Prologo:
"Ci sono viaggi che ricordiamo per i luoghi, altri per le persone. E poi ci sono viaggi che restano impressi perché, senza saperlo, segnano la fine dell’infanzia. Lavagna, estate 1968, è stato questo: un luogo di mare e di luce, ma anche il teatro silenzioso di una verità che un bambino non avrebbe dovuto vedere, e che invece ha visto. È il viaggio in cui ha capito che l’amore degli adulti è fragile, e che a volte i sogni più belli - come un padre diverso - restano sulla riva, ad aspettare."
*ASPETTANDOTI SULLA SPIAGGIA*
Lavagna, Genova - Estate 1968.
La giovane mamma camminava lungo la strada che costeggiava la ferrovia. Oltre i binari, il mare blu brillava sotto un sole senza nuvole.
Il profumo di salmastro riempiva l’aria, i pedalò ondeggiavano lontani, qualche bagnante già sdraiato sulle sdraio colorate.
Spingeva il passeggino con la sua bambina di otto mesi vestita di rosa, mentre il figlio di sette anni le teneva il braccio.
Il bambino guardava i capelli biondi della madre muoversi nella brezza, il suo vestito corto che la faceva sembrare ancora più giovane dei suoi ventisei anni.
Lei gli sorrise.
«Ti è piaciuta la colazione? Due panini col burro e marmellata… e una tazza grande di caffè latte!»
«Sì, mamma. A Milano non la facciamo mai così. Domani ancora, vero?»
Al piccolo gli mancava un dente davanti ma il sorriso era luminoso.
La mamma gli accarezzò la testa bruna, ma dietro quel gesto c’era un dolore che lui non poteva capire.
Poche settimane prima aveva trovato una lettera nei pantaloni del marito: una lettera d’amore, scritta da una delle sue più care amiche. Lui aveva negato tutto.
La lettera no.
Per questo era partita con i figli. Per pensare. Per respirare. Per capire se la sua vita poteva ancora essere aggiustata.
«Cambiamo strada, tesoro» disse all’improvviso, accelerando il passo.
«Ma mamma… volevo andare in spiaggia…»
La delusione gli tremava nella voce.
Prima che potesse protestare, una voce maschile li raggiunse.
«Ma dove scappi? Non mi hai visto prima?»
La donna si voltò.
L’uomo aveva un accento romano, occhi blu intensi, un sorriso caldo.
Il bambino gli sorrise istintivamente. E lei pensò: *Perché non è lui il padre di mio figlio? * Poi si rimproverò in silenzio.
Si sedettero su una panchina. Il bambino, felice, si mise vicino all’uomo.
«Vai a giocare con le tue amichette, sono li davanti ala fontana. Le vedi tesoro?» disse la madre.
Annuendo, lui corse via verso quelle bambine che con le loro famiglie erano ospiti nello stesso albergo.
«Perché scappavi?» chiese l’uomo, serio.
«Perché dovevo farlo.» rispose lei, guardando il mare.
«Tu sei entrato nella nostra vita all’improvviso. Io non sono qui per avere avventure. Qualcuno ha telefonato a Milano solo perché abbiamo ballato alla festa nell'albergo…»
Lui annuì. Sapeva tutto. Sapeva dell’infelicità di lei. Sapeva che quella donna bionda dagli occhi verdi gli stava entrando nel cuore più di quanto avesse previsto.
Qualche giorno prima, in auto verso Monterosso, lui aveva detto:
«So che sei infelice. Vieni via con me. Ti porto a Roma. I tuoi figli avranno di più.»
Lei era impallidita. Non riusciva a guardare il figlio seduto dietro.
«Mamma… andiamo a Roma. Non voglio tornare a casa… da papà.»
Il silenzio cadde come una pietra. La bambina nel passeggino brontolò piano.
L’uomo sorrise allo specchietto. Il bambino gli sorrise di rimando. La madre no.
Ora, sulla spiaggia, il bambino guardava da lontano la madre e quell’uomo così gentile.
Sapeva che presto non l’avrebbe più rivisto. Sapeva che non sarebbero andati a Roma. Sapeva che sua madre gli aveva scritto un numero di telefono falso.
Aveva visto gli occhi dell’uomo intristirsi.
Tre giorni dopo, le valigie erano pronte nella hall dell’hotel. La nonna paterna e il suo compagno arrivati due giorni prima dopo la telefonata, parlavano con la proprietaria. La madre sistemava la borsetta.
«Mamma, possiamo vedere ancora una volta il mare? Ti prego…»
«Lo vedrai dall’auto, amore.»
«Non è la stessa cosa…»
Il compagno della nonna intervenne: «Andate pure. Partiamo dopo.»
Attraversarono la strada. Il passaggio a livello si chiuse. Un treno passò veloce verso Genova. Poi le sbarre si alzarono e tutte le persone rimaste lì, superarono i binari.
Il bambino la guidò verso i moli. Lei alzò lo sguardo. Roberto era lì. Di spalle. Ad aspettarli.
Capì tutto. Capì che il figlio era stato complice. Capì che quel sogno - un uomo che la amava, un padre diverso per i suoi figli - stava per riemergere.
E allora scelse. Scelse la realtà. Scelse la famiglia. Scelse il dolore.
«È tardi. Torniamo.»
Il bambino si voltò verso Roberto. Avrebbe voluto chiamarlo. Avrebbe voluto correre verso di lui. Avrebbe voluto restare.
Ma non disse nulla.
In auto, guardò il mare allontanarsi. Sentì la madre ridere con la nonna, ma vide i suoi occhi verdi pieni di tristezza. Chiuse i suoi. E rivide Roberto sul molo, con gli occhi blu, il sorriso buono, la promessa di una vita diversa.
Sapeva che non l’avrebbe più rivisto. Sapeva che quel sogno era finito e le lacrime incominciarono a cadere sulle sue guance, sua madre seduta vicino a lui sul sedile posteriore, tenendo ferma la piccola, non si accorse di nulla.
L’auto entrò in una galleria. Quando uscì, la strada puntava già verso Milano. L’estate era ancora luminosa. Ma dentro al ragazzino, qualcosa si era spento per sempre.
Epilogo:
"Ci sono addii che non vengono detti, ma che restano per tutta la vita. Roberto è stato il primo uomo che ha fatto capire al bambino che poteva esistere un padre diverso, un amore diverso, una possibilità diversa. E sua madre, con la sua dignità ferita e la sua onestà incrollabile, ha scelto la strada più difficile: proteggere la famiglia, anche a costo di spezzarsi. Quel giorno sulla spiaggia non è stato solo un addio: è stato il momento in cui il piccolo ha capito che la vita degli adulti è fatta di scelte dolorose, e che i bambini le sentono tutte, anche quando non le capiscono."
Giampaolo Daccò Scaglione

Non voglio giudicare la scelta della donna, in anni oltretutto in cui la "ribellione femminile" era a prescindere mal vista. Ho provato una profonda tristezza per quella donna che ha scelto per sé e sicuramente pensando di fare il bene per i suoi figli, un triste futuro annullandosi. Spesso l'ignoto fa paura ma la vita andrebbe sempre vissuta fino in fondo perché è meglio rischiare piuttosto che avere rimpianti. Questo è unicamente il mio pensiero
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RispondiEliminaCiao Stefania, grazie per il commento. Forse avrai capito chi è la donna ed il bambino. ti scriverò in privato, un abbraccio. Giampaolo.
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