Prologo
"Ci sono attese che non portano a un incontro, ma a una verità. A volte basta una sera di nebbia, una fermata del tram e un silenzio improvviso per capire che l’amore non è ciò che aspettiamo dagli altri, ma ciò che impariamo a riconoscere in noi stessi."
Dedica
*A chi ha creduto, anche solo per un attimo,
che l’amore potesse essere semplice.
A chi ha aspettato sotto la pioggia,
e ha trovato la forza - e il coraggio - di tornare a casa.*
"L'UOMO DEI MIEI SOGNI"
Milano, tardo pomeriggio.
La nebbia scende come un sipario, le vetrine brillano come promesse, e una donna aspetta. Non è la prima volta. Ma forse sarà l’ultima.
Il mio nome? Potrei dire Laura, Silvia… oppure Nicole, o magari Marta. Che importanza ha?
Mi chiamo Cecilia.
A volte un nome non vuol dire niente, si confonde, si perde. Per me contano i sentimenti: quelli dell’anima, quelli del cuore. Quelli che per alcuni non valgono nulla, perché conta solo il proprio egoismo.
Dio, che freddo in questo tardo pomeriggio così buio. La nebbia scende veloce, quasi cancella le insegne dei negozi di fronte.
Chi sto aspettando?
Potrei dire Luca, Marco, Stefano… ma no.
Ha importanza, eccome se ce l’ha. Aspetto Alberto. Un uomo dal viso simpatico, bello, con quel fare un po’ da canaglia.
L’ho conosciuto in un locale, presentato da colleghi d’ufficio. Alto, moro, occhi verdi: l’ideale per una sognatrice come me, anche se cerco di tenere i piedi per terra.
Dopo telefonate, messaggi, caffè e chiacchiere in vari bar del centro, finalmente mi aveva chiesto un appuntamento serio: aperitivo e cena.
Quanta gente, quanti tram… Che sciocca, è l’ora di punta. Meglio guardare l'orologio.
Diciotto e trenta. E io, accidenti, sempre in anticipo di mezz’ora. Il freddo sale, e mi sento un’ingenua liceale al primo incontro.
"Stupida, stupida, stupida."
La fretta di uscire dal lavoro e precipitarmi qui ora mi fa sentire ridicola. Meglio guardare le vetrine: abiti, scarpe, cosmetici belli e carissimi.
Il tempo passa.
Tram, auto, biciclette, motociclette sfrecciano sul viale alberato. Le persone camminano sui marciapiedi umidi di bruma, i negozi sono pieni di gente alla ricerca di qualcosa di buono, di bello, di utile.
Un clacson mi fa sobbalzare. Guardo l’ora.
"Le diciannove." Dio mio, lui sarà già arrivato alla fermata.
Eccomi qui, sotto la pensilina, tra volti sconosciuti immersi nella nebbia. Ma lui non c’è. Aspetterò ancora: probabile un ritardo dei mezzi.
Diciannove e dieci. Diciannove e venti. Diciannove e trenta. Diciannove e trentacinque.
Ora sono seduta sulla panchina, sola. L’umidità punge. I miei capelli biondi scendono sulle spalle, quasi nascondono il volto mentre guardo il cellulare.
Gli ho scritto tre messaggi. Nessuna risposta.
Il tram arriva sferragliando. Salgo. Resto in piedi, nonostante i posti vuoti. Guardo fuori dal finestrino: luci, macchine, alberi offuscati dal grigiore.
Non voglio piangere. Non ancora.
Il cellulare vibra. Un messaggio.
«Mi dispiace Cecilia, non posso venire… Anzi preferisco che non ci si veda più. Io non te l’ho mai detto ma… Sono sposato e…»
Mi fermo lì. Come prima. Non riesco ad andare oltre. È bastato quello.
"Stupida, stupida, stupida."
Avevo creduto ancora in qualcosa. In qualcuno che potesse darmi affetto, amore, passione.
E invece eccomi qui, come una liceale emozionata al primo appuntamento… con un vigliacco sposato, incapace di essere se stesso, bravo solo a fingere.
Il tram si ferma. Scendo. Cammino veloce verso casa, lasciandomi alle spalle Alberto, il tram e quella nebbia che inghiotte colori e luci di una città che offre molto… e toglie tanto.
Davanti al portone del palazzo dove vivo, guardo di nuovo il messaggio. Con un gesto lento, lo cancello. Non serve leggerlo fino in fondo.
Il portone si chiude alle mie spalle. Sono sicura che domani sarà un altro mattino.
"Cecilia non ha perso un uomo: ha ritrovato se stessa. E in quella sera di nebbia, tra un tram che parte e un messaggio che si cancella, ha capito che l’amore non è un appuntamento mancato, ma il passo che fai quando scegli di non aspettare più chi non ti vede."
Giampaolo Daccò Scaglione










