“Sui tetti, la città cambia volto. Diventa un piccolo teatro sospeso tra comignoli, antenne e tegole calde di sole. E in quel teatro, i veri protagonisti non sono gli uomini, ma i gatti: eleganti, vanitosi, litigiosi, liberi. Da quassù, ogni storia sembra più leggera, e ogni miagolio diventa un racconto.”
FINE ESTATE
*SOPRA I TETTI DELLA CITTA’*
Settembre 2012 - Valle San Bartolomeo (Alessandria) Colline Monferrato, Piemonte
Oggi c’è troppo movimento qui attorno.
Volevo leccarmi in santa pace le mie adorabili zampette crogiolandomi al sole e godermi le colline poco distanti prima che l’autunno arrivi.
Volevo stare un po’ da sola, ma a quanto pare la "Fiera del Gatto" ha deciso di riunirsi proprio qui, sul tetto sopra la mia casa.
Be’, la casa di Paolo, il mio papà umano.
Eccolo che arriva facendo finta di niente.
Viene qui ogni fine settimana, e io vorrei che tutti questi mici smettessero di gironzolare sul mio tetto, non ne hanno uno loro da starci?
“Uffa, Meu-meu…”
E infatti eccolo, il primo scocciatore dal pelo rosso come una carota.
«Miao Micha, come va?»
Dio, quanto mi sta antipatico.
«Oh, miao Muschio!» - (Che razza di nome gli hanno appiccicato i suoi umani?)
«Che ci fai qui sopra?»
Lo guardo come si guarda una rana spiaccicata sui fari di una macchina. Che ci faccio? È il "MIO" tetto, sciocco.
«Niente, mi godo il panorama.» rispondo elegante.
Perché oltre che bella, sono anche tremendamente chic. Lui scuote la testa, fa tintinnare il campanellino del suo collare rosso e mi sorride.
Patetico.
«Una miciona come te dovrebbe stare nel suo giardino… Verresti a bere un po’ di latte nel mio cortile?»
Miciona a me? Ma come si permette? Ma manco morta avvelenata.
«No grazie, ho appena fatto una buonissima colazione.»
Eppure resta lì. Non se ne va.
E come se non bastasse, arrivano anche quei due: Bibì e Bibò.
La loro padroncina li chiama Ettore e Achille - che fantasia, davvero - ma per me restano due soriani convinti di aver vinto "Mister Micio 2012."
«Ehi piccioncini!» fa quello più cretino.
«Cos’è, una nuova storia d’amore sui tetti?» subito fa eco l’altro. Tant'è che mi torna in mente la sigla musicale di "Stanlio ed Ollio".
«Magari!» aggiunge Muschio con un fare speranzoso che mi vien voglia di dargli uno spintone e farlo cadere giù.
«Micha è così carina che non oso farmi avanti…»
E scoppiano a ridere tutti e tre. Che stupidi. Se solo osasse, gli darei una zampata da ricordare.
Sto per sbadigliare quando una miagolata sciocca ci fa voltare tutti. È lei. Selene.
«State facendo annoiare Micha, discolacci… O forse ha mangiato troppo e ingrassa sotto il sole? Ciao cara.» Le faccio una smorfia.
Quella non si è mai guardata allo specchio: una pantera spelacchiata che miagola come una in calore a tutti i maschi della zona. Con quel pelo giallo sembra Maga Magò.
«Ma no cara Selene.» miagolo dolcemente «Sono solo rilassata al sole. Anzi, penso proprio che mi metterò a dormire…»
«Beh certo, alla tua età ci si stanca presto.»
Alla mia…? Ah, gelosa com’è, questa gliela servo.
«Può darsi CARA! Però non corro più dietro alle palline di gomma lanciate e poi a rincorrerle come una povera defic... Ehm una lattante per far ridere i tuoi... volevo dire i padroncini... Intendevo in generale.»
Intanto mi lecco lentamente con fare signorile una zampa, mentre lei mi guarda come se volesse fulminarmi.
Bibì, Bibò e Cucù, i tre idioti scoppiano a ridere rotolandosi sulle tegole. Selene emette un soffio isterico. Io spero che cadano finalmente tutti dal tetto - ma tanto con le nostre sette vite non schiatta nessuno.
Meglio chiudere gli occhi e fingere di dormire. Lei intanto rimiagola in calore.
«Ragazzi, venite da me! Ho una ciotola piena di crocchette e una scodellina di latte. Lasciamo in pace quella zitellona!»
A me zitellona? Meglio così che gattamorta in calore come lei.
Dopo cinque minuti, dal cortile di Selene volano due scarpe e una voce maschile urla:
«Idiota di una micia in calore! Mi porti tutti i maschi del vicinato e devo pure mantenerli? Disgraziata! E non prendi neanche un topo! Via di qui, bestiacce! E tu in cantina!»
Che macello. Che fughe. Li guardo scappare e rido soddisfatta.
Finalmente sola. Mi stendo sulle tegole, pigra e tranquilla. Con un occhio aperto guardo la finestra della camera dei miei genitori.
Oggi mi hanno portato una pappa buonissima: pesce e fegato. Mi sono leccata i baffi.
Vedo Paolo alla finestra. Alzo la testa per farmi vedere.
«Miao.»
Non mi nota. Poco importa. So che mi vuole bene. E soprattutto so che non sono al posto di Selene e dei tre stupidi vicini.
«Miao.»
Ah, che relax. E poi la chiamano vita da gatti.
"Quando il sole scende e i tetti si tingono d’oro, tutto torna al suo posto: i gatti spariscono nei cortili, le finestre si chiudono, il silenzio riprende il suo spazio. E resta solo una gatta distesa sulle tegole, sorniona e soddisfatta, certa che - almeno per oggi - il suo regno è salvo."
Giampaolo Daccò Scaglione

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