martedì 19 aprile 2016

UNA DONNA, UNA TAZZA DI TE'



UNA DONNA, UNA TAZZA DI TE'

Come la vita di una donna,
la tazza di tè ambrato
spesso oltre al dolce sapore
è piena di spine e di dolore
ma ad ogni dolore ed ogni spina
un fiore bellissimo colorato
appaga per un attimo
fiorendo improvvisamente
la fitta di sangue nei sentimenti
per far si che la sua vita
poi abbia un senso
abbia l'attimo di non perdersi
nei meandri del buio
nell'oscurità delle tenebre
solo così una donna sa vivere
donare amare e salvare
tutto ciò che sembra perduto.

(Giampaolo D.S.)

martedì 12 aprile 2016

STRADE FATTE DI SOLITUDINE



STRADE FATTE DI SOLITUDINE

Inutile sperare che i problemi e le cose vengano risolte da sole, oppure intervenga "un miracolo". A volte è difficile anche chiedere aiuto e spesso gli amici spariscono nel momento del bisogno, tranne chi vero amico è.
Eppure ti ritrovi solo come un fuscello nella tempesta, sai che il vento ti potrà spezzare in qualsiasi momento ma, dentro nel proprio io, qualcosa ti impedisce di cadere.
Osservi quella piantina solitaria vicino a te, che si piega al vento ed alla bufera, ti guardi in giro e ti ritrovi solo come lei, solo in un deserto di anime che camminano davanti a te e non vedono che se stesse...
O meglio l'ombra di se stesse, come fantasmi, zombi o anime perdute che guardano avanti senza vedere, senza capire, senza cuore se non per loro stessi.
Trovi una soluzione guardando la piantina che nonostante tutto, si piega, non si spezza e sta ferma lì a crescere ed ecco... Che capisci.
Come uomo, come spirito ti puoi muovere e come la piantina puoi crescere senza nessun bisogno degli altri ed allora, corri verso la tempesta, ti butti dentro e lotti, sai che sarà dura, che nessuno ti aiuterà e solo le tue idee, forze e coraggio possono spingerti fino alla fine di quell'incubo.
Ne uscirai presto o tardi, ma vincitore e perdente allo stesso tempo, vincitore per la tua lotta solitaria, perdente per il tempo che è trascorso mentre avresti potuto goderti un poco di serenità se ciò non fosse accaduto.
Ricorderai la piantina che sarà diventata ormai un grande albero a dispetto di ogni tempo, guarderai te stesso e ti riconoscerai in lei, la tua forza e l'amore per te stesso vinceranno su tutto, nonostante tutto tu avrai percorso le strade fatte di solitudine.

Giampaolo D.S.


mercoledì 6 aprile 2016

AQUILONI



AQUILONI

Estate, 
colori incredibili 
di un tardo pomeriggio,
mentre un vento caldo
spazzava via le nuvole bianche
nel cielo incredibilmente azzurro,
intanto il placido fiume
scorreva lento tra i meandri 
verdi della natura.


"Maurizio... che fai? Ti sei già stancato?", il ragazzino era seduto sull'erba con a fianco il suo aquilone rosso e giallo mentre Giampaolo correva attorno a lui, osservando il suo, volare nel cielo. Fermandosi anche l'aquilone in alto cadde vicino ai piedi dei due ragazzini.
"E certo che sono stanco, oggi ho avuto il torneo di calcio e papà mi ha fatto mille menate perché ho sbagliato un gol... Beato te..."
"In che senso beato me?" disse Giampaolo guardando l'amico mentre si grattava i capelli neri arruffati dal vento.
"Beato te che fai atletica, hai preso la medaglia di bronzo ai giochi provinciali vedi tu..."
"Che c'entra..." continuò il biondino in modo un po' triste abbassando gli occhi e sistemando le girandole dorate del suo aquilone blu elettrico. "Papà odia l'atletica e avrebbe voluto che giocassi con te a calcio ma, sai che a me non piace."
Maurizio annuii, poi alzandosi improvvisamente prese nuovamente la corsa nei prati che costeggiavano il fiume, Giampaolo vide i suoi pantaloni rossi e la maglietta bianca allontanarsi veloce e lui che gridava "Ahahah... Atleta prendimi o sorpassami se ci riesci!"
Maurizio aveva la stessa età ma era più forte e muscoloso per i suoi 12 anni, Giampaolo però più agile, presto prendendo la rincorsa quasi lo raggiunse.
Il sole splendeva da lontano, il fruscio degli alberi era tutto attorno a loro, le case del paese stavano scomparendo alla vista mentre le rogge ancora pulite irroravano i campi di frumento dorato poco distanti.
Si sentivano le loro risa ed in alto i due aquiloni rosso e blu, volteggiare nel vento caldo di quel'estate incredibile.
Maurizio si accorse che il compagno era troppo vicino e con uno scatto saltò di lato, ma Giampaolo era proprio dietro di lui e i due si scontrarono cadendo uno sopra l'altro e così fu per i due aquiloni che roteando all'ingiù, finirono a un paio di metri da loro.
Maurizio sopra l'amico scoppiò in una risata guardando la stessa posa dei loro aquiloni, il rosso sopra il blu... Rise talmente tanto che Giampaolo si mise le dita nelle orecchie.
"Mauri mi spacchi i timpani con quel vocione.." quasi urlò.
L'altro all'improvviso smise di ridere e i suoi occhi blu guardarono l'azzurro di quelli dell'amico, non cosa gli prese, si abbassò e lo baciò leggermente sulle labbra, mentre una mano gli toccava i capelli.
Silenzio. Solo il frinire delle cicale attorno a loro. Le nuvole bianche volavano via veloci e l'ombra degli alberi nascondevano i ragazzi alla vista di tutto.
"Scusa... Scusa... Scusa...."disse in fretta Maurizio alzandosi di scatto, voltandosi di spalle, lasciando allibito il suo amico ancora disteso per terra "Non so cosa mi ha preso.. Perdonami Paolino." si mise le mani sulla faccia "Non... non.. Io non sono uno di..."
Giampaolo si alzò lentamente e mise la mano sulla spalla di Maurizio... "Dai non è successo niente, mi è capitato a me anche con Loredana qualche tempo fa."
"Ma è una ragazza!" quasi urlò spaventato l'altro "Non un ragazzo, non tu... Capisci?"
"Si ma..." cercò di dire qualcosa l'altro
"Non è bello questo, io... Io ti ho visto lì fermo ho visto i tuoi occhi e la tua bocca, i tuoi capelli lunghi poi non ho capito bene... E istintivamente ti ho baciato." (Ma perché non sei una ragazza pensò tra se)
Il sole stava volgendo al tramonto mentre i due amici erano seduti sui gradini del balcone della casa di ringhiera di Maurizio, avevano chiarito, parlato molto durante il loro ritorno dai campi distesi lungo il fiume. 
La loro conclusione dopo mille parole e congetture, erano stati solo un gesto istintivo e forse una curiosità... Pensarono chissà quanti l'avevano fatto o accaduto istintivamente come era capitato a loro.
Gli aquiloni erano accanto a loro, poggiati per terra tra i vasi di gerani rossi.
"Sempre amici Paolino?"
"Sempre." rispose l'altro con un sorriso caldo.
"Bene allora vediamo se riesci a raggiungermi fino alla casa di mia nonna... Visto che ci aspetta per la cena." disse alzandosi di fretta e correndo giù per le scale e sparendo fuori dal portone.
Giampaolo scattò subito e saltando a due a due i gradini presto si ritrovò in strada. Maurizio era qualche decina di metri più avanti con i suoi pantaloni rossi e la maglietta bianca.
"Appena lo raggiungo spero non mi baci ancora..." pensò il ragazzino e ridendo aumentò la sua corsa verso l'altro.

Il tramonto era quasi arrivato
colorando di arancione il cielo, 
mentre il vento si era posato lentamente 
ed un profumo di rose rosse 
di un giardino vicino inondava l'aria
mentre due ragazzini senza aquiloni 
correvano per le stradine felici




mercoledì 30 marzo 2016

PENSIERI E RIFLESSIONI



Quando si è piccoli o giovani, nella propria mente è bellissimo immaginare il proprio futuro grandioso, pieno di belle cose e sorprese. Immagini di poter raggiungere mete alte, con lavoro e anche fatica, ma sempre ottimista e con il desiderio di realizzare i propri desideri o sogni. gli anni passano, il destino e a volte tu stesso ti trovi davanti ostacoli che neanche pensavi di trovare quando eri piccolo o giovane. Ostacoli, rinunce, persone, errori, strade che convergono dalla parte opposta a cui credevi. Lotti, stringi i denti e cerchi di uscirne. Quando vedi la meta, la luce, la soluzione... Ecco che davanti si presentano altri ostacoli e così per giorni, mesi, anni... Lotti, continui a lottare ma l'età diversa ogni volta che il tempo passa, ti mette davanti alla realtà di non poter più avanzare come prima. lentamente ma con più testa cerchi di ritrovare una via, una strada, una scorciatoia per poter nuovamente lottare ma... E' sempre più difficile e così spesso, sogni di arrivare all'ultimo giorno della tua vita, quando tutto è passato, quando tutto è dietro alle spalle ed uno può dire, finalmente ora è il tempo di riposare. Le persone che in genere ti dicono guarda dietro alle spalle che ci sono cose più gravi, sono sempre quelle che sono un passo davanti a te, le altre, quelle dietro, ti sorridono con occhi tristi senza dire nulla. Un amico tempo fa, che ora non c'è più, mi disse dopo aver saputo una cosa grave che mi era accaduta: "Mi dispiace davvero, poso solo dirti che io sono stato fortunato nella vita, ho 53 anni, ho una famiglia stupenda, genitori e sorelle davvero grandi. Non ho mai sofferto, ho soddisfazioni nel lavoro, in amore. I piccoli dolori sono passati senza lasciar segno dentro di me. viaggio, ho una casa bellissima, un figlio adorabile... Insomma tutto. Paolo, ho paura che un giorno mi si presenti il conto salato... Io soffro per te, ma tu che ne pensi della mia vita?". Ingenuamente gli risposi, "Dai che hai la fortuna dalla tua parte, avrai ciò che desideri sempre e lo meriti perché sei un vero amico, una persona eccezionale, ognuno ha la sua vita. Tu hai avuto una strada diritta, la mia è contorta, l'importante è essere generosi e lottare per piccole o grandi cose... Vedrai che sarà così." Eppure due mesi dopo ha pagato il conto salato di una vita felice. Dieci minuti per andarsene tra le braccia della moglie... Mi chiedo a volte, è meglio una vita così, breve spensierata che finisce si presto ma improvvisamente oppure vivere a lungo e lottare continuamente mentre si è sempre più stanchi sperando che arrivi presto il tuo tempo?
GpD.

venerdì 25 marzo 2016

IL BIMBO CON IL FIORE



IL BIMBO CON IL FIORE


 La signora bionda dal suo verde giardino osservava divertita quel bambino dai capelli rossicci, le lentiggini sul musino con gli occhi color del cielo, correre a perdifiato con in mano un fiore giallo, giù dalla strada sterrata di montagna urlando il nome della sua mamma.
   
   Le amiche della nonna sorridevano al piccolo ometto con il berretto di lana in testa, dal cappotto blu, con in mano un bucaneve appena raccolto, mentre giocava nel cortile innevato della casa.
  
   Un signore sgridò il monello dallo sguardo vispo mentre strappava un giglio dal prato della sua villa, correndo verso casa donandolo alla mamma.
   
   Prati verdi in riva al fiume scuro, prati appena rasati da dove spuntavano i fiori di primavera e subito una mano piccola coglieva un fiore giallo senza profumo correndo verso gli amichetti vicino alla spiaggia di quell'acqua.
  
   Tante erano le rose rosse selvatiche cresciute sulla recinzione di quella bella villa in stile liberty e subito quel bimbo leggermente cresciuto, ne coglie una per darla all'amichetta con le trecce seduta sul marciapiedi accanto.
   
   Fiori rosa e bianchi nel campo dello zio, cresciuti vicino alla pianta delle ciliege e subito il bimbo ormai diventato adolescente ne raccoglie qualcuno e nel mazzo mette al centro il più grande e bello e lo posa nel vaso al centro della tavola, in casa di quel buon uomo dagli occhi seri.
   
   Sono passati tanti anni, tanti fiori tra le mani ed ora quel bimbo che è diventato un uomo ha tra le mani due fiori profumati circondati da rami verdi pieni di foglie, osservandoli li mette in un vaso di cristallo appoggiato su un mobile tra due foto, tra due bellissimi volti che sorridono lontani nel vento.
   
   Quanti fiori colti, quanti profumi inebrianti, quanti colori vividi tra i prati ed i campi, tra i giardini e sui muri, eppure quel bambino lontano nel tempo passato è sempre là, nei ricordi a cogliere una delle meraviglie della natura per donarla a qualcuno.

   Un bel bambino dagli occhi vispi e dal sorriso simpatico con il suo fiore in mano. 

Giampaolo D.S.
   
    

PER TE MARGHERITA




PER TE MARGHERITA

Sorridi Margherita
anche se il cuore è triste
Sorridi Margherita
hai aiutato e sei sola
Sorridi Margherita
gli altri non sanno chi sei
Sorridi Margherita
non aspettarti nulla in cambio
Sorridi Margherita
doni amore e serenità
Sorridi Margherita
nessuno sa darti ciò che dai
Sorridi Margherita
il buio resta fuori dalla porta
Sorridi Margherita
la luce è sempre dentro di te
Sorridi Margherita
se lui non sa amarti come vorresti
Sorridi Margherita
quando gli altri non ci sono
Sorridi Margherita
sei bella sempre per ciò che fai
Sorridi Margherita
i giorni non calpestano il tuo corpo
Sorridi Margherita
è il sentimento che fa brillare i tuoi occhi
Sorridi Margherita
alla vita che ti viene incontro
Sorridi Margherita
quando tutto sarà lontano
Sorridi Margherita
perché unica e vera persona
che ama che soffre
che aiuta che gioisce
che sostiene che dona
che abbraccia che guarisce
senza chiedere nulla in cambio
Sorridi Margherita
perché sei tu

Giampaolo D.S.



martedì 22 marzo 2016

CERCANDO AMORE



CERCANDO AMORE

Che effetto strano vedersi da ragazzino, carino, dolce, dai capelli lunghi come si usava allora. Appoggiato ad una ringhiera della piccola diga di montagna davanti ad un laghetto e dietro cascate verdi che si tuffano in un torrente pieno di sassi colorati, e piante ombrose che sanno di resina attorno a lui.
Che strano effetto sapere che sei tu, che eri stato bambino e ragazzo tanto tempo fa... 
Un'età dove tutto dovrebbe essere spensierato, gioioso, colorato e pieno di nuove esperienze.
I ricordi si fanno prepotenti e dove tutti parlano dei bei tempi passati, dove tutto era più bello, dove ci si divertiva con poco e che si era tutti amici o quasi...
Ecco che da questa foto gli occhi ed il sorriso tradiscono una vena di malinconia e di solitudine.
Non è vero che quando si era ragazzi tutto era bello, tutti erano amici, che la famiglia era un punto di riferimento, che ci si aiutava l'un l'altro...
Era come ora, in quest'epoca anni dopo, con le stesse problematiche, lo stesso atteggiamento dei giovani, gli stessi problemi con i genitori... E'solo la memoria che fa difetto e che "giustamente" e con inganno fa tornare a galla solo i ricordi belli.
Ma per me no... 
Avevo sempre cercato amore ed affetto come fosse una bramosia febbrile, vivendo per quasi sei anni con le nonne e le zie, e vedendo solo una madre giovanissima la sera per poche ore ed i fine settimana, perché il suo lavoro non le permetteva tanto tempo, mi mancavano carezze ed abbracci, non c'era tempo ed allora non si usava, ci si vergognava di mostrare e tutto ciò veniva compensato con altre cose più materiali ma... 
Quando si è piccoli non si capisce, non si comprende che gli altri non sono uguali a te, che ognuno esprime i propri sentimenti in maniera diversa.
Poi crescendo ed andando a vivere con la propria famiglia, ti accorgi di altre cose, di un padre assente, di una mamma che soffre, di una sorella vezzeggiata e tu spesso chiuso in camera tua perché tanto non conti molto.
Poi passi la tua prima adolescenza di nuovo con la nonna che poi tornando a vivere nella stessa casa al piano di sotto, dovevi dormire con lei, mangiavi da lei, tornavi da scuola ed eri con lei, la sera guardavi la tv con lei, e difficilmente riuscivi a scappare nei pomeriggi per andare a giocare se non coi ragazzi del cortile di fronte.
Eppure nei ricordi ci sono anche cose belle, poche, forse pochissime ma belle, eppure guardando questa foto mi accorgo che avevo sempre cercato amore, affetto... 
Parole quasi sconosciute a livello pratico, e che solo in teoria veniva detta qualche parola dolce, ma nient'altro... 
Poi con l'adolescenza incominciavi a cercare tra gli amici, tra le prime cotte eppure... Mancava sempre qualcosa che ti riempisse l'anima ed il cuore, così si cercava di abituarsi e quasi rassegnarsi.
Poi si impara che si deve solo aspettare che la gioventù passi, che l'esperienza insegni, che la mente si evolva per poter capire e trovare ciò che cerchi, ma dentro di te, frutto dei primi anni della tua vita, comprendi che il vuoto ti accompagnerà sempre, nonostante si abbia trovato amore ed affetto... Per sempre.

Giampaolo D.S.



martedì 15 marzo 2016

UNA STELLA ROSSA NEL CIELO




UNA STELLA ROSSA NEL CIELO

16 febbraio 2016
ore 02.12

16 marzo 2016

Il tempo vola come petali di fiori lanciati in aria nel blu del cielo. Avevo tentato invano di trattenerti a tutti i costi qui, egoisticamente come tutti i figli con i propri genitori ma...
Quella notte sapendo che io stessi dormendo tranquillo, prendesti il volo per le stelle.
E' già passato un mese e sembra ieri, e mentre io sto guardando tra gli astri del cielo per vedere se ce ne fosse uno in più... Nella mia mente appare il tuo viso bellissimo e sorridente di quando eri ancora "tra noi" anni fa...
Il tuo nome già soave Angela Maria Stella, ti ha portata tra le migliaia di luci nel buio della notte, una stella rossa che brilla lontana e nonostante questo riscalda il cuore nel ricordo.
Il tuo bimbo.




giovedì 10 marzo 2016

AGE OF THE AQUARIUS


When the moon is in the Seventh House
And Jupiter aligns with Mars
Then peace will guide the planets
And love will steer the stars

This is the dawning of the age of Aquarius
The age of Aquarius
Aquarius!
Aquarius!

Harmony and understanding
Sympathy and trust abounding
No more falsehoods or derisions
Golden living dreams of visions
Mystic crystal revalation
And the mind's true liberation
Aquarius!
Aquarius!

When the moon is in the Seventh House
And Jupiter aligns with Mars
Then peace will guide the planets
And love will steer the stars

This is the dawning of the age of Aquarius
The age of Aquarius
Aquarius!
Aquarius!

THOSE WERE THE DAYS


Once upon a time there was a tavern
Where we used to raise a glass or two
Remember how we laughed away the hours
And dreamed of all the great things we could do

Those were the days my friend
We thought they'd never end
We'd sing and dance forever and a day
We'd live the life we choose
We'd fight and never lose
For we were young and sure to have our way.

Then the busy years went rushing by us
We lost our starry notions on the way
If by chance I'd see you in the tavern
We'd smile at one another and we'd say

Those were the days my friend
We thought they'd never end
We'd sing and dance forever and a day
We'd live the life we choose
We'd fight and never lose
Those were the days, oh yes those were the days


Just tonight I stood before the tavern
Nothing seemed the way it used to be
In the glass I saw a strange reflection
Was that lonely woman really me

Those were the days my friend
We thought they'd never end
We'd sing and dance forever and a day
We'd live the life we choose
We'd fight and never lose
Those were the days, oh yes those were the days


Through the door there came familiar laughter
I saw your face and heard you call my name
Oh my friend we're older but no wiser
For in our hearts the dreams are still the same

Those were the days my friend
We thought they'd never end
We'd sing and dance forever and a day
We'd live the life we choose
We'd fight and never lose
Those were the days, oh yes those were the days

AMICI


AMICI

A volte nel buio vedi una luce,
un chiarore chiamato amico
e scopri che non è mai 
l'amico che ti aspetti e
spesso è un estraneo
che con il cuore in mano
ti aiuta senza chiedere nulla, 
che non si aspetta nulla
se non un abbraccio.
A volte nelle difficoltà
persone estranee 
al quotidiano della propria vita,
che si conoscono 
solo per un saluto,
sono più vicine a noi
di molte altre considerate
vere amicizie e fratellanze.
Grazie a chi sa cogliere 
una richiesta di aiuto
in silenzio e con amore
e che in quell'istante
guardando negli occhi
fanno il regalo 
più bello del mondo:
la generosità.

Giampaolo D.

lunedì 7 marzo 2016

UN POSTO FATATO



UN POSTO FATATO

In un angolo
di casa fatata
caldo e profumato
che solo tu donna
sai creare
in un posto 
dove tutto sa di miele
di dolci e di amore
che solo tu donna 
sai fare
un aroma delicato
speziato ed infinito
che solo tu donna
sai donare
a chi ami
a chi vuoi bene
a chi ne ha bisogno
e basta solo
una tazza di tè
che sa di amore
che solo tu donna
sai inventare
per tutti
se solo tu donna
fossi a capo
di questo mondo
fatto di dolore
di tragedie
avremmo al loro posto
milioni di  tazze
 di tè
se solo tu donna...

Giampaolo D.









NON E' CAMBIATO NULLA



NON E' CAMBIATO NULLA

Quanto tempo è passato, quante cose nella vita sono accadute, quante sofferenze e piccole gioie.
Eppure non è cambiato nulla.
Lo stesso colore degli occhi e nient'altro, tradisce sguardi diversi, sguardi di chi solo uno ha visto nell'altro ciò che è realmente, mentre l'altro vede solo se stesso, guardando senza vedere nient'altro che il proprio ego.
Eppure nulla è cambiato.
Una stretta di mano come fosse data ad un conoscente incontrato per caso, ad una persona estranea appena presentata, così uguale a quella data quasi con fastidio tantissimi anni or sono, forse la prima, quasi come un senso di estraneità. Una fredda e l'altra calda.
Eppure nulla è cambiato.
Nessuna parola calda, serena data dal cuore, nessun conforto o di scuse o di amore, solo banali, vuote, interessate solo dal lato materiale, parole di circostanze che non danno valore e sentimento... Come quelle di tanto tempo fa.
Eppure nulla è cambiato.
Entrambi avevano pensato che fosse meglio non vedersi, sentirsi, chiamarsi perché tutto sarebbe stato inutile come una bolla d'aria fatta con la schiuma che in un attimo scoppia sparendo nel vuoto, anche se uno di loro pur parlando di odio dentro desiderava forse qualcosa.
Eppure nulla è cambiato.
Le voci non sono cambiate, le voci sempre uguali ma con toni più adulti che da entrambi non sanno esprimere nulla se non il vuoto, il buio, l'inutile. Una vorrebbe gridare da tempo, l'altra tacere per sempre.
Eppure nulla è cambiato.
Neanche i ricordi sono uguali seppur gli stessi, chi rammenta solo "Mi ha rovinato la vita nascendo", chi ricorda solo "Avrei voluto un altro al suo posto, lo odio". Cattive parole per entrambi e sicuri certi della loro verità.
Eppure nulla è cambiato.
Ora sono lì davanti a lei, davanti a quella che li aveva fatti unire un giorno di un inverno gelido di tanti decenni prima, e che come quel gelo i due sono rimasti vicini per molto tempo. Lei è lì immobile cercando forse, che la sua presenza possa sciogliere quel ghiaccio che divide.
Eppure nulla è cambiato.
Neanche lei è stata capace, ne prima, ne durante, ne ora. Sa che la stanno guardando, solo lei sa cosa si cela nei loro animi e sa già che quello che vincerà sarà il più debole ma forte nella realtà. Sa già che il più forte ma il più debole nel cuore perderà una partita lunga una vita che già dall'inizio il risultato era scontato.
Eppure nulla è cambiato.
Eppure nulla cambierà anche se qualcuno dei due abbia tentato... Ma tentare con il nulla è solo invano. Le loro strade torneranno di nuovo divise comunque, nessuno dei due avrà posto per l'altro, sarà questione di poco tempo.
E così nulla cambierà.

Giampaolo



lunedì 22 febbraio 2016

LONDRA - CORNWAL - WALES: L'AVVENTURA PIU' INCREDIBILE



THOMAS – LONDRA E LE MISTRIOSE TERRE INGLESI DELL'EST

Maggio 1982.
"Ma sei sicuro che siamo a Londra?" sbottai guardando in faccia l'espressione soddisfatta di Thomas come se da mesi non avesse più visto un raggio di sole, annuì con la testa, mi misi a ridere mentre camminando veloci in tuta da ginnastica avevamo accostato Wellington Road, passando vicino all'Humana Hospital. Poi girando sulla sinistra ci mettemmo a correre sulla Prince Albert Road e dopo aver percorso mezzo chilometro, prendemmo un viottolo sulla destra che passava sopra il Grand Union Canal e dopo ancora finimmo sul Circle Outer finalmente all'interno del Regent's Park.
Che meraviglia, e quanto verde, mi sono sempre stupito degli enormi parchi che le città del nord Europa possedevano al loro interno e pensavo al parco Sempione di Milano che era almeno un quinto della sua grandezza.
"E' meraviglioso qui..." dissi al mio amico mentre rallentavamo la corsa mettendoci a camminare sotto quel sole tiepido che illuminava quella vastità di verde e aiuole di fiori.
"Of course" rispose lui prendendomi per un braccio e trascinandomi verso una stradina, così ci trovammo davanti ad un piccolo chiosco di bibite, ci prendemmo dell'acqua naturale.
Poco dopo seduti su una panchina, osservavamo la gente che passeggiava per quel parco e davvero mi sentivo in paradiso.
In un italiano approssimativo Thomas mi disse "Te piacerò visitare Queen Mary's Gardens... E' little avanzare poco là." Mi venne da ridere per quell'accento buffo "Essere a sei-ziro-ziro-ziro yards da here." risi davvero e lui mi diede una sberla in testa al che gli risposi "Tommy parli l'italiano come una mucca olandese" e corsi via inseguito da lui. Più tardi sudati ed accaldati ci trovammo nell'Inner Circle e da lì potevo vedere nitidamente  il Regent College.
Davvero mi sembrava di essere in una sorta di Eden e non nel centro di Londra, passeggiavamo tranquilli mentre alcune vecchiette col cappellino portavano al guinzaglio i loro cani educatissimi, poi andando verso sud, praticamente verso la Madam Tassaud's, vidi una schiera di case disposte a semicerchio, dalla cui vista si poteva godere tutto quel verde meraviglioso. Ne rimasi incantato, mi sembrava di vedere Peter Pan volarci sopra e giuro che mi sarei aspettato una Mary Poppins scendere dall'alto col suo ombrello per aiutare qualche bambino solitario.
"Hey dreamer, look here." mi fece tornare alla realtà la voce di Tommy, sul prato verde due scoiattoli correvano verso una pianta e poco più in la un cerbiatto camminava lento sull'erba. Non ci potevo credere, dove stava il registro per avere la residenza in questo posto stupendo?
Thomas mi cinse le spalle con il braccio era un modo simpatico per farmi muovere, mi sembrava di essere una bambola imbalsamata nell'osservare il paesaggio attorno. Guardai il suo braccio sulla mia spalla, Thomas sorrise "Tu rilassare, non esserci niente di brutto se ti abbraccio.... Londra non è Italia ahahahah. Voi italians molti problemi fare."
Effettivamente mi sentivo un po' sciocco, il classico italiano pieno di pregiudizi mentre là girava di tutto, poco dopo mentre eravamo su un autobus per tornare a Carlton Hill dove abitava il mio amico, sorrisi nel vedere un ragazzo punk che baciava una ragazza addobbata come un cesto di rose, sul marciapiede davanti al semaforo dove ci eravamo fermati. Davvero in quella città nulla stupisce, non ci si deve sorprendere da quel miscuglio di umanità, l'autobus si fermo poco dopo Malborough Hospital e scendemmo avviandoci verso casa.
Avevo ancora sei giorni di vacanza e stare a Londra era il massimo, l'indomani Thomas mi avrebbe portato da suo fratello a Amersham, poco distante dalla città e avremmo passato due giorni in campagna.
"Please Tom, Friday to take me to know Aunt Betty II? (mi faresti conoscere zia Betty-la regina)" chiesi al mio amico.
"Stupìdo!" mi rispose come faceva Stanlio nelle comiche e corremmo su per le scale della sua casa, la porta si aprì prima che suonassimo e sua madre (tipica signora inglese dagli occhiali rotondi) ci sorrise sulla soglia: "Oh my God, Thomas is now a perfect Italian" disse a me guardando suo figlio mentre non appena entrato in casa lanciò le scarpe in alto, "Are you crazy Tom?" continuò lei chiudendo la porta osservando la mia faccia stupita, avrei voluto dirle che io non lancio le scarpe in casa ogni volta che rientro ma penso fosse stata una battuta quella della signora.
Tom  mi guardò con aria sinistra e con gli occhi da bischero, ed esordì con un "Want to give you a shower before me, maybe I wash first, or do together?" 
Scoppiai a ridere, sua madre nonostante avesse il sorriso sulle labbra lo fulminò "Tom!"
Ma ridendo si avvicinò a lei e l'abbracciò dicendo che era solo una battuta sul fatto che noi italiani abbiamo un po' di pregiudizi, poi spari in bagno, Betty mi guardò scuotendo la testa e tornò in cucina per preparare la cena. Mi sedetti sulla poltrona davanti alla libreria e chiusi gli occhi mentre l'immagine di Regent's Park si faceva strada davanti a me con il suo immenso verde e le sue aiuole piene di fiori.




WALES (Galles), Giugno 1983

   Guardando questa fotografia, i miei ricordi vagano in un passato lontano, quando feci la mia prima vacanza in Gran Bretagna; l'anno precedente ero ospite dal mio amico Thomas con cui mi sono divertito tantissimo a Londra, la nostra giovane età ci aveva permesso di combinarne di ogni ed era stata una vacanza fantastica all'insegna del divertimento. 
   Poi con un altro amico di Milano, decisi di tornare l'anno successivo, Thomas era da alcuni parenti in Australia, così abbiamo provato a cambiare il programma a pochi giorni dalla nostra partenza per le isole britanniche.
   Non so perché programmando il viaggio con Marco, avevamo deciso solo di fare una tappa a Londra per due giorni e poi in Cornovaglia per altri tre giorni ed infine, incuriositi da un reportage sulla "misteriosa" ed un po' selvaggia regione del Galles ed un po' perché "sentivo" il desiderio di visitarla come un richiamo antico, avevamo optato per una settimana in quel posto.
    Arrivati a Londra e poi visitata la Cornovaglia, avevamo preso in affitto una vecchia auto da un simpatico e lentigginoso signore proprietario di una concessionaria che si occupava dei turisti, e così da quella celtica e magica Terra di Avalon, in un bellissimo mattino di metà giugno eravamo partiti da Taunton alla volta di Bristol, passando poi da Newport  fino a raggiungere Swansea e poi su verso nord fino a Cardigan. 
   Da Taunton, la Motorway n° 5 ci fece attraversare queste verdi terre solcate da paesini molto semplici e belli, passata poi Bridgewater, nel giro di un'oretta avevamo già superato Bristol ed immessi nella M4 che con un ponte enorme ci fece passare sul fiume Severn, che ormai era già alla fine del suo corso, sulla sinistra si poteva intravedere già il canale di Bristol, immenso come può essere un mare piccolo che divide due terre appartenenti allo stesso stato.
   Ci siamo fermati a pranzare a Newport, città tipicamente anglosassone ma con edifici moderni, situata su un fiume chiamato Usk... Non ci siamo fermati molto e nel tardo pomeriggio avevamo già superato anche Cardiff finendo dopo poco Porthcawl, un paese sul canale di Bristol. Non so perchè ma avevamo deciso di evitare le grandi città, come se una strana curiosità ci spingesse a trovare posti tranquilli e solitari, selvaggi ed antichi. 
   La cittadina si era rivelata bellissima, con case bianche sul mare, dove onde altissime andavano ad infrangersi sui muretti che dividevano la strada dalla spiaggia. Un posto meraviglioso tant'è che avevamo deciso di fermarci a dormire non prima di aver visto un meraviglioso tramonto sul mare.
   Nella notte ci fu un temporale forte che mi fece svegliare di soprassalto, sentendo a fianco Marco dormire con un leggero russare, mi rassicurai e in quel momento mi era venuta in mente una specie di storia che subito mi affrettai a scrivere su un foglio nelle pagine del mio diario di viaggio, finito di scrivere ritornai a dormire.
   Il giorno dopo eravamo già un bel po' avanti, avevamo superato Swansea che credevo molto più piccola di quanto fosse realmente, Marco guidava quasi sempre lui, a me faceva impressione stare seduto sulla sinistra, ogni volta che incrociavamo un'auto mi sembrava di andarci a sbattere contro.
   Marco mi disse che la M4 stava per finire e dovevamo decidere se proseguire all'interno con la A48 e poi immettendoci nella A40 per arrivare fino a Cardigan, altrimenti potevamo fare le strade alternative sulla costa, però ci si metteva molto più tempo, almeno due giorni, senza contare il fatto che non eravamo molto ricchi da permetterci benzina ogni volta e dormire almeno due altre volte in alberghi o viaggiare tutta la notte.
 Allora avevamo preso le due Primary Route, la 48 e la 40 e nel giro di una giornata godendoci il panorama verde di quei posti, innamorandomi anche di due cittadine come la colorata Narberth e la romantica Haverfordwest dove poi ci siamo fermati passando davvero una serata stupenda, dove si cenò benissimo e dormito un po' meno bene, in un piccolo Hotel vicino al fiume dove sognai un mare blu e una tempesta. 
   Il mattino dopo scendendo per primo mi misi a fare colazione senza aspettare Marco, sapevo che doveva curare il suo fisico dopo la doccia e ci avrebbe messo un sacco di tempo, infatti quando arrivò poco più tardi mi vide scrivere sul diario delle frasi.
   "Che fai?" mi chiese,  gli risposi serio serio... "Ma forse scriverò un libro." e ci mettemmo a ridere.
   Verso le dieci e trenta, avevamo ripreso il viaggio verso Cardigan, passata Fishguard, una cittadina dal nome buffo situata sul mare, immersa nella natura, da dove partivano i battelli per una gita di circa tre ore e mezza verso le coste a ovest. Ci siamo fermati per il pranzo e poi dopo poco più di due ore finalmente eravamo arrivati a Cardigan. Avevo paura che la cittadina non fosse bella o interessante invece il luogo era davvero piacevole, ameno, le sue case colorate erano in stile gallese, molto più semplice delle più elaborate english house ma altrettanto magnifiche. 
   L'Hotel che avevamo prenotato da Londra, era leggermente in alto rispetto al paese da cui si dominava nel verde il fiume che poi si immetteva quasi subito nella Cardigan Bay, un corso molto bello dove barche e motoscafi potevano viaggiare fino a Cardigan Island, una piccola isoletta fuori sul mare. 
   Un mare verde-blu strano, con spiagge color oro al tramonto, ed un cielo che spesso cambiava tonalità. Avevamo passato quattro giorni a visitare i dintorni, finendo per innamorarmi di quel posto selvaggio e antico, avrei voluto vivere lì per sempre, Marco non era di quell'idea, però anche lui aveva ammesso poi di sentirsi meglio in quel luogo lontano da Milano. Un pomeriggio grazie ad un consiglio di un signore che aveva una distilleria, ci aveva convinto di fare una visita veloce, a Newcastle Emlyn, una piccola cittadina all'interno tra le colline, ci sarebbe stata una bella sorpresa, disse a noi quell'uomo robusto  dagli occhi verdi, strizzando l'occhio.
   Il giorno dopo eravamo lì... Rimasi a bocca aperta: le rovine di un castello mi affascinarono in modo particolare, vidi una tenuta dove c'erano molte pecore ed il paese con le sue tipiche case  davvero suggestive, immerso nel verde tra le colline e un'ansa del fiume Afon Teifi che scendeva giù verso Cardigan, che qui tutti chiamavano Aberteifi, il vero nome gallese della città dove eravamo ospiti.
   Dopo una passeggiata nel pomeriggio ci eravamo fermati in un pub, dire che  fosse il classico caratteristico pub inglese o gallese non era proprio esatto, era molto di più: respiravi aria antica, affascinante e d'atmosfera, sembrava un locale di altri tempi, sembrava tutto molto strano; ci siamo seduti sulle sedie trapuntate di stoffa rossa, attorno a noi, tavolacci, panche e altre sedie, i mobili di legno d'ebano pesanti e tanti quadri alle pareti. 
   Arrivò sorridente il proprietario, avevamo ordinato da bere e due sandwich ben ripieni, poco dopo ci aveva servito una bella ragazza dai capelli lunghi e biondi, Isabel che conosceva un po' di italiano. Da una radio accesa, nell'aria si era sprigionata una musica celtica bellissima, quasi da sogno, guardai Marco che si sbafava quel panino con gusto poi sorridendo rivolsi lo sguardo verso la finestra aperta e delle colline verdi erano davanti ai miei occhi... 
  Un impulso irrefrenabile mi aveva fatto aprire lo zainetto e prendendo in mano il diario, avevo iniziato nuovamente a scrivere qualcosa. Marco allibito, aveva strabuzzato gli occhi davanti a me: "Anche qui davanti a questo ben di dio?" aveva detto farfugliando mentre stava ingoiando quel sandwich... Avevo accennato un si con la testa e la penna scorreva tra le mie dita.
   Dopo un po' la voce di Marco mi aveva distolto da ciò che stavo facendo "Il libro eh?"... Lo avevo guardato contraccambiando una breve risata.
   "E certo, quando un artista ha la vena ispiratrice mica deve smettere...". dopo aver bevuto un po' di birra, mi osservava in maniera strana, credo che sia rimasto impressionato dalla serietà con cui avevo risposto.
   "Ma racconterai del nostro viaggio?".
   "Non so... Non credo Marco, forse è qualcosa che andrà oltre ad un viaggio fatto da noi due." Marco aveva accennato ad un mezzo sorriso, gli occhi azzurri e i capelli neri lunghi incorniciavano il suo volto dai tratti duri, ma la sua espressione era sempre stata bonaria. Osservavo quella locanda, la bella ragazza bionda dal nome Isabel e quel paesaggio verde fuori dalla finestra, sentivo il bisogno di farlo.
   La sera stessa a Cardigan, in camera mentre il mio amico stava leggendo un libro, mi voltai istintivamente ad osservarlo, era talmente preso dalla lettura che aveva uno sguardo strano, i suoi occhi sembravano fissi e gelidi su quelle pagine, mi era venuta in mente in quell'istante una cosa e l'annotai su un foglio bianco sempre sul mio diario.
   "Altra ispirazione?" Marco si era accorto che l'avevo fissato.
   "Certo e devo dire che tu mi hai aiutato molto in questo caso." quello saltò in ginocchio sul letto "Wow se lo pubblichi e diventi famoso voglio i diritti..."
   "Si come no..."  la mia risposta era sarcastica.
   "Mmmm, visto che non è la nostra avventura nel Galles, di cosa parlerà questo fantomatico libro?"
   In quel momento mi ero reso conto di essere in difficoltà, non sapevo cosa dirgli, avevo solo scritto delle pagine che non c'entravano nulla l'una con l'altra. Descrivevo dei paesaggi, due figure una donna bionda e un ragazzo moro senza legami tra loro. Poi brevi frasi su una locanda e sul suo proprietario, un uomo grosso dagli occhi verdi. 
   "Allora Paolino?" aveva continuato Marco raggiungendo la mia postazione mettendomi la sua mano sulla mia spalla e con l'altra mi aveva dato un buffetto sui capelli che si arruffarono in piedi. "Ahahah sembri uno che abbia visto un fantasma coi quei capelli ritti!" si era messo a ridere di gusto, mentre io stringendo gli occhi voltandomi verso il diario avevo preso nuovamente in mano la penna.
   "E no e? Non dirmi che la sberla ti ha dato un'altra ispirazione..."
   Eppure qualcosa si era mosso dentro di me ed intanto che lui parlava e brontolava, io ormai non lo sentivo più e la penna tra le mie mani scorreva veloce su quei fogli bianchi. Poi fermandomi, mi ero voltato verso di lui che, quel momento era in mutande mentre stava "ballando" seguendo il ritmo di una musica da disco molto in voga allora proveniente dalla radio che aveva appena acceso nella camera.
   "Se lo intitolassi Verdi Colline?"
   Marco si era fermato di colpo, e girandosi verso di me aveva storto la bocca, sospirando e con gli occhi chiusi a fessura guardando i miei capelli ancora arruffati con voce lugubre aveva detto "E perché non - Il fantasma delle colline del Galles?"
   Era troppo stupido in quel momento, eppure a me suonava bene quel titolo "Le verdi colline" e scrivendo quelle tre parole all'inizio delle pagine scritte avevo pensato "Il resto verrà da se". 
  Il giorno dopo ci aspettava il ritorno, avevamo ancora una settimana di vacanza, ma non so il perché non avrei mai voluto lasciare quel posto, quasi sentivo che quei verdi colli volessero trattenermi per chissà quale motivo.
   La mattina seguente eravamo già sulla A40 e guardavo le alture allontanarsi sempre di più, avevo nello zaino il diario e sembrava quasi che mi chiamasse, ma riuscii a resistere a quella tentazione. Pensavo ancora al titolo - Le verdi colline -
   "Chissà se un giorno questo sogno si potrà realizzare..." pensavo continuamente mentre Marco accelerava la vettura aumentando velocità e passata una curva tra due alture, il mare era apparso improvvisamente di fianco a noi... "Tornerò qui ancora." ricordo di aver pensato, "Rivedrò di nuovo le verdi colline".
   In lontananza la cittadina di Fishguard era all'orizzonte mentre un sole caldo ed un vento tiepido ci accompagnarono per tutto il viaggio.




Estate 1997,Cornwall.
Quando lo vidi apparire davanti ai miei occhi in quella terra verde e umida, con una leggera bruma azzurrina che lambiva il terreno attorno, ebbi un momento di emozione fortissima: la sensazione di essere tornato da un passato lontano. Con la mente rividi i fuochi di Beltane, nativi che ballavano e si muovevano attraverso i fuochi e i canti, un'atmosfera animista, forte e piena di energia. Marco mi toccò il braccio. "Beh?... Ti sei addormentato?" Gli sorrisi negando con la testa e proseguimmo con la comitiva verso la collina, la "Sacra Collina Celtica".
Il Tor ora era lì davanti a me, l'atmosfera del mattino era quasi magica, carica di mistero e fascino. Dopo le spiegazioni della nostra guida, ci incamminammo su per il sentiero che ci portava fino in cima ai resti della torre in vetta. Eppure mentre il sole si irradiava nella pianura sottostante mettendo in evidenza un meraviglioso paesaggio, mi sentii attraversare da una corrente energetica, sempre crescendo, più mi avvicinavo a quei resti. 
Una forza proveniente dal profondo della terra sottostante e quando tutta la comitiva raggiunse la torre, io mi allontanai di poco e mi nascosi dalla parte opposta dov'erano i miei compagni. Mi concentrai e come in un sogno sentii una corrente azzurra quasi attraversarmi il corpo e con la mente rividi dei piedi che correvano sull'erba, sentivo il fiato delle persone per la fatica e poco distante una cantilena che sfociava in varie tonalità maschili. 
Una musica bassa ma quasi assordante, oltre ai piedi vidi gambe muscolose che correvano e una mano teneva un pugnale di bronzo ed un segno sulla destra, uguale a quello che ho sulla mia mano. Poi, sempre col pensiero vidi un cerchio formato da uomini vestiti di bianco e attorno a loro inginocchiate, figure femminili vestite di azzurro mentre con le mani usavano dell'acqua vicino ai piedi dei primi. all'improvviso sentii una voce chiamare "Yynswy... Yynswy..." mi girai e sorrisi.
All'improvviso un raggio di sole mi arrivo dritto negli occhi quasi accecandomi. "Paolo... Ma sei qui allora..." Rividi tra le macchie davanti ai miei occhi, causate dal raggio di sole, il mio amico Marco che sorrideva invitandomi a scendere con gli altri. Più tardi sul sentiero che ci portava sotto, mi rigirai verso il Tor, che sensazione strana, lo vidi come immerso in una luce argentea e ripensai a quel nome Yynswy, un nome strano ma quasi familiare. 
Mi diedi del sognatore e scesi con loro fino a raggiungere il pullman che ci portava poi all'albergo. Nel tragitto, dietro di noi, due donne parlavano fitto in un inglese penso dialettale e una di loro disse qualche parola strana tra cui "Ynais Ertoys Winis" incuriosito mi girai ed incrociai gli occhi di queste, quella più anziana dagli occhi azzurro chiaro mi sorrise e mi disse fissandomi negli occhi: "Welcome back, sorry I wanted to say welcome to the land of Yinis Witrin or rather Avalon." sorrisi con il dubbio stampato nei miei occhi davanti a quei visi tipicamente inglesi. 
La bionda a fianco, guardò l'altra poi di nuovo me: "Sooner or later we all return to places we know or ... or ... somewhere in the past where he lived. Do not you think?". Rimasi perplesso ma feci segno di si con la testa non capendo bene cosa alludesse.
Marco mi diede una gomitata leggera "Ma attacchi bottone proprio con tutti eh?" rise. Mentre scendevamo dal bus, salutai con la mano le due simpatiche signore che erano ospiti in una specie di cottage vicino al nostro hotel, la bionda si avvicinò a me e mi diede una cosa avvolta in una carta gialla, sbirciai nella borsa ne aveva almeno una decina dentro. "Consider it a lucky charm", la ringraziai e misi in tasca il piccolo pacchettino. 
   Feci una doccia, mi cambiai per cena e prima di scendere aprii l'involucro e mi trovai in mano un ciondolo rotondo di rame, I bordi erano ricamati come dei petali piccoli e al centro una "Y". Pensai a quel nome Yynswy... Rimasi incerto e stranito, lo misi in tasca e scesi in sala da pranzo. Una coincidenza strana... Chissà...