venerdì 3 aprile 2026

"STAGIONI E LUOGHI": *LONTANO NEL TEMPO*

“Ci sono momenti in cui il presente si apre come una finestra, e da quella finestra entra tutto il passato: i dolori, le attese, le speranze, gli amori che ci hanno costruiti. A volte basta un tramonto sul mare per capire quanto siamo cambiati, e quanto siamo rimasti gli stessi.”

ESTATE - FANO (MARCHE)

*LONTANO NEL TEMPO*

Fano, un’estate colorata di azzurro e bianco.

Il ciuffo bianco dei miei capelli vola sulla fronte mentre un vento caldo attraversa il cielo ormai volto al tramonto. 

Le mie mani, segnate appena dall’età, stringono un bicchiere colmo di una bibita fresca alla frutta. 

Davanti a me il mare, calmo, ha iniziato a scurirsi, assumendo un blu profondo; le onde, illuminate dal rosso del sole all’orizzonte, sembrano piccole silfidi danzanti in attesa delle prime stelle.

I miei occhi grigio chiaro seguono una nave lontana, poi le luci di un aereo che scende verso l’aeroporto della grande città poco distante. 

Dal mio terrazzo osservo la via sottostante: una strada piena di luci, fiancheggiata da palme, attraversata da persone che passeggiano lente. 

Un profumo di fiori, spinto dal vento, mi sfiora le narici.

Mi chiedo se questa sia davvero la serenità che speravo di trovare: sedermi davanti al mare, assaporare il dolce far niente di un’estate calda e vivace. 

Ricordo gli anni della mia gioventù, quando avevo conosciuto più dolori che felicità, quando ogni volta che pensavo di toccare il cielo con un dito arrivava puntuale la mazzata a riportarmi a terra.

Mi chiedevo sempre quando sarebbe arrivato il momento in cui il dolore si sarebbe dissolto, lasciando spazio alla gioia delle piccole cose quotidiane. 

È vero, ci sono stati viaggi, amicizie, soddisfazioni… ma spesso la sofferenza era dietro la porta.

Anni passati ad aiutare la famiglia, anni di lavoro per sopravvivere in una società che non lasciava spazio a chi era troppo sensibile e troppo vero. 

Anni a guardare negli occhi persone a cui avresti dato la vita, per poi vederle andarsene per sempre, pur sapendo che un giorno lontano le avresti ritrovate.

Periodi in cui avresti voluto che qualcuno ti abbracciasse e dicesse: 

“Ora penso io a te”. 

E invece ti ritrovavi a fare da spalla, a proteggere, ad aiutare, a seguire, a curare, a farti da parte per tutti, mentre dentro il cuore urlava: 

“Ci sono anch’io”. 

E nell’animo, sempre quel senso di abbandono che non ti lasciava mai.

Quando si è giovani, tutto sembra ruotare intorno a te, tutto sembra contro di te. 

Molte porte si aprono, altre si chiudono in faccia senza darti il tempo di dire una parola. “Aiuto”: una parola enorme, spesso formulata nella mente, quasi mai percepita dagli altri.

“Tu sei forte.” 

“Tu sei in gamba.” 

“Vorrei essere come te.”

Quante volte le ho sentite. E ogni volta dentro di me nasceva un sorriso amaro per la cecità degli altri.

Eppure nulla in me è cambiato, neanche ora che sul volto si vedono i segni dell’età, né nel bastone che uso per camminare, né nella solitudine che mi ha raggiunto quando la persona con cui ho diviso più della metà della mia vita ha iniziato ad aspettarmi dall’altra parte. 

So che manca poco anche alla mia partenza.

Nessun odio, nessun rancore, nessuna vendetta hanno scalfito ciò che ora porto dentro. 

Dopo anni di lotta e di silenzi interiori, mi ritrovo ancora a sorridere, a sognare, a desiderare momenti di pace e tranquillità, seduto davanti al mare, godendomi le sere fresche dopo le giornate di calura estiva.

Sogno un mondo verde, dove ansia e paura siano solo ricordi lontani. 

Una musica proveniente da un locale vicino mi riporta ai miei vent’anni, e senza accorgermene batto il piede seguendo il ritmo di quella melodia passata.

Respiro profondamente, chiudo gli occhi e rivedo il volto di chi ho amato per più di quarant’anni. I suoi occhi scuri su di me, e una nostalgia improvvisa mi invade l’anima.

All’improvviso apro gli occhi: davanti a me c’è una fotografia che ritrae un mare azzurro e lontano. 

Le mie mani scorrono veloci sulla tastiera del computer, mentre un ciuffo bianco mi cade sulla fronte abbassata.

Era un sogno. Solo un sogno… o un desiderio? Se tutto questo fosse una futura realtà, e io avessi avuto la fortuna di viverla per un istante?

Smetto di scrivere e mi affaccio alla finestra. 

I grattacieli di Milano sono davanti a me, alti, imponenti, freddi. La sera è giunta, e una prima stella si affaccia nella volta blu del cielo. Un alito fresco di vento mi colpisce il volto. 

Chiudo gli occhi.

E davanti a me, ancora una volta, un mare caldo sotto un tramonto dolcissimo.

“La vita non ci restituisce ciò che abbiamo perso, ma ci regala la capacità di guardarlo senza più paura. E mentre la sera scende e una stella si accende nel cielo, capisco che il tempo non porta via tutto: ciò che abbiamo amato davvero resta, come un mare lontano che continua a chiamarci.”

Giampaolo Daccò Scaglione



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