sabato 22 luglio 2023

ILMARE PER SEMPRE


IL MARE PER SEMPRE

Dal finestrino dell'auto guidata da un amico con cui avevo passato le vacanze in una bellissima località marchigiana, vedevo la costa ed il mare bluastro a nord di Fano che sparivano alla mia vista dall'autostrada.
Le colline che precedono Pesaro erano un muro attorno al mare celando alla mia vista quella distesa che per me era, è e sarà sempre fonte di vita. 
Per me non erano una protezione dal vento dell'est ma un blocco che m'impediva il respiro e la sensazione di libertà che mi dava quel blu intenso pieno di onde biancastre che si infrangevano sulla spiaggia.
Il cielo non era azzurro ed ogni tanto qualche leggero cenno di pioggia ci faceva compagnia mentre la vista si apriva su Pesaro e finalmente ancora sul mare che potevo ancora ammirare in quanto le auto davanti a noi si stavano rallentando per il traffico in entrata dalle città della costiera.
Immaginavo le persone dentro le auto, oltre a chi guidava ci sarà stata qualche moglie che parlava di cose leggere o del ritorno alla vita di prima dopo la vacanza estiva.
Ci saranno stati in alcune auto ragazzi e ragazze che dormivano, che mangiavano patatine da un sacchettino che poi, quasi sicuramente avrebbero gettato fuori dal finestrino.
Un ragazzino che leggeva fumetti oppure una bambina accovacciata sul grembo della nonna seduta dietro mentre le raccontava una storia.
Ma anche qualche parolaccia di qualcuno arrabbiato per l'inizio di un traffico del ritorno che l'avrebbe accompagnato chissà, fino a Milano o Bologna o verso altri luoghi e...
Ecco lo sapevo mi ero distratto e Marco aveva già imboccato la curva verso la Romagna e non avevo fatto in tempo a salutare il mare a dirgli arrivederci.
Mi  ero girato con la testa solo un attimo mi era apparsa quella distesa poi niente, sparita tra le auto e la strada, ecco come al solito la malinconia della fine di giorni spensierati e rigeneratori per me era arrivata.
Intanto che parlavo, Marco ascoltava la musica dalla radio, mi ero leggermente accovacciato sul sedile chiudendo gli occhi fingendo di dormire, avevo sentito la sua voce che diceva: "Ecco! La tua solita bella compagnia che fai Giampy... dormire." seguita da una leggera risatina. Sorrisi anch'io ma la mente era scivolata a qualche giorno prima.

Non avevo voglia di andare in spiaggia con la compagnia dell'albergo, neanche di passeggiare per Senigallia così avevo deciso dopo colazione di farmi un giro verso la periferia sud della città, dopo una lunga camminata e dopo una granita presa in una gelateria ero uscito dalla strada che costeggiava il mare ed ero sceso sulla sabbia di un spiaggia quasi deserta, un po' selvaggia.
Mi ero tolto le scarpe da tennis ed alzato un poco l'orlo dei pantaloni cominciando così a camminare  dove le leggere onde lambivano quella rena calda. Guardavo verso l'orizzonte, il sole era alto poi avevo notato una piccola duna di sabbia e velocemente arrivai presso questa e mi ero seduto di fronte al mare con le spalle coperte dalla calura dell'astro.
I piedi erano nell'acqua fresca che a piccole onde quasi ritmiche arrivavano fino a me, sorrisi come uno stupido al nulla davanti e chiudendo gli occhi, la mente era volata verso tutte le vacanze al mare che avevo fatto fin da bambino.
Lavagna era stata la prima che ricordi, avevo tre anni e fino a sette ci eravamo andati ogni estate, ricordo che mamma per la prima volta aveva visto una chiesa con due campanili e si era stupita.
Poi arrivò il tempo di Moneglia, più piccola ed intima e un mare più caldo di quello di Lavagna, me ne ero subito innamorato, facevamo ogni tanto qualche escursione a piedi fino a Lemeglio una frazione situata su un promontorio sopra la cittadina e da lì ammiravo la mia fonte di vita che un giorno mi regalò la veduta di una portaerei all'orizzonte.
Poi arrivarono in ordine Bellaria, Igea Marina con un mare meno splendido però che mi donava tanta forza e vitalità, seguirono Laigueglia, Mentone in Francia. Di nuovo Riccione, Fano, Jesolo e poi più avanti vacanze in posti lontani.
Ogni volta era come vivere in una favola, non sarei mai più tornato a Milano ma cercavo di godermi e "prendere" tutto ciò che il mare poteva regalarmi. La cosa più grande era il mio rigenerare da tutto ciò che era negativo o difficile.
Mentre la mia mente vagava in quei ricordi sulla spiaggia isolata, una frenata di Marco mi aveva fatto aprire gli occhi.
"Che succede?" gli avevo detto preoccupato e guardando fuori da finestrino avevo notato che non eravamo più in autostrada. "Ma che fai Marco sei impazzito? Dove stai andando?"
"Torniamo indietro." mi disse secco pur guardandomi sorridendo.
"Cioè? Hai dimenticato qualcosa in albergo?".
"Si, il voler continuare ancora per una settimana la vacanza, te la pago io e stai zitto."
"Ma cosa? Oddio...".
"Senti Giampy, ci conosciamo da troppi anni e non te l'ho mai detto ma il mare... Lo amo anche io." aveva detto in un fiato "Tu hai ancora quindici giorni arretrati di ferie da fare, io sono autonomo e davvero non ce la faccio a tornare a casa. Quindi si ritorna indietro."
Con l'auto era tornato al casello dell'autostrada verso il mare e subito dopo eravamo già in vista di Rimini."
Scoppiai in una risata di felicità e di sfogo, grande Marco, insieme avremmo vissuto per la prima volta una grande "rigenerazione doppia", il mare da lontano ci stava invitando ad affrettarci.
Mentre dalla radio una voce di un dj stava dicendo "E' mezzogiorno ragazzi andiamo con qualcosa di forte?", urlai in auto.
"Siiiiiiii...".
La grande distesa apparve nella sua bellezza azzurra davanti a noi ed era nostra.

Giampaolo Daccò.






 

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