Prologo:
"Ci sono amori che non durano, ma che restano per sempre. Non perché siano veri, ma perché sono primi: hanno il profumo dell’innocenza, la fragilità dei sogni, la bellezza delle cose che non sappiamo ancora chiamare per nome. Paula, quella notte a Nizza, non stava solo vivendo la sua prima volta: stava entrando nel mondo degli adulti, dove l’amore può essere luce, ma anche inganno. E dove una margherita può diventare un simbolo di ciò che si perde per sempre."
*IL FIORE DEL PRIMO TEMPO*
Nizza, Francia.
Il cielo era pieno di stelle e la notte aveva un colore blu profondo, quasi liquido. Il profumo dell’estate entrava dalla finestra aperta, mescolandosi alla luce turchese che avvolgeva la stanza.
Il letto immacolato sembrava un invito, un altare, un luogo sospeso.
Paula si sentì tornare bambina. Si rivide distesa sul letto della nonna, con un vestitino a fiorellini, i boccoli biondi sparsi sulle lenzuola che sapevano di mughetto.
Ricordò le margherite raccolte nel campo dietro casa, disposte in cerchio attorno a lei come una corona.
Ora, in quella stanza, il cerchio era vuoto. O forse no.
Sul letto, disteso nudo, c’era Henry. L’ombra del suo corpo era un richiamo irresistibile.
Si era innamorata di lui, quando si videro in quel pub a Londra dove vivevano e lavoravano entrambi. Lui dirigente di una nota azienda multinazionale e lei studentessa di architettura all'University College London, la più prestigiosa.
Da quel giorno incominciarono a frequentarsi fino alla decisione, con una scusa plausibile detta alle proprie famiglie, di passare una settimana sulla Costa Azzurra, Nizza.
Paula sentì il cuore accelerare, il desiderio mescolarsi alla paura. I seni le si inturgidirono al pensiero delle sue labbra sulla pelle.
Si avvicinò. Si sdraiò accanto a lui.
Gli abbracci divennero caldi, poi sensuali, poi inevitabili. Le mani cercavano, le bocche trovavano. Paula chiuse gli occhi mentre la bocca di Henry scendeva su di lei, e nella sua mente vide una margherita viva in mezzo a tante sbiadite.
Era la sua prima volta. E si sentiva protagonista di un rito antico.
Henry, esperto e dolce, si posò su di lei. Paula sapeva che il momento era arrivato. La paura si dissolse quando lui le morse leggermente il collo e sussurrò.
«Ti amo.»
Lei strinse il cuscino. Un gemito di dolore. Poi il sorriso di lui, il bacio che la confortava, la delicatezza con cui la guidava.
La notte fu lunga, azzurra, luminosa. Una fiaba carnale, l'aria era carica di sensualità e desideri. Un sogno di margherite e stelle.
Quando si svegliò, il sole filtrava dalle tende di lino bianco. Le cicale cantavano. Henry non era nel letto, ma lo sentiva muoversi nella stanza accanto.
Paula sorrise. Si alzò, indossò la vestaglia di raso, si avvicinò alla porta socchiusa.
E allora lo sentì.
«Sì, cara, sono a Stoccolma… Torno domani mattina… Certo che sono nel residence… James ha fatto i capricci? Ci penso io quando torno… Monique e Thomas?… Sì, sì… Non ho dimenticato i fiori per l’anniversario… Ti amo.»
Il mondo si fermò. Una morsa gelida allo stomaco. La margherita viva nella sua mente si appassì.
Paula capì tutto.
Si era data della stupida per non aversi fatto domande, di non essere andata a fondo, in questo mese di frequentazione, chi era lui aldilà del suo fascino e dei loro incontri fatti solo di baci e carezze.
Si sentì stupida e bambina.
Capì ciò che aveva ignorato: – l’età di lui – i silenzi – le assenze – i dettagli che non tornavano – la vita doppia – la moglie – i figli – le altre ragazze sparse per il mondo.
Il sogno si era rotto.
La porta della camera dava su un terrazzino con una scaletta che scendeva nel giardino, dal quale si accedeva alla hall del rinomato Hotel immerso nel verde.
Paula non esitò. Raccolse le sue cose, si vestì in fretta, scrisse un biglietto, e fuggì.
In taxi verso l'aeroporto, non riusciva a respirare.
Dai finestrini dell'auto guardava la riviera piena di fiori, scoppiò a piangere quando vide un campo di margherite.
Il suo primo amore era finito. E con esso, la sua innocenza.
Henry, rimasto nella stanza, trovò il biglietto. Lo lesse. Lo rilesse. E per la prima volta nella sua vita, si vergognò.
«Non cercarmi mai più. Sei stato… crudele.»
Non aveva scritto “bastardo”. Non aveva scritto “ti amavo”. La sua anima pulita non glielo permetteva.
Henry gettò l’agenda contro il muro. Capì che aveva distrutto qualcosa di prezioso. E forse non solo in lei.
Paula arrivò a Londra dopo tre ore. Si sistemò il trucco, si pettinò, prese un taxi verso casa. Avrebbe mentito ancora alla famiglia.
Avrebbe ricominciato tutto da capo.
Ma sapeva una cosa: non sarebbe mai più stata la bambina che dormiva in un letto di margherite sognando un grande amore.
Epilogo:
"Il primo amore non è mai solo un amore: è un’iniziazione. Paula ha perso qualcosa quella notte, ma ha guadagnato una verità: che il cuore, per essere forte, deve prima rompersi. E che le margherite, anche quando appassiscono, lasciano un profumo che non si dimentica."
Giampaolo Daccò Scaglione

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