"I TRE REFERENDUM"
(Le avventure di Verdebosco)
PROLOGO — Il battesimo ne fu la causa (e si, nelle favole di questo genere i prologhi possono essere uno o due... forse tre. Boh)
Alla Fattoria del Tramonto il primo giorno d’estate non arrivò: scese.
Scese come una stoffa leggera, una luce dorata che si appoggiava morbida sulle travi del fienile, sulle foglie del costone e sulle corna del Toro d’Oro, che da ore camminava avanti e indietro nel recinto come un padre ansioso nella sala parto di un ospedale.
La Mucca Lilla respirava piano, con quella calma profonda che solo le madri possiedono quando sanno che il mondo, da un momento all'altro, sta per cambiare forma.
E noi due — Giampaolo ed Elia — eravamo lì, appoggiati alla staccionata di legno, a guardare la scena in silenzio, come si guarda un’alba straordinaria che non si vuole perdere per niente al mondo.
«È il momento,» mormorò a un tratto Lilla.
Il Toro d’Oro si bloccò di colpo, irrigidendosi come se qualcuno gli avesse tirato la coda.
«Adesso?» chiese con gli occhi sbarrati.
«Adesso.» E fu davvero in quel preciso istante.
Il primo vitellino arrivò con un muggito sottile, quasi un timido saluto al mondo. Aveva il mantello color Rosa, un rosa confetto che non esisteva in nessun’altra fattoria della terra.
Poi venne Viola, con gli occhi già spalancati come se volesse capire tutto e subito.
Poi Argento, lucido e splendente come una moneta appena coniata.
E infine Platino, che scivolò fuori con la calma regale di chi sa già, fin dalla nascita, che farà parlare di sé.
Quattro cuccioli. Due maschi e due femmine.
Un miracolo al quadrato, perfetto, che sembrava essere stato preparato da settimane dal cielo stesso. Il Toro d’Oro si voltò verso di noi, con le gambe ancora tremanti per l'emozione: «Li avete visti?».
«Siamo qui,» rispose Elia con un sorriso. Io annuii. Eravamo lì, in prima fila, come sempre quando il destino decide di fare il teatrante e di mettere in scena i suoi spettacoli più belli.
E mentre i quattro vitellini venivano avvolti nel fieno caldo e profumato, io pensai — senza dirlo ad alta voce — che quella mattina aveva qualcosa di strano nell'aria. Una vibrazione particolare. Una promessa. Una scintilla.
Non potevamo ancora sapere che quel battesimo sarebbe stato la causa scatenante di tutto; che da lì a poco sarebbe nato il caos più totale, la rivolta sindacale, gli svenimenti a catena, i referendum, le accuse incrociate, le adozioni repentine, le corone storte e le galline furiose.
Ma quella mattina, alla Fattoria del Tramonto, tutto era ancora avvolto in una quiete magica. E noi due, Giampaolo ed Elia, eravamo lì fermi a guardare la storia che iniziava.
Dopo la nascita, il Toro d’Oro e la Mucca Lilla portarono con infinita cura i quattro piccoli nella nuova casa degli animali, quella che avevamo costruito appositamente sul costone della collina, proprio sopra la nostra villa.
Il legno delle pareti profumava ancora di resina fresca, e il vento della costiera portava su la voce del bosco come un coro lontano. La festa iniziò subito, perché nel Verdebosco nessuno sa aspettare quando c'è da festeggiare.
Il primo ad arrivare sul sentiero fu Ildebrando de Taxis IV°, il Re dei Tassi.
La sua corona di muschio intrecciato era visibilmente storta, come sempre, e lui continuava a sistemarsela sulla testa con la fiera dignità di chi finge che sia un ricercato accessorio di alta moda.
«Quattro cuccioli? Con i tempi che corrono?» disse, guardando il Toro d’Oro con aria di sufficienza. «Ambizioso.»
Il Toro annuì, ancora visibilmente scosso: «È stata una mattina decisamente intensa, Maestà».
Poi comparve il Giudice dei Boschi, il gufo Aureliano de Gufis, con la sua toga nera che camminando trascinava foglie secche e un po’ di polvere del sentiero, mantenendo quel volto serio di chi sembra sempre sul punto di pronunciare una sentenza definitiva e inappellabile.
«Dove sono i piccoli?» chiese Aureliano con voce solenne.
«Nella culla di fieno,» rispose dolcemente la Mucca Lilla. Aureliano annuì gravemente, come se avesse appena firmato e approvato un importantissimo decreto regio.
Subito dietro arrivarono Tommy e Bobby, la prima coppia di tassi gay ufficialmente sposata del bosco. Tommy aveva un fiore colorato infilato dietro l’orecchio, mentre Bobby sfoggiava una foglia di quercia legata al collo a mo' di cravatta elegante.
«Siamo qui!» gridò Tommy saltellando sul prato. «E siamo emozionatissimi!» aggiunse Bobby, che aveva già gli occhi lucidi per la commozione.
In quel momento sbucò Arnaldo de Gufis, il nostro gufo di fiducia, nonché nipote del severo Giudice. Non appena Arnaldo avvistò il nonno, si nascose fulmineo dietro il tronco di un grande castagno.
«Arnaldo! Ti ho visto!» lo chiamò forte il Giudice Aureliano.
«Non oggi, ti prego,» mormorò Arnaldo tra le foglie, «non ho proprio voglia di fare discussioni sulla mia carriera o sui miei studi di filosofia.»
Infine, la Presidentessa dei Volatili, l'austera Olinda, arrivò sfoggiando un vistoso cappellino di piume colorate che a ogni passo oscillava a destra e a sinistra come un metronomo.
Dietro di lei, con passo leggero e un’aria a metà tra il felice e il profondamente preoccupato, comparve Bianca la colomba, sua nipote.
Appena vide i quattro vitellini accovacciati nel fieno, la colomba spalancò le ali candide: «Ma sono meravigliosi! Che meraviglia!».
Olinda sospirò rumorosamente: «Bianca, non iniziare, ti prego».
«Iniziare cosa, zia?»
«Le tue solite proposte bizzarre. Le commissioni speciali. I comitati etici del bosco.»
La colomba si irrigidì, offesa nell'orgoglio: «Io non propongo sempre comitati etici!».
«Hai proposto un comitato etico persino per decidere il colore delle uova delle quaglie lo scorso mese,» le ricordò Arnaldo spuntando da dietro l'albero.
La colomba arrossì visibilmente tra le piume: «Quella era una questione di principio fondamentale!».
E fu in quel preciso momento, guardando quel raduno di personaggi, che io ed Elia capimmo una cosa con assoluta certezza: la presenza della colomba Bianca sul costone significava che il caos era assicurato.
Il Toro d’Oro guardò la porta d'ingresso della nuova casa degli animali, poi si voltò verso noi due con gli occhi lucidi: «Siamo pronti per la cerimonia?».
La Mucca Lilla sorrise guardando i suoi quattro capolavori: «Per il battesimo sì, caro. Per tutto il resto che succederà oggi… vedremo».
E noi due, Giampaolo ed Elia, senza sospettare ancora nulla di quello che stava per scatenarsi, ci avvicinammo al fieno. Completamente ignari del fatto che quel battesimo, di lì a pochi minuti, sarebbe diventato la causa di un putiferio colossale.
"I TRE REFERENDUM"
I PROTAGONISTI DEL VERDEBOSCO
Giampaolo (GE — Giampaolo Estroverso): Narratore, protagonista e sovrano designato del Verdebosco. È la voce che racconta, l’occhio che osserva e il cuore che tiene insieme l’intero bosco.
Elia (GA — Genio Azzurro Elia): Compare, co-sovrano designato e vignettista ufficiale. Disegna ciò che Giampaolo racconta; insieme formano la coppia che tutti gli animali considerano “i sovrani veri”.
Sire Ildefonso de Taxis III°: Re dei Tassi. Anziano, burbero, con una folta barba di muschio. È il custode ufficiale della Costituzione del bosco (che, per la cronaca, nessuno ha mai letto).
Tommy de Taxis: Tasso giovane e profondamente innamorato. Il suo sogno più grande è adottare dei tassini.
Bobby Floris de Taxis: Il dolce, preciso e determinato compagno di Tommy. Insieme formano la coppia che darà il via al Primo Referendum.
Lo Scoiattolo Cippy: Iperattivo e perennemente affamato, ha il vizio di mangiare le schede elettorali. Arriva sempre correndo e sempre confuso.
Il Coniglio Timmy: Estremamente emotivo e assolutamente non pronto a prendere decisioni importanti. Ogni volta che deve scegliere qualcosa, sviene o scappa nei cespugli.
Il Procione Giangianni: Mangiatore seriale di pasticcini, fa il suo ingresso sempre nei momenti meno opportuni. È il vero detonatore della storia: ogni volta che parla, nasce un referendum.
Olinda: L'autorevole Presidentessa dei Volatili. È una colomba fiera, zia di Bianca, e porta sempre con sé una lanterna.
Bianca: Una giovane colomba bianca, ribelle e idealista. Sarà lei ad accendere la miccia della rivoluzione delle galline.
Kikka: La gallina più anziana della zona, una vera rivoluzionaria. Ha visto passare la storia delle fattorie, sopporta poco le ingiustizie e guida le altre chiocce come un generale sul campo di battaglia.
I Quattro Galli (Kikki, Kokki, Kukki e Kekki): Sempre pronti a svenire. Cadono a terra come sacchi di grano ogni volta che nel bosco si pronuncia la parola "matrimonio".
Lolo e Dodo: Due delfini eleganti, spiritosi e intelligenti. Sono sempre presenti nei momenti più cruciali della costiera.
Gugu e Bubu: Due gabbiani moderni, molto rumorosi e sempre pronti a commentare dall'alto tutto ciò che accade nel bosco.
Ildebrando de Gufis: Il severo Giudice dei Boschi. Burbero, inflessibile e custode delle antiche leggi. È lui che proclama Giampaolo ed Elia “Imperatori del Verdebosco”.
Aureliano de Gufis: Figlio di Ildebrando. Ha scelto di studiare Filosofia all’Università del Bosco Intellettuale invece di Giurisprudenza. Per suo padre è una vera tragedia nazionale.
Il Gufo Agostiniano Ariberto Rodolfo de Gufis: Un gufo vecchissimo, con piume argentate e occhi di un giallo intenso. È il nonno di Aureliano e capostipite della famiglia.
CAPITOLO PRIMO
Il Referendum delle Adozioni dei Tassi
Nel Verdebosco, dove l’aria del mattino profumava intensamente di foglie bagnate e il vento portava con sé i segreti più intimi degli animali, vivevano Tommy de Taxis e Bobby Floris de Taxis, due tassi giovani, fieri e profondamente innamorati.
Da molto tempo desideravano una cosa sola al mondo: adottare dei piccoli tassini. Era il loro sogno più grande, il loro progetto di vita, la loro piccola e dolcissima rivoluzione silenziosa.
Un mattino, armati del coraggio che solo i tassi innamorati possiedono, decisero di affrontare l'autorità. Si recarono al cospetto di Sire Ildefonso de Taxis III°, il Re dei Tassi (il nonno di Tommy), che sedeva solennemente sul suo tronco-trono con la folta barba di muschio che gli scendeva fin sopra le zampe anteriori.
Tommy e Bobby si guardarono l'un l'altro, completamente confusi: «Ma noi veramente volevamo adottare dei piccoli tassini neonati… non dei coetanei iperattivi, timidi e velociferi!».
Il Re spalancò gli occhi a cerchio per lo stupore. Tommy e Bobby sollevarono le braccia al cielo, ancora più confusi e spazientiti: «E allora che c’entra?!» gridarono tutti in coro.
E fu in quel preciso istante che, seguendo la più classica delle tradizioni del Verdebosco, fece il suo ingresso trionfale il Procione Giangianni. Stava masticando beatamente un bignè alla crema — con ogni probabilità il decimo pasticcino della sua mattinata.
Con la bocca vistosamente piena, il procione biascicò: «Già… in effetti che c’entra? E poi, se proprio dobbiamo dirla tutta, nessuno si è mai chiesto se i delfini Lolo e Dodo, o i gabbiani Gugu e Bubu, siano effettivamente sposati tra loro oppure no?».
A quelle parole, Sire Ildefonso si portò disperato una zampa alla fronte. La sua celebre barba di muschio tremò vistosamente per la rabbia. Furibondo per quel caos insensato, il Re sbottò lanciando un urlo: «Basta! Siete insopportabili! Visto che ognuno dice la sua, facciamo un referendum popolare sulle adozioni!».
E fu così che, nel cuore del Bosco dei Tassi, nacque ufficialmente il Primo Referendum della storia.
Tutti gli animali della vallata si radunarono nella radura principale, le schede elettorali vennero distribuite a ogni specie (anche se alcune vennero immediatamente rosicchiate da Cippy), e il vento della costiera portò lontano la voce solenne del sovrano: «Che il Verdebosco decida il proprio destino!».
CAPITOLO SECONDO
La Rivoluzione delle Galline
Nel Verdebosco, quando il sole era ormai alto nel cielo e le foglie dei castagni tremavano nella brezza come piccole campane d'argento, la Colomba Bianca decise che non poteva più tollerare quella scandalosa situazione.
Era indignata.
Indignata come solo una giovane colomba idealista può esserlo, con il petto piumato gonfio d'orgoglio e lo sguardo fiero rivolto verso l'orizzonte.
Olinda lasciò andare un profondo sospiro. Sentendo quel tono agitato, le oche della costiera, che si trovavano perennemente in sciopero per un motivo o per l'altro, si avvicinarono curiose.
Anche le anatre, che solitamente non avevano alcun tipo di problema relazionale con i maschi della loro specie, si disposero in cerchio ad ascoltare in silenzio.
⭐ La grande adunata delle chiocce
Nelle fattorie la proporzione demografica era drammatica: c’erano ben trentadue galline e la bellezza di soli quattro galli.
I quattro mariti ufficiali stavano lì, appollaiati su una staccionata ad ascoltare le lamentele delle consorti, sfoggiando l’aria sfinita di chi non ha più energie da spendere ormai da anni.
In mezzo all’aia si fece largo Kikka, la gallina più anziana e rispettata di tutto il Verdebosco.
Lei andava in giro dicendo a tutti di avere ottant’anni suonati, ma in realtà, stando ai registri del nido, ne aveva compiuti ben centodue, (e, detta tra noi: gallina vecchia fa buon brodo, ma fa anche un sacco di storie!).
Kikka aveva le piume color del grano maturo e lo sguardo saggio di chi ha visto passare troppe primavere sopra il pollaio.
Olinda sospirò. Le colombe sospirarono. Le anatre sospirarono. Persino le mucche e le asine, affacciate dalle stalle vicine, lasciarono andare un profondo sospiro di solidarietà femminile.
Kikka riprese il comando dell'assemblea: «Perché noi povere chiocce dobbiamo essere costrette a spartirci un solo marito in otto?! Questo è sfruttamento! Noi ci ribelliamo!».
⭐ Il procione e il pasticcino
E come sempre, come accade puntualmente in ogni momento cruciale della storia del bosco, fece il suo ingresso il Procione Giangianni. Stava addentando con voluttà un altro bignè — con ogni probabilità il sedicesimo della sua intensa giornata gastronomica.
Con la bocca vistosamente piena di crema, il procione biascicò: «Ma che fanno? Svengono? E nessuna di voi, scusate la domanda, si è mai chiesta se i gabbiani Gugu e Bubu, o i delfini Lolo e Dodo, siano effettivamente sposati tra loro?».
A quella domanda le galline si bloccarono di colpo a mezz'aria. Le oche si guardarono tra loro smarrite. Le anatre sospirarono di nuovo. La colomba Bianca spalancò gli occhi verdi per la sorpresa.
Olinda, approfittando di quel silenzio improvviso, sollevò nuovamente la lanterna e proclamò solennemente: «Cittadini volatili, si aprano le urne! Facciamo un referendum ufficiale sui matrimoni gallinacei!».
I quattro galli, che si erano appena ripresi dallo shock precedente, sentendo la parola "urne" svennero di nuovo. Tutti e quattro. In fila perfetta. Cadendo a terra con una sincronia tale da sembrare la coreografia di un balletto d'opera.
E fu così che, tra starnazzi furiose e mariti svenuti, nacque ufficialmente il Secondo Referendum del Verdebosco.
CAPITOLO TERZO
Il Referendum dei Gufi e la decisione finale
Io ed Elia ci guardammo dritto negli occhi. Ci guardammo proprio bene, cercando di capire se stessimo sognando. Poi, insieme, con tono secco, netto e senza la minima esitazione, esclamammo: «Ma voi siete completamente impazziti!».
🌟Il procione e il ventitreesimo pasticcino
E come da copione, seguendo il destino ineluttabile del bosco, fece il suo ingresso trionfale il Procione Giangianni. Questa volta stava addentando con evidente estasi un bignè al cioccolato — con ogni probabilità il ventitreesimo della sua intensa mattinata gastronomica.
Con la bocca vistosamente piena di cioccolato, il procione biascicò: «Ma siete tutti impazziti? E sentite una cosa, visto che siete tutti così dotti, nessuno di voi si è mai chiesto se i gabbiani Bubu e Gugu, o i delfini Lolo e Dodo, siano effettivamente sposati tra loro?».
Aureliano, che non aspettava altro che un’occasione d’oro per dimostrare il valore dei suoi studi filosofici e rendersi utile agli occhi del padre, saltò su e gridò: «Papà! Ho la soluzione! Facciamo un terzo referendum popolare per decidere democraticamente chi debba essere l’Imperatore del Verdebosco!».
🌟 La spiaggia dei delfini e dei gabbiani
Corremmo senza voltarci fino ad arrivare sulla spiaggia della costiera, dove i delfini Lolo e Dodo, che nuotavano a pelo d'acqua, e i gabbiani Gugu e Bubu, appollaiati sugli scogli, ci stavano aspettando.
Avevano assistito a tutta la scena dall’alto del cielo e dalle onde del mare, godendosi lo spettacolo.
Elia stava per aprire la bocca per commentare quella rivelazione, quando alle nostre spalle, spuntando da dietro un cespuglio di tamerici, apparve nuovamente il Procione Giangianni. Questa volta stava masticando un pasticcino alla frutta — il quarantottesimo, per l'esattezza statistica della giornata.
Con un filo di crema sull'orecchio, Giangianni biascicò: «Ah, non lo avete mai chiesto? Molto interessante. E allora, carissimi sovrani... fate un piccolo favore a voi stessi: giratevi un attimo».
Io ed Elia ci girammo di scatto.
I delfini si girarono nell'acqua, sollevando spruzzi.
I gabbiani voltarono il becco verso la collina.
Sul costone che sorgeva proprio in mezzo tra la nostra villa e la nuova casa degli animali, si erano radunati tutti. Ma proprio tutti gli abitanti del bosco.
C'era l'intero pollaio con le trentadue galline capitanate da Kikka e i quattro galli coreografici, i tassi Tommy e Bobby che si tenevano per mano sotto lo sguardo burbero di Sire Ildefonso, le oche perennemente in sciopero, le anatre, le mucche, gli asini della stalla, la Presidentessa Olinda con la sua lanterna, la colomba Bianca, l'intera dinastia dei gufi giuristi e filosofi, lo scoiattolo Cippy e il coniglio Timmy.
Erano tutti fermi, immobili sul ciglio della roccia, e ci fissavano con gli occhi sgranati. E all’improvviso, unendosi in un unico, immenso urlo collettivo che fece tremare le onde del mare e la costiera, gridarono con quanto fiato avevano in gola: «FACCIAMO I TRE REFERENDUM!».
CAPITOLO QUATTRO
Il Parlamento del Verdebosco
I TRE SETTORI DELLA SPIAGGIA
🌟 I tre quesiti del putiferio
Seduto su uno sgabello fatto interamente di sabbia pressata, proprio davanti a noi, c’era il Procione Giangianni. Teneva tra le zampe un cabaret monumentale di pasticcini d'alta pasticceria.
Aveva un'espressione serissima, solenne, identica a quella di un notaio reale durante la lettura di un testamento. Naturalmente, aveva la bocca vistosamente piena di crema.
Davanti alle nostre poltrone, sospesi nel vuoto da lunghi fili invisibili che scendevano direttamente dal cielo, tre grandi pannelli quadrati ondeggiavano vistosamente nella brezza marina.
A reggere l'intera impalcatura aerea ci pensavano i gabbiani Gugu e Bubu e i delfini Lolo e Dodo, che se la ridevano sotto i baffi come se si trovassero alla festa patronale del paese.
Sul primo pannello di legno, scritto a lettere cubitali, campeggiava il testo del:
1° REFERENDUM: Adozioni aperte a coppie di ogni tipo e specie. Regolamento ufficiale del voto: se voti "Sì" in realtà significa "No". Se voti "No", il voto viene conteggiato come un "Sì".
I delfini Lolo e Dodo trovarono quel quesito così splendidamente assurdo che iniziarono a ridere a crepapelle nell'acqua, rischiando di perdere la presa sui fili.
Sul secondo pannello si poteva leggere la mozione del pollaio:
2° REFERENDUM: Le galline pretendono un marito a testa. Più galli per tutte, meno zitelle nell'aia. A meno che le suddette zitelle non esprimano la formale volontà di restare zitelle. Chi vota "Sì" è ufficialmente a favore del gallo pro capite. Chi vota "No" è ugualmente a favore del gallo pro capite.
A quella lettura, tutte le trentadue galline esplosero in un applauso scrosciante di ali, mentre i quattro galli, colti da una sincronizzata crisi di panico matrimoniale, svennero all’istante cadendo sulla sabbia come sacchi di grano.
Infine, sul terzo pannello, tenuto su dai gabbiani che volteggiavano ridendo come bambini, c'era la svolta istituzionale:
3° REFERENDUM: Chi volete come Imperatore assoluto? Elia o Giampaolo? Il vignettista o il narratore? Istruzioni per le urne: votate "Sì" per avere Elia. Votate "Yes" per preferire Giampaolo. Votate "Oui" per averli entrambi, a giorni alterni. Votate "No" per non avere nessun sovrano, accettando il rischio che Giampaolo ed Elia demoliscano le vostre tane. Se votate "Ja", il procione Giangianni viene eletto Primo Ministro con deleghe speciali.
Giangianni, sentendosi nominare, approvò solennemente con la testa mentre mandava giù il suo pasticcino numero quarantanove.
Le tre fazioni sulla spiaggia applaudirono estasiate. Le colombe fecero un elegante inchino d'altri tempi, le oche si misero a gridare "ORDINE! ORDINE!" e le anatre iniziarono a sistemarsi le piume civettuole.
All’improvviso, un tonfo secco e sordo interruppe i nostri piani di vendetta. Un rumore strano, come un enorme sacco di patate che cade pesantemente dal cielo sulla battigia.
In un millesimo di secondo, colti da un'improvvisa spossatezza collettiva, tutti gli animali della spiaggia svennero contemporaneamente. Uno dopo l’altro, tassi, chiocce, gufi, tori e conigli crollarono sulla sabbia, come se il sole, che in quel momento stava tramontando all'orizzonte, avesse spento di colpo l’interruttore dell'energia dell’intero Verdebosco.
Il grande pannello aereo dei tre referendum oscillò paurosamente nel vuoto, tremò per qualche istante e poi scivolò giù dai fili d'aria, cadendo in mare con un plof incredibilmente elegante.
Galleggiando sull'acqua azzurra, la struttura si trasformò magicamente in un lunghissimo e comodo materasso di legno e fieno, che le onde della risacca iniziarono a spingere piano piano verso la riva.
La luce rossa del tramonto lo illuminò, facendolo risplendere come se fosse una barca antica tornata da un lungo viaggio. E noi due, ancora saldamente legati alle nostre poltrone da spiaggia, non potemmo fare altro che rimanere lì, in silenzio, a guardarlo arrivare sul bagnasciuga.
CAPITOLO CINQUE
Il Gufo del Tramonto e la Legge della Fantasia
La sera arrivò piano sul Verdebosco, stendendosi come una morbida coperta scura sulle spalle dorate della collina. Il tramonto stava regalando i suoi ultimi, magnifici colori: sfumature di arancio bruciato, rame lucido, un tocco di viola profondo e quel blu cobalto intenso che annuncia l'arrivo imminente della notte.
Io ed Elia, nel frattempo, eravamo finalmente riusciti a slegarci a vicenda dalle poltrone. Stavamo ancora ridendo a crepapelle guardando il bagnasciuga, dove il grande materasso-referendum galleggiava placidamente sulla risacca marina.
Fu esattamente in quel momento che, lungo il sentiero della scogliera, si vide avvicinare un gufo vecchissimo.
Vecchissimo davvero.
Così anziano e nodoso che sembrava essere nato ben prima del bosco stesso.
Al suo passaggio, di colpo, tutti gli animali ammutolirono. Persino i possenti tori smisero all'istante di sbattere le carte sul bagnasciuga e interruppero la partita a briscola.
Le trentadue galline si zittirono di colpo, le oche ingoiarono il loro classico "HONK" di protesta e le colombe si bloccarono a mezz'aria, posandosi sui rami più bassi.
Il gufo avanzò sulla sabbia con passo lento, ritmato, ma incredibilmente solenne.
Si trattava di Agostiniano Ariberto Rodolfo de Gufis, il venerando nonno di Aureliano e capostipite della magistratura volatile. Aveva due occhi giallissimi e grandissimi, splendenti nel crepuscolo come due lune piene.
Con un colpo secco e preciso delle sue grandi ali argentate, si arrestò di fronte alla folla. Persino i tori tremarono davanti a quel carisma millenario.
Il vecchio si sedette sulla sabbia. Non in un cerchio qualunque, badate bene, ma disponendo tutti in un triplo cerchio perfetto.
E sì, incredibilmente, anche i delfini Lolo e Dodo e i gabbiani Gugu e Bubu trovarono il modo di sedersi in cerchio insieme agli altri, nessuno ha mai capito come.
Tutti gli animali pendevano dalle sue labbra piumate. Allora il vecchio gufo, sfoggiando una voce profonda e solenne identica a quella del mago Gandalf, iniziò il suo grande discorso. Parlò ininterrottamente per tre ore, quindici minuti, diciotto secondi e tre decimi di secondo. E in tutto quel tempo, nessuno osò fiatare.
⭐ Il discorso sulla Legge della Fantasia
«Qui nel bosco non esistono leggi scritte sulla pietra. Esiste solo una forza sovrana: la Fantasia. Le leggi astruse e i codici burocratici ce li siamo inventati noi per darci un contegno, e con tutti i macelli e i putiferi che combinate ogni giorno, i giudici non potevano fare altrimenti!».
Qualcuno tra la folla annuì colpevole, qualcun altro abbassò lo sguardo per la vergogna.
«Quindi,» riprese Agostiniano, «se proprio ci tenete, Giampaolo ed Elia si metteranno alla scrivania a scrivervi le leggi e una Costituzione nuova di zecca. Ma riuscite a immaginare che noia mortale diventerebbe il Verdebosco? Quando scriveranno le loro favole per bambini con voi come protagonisti, dovranno sottostare al Comma 1 della Legge 45-bis, la quale stabilisce che uno scoiattolo può mangiare al massimo venticinque ghiande al giorno, previa autorizzazione scritta!».
Io ed Elia ci guardammo di sfuggita, arrossendo per la seconda volta.
Al suo segnale solenne, un sonoro “OOOOOOOOOOOH” che richiamò l'attenzione del cielo, fecero la loro comparsa sulla spiaggia: tre barbagianni alle chitarre, due civette alle tastiere e due gufi del Giappone alle percussioni. Era la leggendaria band dei Rolling Gufons 2!
La musica rock and roll esplose selvaggia sulla sabbia, diffondendosi sulle onde del mare. Tutti, ma proprio tutti, iniziarono a ballare scatenati. E proprio in quel momento di pura magia, accaddero i veri miracoli della fantasia: dal sentiero apparvero ben ventotto galli nuovi di zecca, fieri e ruspanti, che si diressero ballando verso le galline del pollaio per la gioia di Kikka; contemporaneamente, due tassi piccolini e deliziosi, chiamati Jimmy e Sammy, volarono letteralmente tra le braccia protese ed emozionate di Tommy e Bobby. Le adozioni erano compiute.
⭐Il salone sul mare e la cometa
Mentre la spiaggia era nel pieno del ballo e dei festeggiamenti, io, Elia e il vecchio Agostiniano ci allontanammo di pochi passi, fermandoci sul portone del grande salone della nostra villa che dava direttamente sul mare.
«Siamo stati davvero in gamba stasera, vero ragazzi?», disse il gufo guardando la felicità dei suoi compagni.
E noi, ancora una volta, arrossimmo leggermente.
E spiegate le sue grandi ali argentate, volò via maestoso, scomparendo nel buio della notte stellata.
E proprio mentre tutti gli animali continuavano a ballare felici sulla sabbia al ritmo dei Rolling Gufons, una splendida stella cometa solcò il cielo blu del Verdebosco, lasciando una scia luminosa dietro di sé..
E la stella continuò a scivolare silenziosa nel cielo, illuminando il mare calmo della costiera. Rimanemmo in silenzio a guardare la scia spegnersi sul mare.
E in quel momento fu chiaro a tutti, chiarissimo. È questo il dolce, eterno mistero delle favole.
Giampaolo Daccò Scaglione







