mercoledì 29 gennaio 2020

LA NOSTRA ULTIMA ESTATE




LA NOSTRA ULTIMA ESTATE

"I can still recall our last summer
I still see it all
Walks along the Seine, laughing in the rain
Our last summer
Memories that remain"

"Ma la stai cantando ancora dopo tutti questi anni?"

"Certo amore... Guarda te l'avevo dedicata proprio qui venticinque anni fa, il giorno del nostro matrimonio, qui a Parigi... Gli Abba avevano visto giusto anni prima."

Giulio abbraccia forte Martina mentre insieme guardano il sole che sta tramontando dietro la tour Eiffel, si erano conosciuti alla Sorbona ad un master appena laureati entrambi in architettura.
Lei bionda dai capelli lunghi e occhi azzurri, lui il classico moro con occhi intensi e neri, atletico.
Non si erano innamorati subito ma col tempo e durante il corso. Lunghe passeggiate, qualche colazione insieme e sotto quella torre altissima un giorno lui l'aveva baciata.

"Ma ci pensi Martina? Venticinque anni di matrimonio e ti amo ancora come prima e siamo qui nel punto in cui ti avevo chiesto se volevi stare con me quattro anni prima."

"Davvero..." dice lei in un sussurro abbandonandosi a quell'abbraccio caldo sotto il sole di settembre...
Lui la stringe forte.

"The summer air was soft and warm
The feeling right, the Paris night
Did it's best to please us
And strolling down the Elysee
We had a drink in each cafe
And you
You talked of politics, philosophy and I
Smiled like Mona Lisa
We had our chance
It was a fine and true romance
I can still recall our last summer"

Martina si mette a piangere, si asciuga le lacrime con una mano, Giulio un poco preoccupato le pone un fazzolettino.

"Scusami caro, questa canzone mi commuove sempre, è la nostra da allora ed ora mi sembra di rivivere tutto... Peccato  che questi anni siano passati così velocemente..."

"Ma siamo ancora insieme, nozze d'oro e quattro anni di fidanzamento, l'anno prossimo al trent'anni di vita in comune ti porto a New York e ti canto Summertime... Ahahah"

"Dio mio no ti prego..." si mette a ridere lei mentre per mano si avviano verso il Trocadero. 

Lei lo sente vicino come sempre, in ogni momento come lo era stato ogni volta nella loro vita in comune, quando avevano avuto i loro tre figli Luca, Alessandro e Mattia.
Mattia, un tuffo al cuore per Martina, Mattia non è il figlio di Giulio e per fortuna assomiglia a lei e non al loro più caro amico Antonio.

Neanche lei aveva saputo darsi una spiegazione sull'accaduto ed il perché quelle due notti ha fatto l'amore con quell'uomo nonostante amasse Giulio, eppure era accaduto. Antonio si era gravemente ammalato di leucemia e non aveva avuto scampo, lei con alcuni amici si erano dati dei cambi nell'assisterlo e quelle due notti così lontane di quasi venti anni le avevano scatenato una pietà talmente forte che, guardando il loro amico soffrire si era data a lui come una sorta di amore.

Si era pentita e nello stesso tempo era stata contenta di aver regalato a quell'uomo sia pur in un momento di peccato e debolezza, quel poco di amore per farlo sentire vivo almeno per qualche istante. Lui, Antonio se n'era andato dopo tre settimane dalla loro seconda notte d'amore. Si era accorta di essere incinta qualche tempo dopo ma non aveva avuto dubbi, pensava che il figlio fosse di Giulio ma, un giorno leggendo un articolo di una donna che aveva nascosto al marito che il loro figlio era di un altro, il terrore aveva preso il sopravvento.

Aveva fatto di nascosto le analisi a se stessa ed al piccolo Mattia e il risultato senza ombra di dubbio era stato spietato, lui era il figlio di Antonio. Lo sa solo lei le lacrime che aveva versato e la voglia di dire tutto a suo marito. L'avrebbe perdonata? Perché lo aveva fatto? Un gesto di pietà o pena non è darsi ad un amico che aveva poco da vivere. Nessuno aveva mai saputo niente e nessuno lo saprà mai si era detta.

Giulio ama i tre figli senza nessuna distinzione e lei con il tempo, quel dolore e senso di colpa si era attenuato pensando che una parte del loro caro amico Antonio era con loro, una buona scusa? Non lo sapeva e non lo sa neppure ora anche lei, ma ciò che conta è il suo amore immutato per Giulio... Nonostante tutto.

"But underneath we had a fear of flying
Of getting old, a fear of slowly dying
We took the chance
Like we were dancing our last dance
I can still recall our last summer"

Continua a cantare Giulio, stringendo lei a se, sorridendo e fermandosi. La guarda negli occhi profondamente e la bacia, il mondo scompare attorno a loro.

"Ti amo Giulio, ti ho sempre amato e ti amerò per tutta la nostra vita".

"Lo so amore, anche tu sei parte di me per sempre. Ti avevo scelta quel giorno senza alcun dubbio e ti sceglierei mille volte ancora se tu me lo chiedessi..." lei si mette di nuovo a piangere "Amore dovresti essere felice, siamo qui dopo tutti questi anni ancora come una volta, la nostra estate di allora non era l'ultima ma la prima di tante, ecco vedi che ora sorridi, non pensare a nulla, ci siamo noi due. Auguri per i nostri venticinque anni amore mio." un bacio appassionato li unisce in quel momento in una nuvola d'oro.
Poi i loro passi che risuonano sui marciapiedi verso l'albergo.

- Amore mio - sta pensando Giulio - so quanto devi aver sofferto, forse più di me. Antonio me lo disse due giorni prima di morire che eri stata sua mentre lo chiamavi con il mio nome, non te n'eri accorta. Lui aveva accettato il tuo abbandono per non morire prima del tempo. Non lo hai mai saputo che ti amava dal giorno che vi avevo fatto conoscere e quelle due notti per lui, erano stati dei sogni realizzati. Me lo disse pensando che l'avrei picchiato o avrei lasciato te, invece mi ero messo a piangere, per me, per lui, per te... Per tutto quello che era accaduto e lo avevo abbracciato forte e sentivo le sue lacrime sul mio volto e nell'orecchio il suo sussurro "Perdonami... Perdonaci". Li avevo già perdonati li amavo troppo entrambi.

Quando era nato Mattia avevo dei dubbi, non lo sai Martina ma io le tue analisi prima che le buttassi le avevo lette... So che Mattia è figlio Antonio ma è anche mio, nostro e lo sarà per sempre.

"Amore, guarda ricordi quel bistrot? Ceniamo lì, era la sera della parata militare ricordi? Ci eravamo rifugiati dentro per la calca ed avevamo passato una serata fantastica. Ti va?"

Martina sorride al ricordo ed annuisce a Giulio, subito si mettono a correre verso quel locale che li aveva visti poco più che ventenni arrivare in una sera piena di persone in festa.

"I can still recall our last summer

I still see it all
Walks along the Seine, laughing in the rain
Our last summer
Memories that remain"


Giampaolo Daccò Dos Lerén



venerdì 3 gennaio 2020

SETTE FIORI





SETTE FIORI

- Perché sette fiori? - chiede il piccolo gnomo dalla Fata del mattino con i suoi due occhi enormi azzurro cielo spalancati su di lei.

- Perché solo così capirai il senso della vita, perché così diventerai adulto e lo sai che gli gnomi diventano adulti al loro centunesimo anno di vita terrestre. -

- Ma voi fate no! Tu Fauxia regina del mattino hai migliaia di anni e vi ho sempre viste così. - la fata sorride al piccolo gnomo dai capelli color del mare, sa che deve dargli una risposta.

- Tesoro, no. Anche noi eravamo piccole crisalidi, per diventare una fata adulta ho dovuto aspettare mille anni ed un giorno e come te abbiamo dovuto trovare sette alberi al posto dei fiori, per trovare la nostra parte materiale, ecco il segreto vostro degli gnomi e anche dei nani del bosco vicino. -

- Ho capito... Dovrei trovare con questi sette fiori, la mia parte emotiva... Capisco madre del mattino. - La fata non riesce a trattenersi e nel guardare lo gnometto vestito di rosso e giallo, una carezza sul volto del piccolo lo fa arrossire.

- Vai ora, la tua strada è facile è il sentiero che inizia tra quella nube verde e finirà nella nube rosa è dentro la strada che sarà più difficile il cammino, troverai sette persone che ti daranno un fiore ma tu prima, dovrai scoprire quale sia dopo aver superato un indovinello. A presto Dwachin, ti aspetto qui. -

Lo gnomo in poco tempo sparisce nella nube verde ed ad un tratto si trova in un bosco fatto di alberi con i colori dell'arcobaleno ed una strada dorata piena di sassolini fatti di pietre preziose e terra d'oro. Dopo una lega di cammino ed una bevuta ad un ruscello si trova davanti ad un recinto con delle pecore ed un'anziana donna seduta tra loro.

L'anziana donna gli sorride e gli pone un indovinello se saprà risolverlo, avrà in dono il primo fiore:
- Piccolino quale fiore fa riferimento all'età più innocente e pura che ci sia? -
Dwachin in quel momento ha uno sprazzo di ricordo della nonna che gli disse un giorno, fatti una collana di... è il simbolo di purezza per i bambini.
- La Margherita! - risponde pronto, intanto la vecchietta si trasforma in una fata bianca e le pecore in farfalle trasparenti, lei consegna al piccolo una margherita d'argento dicendogli di conservarla e che il primo passo è stato compiuto.

Felice Dwarchin prosegue e all'improvviso dopo una lunga camminata e dopo una discesa, trova davanti a se una stalla, un cavallo ed un falegname, il quale sorridendogli e dando il benvenuto gli dice:
- Piccolino qual'è il significato del fiore e dei suoi frutti che vengono usati per preparare liquori o infusi che aiutato a guarire i guerrieri? -
Lo gnometto ricorda che un giorno lo zio Dragan era partito con dei guerrieri per lottare contro dei Lycans e avevano fiasche di liquore, oh si se lo ricorda bene.
 - Il Sambuco - risponde pronto, così il falegname dopo avergli consegnato un sambuco di cristallo si trasforma in un druido ed il cavallo in un puledro dagli occhi di zaffiro e sparisce davanti al suo sguardo.

La terza tappa è un giardino fatto erba azzurra e una bambina seduta al centro lo saluta e senza dire nulla, gli pone una domanda mentalmente, prontamente ricevuta dal piccolo gnomo:
- Carissimo amico mio, qual'è il fiore che diventa un unguento e profumo per togliere malattie e dare aroma alla pelle ed aiutare a cacciare le bestie dagli odori cattivi? -
Questa la sa, la mamma tiene sempre questo profumo in casa: 
- Il Giaggiolo -
- Bravo tesorino mio, eccoti un giaggiolo di lapislazzulo, tienilo con gli altri - la bambina subito si trasforma nella nonna di Dwarchin e scompare subito in una nuvola d'argento.
- Nonna... - fa in tempo a dire ma lei è già sparita, ma il suo viaggio deve continuare, ricaccia il groppo in gola e si avvia per quel sentiero brillante.

Quarta tappa e quinta, un ruscello divide una casetta di paglia e una casetta di legno e davanti ad esse un coniglio bianco e un gatto nero, insieme domandano al piccolo gnomo: 
- Quali sono i due fiori, di cui uno simboleggia l'amore puro, il bene per l'altro e il corteggiamento? Ed il fiore che rappresenta l'eleganza nei gesti, temperanza nelle virtù e della bellezza interiore? Pensaci su è facile - gli dice il coniglio mentre il gatto sorride leccandosi una zampa.
Dwarchin ricorda il fiore che suo padre aveva donato alla mamma nel giorno del loro anniversario, ma anche il fiore che il capo villaggio aveva appeso al taschino della sua giacca nelle grandi occasioni e prontamente in modo sicuro risponde ai due animali:
- Il Lillà e il Rododendro - i due animali si guardano e sorridono ed in quel momento si trasformano nella principessa e nel principe del paese del nord ghiacciato, e sparendo alla sua vista lei, bellissima gli manda un bacio con la mano. Paonazzo di emozione si avvia di corsa verso la penultima tappa. Guarda nelle sue mani i cinque fiori magnifici:
Una margherita d'oro, un sambuco di cristallo, un giaggiolo di lapislazzulo, un lillà di ametista ed un rododendro di velluto bianco e giallo. 

La tappa che si trova davanti dopo un lungo cammino nel sentiero dorato trova una fontana ed un bambino seduto sul bordo che gioca con l'acqua cristallina. Il bambino gli sorride e come ha fatto precedentemente la fanciulla nel prato, gli parla con la mente:
- Ciao Dwarchin, sei cresciuto dall'ultima volta che ci siamo visti (Dwarchin proprio non lo ricorda quel bambino, ne aveva visti talmente pochi nella sua vita). ma devi però dirmi qual'è il fiore che signifa, speranza, ricordi ed amore lontano. -
Per lo gnometto una leggera difficoltà, ricordava qualcosa ma non precisamente cosa, poi guardando il bambino nei suoi occhi color smeraldo, come un fulmine a ciel sereno ricorda il suo miglior amico Tylin, che era morto cadendo da un burrone inseguito da un lupo grigio, lo avevano seppellito nella terra coperta di "Non ti scordar di me" come li chiamano gli umani questi fiori bellissimi:
- Il Miosotis! - quasi urla mentre vede il bambino trasformarsi nel suo amico scomparso decenni prima, due lacrime erano spuntate dai suoi occhi mentre il suo amichetto spariva in una luce dorata sorridendogli. Guarda nella sua mano sinistra il Miosotis di topazio blu apparso all'improvviso e lo unisce piangendo, agli altri cinque e si incammina lentamente un po' triste verso la sua ultima tappa.

Dopo un lungo cammino pensieroso ecco che arrivato in cima ad un colle breve, dall'alto vede la nuvola rosa, l'uscita ma prima una bancarella chiude quel passaggio ed un signore ben vestito lo sta aspettando sorridendo, Dwarchin corre con i fiori nella mano destra e con la sinistra saluta quell'uomo elegante e si ferma davanti a lui. Era un signore dai baffi rossi, gli occhi gialli e il vestito verde degli alti nani, quasi ne aveva paura ma il sorriso buono di questi lo assicura, non aveva nulla da temere.
- Eccoci all'ultima tappa mio caro piccolo Dwarchin, dovrai indovinare il fiore, l'ultimo che ti permetterà di diventare adulto ed entrare nelle sale degli anziani nel tuo villaggio al bosco di Farahys. - lo gnometto annuisce timidamente.
L'uomo prende un foglio di pergamena dorata e legge: "Caro mio piccolo figliolo, sai dirmi qual'è il fiore di vari colori il cui significato nel mondo umano e come dicono loro reale e fortunatamente non nel nostro (ed intanto i due sorridono alla battuta dello strano uomo), vuol dire commemorazione dei defunti mentre il vero significato è il re dell'autunno e dei Cervi dalle lunghe corna?" -
Non ha nessun dubbio il piccolo Dwarchin, ormai aveva capito molte cose in quel viaggio senza tempo, ogni fiore rappresentava un sentimento diverso dell'essere vivente e della vita stessa, gli pare di sentire una risata nella testa e un "bravo figliolo" simile alla voce dell'uomo dai baffi rossi e gli occhi gialli:
- Il Crisantemo! - quasi urla
All'improvvivo un crisantemo di diamante appare nella sua mano e l'uomo si trasforma immediatamente nel re dei Nani.
- Maestà - grida il piccolo gnomo inginocchiandosi ma lui era già sparito nella nebbia rosa.

Alzando gli occhi Dwarchin si ritrova nel punto di partenza con davanti a se la Fata Fauxia seduta sul prato fiorito che lo accoglie con le braccia aperte. Dwarchin si alza e le corre incontro donandole i fiori mentre lei lo abbraccia forte:
- Sei arrivato presto piccolino, dai a me questi fiori, la tua prova è stata largamente superata, me lo aspettavo ed ora sei uno gnomo grande, guardati. Davanti si materializza uno specchio fatato e lui non vede più quel piccolo gnomo dalla pelle liscia e dal vestito da ragazzino ma uno gnomo più alto, con baffi rossi ed un vestito di lana pregiata color del sottobosco con bottoni d'oro ed il cappello bordato di pelo d'argento.
- Ma, mia signora... -
- Ssst piccolo mio, ora sarai Gwarchin, l'aiutante del druido Morstand del tuo villaggio, la tua sapienza ha superato i tuoi anni di vita, sarai un ottimo druido giovane che potrà mirare in alto. Ora vai e non dimenticare questo... -
Dwarchin alzandosi da lei, vede come una magia i sette fiori trasformarsi in una rosa bianca dai petali di seta.
- Questa è tua, questo sei tu, l'insieme delle doti che hai acquisito e che ti hanno infuso la saggezza superiore di druido, questa era la tua strada fin dall'inizio. Tutti temevano che non ce la facessi a superare le prove, invece io ne ero sicura. Ora vai al villaggio, ti stanno aspettando con tutti gli onori e questa rosa conservala per sempre un un vaso di cristallo. -

Dwarchin sta per correre sulla strada verso il villaggio, si ferma torna indietro e riabbraccia la bellissima fata regina del mattino dandole un bacio sulla mano, la risata cristallina di Fuxia si perde mentre scompare tra le braccia dello gnomo.
Dwarchin non vede l'ora di essere al villaggio, lo stanno aspettando ma soprattutto ora è diventato un adulto, un druido. Davanti a se erba, fiori e alberi sembrano inchinarsi al suo passaggio e lacrime di gioia che si trasformano in gocce di cristallo cadono dal suo viso.
Ora si, è davvero felice.

Giampaolo Daccò Dos Lerèn 




martedì 31 dicembre 2019

COME QUAND'ERO BAMBINO



COME QUAND'ERO BAMBINO

Questa mattina, appena sveglio ho alzato le tapparelle della mia camera, all'improvviso mi sono fermato a guardare il cielo che si stava facendo chiaro, quel misto di alba rosa e azzurro tenue che la notte passata aveva sbiadito e sulle piante un velo bianco di brina. Il calore del termosifone mi ha fatto venire un brivido  nonostante il calore che intorpidiva il mio corpo ancora morbido di sonno.

E' stato un tuffo nel passato, come quand'ero bambino.

Vivevo un poco da nonna Vittoria e un poco da nonna Maria e stavo con i miei solo il sabato: questa mattina sembrava una delle centinaia di albe passate quand'ero piccolo nel paese delle nonne poco fuori Milano, dove l'inverno era inverno come lo erano tutte le altre stagioni che scandivano il tempo che scivolava via lento.

Questa mattina mentre assaporavo la mia colazione, latte caldo, biscotti e una fetta di pane con la marmellata, guardando fuori dalla finestra, sembrava tutto come allora, come quando ero un piccolo cucciolo pieno di fantasia che credeva agli angeli che vivevano sui nuvoloni bianchi nel cielo blu.

Mi sono rivisto col pigiamino di lana colorato mentre la nonna di turno preparava i miei vestiti per andare all'asilo, ho ritrovato il sapore della colazione con il latte da poco munto dal "latè" della fattoria vicina, il calore del camino mentre zia Francesca metteva sopra il paiolo per fare la polenta. Andavo all'asilo, (poi alle scuole elementari) negli inverni come questi con l'aria pungente ed il cielo rosa-azzurro tenue sopra la mia testa... Come oggi.

Il fumo dei comignoli delle case basse dai tetti rossi uscivano scuri perdendosi nel cielo, qualche verso di gallo lontano, poche auto e gli amichetti che ti aspettavano per la strada, proseguendo poi mano nella mano verso la scuola, mani con i guanti di lana caldi e colorati fatti a maglia dalla nonna e gli stivaletti con pelo all'interno che scaldavano i piedi sulla strada che brillava dalle "polveri" di ghiaccio della notte.

Che mattine stupende nonostante il freddo, quando ti svegliavi sentivi il caldo delle coperte e poi subito il freddo della camera mentre nonna per farti alzare di corsa, ti toglieva le coperte di scatto dicendo: "Oplà, forza Maciste svegliati che è tardi... Qualcosa ti aspetta in bagno" (tardi poi, non lo era mai) e in quel locale riscaldato da una stufetta elettrica, ti aspettava la vasca con l'acqua bollente piena di schiuma.

Fuori davanti alla porta, vedevi passerotti nei loro nidi sotto le tegole e ti domandavi come non avessero freddo con il ghiaccio sopra i cornicioni ed il bianco spino davanti a casa come poteva avere quelle bacche rosse nonostante la brina sulle foglie, un mistero per un bambino piccolo come me eppure era magia.

Ora la stupenda alba rosata è andata via lasciando posto al mattino chiaro, freddo, con un sole stupendo, ma non è andato via quel ricordo di quelle mattine indimenticabili.  Mattinate che hanno lasciato un ricordo indelebile e una punta di nostalgia dove tutto sembrava bello, sereno... Dove la vera vita di adulto con tutte le sue problematiche belle e brutte era talmente lontana che non pensavi mai di crescere e soprattutto così in fretta.

In confidenza, dentro sono rimasto ancora quel bambino che si stupisce ancora della bellezza della natura ed in questo caso del mattino gelido e chiaro dell'inverno e ne sono felice.

Giampaolo Daccò Dos Lerèn.



venerdì 27 dicembre 2019

BAMBOLINA






BAMBOLINA


Era come una bambolina quella piccola bimba dal vestito rosso con i fiorellini gialli, le maniche a sbuffo e la gonna arricciata, le piccole ballerine rosse ed i calzini bianchi le davano l'aria di una fatina birichina che da un momento all'altro avrebbe combinato qualche magia.

"Bambolina, bambolina, la bambina più dolce che c'è" cantava Mimì, mentre lei l'ascoltava dalla radio guardando la sua mamma con un punto interrogativo?
"Ma sono io?"
E si veniva da dire, sei proprio tu, la bambolina leggera dai codini d'oro scuro che rideva e correva nei cortili e nei campi attorno a casa, quando c'erano ancora le fattorie, i cortili, i campi attorno alla metropoli.

Bella quella piccola, sembra una bambolina, molti lo dicevano e tanti lo pensavano. Stai tranquilla con le persone attorno che ti amavano i Barbablù e i lupi neri se ne stavano alla larga, il tuo sorriso innocente mai sarà rovinato dalla cattiveria.

"Bambolina, bambolina volerà sul cavallo del re" Mimì la cantava e la nonna glielo ripeteva anche se al posto del re c'era un principe ed il principe era arrivato anni dopo, biondo dagli occhi azzurri.

Quanta tenerezza bambolina, quando amore bambolina e tu innocente e maliziosa giocavi a fare la mamma ad un'altra bambolina più piccola di te e sognavi, sognavi di diventare la principessa dal vestito rosa, che tenerezza. 

"Fai la nanna bambolina, la bambina più bella che c'è" canta ancora Mimì, il cavaliere che ti protegge, quel tuo fratello dai capelli rossicci e le lentiggini è sempre vicino a farti da guardia, che ti proteggerà sempre e che ti vuole bene immensamente e che ha sempre scacciato i ragni velenosi sulla tua strada.

Bambolina, il tempo è passato, la piccola bimba dal vestito rosso con i fiorellini gialli se n'è andata per la sua strada, non si sono più Barbablù, lupi, ragni ed il cavaliere che ti difendeva sempre, anche il tuo principe dai capelli biondi ed occhi azzurri ora è lontano, ma tu...

Fai la nanna bambolina la bambina più bella che c'è
E domani, domani lei dormirà ancora sì anche domani
Domani lei dormirà finché il suo re con un bacio la
Sveglierà



Storia di Giampaolo Daccò
"Bambolina" parole tratte da lyrics di Bertè/Shapiro
Photo Angela Maria Stella
Model Francesca Daccò







giovedì 12 dicembre 2019

ASPETTANDO CHE TU UN GIORNO ARRIVERAI



ASPETTANDO CHE UN GIORNO ARRIVERAI

Come tutte le mattine ho guardato dalla finestra il cielo, mi sono alzata sentendo la pioggia cadere sul tetto, la piacevole sensazione di tepore delle calde coperte, ha fatto stridio con il suono della sveglia. 
Peccato doversi alzare per andare al lavoro come ogni mattina ma fortunatamente oggi è venerdì e si finisce come sempre a metà pomeriggio.
Mentre finisco di bere il mio caffè latte, guardo il cielo grigio blu e quella pioggia sottile che scende sulle case, sulle strade e sulle auto di sotto. Ed aspetto che tu possa arrivare.
Il treno delle sette e quaranta è arrivato, c'è meno gente del solito, meglio così mi posso leggere il mio quotidiano senza sgomitare tra le persone maleducate che spingono nella ressa, intanto immagino quando arriverai.
Non amo molto i colori rifatti nei nostri uffici, troppo chiari, la luce troppo forte ma il capo ha deciso così e ci siamo adattati. Oggi troppa posta da evadere, i miei sottoposti per la maggior parte ammalati e il solito gruppetto che vuole prendere il caffè nel momento meno opportuno. E tu che sei nei miei pensieri.
Una pausa pranzo veloce ma questa volta con due colleghe simpatiche, uno sushi davvero buono e Laura che discute con Rita sull'ultima canzone di Elisa, andassero d'accordo una volta tanto, ed intanto penso ad una canzone per noi, quando arriverai.
Pomeriggio noioso mentre la pioggia cade ancora, evasa posta, consegnato tutto il lavoro della giornata al capo che stranamente oggi ha sorriso, programmato il lavoro per il lunedì, guardo l'orologio che segna le quindici e venti, tra poco più di mezzora si chiuderà e per tre giorni cercherò di rilassarmi lontano da tutti. Mi appoggio allo schienale della comoda sedia e penso a chissà quando arriverai.
La pioggia cade incessantemente mentre mi avvio al supermercato per la spesa, ho rifiutato un uscita con le amiche, avevo voglia di starmene al caldo questa sera con una cenetta già pronta e guardare in tv un episodio della mia vecchia serie preferita "Cold Case". E tu quando sarai qui passeremo insieme la sera del venerdì abbracciati parlando dei nostri sogni e desideri.
Sono le venti e cinquanta, fuori la pioggia è aumentata, il gatto dorme, la cucina l'ho rimessa in ordine, seduta sul divano mi gusto il telefilm e sul più bello suona il telefono, come sempre mia madre nel momento più sbagliato. 
"Si mamma, hai ragione... Certo che ho cenato, si si mangio non ti preoccupare. No domani non posso devo andare in palestra e poi ho delle commissioni... Come? Ah si va bene domenica mattina da voi, papà mi vuole vedere... Si si... Ciao".
Le solite cose ed intanto non ho capito chi ha sparato alla vittima, ma tanto so che quando ci sarai tu, me lo dirai.
Mi sveglio nel cuore della notte, un tuono mi ha destata improvvisamente e sento il bisogno di bere un po' di acqua, eccomi mentre sorseggio dal bicchiere appoggiata alla finestra mentre fuori c'è la notte con la sua pioggia e le luci gialle dei lampioni e penso a quando arriverai tu.

"Non so chi sei, non so come sei, non so quando arriverai, non so cosa mi dirai quando ci incontreremo... Ma sono sicura che presto ti presenterai nella mia vita, ragazzo dei miei sogni. Non ho fretta, vorrei solo che quando tu arrivassi, il tuo sorriso ed i tuoi occhi mi faranno innamorare perdutamente. Ti aspetto".

Le coperte sono ancora calde e mi rannicchio sorridendo nel letto mentre il sonno sta per tornare, domani sarà un sabato dedicato tutto a me stessa e... Chissà se sarà il giorni in cui tu arriverai nella mia vita.

Giampaolo Daccò Dos Lerèn

venerdì 29 novembre 2019

MISTRAL ED IL BOSCO DEI SAMBUCHI



IL BOSCO DEI SAMBUCHI

"Ho passato tanto tempo nel bosco dei sambuchi a ovest dove il sole tramontava sulle montagne di Barazar, da quando ero stato abbandonato dalla mia famiglia, ero troppo umano nel viso e parte di loro non mi avevano mai accettato. Mamma Saevar aveva amato un piccolo essere della terra (come tutte le femmine del gelido nord Kasdivan potevano avere due uomini della stessa razza) e nacqui io e papà Ulfir mi cacciò in quel mattino d'inverno poco dopo aver compiuto cinque anni e le mie orecchie divennero a punta. Non ero nato da un elfo come lo era lui.
La fata della neve mi aveva accolto e portato qui nel bosco dei sambuchi il cui profumo ha invaso i miei abiti, pelle e tutto ciò che Lei, la Signora del gelo mi aveva regalato e che amavo tanto.
I miei anni non li so contare, non sono come i vostri, forse uno dei vostri terrestri sono cinquanta o forse cento dei nostri e molti di più ancora, da piccolo folletto ho visto tante cose, tanto odio, amore, felicità e infelicità che mi hanno insegnato molte cose.
Ora sto aspettando, di poter andare ad esplorare ciò che è fuori da questo bellissimo e grande bosco di sambuchi, sto aspettando che torni da un viaggio il mio amico gnomo Varrelj e con lui, mi aveva promesso, andremo nella terra dei camini rossi."
Non so come sia ma mi aveva sempre raccontato che la terra dei camini rossi era fredda d'inverno e calda in estate con giorni lunghi, c'era acqua fresca e calda, molto verde e tanta gentilezza. Gli abitanti di quel posto: gnomi, nani, vulpelis amavano tanto gli elfi che con loro erano sempre stati protettivi fin dall'antichità. Avremo un a casa, potrò usare le mie arti magiche del gelo e chissà una nuova vita. Tra poco sarà qui ed intanto che lo aspetto mangio le bacche di ginepro insieme ai miei amici del bosco e spero un giorno di incontrare di nuovo la Regina del gelo, la fata del mio cuore.

Mistral.

lunedì 25 novembre 2019

AVALON: IL VIAGGIO



AVALON

La Barca
Il Regno di Avalon
Mistral Wind-Artic

IL VIAGGIO







"Se non sai come arrivare ad Avalon, la nostra meravigliosa Terra, devi avere il cuore puro e magico, la mente aperta e gli occhi che "vedono", solo allora troverai la radura, la spiaggia e una barca che appare dalle nebbie azzurrine. 
Ynis Witryn è lì dove c'è il Tor, nalla piana di Gladstonbury, celato da un velo di un'altra dimensione ma così vicina da coglierne gli aliti di vento dai  mille profumi che inspiegabilmente inondano quella terra.
Io sarò vicino ad un albero di Sambuco ad aspettarti mentre Morgana, Viviana ed Ygraine, ti trasporteranno, salita sopra la magica barca, in quel mondo ora lontano dalla vostra realtà ma vicino se saprai guardare con occhi giusti...
Dimenticavo, ti chiederò una piccola pietra preziosa come l'acqua marina o il lapislazzulo per fare in modo che tu possa tornare nel mondo reale se lo vorrai. Chiamami Mistral ed io apparirò davanti ai tuoi occhi."
Mistral Wind-Artic.


venerdì 22 novembre 2019

LA STRADA VERSO LA CONOSCENZA



La strada difficile che porta alla conoscenza, un disegno allegorico per far comprendere qual'è il tragitto lungo da compiere per la conoscenza dentro se stessi e quella che permette di andare oltre alla materialità. La mente deve liberarsi dai concetti visivi spesso falsi ma aprirsi al vero significato e visualità, in quell'attimo si incomincerà a capire.

MISTRAL 

L'INIZIO




"Ricordo quel tempo in cui il druidismo e lo sciamanesimo
erano imperante tra i popoli
ed il culto della dea Madre e della Natura
regnavano con amore e magia sulla terra.
Con l'avvento del patriarcato e delle religioni monoteistiche
l'odio, il fanatismo e l'intolleranza
ne sono diventati padroni incontrastati.
Un giorno, spero che tutto ritorni come prima,
seguendo il filo logico della vita."


Felice di non appartenere al credo dell'odio e dell'intolleranza.

MISTRAL <3 

I QUATTRO ELEMENTI FONDAMENTALI




FUOCO -TERRA -ARIA -ACQUA 





In esoterismo, nella magia, nell'arcano e anche in tutte le religioni di ogni tipo, gli elementi vengono visit in maniera diversa: dai colori, ai solidi, agli arcangeli (Michele-Gabriele-Raffaele-Uriele che aveva sopperito la mancanza di Lucifero), agli angoli della terra (Nord-Sud-Est-Ovest) e tanto altro.

Sono le basi dell'astrologia, della cartomanzia, delle magie, dei culti esoterici dimenticando (cosa che gli antichi al tempo della Dea Madre non avevano mai scordato: il Metallo).
Molti lo hanno definito Ferro ma il vero metallo dell'antichità e quinto elemento era l'Oricalco, il rame prezioso che ornava i palazzi di Atlantide ormai scomparso come il mito di Atlantide, Mu, Avalon, Shangrilà, Mohenìjo Daro.
Mistral 

LE QUATTRO FATE DI LUCE DI AVALON

LE QUATTRO FATE DI LUCE DI AVALON

YGRAINE - MORGANA -MORGAWSE -VIVIANNE







Le quattro fate che decisero le sorti di Avalon o Ynis Witrin:
Ygraine la rossa, madre di Morgana, Viviana e Morgawse, le tre dame dell'Isola che oggi vive in un mondo parallelo.
Un giorno Artù e Merlino torneranno alla fine dei tempi, quando il Dio del Sacro Graal finirà i suoi giorni per lasciare il posto ad un altro come fece quando sconfisse La Dea madre di Avlaon, la quale, fortunatamente, permise alle sue figlie e figli di nascondersi in un universo parallelo.
Il Tor è esotericamente la porta d'accesso ma è dallo scomparso (apparentemente) lago vicino a Gladstonbury dove la barca partiva per Avalon immersa dalle nebbie.

Mistral

MISTRAL WIND-ARTIC, ciò che sono esotericamente.



MISTRAL WIND-ARTIC




Una biografia, la mia che potrebbe essere una favola bella e tragica, un'esistenza molto importante di un essere non capitato per caso su questo Mondo chiamato Terra.
Secondo la tradizione Esoterica, l'essere umano è completo nel novilunio prima della nascita quando anima e corpo sono perfettamente incarnati con le future doti che si svilupperanno nel corso della vita, quando quest'umano uscirà dalla casa naturale materna e secondo le proprie posizioni natali, proseguirà il suo cammino nella vita.
Il mio vero nome non ha importanza, posso essere Mistral-Azule-Elisius (i miei nomi esoterici in base alla magia di cui sono portato), di certo la mia vera nascita è stata nel mese di כסלב (Kislev), il giorno tradizionale del 18 dicembre con la congiunzione Helios/Nyx (Sole /Luna).
Una copiosa caduta di neve ha annunciato la mia nascita avvenuta poi giorni dopo nel mese di טֵבֵת (Tevet), si disse che quella sera mai era stata vista una nevicata così, tant'è che furono decine i centimetri di bianca soffice "ovatta" che coprirono quel luogo.
Il nome doveva essere un altro ma com'era scritto nel libro del destino, i miei padrino e madrina lo cambiarono convinti da chi mi aveva battezzato, in quel mattino di luce dopo pochi giorni dopo e questo era stato un significato importante, nonostante l'opposizione ormai arrivata tardi della mia dolce madre, affaticata da nove ore di travaglio, come i mesi di gestazione
Sono stato per anni un bambino solo che coltivava doti medianiche nascoste a tutti tranne ad una persona che era stata la mia fata di luce e prima insegnante: Myriam o Marsaar (il suo nome esoterico) la mia cara nonna, la quale sapendo del mio destino, mi portava nei campi, in riva al fiume, sotto le stelle, tra la neve, la rugiada, al mare, nei boschi per imparare l'arte dell'esoterismo.
Così era iniziata la mia esistenza fatta di studi, di aiuto, di insegnamento e di continua esperienza esoterica fino al giorno in cui ritornerò un domani lontano, nella Luce da dove sono partito anni fa.

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mercoledì 6 novembre 2019

MORGANA, LA FATA DI AVALON





MORGANA LA FATA DI AVALON

La fata Morgana (conosciuta anche come Morgane, Morgaine, Morgan e altre varianti) è una figura mitologica legata alle leggende arturiane.

Nelle leggende arturiane è una dei principali antagonisti di re Artù, Ginevra e soprattutto del mago Merlino. L'epiteto femminino "la fata" (tradotto dall'originale inglese "le fay", a sua volta adattato dal francese "la fée") indica la figura di Morgana come una creatura

In tutte le versioni del mito, Morgana è una potente maga (da qui il soprannome "fata", che la mette in relazione con il misterioso popolo semidivino degli Sidhe della mitologia celtica). Probabilmente il personaggio è stato ispirato dalla dea celtica Modron oppure da Morrigan, dalla quale potrebbe aver pure tratto il suo nome. È in testi più tardi, come il ciclo del Lancillotto in prosa del XIII sec., che il personaggio sviluppò un carattere più complesso e ambivalente, trasformandolo in un pericoloso antagonista di Re Artù.

Geoffrey di Monmouth, nel suo Vita Merlini del XII sec., e Giraldo del Galles (1146-1223) collegano Morgana con la mitica Isola delle Mele (Avalon), ove riposava re Artù, dopo essere stato ferito a morte nella battaglia di Camlann. Morgana, secondo Monmouth, era una di nove sorelle (Moronoe, Mazoe, Gliten, Glitonea, Gliton, Tyronoe, Thiten, Thiton e lei stessa, tutte potenti maghe e guaritrici), che regnavano su quell'isola.

Nella tradizione del ciclo arturiano, Morgana è la maggiore di tre sorelle (le altre due sono Elaine e Morgause), figlie del duca Gorlois di Cornovaglia e di sua moglie Igraine. Igraine ebbe però anche un figlio illegittimo dal re britanno Uther Pendragon, il quale venne affidato al mago Merlino e sarebbe poi diventato re Artù. Anche Morgana imparò le arti magiche da Merlino, ma fu sempre gelosa della gloria del fratellastro Artù e di sua moglie Ginevra e si adoperò per distruggerli. A Morgana viene comunemente ascritto un ruolo di primo piano nel complotto capeggiato da Sir Mordred, cavaliere della Tavola Rotonda, che tentò di sottrarre a re Artù la corona di Britannia e la regina, provocando la fine del suo regno.

In La morte di Artù, poema epico-cavalleresco di Thomas Malory del XV sec., Morgana, figlia di Gorlois e Igraine, da bambina viene affidata all'educazione di un convento di suore, ma mostra fin dall'inizio di avere dei poteri sovrannaturali (viene detto, ad esempio, che era capace di tramutare sé stessa e altri in animali o oggetti inanimati). Il mago Merlino, prevedendo la sua pericolosità, convince Uther, re di Britannia, che aveva preso in moglie la madre di Morgana dopo aver ucciso in battaglia il suo primo marito Gorlois, di allontanare Morgana dalla corte, dandola in moglie a uno dei suoi vassalli. Morgana vive un infelice matrimonio con il re Urien di Gore, al quale partorisce il figlio Ywain, avendo al contempo diversi amanti. Gelosa del successo di re Artù, suo fratellastro, Morgana decide di eliminarlo.

Lo attira su una nave fatata e gli ruba la sua spada magica, Excalibur, sostituendola con una copia, poi con un pretesto lo fa combattere in un duello mortale con un cavaliere di nome Accolon (amante della stessa Morgana, cui lei ha consegnato Excalibur), facendo in modo che i due contendenti non si riconoscano fra di loro. Il piano però fallisce, allorché la magica Excalibur torna nelle mani di Artù, che uccide Accolon e, una volta riconosciutolo, capisce l'inganno. Morgana frattanto tenta di assassinare di persona il proprio marito, re Urien, ma viene fermata dal figlio. Successivamente la donna usa le sue arti per far prigioniero ser Lancillotto, cavaliere della Tavola Rotonda, e farne il proprio campione e amante, ma quello la rifiuta, essendo innamorato della regina Ginevra, moglie di Artù. Morgana tenterà poi a più riprese di screditare la regina e distruggere il re, unendosi al complotto che lacererà la Tavola Rotonda e rovinerà il regno di Britannia. Alla fine però anche in La morte di Artù Morgana svolge un ruolo positivo: è lei infatti che, riconciliatasi con il fratellastro, lo raccoglie morente dopo la sua ultima battaglia e lo porta ad Avalon per curare le sue ferite, fino al giorno del suo glorioso ritorno.

Secondo alcune delle più recenti e conosciute versioni del mito (ad esempio il romanzo Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley e il film Excalibur di John Boorman), Morgana è la madre di ser Mordred, avuto da un rapporto sessuale con l'ignaro fratellastro Artù. Nelle versioni più risalenti comunque la madre di Mordred si chiamava Morgause (o Anna) ed era sorella di Morgana. La somiglianza fra i loro nomi ha però provocato spesso confusione, ed è anche stato suggerito che "Morgause" potrebbe essere una forma corrotta di "Morgan", e che quindi i due personaggi originariamente fossero uno solo.