"A chi viaggia con gli occhi aperti e il cuore disponibile.
A chi sa che un incontro casuale può diventare un ricordo che non passa più."
*Ci sono luoghi che non visiti: ti accadono. Ti entrano negli occhi come luce, nella pelle come vento, nella memoria come un colore che non avevi mai visto prima. Alcuni posti non li attraversi: sono loro che attraversano te.*
"MALTA, TURCHESE ED ORO"
Malta, primavera 2010.
Un sole caldo, nonostante fosse fine aprile, scaldava le case affacciate sul mare. L’aria tiepida portava con sé profumo di salsedine, e il blu intenso dell’acqua sembrava vibrare come una lastra di pietra turchese.
Camminavo tra i vicoli, evitando le strade più trafficate. Le abitazioni, con quel loro stile a metà tra l’orientale e l’inglese, sfumavano dall’ocra al giallo, dal verde chiaro al bianco.
Alcune, alla luce del sole, sembravano dorate. Era come passeggiare dentro un dipinto.
Avevo lasciato alcuni amici a una conferenza privata: dopo mesi di lavoro, desideravo un po’ di solitudine.
Davanti a me una settimana intera di vacanza. Il giorno prima avevo visitato La Valletta, affacciata sul mare come una fortezza luminosa. Ora volevo scoprire il sud dell’isola.
Presi un autobus - mi pare il numero 81 - e arrivai a Marsaskala, una cittadina nata intorno a un porto naturale.
Non c’erano spiagge come altrove, ma quel panorama mi colpì subito: mi riportava a ricordi di Tunisia, di Egitto, di viaggi lontani.
Il lungomare rifletteva la pietra chiara sotto una luce vivida. Le palme ondeggiavano leggere, e barche di ogni tipo solcavano il canale.
Sembrava un quadro di Monet, ma con colori più forti, più mediterranei.
Mi sedetti su una panchina all’ombra di un palmeto, sfogliando la cartina dell’isola.
Alle mie spalle, dalle case, arrivavano profumi di cucina: aromi intensi, speziati, familiari. Tende colorate svolazzavano alle finestre, mosse dallo scirocco.
Poi un rumore sopra la testa: un aereo, basso, diretto verso l’Africa. Abbassai lo sguardo… e vidi un ragazzo sorridente davanti a me, appoggiato al manubrio della sua bicicletta.
«Hello!»
«Hi!» risposi, sorpreso.
«Non mi riconosce?» Scossi la testa. «Sono Jimmy, uno dei camerieri del vostro albergo. Ieri sera le ho servito il caffè.»
Lo riconobbi subito dalla voce. Senza divisa sembrava un’altra persona.
«Mi scusi, non l’avevo riconosciuta.»
«Non ti avevo riconosciuto…» disse lui, sottolineando il tu.
Abitava lì vicino e si offrì di farmi da guida. Aveva capito che non sapevo bene dove andare. E così passammo la giornata insieme.
Mi mostrò Marsaskala: la spiaggia di St. Thomas Bay, la chiesa chiara affacciata sul mare, le strade dove profumi e colori si mescolavano.
Era una piccola perla incastonata tra due colline.
Passammo un pomeriggio passeggiando fino al calar del sole, e Jimmy mi descriveva in modo orgoglioso, ogni parte della sua amata isola.
«Se avessimo tempo, ti porterei a Gozo, quello è un paradiso.»
«Lo immagino, anche se non ci sono mai stato, ho guardato il depliant in albergo. Sembra un oasi di pace con tutto quel verde, ma conoscevo già Gozo attraverso atlanti e riviste geografiche, la materia che preferisco.» risposi guardandolo negli occhi neri come la pece.
Mi aveva sorriso diventando un po' rosso sulle guance ambrate.
«Se ti va, se ti fa piacere potrei invitarti a cena. Sei simpatico non come molti clienti che hanno quell'aria snob, tipo i ...»
«Non dire mai il nome degli abitanti di una nazione che non ti è simpatica, non si sa mai. I muri hanno orecchi e non solo i muri...» dissi fingendo di guardarmi attorno come se vicino ci fossero i...
Jimmy scoppiò in una risata fresca, si vede che la mia sciocca battuta lo aveva divertito molto.
Capii in un attimo che quel ragazzo moro dagli occhi magnetici, era molto solo oppure aveva voglia di parlare, di conoscere qualche straniero con cui scambiare parole e nozioni a lui ancora sconosciute.
Non mi avrebbe stupito se mi avesse detto - Vorrei andare a vivere in Italia o in un altro Paese. - Nonostante quell'isola magnifica mai muri color oro e dal mare turchese
La sera stessa mi portò in un ristorante gestito da suoi parenti. Mangiammo pesce freschissimo, cucinato con semplicità e sapienza.
I miei pensieri che ebbi nel pomeriggio sul fatto che mi avrebbe fatto domande per andare via da qui, avevano avuto risposta.
Ebbi la conferma totale durante la cena, del perché mi erano state fatte così tante domande sui miei viaggi: sognava di lavorare all’estero, di crescere, di aprire un ristorante tutto suo.
Aveva vent’anni e il mondo negli occhi.
Quando mi accompagnò alla fermata dell’autobus, mi strinse la mano con forza.
«See you tomorrow, Mister John Paul. Domani servo io le colazioni.» avrei voluto abbracciarlo come un figlio per la tenerezza con quel pizzico di ingenuità che mi aveva trasmesso in quell'istante.
«Di vederti…» risposi sottolineando il tu, restituendogli il sorriso.
L’autobus partì piano. Guardai le luci delle case, quelle delle barche, il blu della sera che diventava quasi viola. Sopra di me le stelle brillavano come diamanti.
Chiusi gli occhi. Rividi tutto: le case dorate, il mare turchese, il vento caldo, il sorriso di Jimmy. Malta era un’isola che non avevo previsto, ma che mi aveva preso per mano.
E capii una cosa semplice: non sarei più andato via, non davvero.
"Ci sono luoghi che non restano sulla mappa, ma dentro di noi. Malta, per me, è rimasta lì: un colore, un profumo, un incontro gentile. Un ricordo che continua a brillare come oro al sole."
Giampaolo Daccò Scaglione

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