“Ci sono estati che non finiscono: restano sospese tra Parigi, la memoria e un abbraccio che non invecchia.”
*LA NOSTRA ULTIMA ESTATE*
«Ricordo ancora la nostra ultima estate…
le passeggiate lungo la Senna,
le risate sotto la pioggia,
i giorni che sembravano non finire mai.»
«La stai cantando ancora dopo tutti questi anni?»
«Certo amore. Te l’avevo dedicata proprio qui, venticinque anni fa, il giorno del nostro matrimonio. Parigi lo sapeva già allora.»
Giulio abbraccia Martina mentre il sole scende dietro la Torre Eiffel. Si erano conosciuti alla Sorbona, appena laureati in architettura.
Lei, bionda dagli occhi azzurri. Lui, moro, atletico, con lo sguardo intenso.
Non era stato un colpo di fulmine: era stato un amore che cresce piano, come certe melodie che si capiscono solo dopo averle ascoltate molte volte.
Così dopo quattro di anni di fidanzamento ufficiale, si sono sposati nella chiesa di Saint-Sulpice di Rue-Palatine, in zona della loro università vicino a Saint-Germain-des-Près.
Avevano acquistato casa vicino a degli amici italiani, trasferiti come loro per lavoro nella Ville Lumière, la stupenda Parigi in Rue-Seguièr poco distante dalla Senna.
«Ci pensi, Martina? Venticinque anni di matrimonio e quattro di fidanzamento. E ti amo ancora come il primo giorno. E siamo qui, nel punto esatto in cui ti chiesi di stare con me.»
Lei si abbandona al suo abbraccio. Lui la stringe più forte.
«L’aria d’estate era morbida e calda…
Parigi faceva di tutto per piacerci.
Parlavamo di politica, di sogni, di futuro…
e tu sorridevi come se il mondo fosse perfetto.»
Martina scoppia a piangere. Si asciuga le lacrime con una mano tremante. Giulio le porge un fazzoletto, preoccupato.
«Scusami… questa canzone mi commuove sempre. È la nostra. E ora mi sembra di rivivere tutto. Peccato che gli anni siano volati così in fretta…»
«Ma siamo ancora qui. L’anno prossimo, per i trent’anni insieme, ti porto a New York e ti canto "Summertime."»
«Dio mio, no…» Lei ride, e piano si incamminano verso il Trocadéro.
Martina sente Giulio vicino come sempre. Vicino quando erano giovani. Vicino quando erano diventati genitori di Luca, Alessandro e Mattia.
Mattia. Il nome le trafigge il cuore.
Mattia non è figlio di Giulio. E lei non ha mai trovato una spiegazione che non fosse dolore.
Antonio, il loro amico più caro, era malato di leucemia. Lei e altri amici si alternavano per assisterlo.
Due notti - due sole notti - la pietà, la paura, la fragilità l’avevano trascinata in un gesto che non aveva mai saputo perdonarsi.
Antonio era morto tre settimane dopo. Lei aveva scoperto di essere incinta. E poi la verità, arrivata come una condanna: Mattia era figlio suo.
Aveva pianto tutte le lacrime del mondo. Aveva temuto di distruggere Giulio. Così aveva scelto il silenzio.
E Giulio?
Giulio aveva amato quel bambino come gli altri due. Senza mai fare differenze.
«Avevamo paura di perderci…
paura di invecchiare,
e proprio per questo ballavamo
ogni istante come se fosse l’ultimo.»
Giulio smette di cantare. La guarda negli occhi. La bacia. Il mondo scompare.
«Ti amo, Giulio. Ti ho sempre amato.»
«Lo so, amore. E ti sceglierei mille volte ancora.»
Lei piange di nuovo. Lui la stringe.
«La nostra estate di allora non era l’ultima. Era la prima di tante. Siamo ancora qui. Noi due.»
Un bacio dorato li avvolge. Poi i loro passi risuonano sul marciapiede, verso casa.
C'è una cosa che Martina non sa:
*Amore mio, - pensa Giulio, - so quanto hai sofferto. Antonio me lo disse due giorni prima di morire. Mi disse che quella notte avevi chiamato lui con il mio nome. Mi disse che ti amava dal giorno in cui te l’avevo presentato. E io… io ho pianto. Per lui. Per te. Per noi. Quando è nato Mattia, avevo dei dubbi. Ho trovato le tue analisi. Le ho lette. So tutto. E non importa. Mattia è nostro. E lo sarà sempre.*
«Amore, guarda… ricordi quel bistrot? Ceniamo lì? Era la sera della parata militare…»
Martina sorride, lo ricorda benissimo. Annuisce. Corrono verso il locale che li aveva visti ventenni, innamorati, vivi.
Parigi città dell'amore:
“Questa storia nasce pensando a ciò che resta dopo venticinque anni d’amore: le verità taciute, le ferite guarite, i perdoni silenziosi. Parigi è solo lo sfondo: il cuore è tutto umano.”
Giampaolo Daccò Scaglione

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