mercoledì 29 aprile 2026

“IL VIAGGIO TRA MISTERI ED AVVENTURE”: *TANTE VITE IN UN’ESISTENZA*

 Prologo:

"Ci sono persone che vivono una sola vita. E poi ci sono persone che ne vivono molte, una dentro l’altra, una dopo l’altra, senza mai avere il tempo di respirare davvero. Questa è la storia di un uomo che non ha avuto nulla, e che ha dato tutto. Un uomo che ha attraversato il dolore come si attraversa un inverno, senza mai smettere di camminare. Un uomo che, alla fine, ha scoperto che nessuna vita è sprecata se porta amore, anche quando non lo riceve."

*TANTE VITE IN UN’ESISTENZA*


1. L’infanzia spezzata

«Perché nonna dorme sempre? Perché mi portate via da lei? Io non ho mamma e papà…»

L’assistente sociale sospira. Il dottore guarda prima lei e poi il prete dell'orfanotrofio, ma abbassa gli occhi per non vedere ne sentire. Nessun coinvolgimento emotivo.

«Povero piccolo. I genitori e i fratellini li ha persi tre anni fa. La nonna lo aveva adottato… ma nessuno immaginava che sarebbe morta così presto.»

Il prete dolcemente prende per mano Lorenzo e lo conduce fuori dalla stanza dove sua nonna ormai non c'è più.

Il bambino ha cinque anni. E il mondo gli è già crollato addosso due volte.

2. L’orfanotrofio

Una struttura che sembra una caserma con le inferriate alle finestre, stanze a due e a tre posti. Bambini  come lui, alcuni aggressivi, altri paurosi.

«Che ci faccio qui? Perché quei ragazzi mi picchiano? Perché quel prete mi tocca quando non c’è nessuno? Devo studiare. Devo essere bravo. Devo scappare da qui.»

Lorenzo ha otto anni. E ha già imparato la paura.

3. L’adozione

Quanti ne ha viste di coppie il piccolo? Tante, forse troppe. Poi arriva quella che sembrava elegante e molto tesa, il prete parla guardando Lorenzo.

«Il ragazzo è buono, studioso, sensibile» dice padre Baldani. «Non parla molto, ma è intelligente, educato, molto sensibile. Potete adottarlo senza nessuna remora.»

La famiglia Del Monte annuisce. Il bambino entra in casa loro. Ma non entra mai davvero nei loro cuori.

4. L’adolescenza silenziosa

Bella casa, vestiti eleganti, due genitori adottivi e due fratelli più grandi di lui senza cuore, senza affetto. La casa  è gelida come loro e già ha un compito preciso nella sua vita futura.

«Cinque anni con questa gente… perché mi hanno adottato? Due fratelli che non mi considerano. Un uomo che vuole essere chiamato papà ma non sa esserlo. Farò l’ingegnere come vuole lui, sì. Ma la mia vita sarà altrove.»

Ha tredici anni. E ha già capito cosa significa essere tollerato, non amato.

5. L’età adulta

Quindici anni dopo, il padre adottivo se ne va in un incidente, la madre adottiva in un istituto di igiene mentale per il resto della sua vita. Per sempre. Il notaio con occhiali piccoli sulla punta del naso guarda i tre uomini di fronte a lui. Gli eredi Del Monte.

Più tardi, Lorenzo è con Stefano il suo miglior amico in un bar a poca distanza dall'ufficio del notaio.

«Niente eredità? I tuoi fratellastri hanno preso tutto a parte un piccolo appartamento per te? Che generosità i tuoi parenti. E tua madre adottiva l'hanno sbattuta in un istituto? Che schifo, amico mio.»

Stefano gli stringe la spalla. 

«Almeno Margherita ti ama. E il lavoro allo studio Malagatti & Santoro ti dà dignità.»

Ha ventotto anni. E ricomincia da zero. Di nuovo.

6. Il matrimonio

Lo sa di non essere un uomo spiritoso, lo sa Lorenzo di non amare la vita mondana, ma sa amare sia Margherita che i suoi figli Luca e Giulio. La cosa che non sa  è che lei ha un altro già da tempo, ma è stata brava a nascondere tutto.

«Mi lasci così, Margherita? Mi porti via i bambini? Io ti amo. Io amo voi.»

Lei scuote la testa quasi infastidita. 

«Sei buono, sì, ami i tuoi figli. Ma sei noioso. Taciturno. Per me non è abbastanza Lorenzo. Io voglio la vita, il colore, il mondo.»

La sua migliore amica, quando Margherita le confida la sua decisione, la guarda e pensa: *Che sciocca. Non si lascia un uomo così.*

Lorenzo ha trentacinque anni due figli piccoli. E perde la sua famiglia. Di nuovo.

7. La solitudine

Laura appare nella sua vita dopo cinque anni, ma dopo altrettanti vedendo la situazione economica di Lorenzo che andava scemando, se n'era andata in un mattino d'autunno lasciando solo una busta sul tavolo.

«Perso i genitori veri ed adottivi. Persa Margherita. Persi i bambini. Il lavoro va male. A quarantacinque anni dove vado? Anche Laura mi ha lasciato. Che farò ora?»

Ha quarantacinque anni. E la vita gli chiede un altro sacrificio.

8. Il lavoro che finisce

Una multinazionale compra l'azienda dove lavora Lorenzo, inglobata in un'altra più grande, viene trasferita in Germania. Lorenzo ed altri come lui spediti a casa con una liquidazione e la scusa della riduzione del personale, i costi della trasferta e l'età.

«Mi dispiace, ingegnere. Dopo venti anni dobbiamo chiudere la società e trasferirla. Lei come altri avrà una buona uscita. E una pensione che le permetterà una vita dignitosa, mi dispiace. Buona fortuna.»

L'ex Amministratore Delegato liquida così Lorenzo e di seguito gli altri.

Ha cinquantanove anni. E perde tutto. Di nuovo.

9. La vecchiaia

La casa dei genitori adottivi è sempre stata la sua di casa, ora è vuota di amore. Elena la domestica che si occupa di lui è una donna estremamente gentile, operosa, sempre attenta ad ascoltare quel signore elegante e così gentile che la paga sempre più di quello che ha chiesto.

«Otto anni di pensione. Due figli che non vedo quasi mai. Cinque nipoti che conosco solo in foto. Margherita sparita. Io qui, a dare lezioni a ragazzi che non vogliono studiare, solo per sentirmi vivo. Ogni tanto guardo il mare. E la solitudine mi stringe. Ma vado avanti.»

Ha sessantacinque anni. E resiste.

10. L’incidente

Quella mattina, il destino aveva deciso per lui, per chi anche lontano, ruotava attorno alla sua vita. Un camion, una bicicletta, Lorenzo investito vola in alto come una bambola di pezza gettata per aria, cade violentemente su un lato di un marciapiede.

Ambulanza, corsa in ospedale, Elena avvertita a casa di Lorenzo mentre stira e subito di corsa in ospedale dopo aver telefonato ad uno dei figli di Lorenzo.

«Povero ingegnere. Investito sulle strisce. È in coma. Forse irreversibile.»

La caposala scuote la testa mentre parla ad Elena e a Luca uno dei figli di Lorenzo.

«Un uomo gentile. Solo. Di classe. Speriamo ce la faccia.»

Poco dopo, il dottore copre con il lenzuolo il volto dell'uomo sul lettino guardando serio le persone ai lati. 

11. Il confine

Una luce dorata con riverberi rosati, una luce che non acceca ma scalda e rincuora.

«Che strano… non sento il corpo. Ma sento le voci. E io vedo persone che mi sorridono anche se il mio volto è coperto. Non ricordo chi siano. Quando qualcuno entra nella stanza, loro spariscono. Quando resto solo, tornano e continuano a sorridere. Mi aspettano. Ma non so quando potrò raggiungerle.»

12. Il funerale

In quella bella chiesa dedicata a San Bartolomeo, la messa per il funerale è commovente, toccante ma semplice. Il piccolo corteo ha seguito il feretro mentre quattro uomini vestiti di grigio scuro mettono nell'auto la bara e tutti i presenti prendono posto nelle loro auto scure.

«Papà ha lasciato solo quell'appartamento e un buon conto in banca e nient'altro» dice Giulio con voce quasi delusa

«Almeno aveva predisposto tutto.» Risponde Margherita seduta tra i due figli.

Luca fulmina con lo sguardo madre e fratello minore. 

«Sei sempre stato ingiusto con lui. Era un buon padre ora lo so e mi sento un verme. E noi lo abbiamo trascurato, lasciandolo solo come un cane.»

La madre tace. L'autista che li porta la cimitero è disgustato da ciò che sente.

Margherita chiusa in se stessa, pensa alle frasi dei figli e conclude tra se quasi con pentimento: 

*Che stupida sono stata. Ho dato ai miei figli il mondo, ma non il padre. E ora li vedo: superficiali, egoisti, vuoti. Come me. È tardi. È tutto troppo tardi.*

13. L’ultima vita

«Sono con mamma e papà. Con Giulio e Serena i miei fratelli. Corriamo nei prati. Mi aspettavano da decenni. Non sapevo che il Paradiso fosse questo. Forse avrei dovuto andare con loro quel giorno… Ma mi dissero che avevo un compito da svolgere. Ora è finito. Ho avuto tante vite in un’esistenza. E sono felice.»



Epilogo:

"La vita non è giusta. Non è gentile. Non è semplice. A volte sembra crudele e a volte appare serena. Ma sempre, alla fine restituisce ciò che ha tolto. E questo uomo - questo bambino, questo ragazzo, questo padre, questo ingegnere - ha finalmente trovato ciò che aveva cercato per tutta la vita: un posto dove essere amato."

Giampaolo Daccò Scaglione

 



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