"Glicini sul muro"
*Quando Milano respira ancora i suoi giorni antichi,
un profumo improvviso apre la porta del passato.*
"MILANO - LE STRADE DEL TEMPO"
Finalmente una giornata tiepida, anche se non troppo dopo tanti giorni di pioggia e vento quasi gelido proveniente dalle montagne lecchesi.
Il sole riesce a scaldare il corpo sotto la giacca pesante dopo settimane di freddo.
La mattina è impegnativa: banca, avvocato, INPS. Non so quanto tempo ci vorrà, ma l’idea di non essere rinchiuso in ufficio rende tutto più leggero.
L’importante è uscire, vedere colori, camminare senza fretta e sentirsi vivo, in un'altra dimensione piena di colori pastello.
Dopo un’ottima colazione in una pasticceria molto in voga, attraverso il grande viale alberato dove i palazzi in stile primo Novecento incorniciano questa bella zona di Milano.
Il semaforo diventa verde.
Mi preparo ad attraversare quando, all’improvviso, un profumo intenso mi colpisce le narici.
Alzo lo sguardo: dal muro di cinta di uno splendido palazzo Liberty, decine di glicini violetto pendono verso la strada, intrecciati come una cascata.
Nonostante il vento tiepido, mi fermo a guardarli. Quel colore, quel profumo… un piccolo capolavoro della natura che spicca nel bianco e grigio della città.
Sono lì, immobile, quando una voce mi riporta alla realtà:
«Mi scusi, dovrei passare…»
Mi rendo conto di essere fermo in mezzo al marciapiede.
Sorrido, mi scuso.
La signora anziana davanti a me ha gli occhi dello stesso colore dei fiori e un sorriso luminoso. La saluto mentre riprende la sua passeggiata.
La osservo allontanarsi: quanti anni avrà? Sicuramente più di settanta… eppure è ancora bellissima, elegante, lascia una scia dolce di un profumo delicato che sa di passato.
E nella mia mente la vedo ringiovanire mentre la osservo camminare: la figura più snella, l’andatura sensuale, le gambe nascoste sotto una gonna lunga e stretta.
La città intorno cambia.
I palazzi in stile Liberty ed Impero hanno colori più vivi, il cielo senza smog è di un azzurro intenso come lo era una volta, i giardini sono pieni di aiuole fiorite.
Una Balilla nera passa veloce, suonando un clacson buffo in direzione della giovane donna, che si volta sorridendo.
Nell’aria primaverile si respira il profumo dei glicini. Nuvole chiare ondeggiano sopra di noi.
Alcuni bambini, per mano alla mamma, entrano educatamente nel portone di casa. Un signore con la pipa e il giornale si toglie il cappello entrando nel bar elegante all’angolo.
È la Milano di ottant’anni fa, quella dei miei nonni.
Una città che non esiste più: affascinante, più sicura, meno inquinata, con i navigli ancora aperti e le periferie lontane, oltre le mura. Un attimo sospeso nel tempo.
Poi, all’improvviso, un trillo di campanello mi strappa alla visione:
"Ehi Giampy, hai messo le radici sul marciapiede o hai avuto una visione celestiale?"
"Probabilmente entrambe Stefano." rispondo ridendo al ragazzo poco distante.
"Sarà la primavera, agli altri fa venire sonno a te porta visioni celestiali. Occhio ai lampioni quando cammini ahahah."
Sorrido alla battuta, Stefano è troppo simpatico, lo guardo allontanarsi fischiettando sulla sua bicicletta blu e la giacca a vento gialla.
"Starò attento." quasi urlo, ma lui è già lontano in fondo al viale alberato
Ma la risata a squarciagola del postino abruzzese arriva fino alle mie orecchie, fa un cenno con la mano.
Contraccambio il gesto e riprendo il cammino verso la banca. Mi volto un’ultima volta verso il muro di cinta.
I glicini sono ancora lì, splendidi. Ma l’atmosfera dolce e romantica è svanita: il traffico, il rumore dei tram, le voci della città mi riportano al presente.
Eppure, per un momento, Milano aveva respirato come allora e lei la bellissima ragazza di ottant'anni fa sta ancora camminando con passo elegante sul viale alberato, illuminata da un sole tiepido primaverile.
*Il passo che resta*
"A volte basta un profumo per aprire una porta che credevamo chiusa per sempre. Le città cambiano, le persone passano, i giorni si consumano. Ma certi istanti - quelli che non cerchiamo, quelli che ci sorprendono - restano sospesi tra ciò che siamo e ciò che siamo stati."
I glicini sul muro non erano solo fiori: erano un passaggio. Un passo nel presente, uno nel passato. E per un attimo, Milano ha camminato con me in entrambe le direzioni.
Giampaolo Daccò Scaglione









