stava correndo Bruno a causa dell'egoismo di quell'uomo, sollevò la mano per sferrargli un violento schiaffo sul viso, ma una presa forte e femminile le bloccò il polso a mezz'aria. Era l’agente Laura Massero.
«Signorina, la prego, non qui…», le disse l'agente in un perfetto inglese, con tono fermo. «È un gesto inutile. E lei…», continuò voltandosi severamente verso il giovane biondo, «dovrebbe se non vergognarsi, almeno capire la gravità assoluta della situazione.
Qui non si tratta di piccoli scandali romantici o di intrighi sentimentali tra la nobiltà inglese e i pescatori del posto. Qui ci sono in gioco le vite di due uomini. Si sieda e, per favore, non dica un'altra parola. Signorina Susanne, venga con me in corridoio, le offro qualcosa da bere e faremo due chiacchiere, se le fa piacere».
Susanne fece un cenno di assenso con la testa e seguì l'agente fuori dall'ufficio. Non appena la porta si chiuse, Maria Assunta, con la rabbia verace che le saliva dalle viscere, compì lo stesso gesto che Susanne non era riuscita a portare a termine.
Si fece avanti e assestò a Philip due schiaffi sonori che rimbombarono nella stanza. Da donna napoletana, nessuno avrebbe potuto fermare la sua furia in difesa del suo Francesco.
Prima di uscire a sua volta per raggiungere Susanne, lasciando l'inglese con il volto arrossato e lo sguardo basso, gli disse a denti stretti un'unica, tagliente parola: «Vigliacco!».
Intanto, celata dietro le rocce di Punta Scutolo, Valeria vide ciò che non avrebbe mai voluto vedere nella sua giovane vita.
Bruno era arrivato davanti a Mariano Esposito e alla sua guardia del corpo. Inizialmente i due sembravano discutere normalmente, ma in pochi istanti dalle parole si passò alle urla.
Lo scagnozzo rasato spintonò Bruno con violenza, ma il pescatore reagì con prontezza. I due finirono a terra, rotolando nella polvere. Bruno, forte e muscoloso grazie agli anni di fatica in mare, riuscì a disarmare l'avversario e a colpirlo duramente alla testa con il calcio della stessa pistola, facendolo svenire.
Esposito urlò, infilando furiosamente la mano nella tasca della giacca per cercare la sua arma. Bruno afferrò la pistola del bodyguard e la puntò contro il boss, ma nello stesso identico istante Esposito riuscì a estrarre la propria rivoltella.
I due fecero fuoco contemporaneamente.
Nel casolare di legno, Francesco e i due criminali sentirono due spari potenti squarciare il silenzio del vento. I due scagnozzi scattarono fuori di corsa verso l'auto.
Francesco urlò con quanto fiato aveva in gola il nome del suo amico, mentre Valeria, terrorizzata, cacciò un grido disperato dal suo nascondiglio.
I banditi raggiunsero il boss in pochi secondi a bordo dell'auto nera; trovarono Esposito in piedi, ferito e con il braccio coperto di sangue, mentre il loro compare giaceva a terra immobile.
Tentarono di caricarlo sui sedili, ma il proiettile ravvicinato esploso da Bruno lo aveva colpito alla tempia in modo fatale.
Lo lasciarono sulla strada e, prendendo a bordo il capo ferito, salirono in auto spingendo i motori al massimo, sfrecciando sulla statale 145 fino a sparire oltre l'orizzonte.
Non appena l'auto dei criminali svanì oltre la curva, Valeria uscì dal suo nascondiglio e corse a perdifiato giù per il sentiero, dirigendosi verso Bruno, che era accasciato a terra in un lago di sangue.
Era ancora vivo, ma il suo respiro era ormai un rantolo agonizzante. Con una forza disperata, dettata unicamente dall'amore immenso che provava per lui, Valeria cercò di sollevarlo di peso e lo trascinò a fatica dentro la vecchia auto decappottabile di Bruno, parcheggiata sul ciglio della strada.
In lontananza, Francesco stava correndo verso di loro sulla terra battuta, urlando i loro nomi con il terrore negli occhi.
Valeria riuscì a sistemare Bruno sul sedile del passeggero. Si chinò su di lui piangendo, accarezzandogli il volto rigato di sudore e sangue. Bruno aprì debolmente gli occhi, ormai velati da una nebbia profonda e, guardandola senza vederla davvero, sussurrò un unico, ultimo nome: «Susanne…».
A quelle parole, il cuore di Valeria si spezzò definitivamente in mille pezzi. Capì in quel millesimo di secondo che non ci sarebbe mai più stato spazio per lei nel cuore dell’uomo che idolatrava, né in questa vita terrena, né nell'aldilà.
Piangendo lacrime amare e invisibili, prese il posto di guida, girò la chiave nel cruscotto e mise in moto. Bruno, muovendo le labbra esanimi per l'ultima volta, mormorò ancora: «Susan…», e reclinò la testa di lato.
Valeria schiacciò il piede sull'acceleratore, lanciando la decappottabile a folle velocità lungo la tortuosa e stretta strada che scendeva a picco sulla scogliera verso Napoli.
Francesco la vide passare a pochi metri da lui come un proiettile; urlò con le braccia alzate per farla fermare, ma fu tutto inutile.
In lontananza, l'eco straziante delle sirene della polizia e dell'ambulanza iniziava finalmente a squarciare l'aria, arrampicandosi lungo i tornanti della costiera.
Mentre affrontava la discesa a velocità folle, Valeria continuava a piangere, tenendo la mano destra tesa sul petto di Bruno. Ma il battito sotto le sue dita si era fermato per sempre. Bruno non c'era più.
Era morto.
Torre di Punta Scutolo era ormai davanti a lei, e l'orizzonte mostrava un immenso e tragico sole calante che infuocava l'intera distesa del mare. Valeria guardò il volto immobile dell'uomo che amava, pensò agli occhi verdi di Susanne e capì che Bruno non sarebbe mai più appartenuto a nessuna delle due.
Arrivata alla curva più pericolosa dello strapiombo, invece di girare il volante, Valeria mantenne le ruote dritte. La decappottabile volò oltre il guardrail, precipitando nel vuoto sopra gli scogli, per sparire per sempre nel profondo blu del mare del golfo.
Dall'alto della scogliera, Francesco vide l'auto volare nel vuoto e l'impatto devastante con l'acqua. Crollò in ginocchio sulla terra battuta, cacciando un urlo disperato e disumano che riempì l'intero golfo di Napoli.
IL PRESENTE
Il doloroso ricordo si dissolse lentamente nel silenzio, riportando la quiete all'interno della casa di Francesco e Maria Assunta. Susanne era ancora lì, immobile in piedi a guardare il mare dalla finestra della stanza, con le lacrime calde che le rigavano le guance.
Nessuno, in quel momento, avrebbe mai potuto distoglierla dall’ultimo, intensissimo pensiero dedicato al suo Bruno.
Ricordò i giorni immediatamente successivi a quella tragedia di sette anni prima, quando era ritornata alla villa completamente distrutta dal dolore; ricordò Philip che l'aveva lasciata sola in giardino per portarle rispetto, mentre Maria Assunta la stringeva forte a sé e Francesco si trovava ancora in caserma a depositare la sua dolorosa testimonianza davanti al magistrato.
Ma ora, a sette anni esatti da quel giorno, la nebbia nella sua mente si era finalmente diradata. Susanne, nonostante la ferita antica, in quell’attimo avvertiva una strana, meravigliosa sensazione di leggerezza.
Si sentiva finalmente libera. Aveva pianto, sì, ma il suo cuore non era più spezzato come un tempo.
Capì di essere guarita. Capì che il passato era davvero finito e che i fantasmi avevano smesso di fare rumore nell'oscurità.
Si voltò verso Francesco e Maria Assunta, che la stavano guardando in silenzio, e disse con voce ferma e serena: «Chiamate Giovanni, il fratello di Valeria. Ho perdonato tutti, non ho più alcun rancore nel cuore. Domani vorrei andare al cimitero a fare visita alle loro tombe».
Lo fecero. Il giorno successivo si recarono insieme al camposanto, posando un fiore sul marmo e chiudendo definitivamente i conti con la storia.
Susanne rimase a Villa Fleming-Hassel ancora per qualche giorno, respirando a pieni polmoni la bellezza ritrovata di Napoli. Poi, preparò le valigie e fece ritorno a Londra, ma questa volta con il sorriso sul volto e un dolce, tragico ricordo custode nel cuore.
Dopo una settimana, Francesco si trovò a passare nuovamente sotto la collina di Posillipo. Si fermò sul marciapiede e alzò lo sguardo verso l'alto: le finestre di Villa Fleming erano state chiuse e le persiane erano di nuovo sbarrate.
Francesco rimase immobile per qualche istante a guardare quei vetri scuri, poi sollevò una mano, impresse un bacio sulle proprie dita e lo mandò nel vento verso il luogo in cui c’era stata Susanne, sussurrando tra sé e sé con un sorriso speranzoso: «Ritornerai, un giorno…».
Giampaolo Daccò Scaglione















