mercoledì 8 novembre 2017

L'UOMO DEI MIEI SOGNI




"L'UOMO DEI MIEI SOGNI"

Il mio nome? Potrei dire di chiamarmi Laura o Silvia... Oppure Nicole o magari anche Marta, che importanza ha?
A volte un nome non vuol dire niente, spesso confuso con qualche altro. 
Per quanto mi riguarda ciò che contano sono i sentimenti dell'anima, del cuore che spesso per alcune persone non valgono niente, conta solo il proprio egoismo.
Dio che freddo in questo tardo pomeriggio così buio, qui la nebbia sta scendendo troppo velocemente, quasi non vedo le insegne nei negozi di fronte.
Chi sto aspettando?
Potrebbe trattarsi di Luca o di Marco, magari di un tipo di nome Stefano ma che importanza ha? 
No ha importanza, questo si, aspetto Alberto, un uomo dal viso simpatico, bello con quel fare un po' da canaglia, un uomo che ho conosciuto qualche tempo fa in un locale presentatomi da alcuni colleghi d'ufficio.
Alto, moro con occhi verdi, l'ideale per una sognatrice come me anche se cerco di tenere i piedi per terra... 
Dopo varie telefonate, scambi di messaggi, qualche caffè e chiacchiera avvenuta in alcuni bar del centro, finalmente mi aveva chiesto un appuntamento più serio: aperitivo e cena.
Quanta gente e quanti tram stanno passando... Che sciocca è l'ora di punta visto il passaggio di auto nel viale alberato, meglio guardare l'ora.
Diciotto e trenta ed io accidenti, sempre in anticipo di mezz'ora ed il freddo intanto sta salendo sempre di più.
Stupida, stupida e stupida, è una donna che si fa aspettare non l'uomo ma la fretta di uscire dal lavoro e precipitarmi nel posto dell'appuntamento ora mi fa sentire come un'ingenua liceale al primo incontro.
Ma si guardiamo quelle vetrine di abiti e scarpe, magari anche quella di cosmetici tanto belli quanto carissimi.

(Tram, automobili, biciclette, motocicli passano veloci sfrecciando sul viale alberato. Persone che camminano sui marciapiedi umidi dalla bruma, mentre i negozi sono pieni di persone alla ricerca di qualcosa di buono o di bello o di utile... Intanto il tempo passa veloce, un suono di clacson fa sobbalzare la donna davanti all'ennesima vetrina).
Quanto tempo è passato? Accidenti mi sono persa dietro a tutti questi negozi e... Dio mio le diciannove, lui sarà arrivato alla fermata del tram...
Eccomi qui sotto la pensilina tra volti sconosciuti nella nebbia ma lui non c'è, aspetterò ancora, probabile qualche ritardo dei mezzi specialmente quando c'è molto traffico.

- Diciannove e dieci.
- Diciannove e venti.
- Diciannove e trenta.
- Diciannove e trentacinque.

(Lei ora è seduta, sola sulla panchina della fermata sotto la pensilina mentre l'umidità della nebbia si fa sentire più pungente. I lunghi capelli biondi scendono fin sotto le spalle nascondendo quasi il volto chino a guardare il cellulare in mano, in attesa di un messaggio dopo averne mandati lei, almeno tre...
Luci, macchine ed alberi offuscati dal grigiore che li circonda, il tram sferragliando svolta a sinistra verso l'altra parte del centro, lei in piedi davanti al finestrino in fondo al mezzo, guarda il paesaggio cittadino sfilare sotto i suoi occhi verdi. Non vuole piangere ora no, lo farà più avanti... Forse. Riprende in mano il cellulare e guarda il messaggio arrivatole quando ormai stava per andarsene dal luogo dell'appuntamento.)

"Mi dispiace Cecilia, non posso venire... Anzi preferisco che non ci si veda più, io non te l'ho mai detto ma... Sono sposato e.."
(Si è fermata nuovamente alla congiunzione della frase e come prima quando lo aveva letto, non è più riuscita andare oltre. Le era bastato solo quello, salendo sul tram preso quasi al volo dopo l'arrivo del messaggio e nonostante i molti posti vuoti a sedere, era rimasta in piedi come una bambola, senza pensieri, mentre il tram la stava portando verso casa)
Stupida, stupida stupida... 
Avevo creduto ancora in qualcosa, in qualcuno che potesse darmi almeno affetto, amore, passione ed ora... 
Eccomi di nuovo qui come quella sciocca liceale, la quale ero tempo fa, emozionata e fremente come al primo appuntamento...
Appuntamento con un vigliacco sposato incapace di essere se stesso, fingendo bene un personaggio interessante e simpatico.

(Stringe il labbro piena di rabbia e dolore mentre il tram si blocca alla sua fermata, Cecilia scende ed in fretta prende la via deve abita lasciandosi alle spalle Alberto, il tram e quella nebbia che cela i colori e le luci di una città che offre molto e ti toglie tanto. 
Prima di aprire il portone guarda nuovamente il messaggio di lui sul cellulare e con un gesto lento del dito, preme il tasto cancellandolo senza averlo letto completamente fermatasi ancora a quella congiunzione. 
Il portone si chiude alle sue spalle, domani sarà un altro mattino.)


Giampaolo Daccò

Nessun commento:

Posta un commento