"Nel cuore di un Rinascimento che non è mai esistito davvero - un’epoca dove le saune finlandesi convivono con cavoli parlanti e ventagli di seta provenienti dalla California - vivevano a Milano ed in qualche parte d’Europa, personaggi che se non fecero storia, fecero ridere… Oh pardon fecero… fecero… Beh qualcosa avevano fatto: tutto tranne che il Rinascimento con un certo solliev… Intendo dire rammarico della storia."
Marchesa Maddalena Angela Piera Vittoria Maria Stellari di Sant’Angello
Marchese GiovanPaolin Heribert Daccau
Duca Exion Baldovin Escallion
Duca Jean Louis Armand François Étienne Escallion de Lyon
Olinda Elisabetta Leonarda
Visentin De Bojon
Prologo:
1525, Francia, Avignon - Provenza.
È la festa dell’Assunzione, clima caldo e ventilato, un’estate davvero bella, per forza non c’era l’inquinamento atmosferico e non era ancora nato l’IPad.
Il parco del castello del bellissimo Duca Escallion vive giornate di festa: dame con figli e domestici nei prati pieni di fiori, tutti intenti a osservare equilibristi e giocolieri, mentre i nobiluomini sono a caccia in una gara a chi prende più prede.
La Marchesa Maddalena Angela ecc ecc, diciottenne moglie del bellissimo Duca allora ventenne, era una bellissima fanciulla con gambe lunghe come le Kessler, passeggia con la dama di compagnia Donna Serena Allegra Gaia De’ Pecchi, una bionda talmente svampita, smemorata e sopra le righe da vivere in un universo parallelo o forse su Marte. Serena spinge una carrozzina con dentro il piccolo Exion di nove mesi.
E vai di qui e vai di là in base all’arietta fresca che proviene dal nord, tutti sono vicino alla strada che costeggia il fiume Rodano, nei pressi di Avignone, quando la Marchesa vede il suo amato marito, il Duca Escallion, correre sul cavallo nero, arco e freccia pronti per colpire un fagiano poco più in alto.
Il cavallo, però, vede un topo per terra, si imbizzarrisce e salta come un matto, finendo nel fiume insieme al Duca, che — come tutti lì — non sapeva nuotare.
Così la Marchesa divenne vedova a diciotto anni, proprietaria del castello, tenute varie con un bambino di nove mesi da crescere.
1527, di nuovo il giorno dell’Assunzione.
Passati due anni dalla tragedia, risposatati in Germania altro Paese che lei ama tanto insieme alla Francia (tanto l’Italia non c’era ancora quindi non ci si poneva nessun tipo di problema).
La Marchesa Maddalena Angela ecc ecc, vent’anni da poco compiuti è nei fioriti prati attorno al castello del suo nuovo marito, il Marchese Daccau padre del suo secondo genito GiovanPaolin di nove mesi. Anche lì tutti festeggiano: nobili, giocolieri, musica, risate.
Il Marchese Heribert ecc ecc Daccau, salendo sul cavallo bianco, dice alla Marchesa: «Cara, ti porterò il mio trofeo!»
1545, Milano.
Exion ha vent’anni, GiovanPaolin diciotto e vivono ognuno in due palazzi di proprietà della nonna Olinda attigui in corso Dante a Milano.
La nonna, la vecchia e severissima Marchesa Olinda Elisabetta Leonarda Visentin De Bojon , li guarda e si chiede che male abbia fatto per avere una figlia così invadente come Maddalena Angela per avergli affibbiato i due nipoti piccoli anni fa.
La nonna sospira, poi stringe gli occhi: «Ma adesso la sistemo io. Così lascia in pace i due ragazzi e se ne torna nei suoi castelli.»
Così Exion e GiovanPaolin si ritrovano eredi di un patrimonio immenso: due palazzi attigui in corso Dante a Milano, due ville palladiane in Veneto (tra Vicenza e Verona tranne quella della nonna vicino a Padova), e due castelli tra i tanti dei padri situati in Provenza e in Assia.
Tre mesi dopo, la carrozza della nonna Marchesa sta sprofondando nell’Adige.
L’ultimo pensiero della vecchia Marchesa è sorprendentemente lucido:
«Vabbè, è andata così… almeno i miei nipoti hanno i due palazzi, i miei averi e qualche territorio in Brianza e Veneto. E Angela finalmente se ne andrà lasciandoli in pace. L’ultima volta, per farla andare a Venezia, le hanno dovuto comprare un costoso abito di Valentino. Ora sì che muoio in pace.»
Glu glu.
Donna Serena Allegra Gaia
De’ Pecchi
Con la nonna fuori dai giochi, i veri guai iniziano a Milano. La Marchesa Maddalena Angela pretende infatti di passare due mesi all'anno nei palazzi dei figli: Marzo in quello di Exion e Settembre in quello di GiovanPaolin.
In quel momento Exion e GiovanPaolin affacciati sul terrazzo dei loro attigui palazzi, uno di fronte all’altro — il primo con il mantello francese dai toni rosati e l'altro con il cappotto tedesco color blu petrolio — si scambiano uno sguardo complice e terrorizzato, come a dire: «Eccola. È tornata».
Il Marchese GiovanPaolin Daccau, la vede dalla balaustra delle scale che scendono nel salone principale e gli prende una disperazione nobile, profonda, quasi esistenziale.
Sa già che per un mese lo trascinerà in giro per una Milano del 1500 sprofondata nella polvere, sventrata dai canali, soffocata da impalcature e popolata da orde di muratori arrampicati sui blocchi di marmo che bestemmiano in milanese stretto fin dall'alba.
Lì davanti, il Duomo è ancora un cantiere infinito. E in mezzo a questo delirio, la Marchesa Angela passeggia sollevando la gonna, commentando ogni cosa in francese e tedesco perché “l’italiano è una lingua così volgare, che non si addice affatto a una signora”.
Come ogni settembre, la madre trascina GiovanPaolin nelle botteghe milanesi, dilapidando patrimoni da Valentin, Brada, Salad & Gabbian e Armadi, pretendendo poi pranzi da Tavini in Galleria (anche se forse ancora non c’era però non si sa mai).
A Marzo, da Exion, si comporta come una diva di Hollywood: esige di andare a Monza a vedere le corse dei cavalli, sui Navigli per le gare delle barche, vuole girare tutti i monasteri dei dintorni e poi cenare nelle osterie più malfamate della periferia, perché fanno chic quando racconta tutto questo alle sue amiche francesi e tedesche.
E ogni sera, immancabilmente, arriva il supplizio dei giudizi della madre.
Don Felipe Alejandro Carlos Tavares de Vila Rosa de Sevilla
Capitan Juan Ramón Moreno Granada
Nel frattempo, scoppia lo scandalo. La dama Serena, che era convinta di parlare con i fiori e le piante, cammina, cammina e cammina, camminando distratta, becca Davidino e Ernestino lungo il canale della Martesana a dieci chilometri dal Duomo: il lodigiano anemico e il rude bergamasco sono mano nella mano e si stanno scambiando teneramente delle violette di Parma!
Si sono innamorati.
Serena che si ritiene una donna molto riservata, in otto minuti otto, sollevando la gonna pizzettata, correndo arriva nel giardino del Palazzo Escallion per spifferare tutto alla Marchesa e da quel momento il caos.
La Marchesa avverte preoccupata i figli che non devono farsi lavare la schiena dai loro servitori, che non devono farsi abbottonare i pantaloni, che non devono farsi fare barba e capelli da loro in quando in piazza San Babila c’è l’hair-styler Jean Mary Valid e che Ernestino e Davidino appartengono al gruppo appena fondato in corso Venezia: “Semm tucc’ Lgbt” per nominare la parola gay. Non perché è omofoba ma perché gay vuol dire felice in italiano vulgaris e non è la definizione giusta.
“Si dovrebbe chiamarli: Pink Fluid” dice all’orecchio della sua Dama Serena, la quale la guarda negli occhi dicendo:
“Ma cara, la conosco questa tua amica inglese?” Inutile dire l’espressione e le parole che dice la Marchesa all’amica, tanto a voi non interessa e lei non ha capito niente come sempre.
I due fratelli mica scemi sfruttano quell'occasione strana per fare un progetto sulla madre e tanto che c’è, anche la Dama Serena, non ne potevano più. Così quando le due donne sono andate dalla manicure "Te Tai I-Ungg", bravissima estetista cinese che ha un negozio in via Paolo Sarpi, chiamano Ernestino e Davidino al loro cospetto.
I due sono terrorizzati ma i fratelli li rincuorano dicendo che sono felici per loro anche per il fatto che non facendo figli, non ci saranno marmocchi per i palazzi a cui accudire e comprare pannolini e carta igienica a iosa.
Allora mostrano i ventotto quadri rimasti dei vari nobili europei non visionati dalla madre ai due maggiordomi, e davanti al ritratto dell'affascinante Marchese spagnolo Don Felipe Alejandro Carlos Tavares de Vila Rosa de Sevilla, i due maggiordomi sospirano: «Wow, che figo, che bello! Che bell' homm!»
Exion in quell’istante si ricorda di aver conosciuto Felipe al Carnevale di Viareggio, e GiovanPaolin al Volo della Colombina a Venezia.
Ricordano pure anche che Felipe gira sempre con l'inseparabile capo delle guardie Juan Ramón Moreno Granada. Allora i due fratelli a quel tempo pensavano fossero amanti, ma poi scoprirono che i due spagnoli erano andati a letto con tutte le donne di Burano e Murano. Il piano è pronto.
I fratellastri chiedono aiuto al loro amico Gian Giacomo Giovanni Giuseppe Gerolamo Bolognini Visconte di Milano e organizzano al Castello Visconteo la "Festa dell'Ammollo".
Ogni ospite deve portare un regalo orribile e riciclato in una scatola regalo: scatole con numeri rossi per le donne, numeri blu per gli uomini. Chi pesca lo stesso numero alla tombola dopo l’apericena, devono ballare insieme.
Nonostante i numeri considerati sfigati dagli americani ed italiani, la ruota del destino gira per il numero 13.
Donna Serena Allegra Gaia De’ Pecchi preso il 13 rosso si ritrova davanti al 13 blu di Juan Ramón Moreno Granada, il capo delle guardie di Felipe.
Juan Ramón è un uomo imponente: alto, tremendamente serio, sempre con la mano sulla spada, uno che parla pochissimo.
E quando parla, Serena non capisce assolutamente nulla del suo castigliano, ma si innamora lo stesso perché quel soldato ha gli occhi neri identici a quelli di suo padre.
E lui, vedendola far cadere il ventaglio per la 47ª volta, si inchina a raccoglierlo e dice: “Señora… yo lo recojo.” E lei sviene direttamente tra le sue braccia possenti.
Ma il vero miracolo avviene con il numero 17 quello in cui da Firenze a Palermo fanno le corna e da Bologna a Bolzano si toccano gli zebedei.
La Marchesa Maddalena Angela ecc ecc, dopo mille giudizi sul fatto del pescaggio considerato da lei poco fine senza guanti di seta di Kyoto, e mille falsità dicendo “Io sono milanese DOC e certe cose le faccio fare agli svizzeri del Canton Ticino.” Non si sa come sia potuto accadere, si innamora di Don Felipe.
TUTTI SPOSI
La Marchesa si trasferisce a Siviglia, ma prima ricatta i figli: vuole con sé Ernestino e Davidino e per averli li fa sposare civilmente dal sindaco Salon nel Palazzo Reale in Duomo e regala loro tramite il padre di Felipe, la cittadinanza spagnola. Riuscita nell’intento partono tutti per la Spagna.
L'Andalusia accoglie così una spedizione folle. A Siviglia, tra il caldo, il profumo delle arance, il suono delle chitarre, i balli, i ventagli, i mantelli, i cavalli e la Marchesa che urla continuamente “Felipeeeee!”, si muovono i nostri eroi:
Davidino, che soffre il caldo e si trucca ancora di più per non far colare il fard.
Ernestino, che dice “ma che l’è ‘sto sole?” e gira con un cappello enorme.
Donna Serena, che perde il primo ventaglio già alla frontiera vicino ai Pirenei.
Exion e GiovanPaolin liberatisi di tutti, vendono tutte le loro proprietà milanesi, venete, francesi, tedesche e anche svizzere che nessuno sapeva, diventando così miliardari, comprano due castelli attigui nella contea di Windsor e da quel momento fanno una vita che neanche Onassis o Elon Musk si sognano.
Poi nel corso degli anni mentre i due fratelli stanno invecchiando splendidamente in Inghilterra, tra feste, cene, viaggi in Scozia, in Francia, Germania, Spagna, Turchia, Regno di Sardegna, Ponte di Legno e chi più ne ha più ne metta, e per fortuna non c’erano gli aerei altrimenti finivano pure a Papeete o a Honolulu
Il resto della famiglia per tradizione ma anche no, annegarono ogni cinque anni a distanza gli uni dagli altri:
Ernestino e Davidino nel fiume Tago mentre ballavano un sensuale flamenco su un ponte di legno che si ruppe allo sbattere dei tacchi.
Poi toccò alla Dama e al Capitano delle guardie fare glu glu nel Guadalquivir al ritorno della saga di Sant’Iago dopo aver assistito a 324 corride.
Ed infine anche la Marchesa Maddalena Angela ecc ecc col suo amato Felipe ecc ecc, finiscono nel Duero mentre andavano a festeggiare il 50° anniversario di matrimonio, finendo con la carrozza nel fiume perché non videro la nuova segnaletica della super strada che porta a Lisbona dove c’era scritto “Svoltare a sinistra sciocchi, non andate diritti”.
Nel frattempo tantissimi, ma proprio tantissimi anni dopo, finalmente liberi da tutti, Exion e GiovanPaolin decidono di fermarsi dai viaggi per via degli acciacchi dovuti all’età, nelle campagne vicino a Reading sul Tamigi arrivando rispettivamente alla veneranda età di 100 e 98 anni.
Durante un pic nic della festa dell’Annunciazione del 1625, ovviamente passano a miglior vita insieme, come da gloriosa tradizione acquatica di famiglia, annegati in un laghetto inglese accanto al Tamigi mentre cercavano di fare rafting sulle sue acque.
“Pan et Pess, ien tuti amò là adess!” (traduzione letteraria: "Pane e Pesce, loro sono ancora là adesso")
(per gli stranieri "Passa il tempo ma tutto resta come sempre." - è un detto santangiolino che non si capisce bene, ma avrà il suo significato.)
Glu glu.
Giampaolo Daccò Scaglione.












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