domenica 26 aprile 2026

“IL VIAGGIO TRA MISTERI ED AVVENTURE”: *NEL SILENZIO IL VENTO*

 Prologo:

“Ci sono compleanni che non si festeggiano con torte e regali, ma con il silenzio. Compleanni che arrivano in un momento sbagliato, quando si è troppo giovani per essere così soli e troppo soli per sentirsi davvero giovani. E poi, a volte, proprio in quei giorni sospesi, accade qualcosa che cambia il respiro: una carezza inattesa, una presenza che non giudica, un gesto che rompe il gelo. Biarritz, quell’inverno, è stato questo: un compleanno che non doveva essere ricordato, e che invece è diventato un punto di svolta.”

*NEL SILENZIO IL VENTO*



Biarritz - Nuova Aquitania, Francia.

Il vento freddo portava un silenzio ovattato.

La spiaggia era grigia come il cielo, e il mare sembrava trattenere il fiato. Denis camminava lentamente, con le mani in tasca, dopo aver attraversato i binari della stazione piena di pendolari.

Era il suo diciannovesimo compleanno.

Denis un bel ragazzo, dai capelli corti, castani con due occhi verdi e tristi. Un viso da bambino che aveva lo sguardo da adulto.

Lontano dalla famiglia che non lo aveva mai amato - forse - non nel modo giusto. Dove molti si vergognavano di lui, perché Pons, nonostante fosse vicino a Cognac, non era un piccolo borgo con mentalità aperta.

Neanche i suoi tre fratelli sono stati disposti ad aiutarlo dopo il diploma alla scuola alberghiera di Bordeaux, con il massimo dei voti e già con un lavoro stabile nella stupenda città di Biarritz, dove il direttore lo aveva indicato come un promettente “Chef de Rang”.

Solo Angeline la sorella maggiore era disposta ad aiutare Denis. L’avrebbe fatto se suo marito, ingegnere edile non fosse stato categorico: «Nessun genere di problemi come quello in casa mia.»

Lei non si era mai opposta alle sue decisioni, non ne aveva coraggio e ne voglia di discuterne. Obbediva e basta.

Denis non aveva molti amici nella sua cittadina e quei pochi ora erano lontano da lui. 

Pons la città che gli diede i natali, lo aveva giudicato troppo presto facendolo sentire più solo di quando suo padre gli disse il giorno in cui si iscrisse alla miglior scuola alberghiera di Bordeaux, di rimanere là al campus e di tornare solo nelle feste comandate, per evitare indiscrezioni.

Sua madre non si oppose nonostante in cuor suo amasse quel figlio particolare, non si opponeva mai come sua figlia Angeline, alle decisioni di monsieur Brignac, suo marito.

Così Denis aveva scelto dopo il diploma, di ricominciare da zero, di rimanere nella bella città dove gli avevano già trovato un lavoro che desiderava, un lavoro stabile ed un alloggio adatto alle sue esigenze poco distante dall'Hotel.

Tanto da quel giorno, nessuno si sarebbe accorto della sua assenza e neanche avrebbero sentito almeno una piccola mancanza.

Cielo plumbeo di fine marzo. La sabbia umida, i gabbiani nel cielo, le barche che lasciavano il porto: tutto sembrava distante, come se il mondo non lo riguardasse più.

Nella parte turistica di Biarritz, a poche centinaia di metri dal promontorio che si stagliava sul mare in pieno centro, quella più popolare dove la spiaggia sembrava immensa verso sud, le cabine di legno color indaco erano chiuse per l’inverno ma presto sarebbero state riverniciate per la nuova stagione turistica.

Denis si avvicinò a una panca di legno riparata dal vento, situata sulla stradina di sassi che fiancheggiava la rena, tra il porticato di un bar e un ripostiglio di sdraio chiuso.

Si sedette. E lasciò cadere una lacrima dal suo volto. In silenzio.

«Buon compleanno, Denis.» pensò guardando le onde bianche e spumose infrangersi sulla sabbia.

«Diciannove anni… e mi sembra di vivere una condanna eterna.»

Si coprì il volto con le mani. Le lacrime gli scesero sulle labbra, salate come il mare.

Nessun ragazzo dovrebbe essere solo così. Non nel giorno del suo compleanno. Non senza qualcuno che lo abbracciasse.

Una carezza lieve gli sfiorò i capelli. Silenziosa come il vento.

Denis non si spaventò. Alzò solo lo sguardo.

Era Fabrice, uno dei suoi tre datori di lavoro. Il più giovane dei fratelli proprietari del Grand Hotel “La Plage Dorèe”.

Il meno rigido. Quello con il sorriso brillante. Il trentenne dagli occhi grigi e la voce calda. Il più affettuoso con tutti.

«Non volevo spaventarti Denis.» disse piano. «Ti ho visto da lontano, a dire la verità ti avevo seguito da quando avevi lasciato l’hotel alla fine del tuo turno. Sapevo che oggi era un giorno particolare per te. Volevo capire come lo avresti passato… visto che qui sei solo. E così come una spia ti ho seguito.»

Fabrice gli sorrise dolcemente mentre Denis abbassò gli occhi arrossendo leggermente, asciugandosi di nascosto le lacrime.

«Grazie, signore. Non me l’aspettavo.»

«Niente “signore”. Oggi no.» Fabrice lo guardava negli occhi «E la mia compagna con i suoi due figli per una settimana sarà dai suoi. Non avevo voglia di ascoltare mia suocera lamentarsi e suo marito parlarmi dei suoi trofei nei campi da golf. Credo che tutto ciò mi stia stancando.»

La voce dell’giovane uomo sembrava suonare come stanca, come se avrebbe voluto essere lontano da tutto quello che aveva attorno.

Denis rise appena. Fabrice lo guardava con un’attenzione che non aveva mai ricevuto da nessuno.

Non così.

Poi, all’improvviso, Denis sentì qualcosa tra le mani ed abbassando lo sguardo chiaro vide un piccolo pacchetto avvolto in velluto rosso scuro legato con un nastro dorato.

«Buon compleanno, cucciolo.» disse Fabrice «Non si passa un giorno così senza un regalo… E da soli.»

«Io… non so cosa dire…»

«Niente, non devi dire nulla Denis. Da oggi in poi nessun titolo. Niente formalità tra noi. Per te sarò Fabrice ma solo in privato, il signor lo riserverai solo sul lavoro, per ora.»

La mano dell’uomo gli sfiorò la guancia. Un gesto istintivo, tenero. Troppo dolce per essere frainteso. Troppo vero per essere ignorato.

Una folata di vento scompigliò i capelli di entrambi. E in quell’istante si ritrovarono abbracciati. Le loro labbra si sfiorarono in un leggero bacio che sorprese entrambi.

«E ora?» pensò Denis, guardando gli occhi di Fabrice arrossati dall’emozione e dalla sopresa più sua che del ragazzo.

«E ora?» ripeté Fabrice, come se avesse letto il suo pensiero. «Io non so cosa sia successo Denis ma tu… Ma io...»

Da lontano, solo i gabbiani videro il secondo abbraccio. Un abbraccio più lungo, più consapevole, più necessario per entrambi. Non udirono le loro parole sussurrate.

E mentre il vento continuava a correre tra la spiaggia e il mare, qualcosa dentro Denis smise di tremare.

Non voleva pensare al futuro, a cosa capiterà dopo quel bacio e quell’abbraccio intenso.

Gli occhi grigi di Fabrice lo guardavano fissi, Denis per tutta risposta gli sorrise ed aprì il regalo dandosi un tono mentre avrebbe voluto piangere di felicità, mentre l’altro non toglieva il braccio dalle sue spalle: un orologio di marca ed un fiore attaccato ad un biglietto scritto, era l’omaggio di Fabrice.

«E vorrei tornare a casa con te Denis… a casa tua se vorrai.» disse all’improvviso Fabrice toccando il viso dell’altro in modo delicato.

Il ragazzo si alzò dal suo posto e gli porse la mano, Fabrice la prese ed insieme si incamminarono verso la strada per casa.

Il promontorio sul mare della città si stava illuminando di un sole pallido dove le nuvole plumbee avevano aperto un varco nel cielo, gabbiani chiari volavano alti sopra a poche barche di pescatori al largo, presto l’estate arriverà con la sua bellezza e colori.

Ora Denis e Fabrice sono sulla soglia di casa del ragazzo, avranno tempo per conoscersi e capire cosa sta nascendo tra loro, in quel momento Denis capì di non essere più solo.

La porta si aprì e loro entrarono chiudendola alle spalle.

Epilogo:

“A volte basta un gesto per cambiare una stagione fredda. Una carezza, un regalo inatteso, un abbraccio che porterà qualcosa. Quel giorno, Denis non ha trovato un amore impossibile: ha trovato qualcosa di più raro. Ha trovato qualcuno che lo vedeva, che lo considerava. Qualcuno che gli aveva detto, senza parole: «Tu esisti. Tu conti. Tu meriti dolcezza. Ed io sarò quello che ti darà tutto questo.» E in quel silenzio, il vento non gli face più paura, ne si sentiva più solo.”

Giampaolo Daccò Scaglione

 



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