mercoledì 10 gennaio 2018

GIULIA


GIULIA

1974
Nessun tempo, nessuna stagione… Quel giorno.
Lei era bella, anzi bellissima.
Giulia, bionda dai capelli lunghi e morbidi, occhi verdi e per i suoi tredici anni, un corpo già formato grazie ad anni di ginnastica artistica, la stessa che frequentavo io.
Spesso facevamo la strada insieme e parlavamo di tante cose, non sapevo che lei era passionale già da allora ma, non ero a conoscenza del fatto che già usciva con uno più grande di lei, di almeno 10 anni.
Finiti i saggi estivi, un giorno facendo un giro in bicicletta insieme alla sua più cara amica, ci eravamo fermati in uno spazio verde vicino alle colline.
Vedevo lei molto strana, la sua amica mi guardava silenziosa con gli occhi carichi di pianto e sembrava sofferente come lei, Giulia.
Sono incinta… A tredici anni sono incinta!”
La sua voce era stata come una bomba lanciata in uno spazio vuoto e subito mentre la guardavamo ammutoliti, lei si era messa piangere.
Ora che faccio?”
Ma... ma lui chi...” avevo chiesto fermandomi allo sguardo dell’altra ragazzina.
E’...” mi aveva detto il nome, ero rimasto quasi scioccato, lo conoscevo anche io ed aveva una fidanzata bellissima piena di denaro che le traboccava dalle orecchie.
Ci sono stare parole di conforto, parole banali… Eravamo troppo piccoli per dire cose sagge come gli adulti.
Stefania che fino a quel momento era rimasta quasi zitta era esplosa anche lei con parole sussurrate ma come fossero spari nel silenzio della bruma.
Devi dirlo ai tuoi, io e Giampaolo saremo con te se lo vorrai...”
Ci aveva guardato con affetto e terrore ma si poteva fare altro?

Erano passati alcuni mesi, Giulia era andata via dalla cittadina con i suoi, il padre aveva avuto finalmente la sospirata promozione sul lavoro e si erano trasferiti a Milano, avevo saputo che l’altro quello che Giulia amava, si era tirato indietro alle responsabilità e la sua fortuna era stata che il padre di Giulia dopo un pugno sferrato bene al mento di quell’essere, non lo aveva denunciato e fatto sapere in giro, così aveva potuto poi sposare la ragazza ricca che “amava” tanto…
E Giulia?
Giampaolo!” la voce chiara di Stefania mi aveva fatto girare la testa in quel mattino domenicale al mercato.
Ciao, non ti avevo visto più, volevo dirti...” l’avevo abbracciata con un bacio sulla guancia mentre lei ansimava dopo una breve corsa mentre il fiato era uscito dalla sua bocca al freddo invernale.
Volevo dirti che Giulia ti saluta, ora abita a Milano in zona Crocetta e sta bene. Il bambino non c’è più lo aveva perso quasi subito senza bisogno di un aborto… Meglio così ha evitato un trauma...”
Povera Giulia, sapessi quanto mi dispiace per lei.” le avevo risposto mentre Stefania mi aveva preso sotto braccio avviandoci in un bar sotto i portici della piazza principale.
Ecco, il suo indirizzo e numero telefonico, lei aveva saputo che l’anno prossimo incomincerai il liceo artistico e probabilmente vi vedrete nella stessa scuola. Sentitevi dai, lo sai che lei ti vuole bene quanto te ne vuole Silvia.”
Le avevo sorriso e mettendomi in tasca il biglietto avevo ordinato due cioccolate calde con panna.


Milano, Giugno 1981.
Una calda primavera inoltrata, un sabato mattino pieno di sole. Ricordo che avevo fatto degli acquisti prima di partire per le vacanze.

Pochi giorni prima avevo accompagnato la mia amica Lori al treno in quanto era stata ospite da noi per un paio di settimane, me ero fermato con mia sorella Francesca al "nostro" bar poco prima di Piazza del Duomo pensando che avrei dovuto tornarci più spesso qui, per via dell'ottimo cappuccio che facevano, senza contare i croissant pieni di ogni ben di dio.
Infatti in quel mattino caldo avevamo fatto un'abbondante colazione godendoci la vista di Corso Vittorio Emanuele in pieno relax,.Vasi di fiori dividevano il bar dalla folla che aveva invaso quella strada quando dal tavolo vicino, due ragazzi avevano iniziato una discussione piuttosto accesa.
Poco dopo avevo visto lei alzarsi e correre via.

"Giulia! Accidenti…." aveva urlato il ragazzo mentre la gente seduta si era girata in direzione dei due a quel grido... Lui aveva lasciato delle banconote sul tavolino e correndo aveva preso la direzione dell’altra, l’angolo che dava verso piazza Liberty.
D'improvviso lei si era fermata per un attimo voltandosi verso quel giovane che la stava rincorrendo…

In un'istante l’avevo riconosciuta, stessi occhi, stessi capelli e modo di correre.
Giulia.
I ricordi erano riaffiorati prepotentemente, ma ancor prima del suo addio alla cittadina ed al bambino che aveva avuto in grembo per poco tempo, mi era tornato alla mente, un episodio dell’anno precedente.
Di quel luminoso maggio 1973.

Tanti ragazzi delle scuole medie di viale Partigiani che uscivano di corsa dal cortile e dal portone principale, io e con altri tre amici ci eravamo fermati poco più in la per prenderci un gelato, quando una voce allegra aveva detto:
"E a me non lo offrite?".
Giulia, era arrivata con i suoi lunghi capelli biondi sorridendo, lei era la passione di Marco che arrossiva ogni volta che Giulia era tra noi, un ragazzino troppo piccolo per lei nonostante avevano, anzi avevamo la stessa età.
Le avevo offerto il gelato e più tardi l’avevo accompagnata a casa mentre gli altri ridevano prendendomi in giro, un poco gelosi soprattutto Marco.
Sulla porta di casa mi aveva detto che l’anno prossimo forse dopo luglio o a settembre, coi suoi si trasferivano a Milano e non sarebbe più tornata qui, avevo pensato guardandola negli occhi: “beata te”.

Mi aveva fissato seria dicendomi "Mi mancherai tanto..", le avevo risposto che mi sarebbe mancata anche lei, che c’era ancora tanto tempo prima che andasse via, più di un anno…
Forse voleva sentirsi dire qualche parola in più. Ma io ero troppo piccolo e pensavo allo sport e allo studio o forse pensandoci con il senno di poi, lei voleva confidarmi qualcosa che avrei saputo l’anno seguente...


Che strano, spesso si ritrovano persone che hanno fatto parte della tua vita, dopo tanti anni in occasioni strane e solo per pochi minuti, senza avere il tempo di fermarsi o dire qualcosa.
Avevo finito la mia colazione e mi ero avviato verso il parcheggio dove c’era la mia aiuto e nella mia mente ancora Giulia…

In quel breve istante in cui l’avevo riconosciuta, la sua bellezza era diventata ancora di più notevole ma sempre dolce.
Tornando ad oggi, in questo istante sto pensando chissà che fine avrà fatto Giulia e se la rivedrò di nuovo un domani…



Giampaolo Daccò

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