martedì 10 febbraio 2026

"Quando le donne amano": *IN ATTESA DEL TRENO*

“Ci sono treni che non portano lontano: portano altrove.”


*IN ATTESA DEL TRENO*

Che strano trovarmi qui, in questa piccola stazione, in un mattino tiepido di primavera. La rugiada illumina il paesaggio con una delicatezza che ricorda i dipinti di Monet: colori chiari, sfumati, quasi sospesi.

Guardo l’orologio: sono le dieci e trenta dell’undici aprile. Il treno dovrebbe arrivare a momenti, almeno così mi hanno detto.

Se penso a ciò che ho lasciato alle spalle, mi viene da piangere. Eppure, dentro di me, sento una serenità nuova, inattesa, quasi dolce.

È per lui che ho lasciato un marito adorabile, sposato più di vent’anni fa. È per lui che ho abbandonato due figli ormai vicini al diploma. È per lui che ho salutato due genitori che hanno dato tutto per me.

Quando l’ho incontrato, poco più di un anno fa, non immaginavo che quella conoscenza avrebbe cambiato ogni cosa. 

Ho sofferto, sì. 

Ho lottato, ho esitato, ho pianto. Ma alla fine ho capito che la vita, a volte, ti mette davanti a scelte che non puoi evitare. E lui è stata una di quelle scelte.

Non voglio pensare alla sofferenza dei miei cari, ma le due valigie accanto a me me la ricordano. Perché lasciare tutto ciò che avevo? 

Perché rinunciare a una felicità tranquilla per seguire un uomo che non mi ha dato tregua fino al mio cedimento?

Non lo so. Non lo so davvero. So solo che, quando ho detto “Me ne vado”, negli occhi dei miei ho visto una sofferenza indicibile. E il mio cuore si è spezzato. Ma ormai non potevo più tornare indietro.

Il treno non arriva. L’attesa è snervante. La mia nuova vita è lontana, eppure così vicina.

Una donna si avvicina. Finalmente non sono più sola.

«Buongiorno, signorina» dice sorridendo. È elegante, vestita di verde, con i capelli bianchi raccolti in uno chignon anni Sessanta. Ha occhi vispi, gentili.

«Buongiorno a lei…» rispondo. «Se aspetta il treno delle dieci e trenta, temo che saremo in ritardo.»

Lei sorride, e la sua risposta mi spiazza.

«Le importa davvero così tanto un piccolo ritardo? Ha un appuntamento importante? Io prendo spesso questo treno. Non mi sono mai turbata dei ritardi: prima o poi si arriva sempre alla meta.»

«Già… forse ha ragione.»

«E non si preoccupi per il posto. Su questo treno c’è sempre posto.»

C’è qualcosa nei suoi occhi: affetto, forse pena. Ma la sua presenza mi tranquillizza.

Apre la borsetta color paglia, estrae un foglio, lo legge. Poi alza lo sguardo e mi sorride di nuovo.

«È tutto a posto, signorina. Il treno sta arrivando. Anzi… eccolo.»

Mi alzo. Lei mi sfiora la spalla con un gesto affettuoso.

Un treno argenteo, moderno, pieno di persone, si ferma davanti a noi. Nessuno scende. Il capotreno si affaccia e saluta la signora con la mano: si conoscono, evidentemente.

«Prego, salga pure» mi dice lei. «Arrivederci, signorina Adriana.»

Mi volto di colpo. Come fa a sapere il mio nome? E le mie valigie? Sono rimaste accanto a lei.

Le porte si chiudono. Lei rimane sul binario, immobile, serena, e mi saluta con un cenno.

«Prego, signorina Silvana» dice il capotreno. «Il suo posto è il quarantasei, vicino al finestrino. Non si preoccupi per le valigie: arriveranno col prossimo treno.»

La sua voce è calma, rassicurante. Mi siedo. Fuori scorrono monti e vallate. Poi il treno entra in una galleria.

Bologna, 12 aprile

Alberto tiene per mano Luca e Antonio, i suoi figli. Dietro di loro, i genitori e i suoceri piangono in silenzio. 

Si sentono solo i passi sulla ghiaia del vialetto del piccolo cimitero di periferia.

«Povera Adriana…» pensa Alberto stringendo le mani dei ragazzi. «Sei andata via per sempre, lasciandomi solo con loro. Quel male terribile, quello che chiamavi Lui, il mio rivale, ha vinto la sua battaglia. Ti ha portata lontano, chissà dove, chissà su quale treno. Ti amerò sempre, piccola mia. Ovunque tu sia.»

Il cielo si fa più azzurro. Da qualche parte, un treno è arrivato a destinazione. Un treno che parte e ritorna da un luogo che nessuno conosce, se non chi lo prende una sola volta nella vita.

“Questa storia nasce da una domanda semplice: cosa succede nell’istante in cui lasciamo la vita che conosciamo? Ho immaginato una donna che crede di fuggire per amore, e invece sta compiendo il viaggio più misterioso di tutti.”

Giampaolo Daccò Scaglione

 

2 commenti:

  1. Stavolta mi hai spiazzata!!!!

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  2. Grazie, doveva essere un forte emozione, come se tu fossi su una strada dritta, già stabilita ed invece arriva all'improvviso la svolta che sconvolge ed emoziona.

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