martedì 4 settembre 2018

DI FRONTE AI MIEI OCCHI



UNA SCATOLA CINESE

Milano, settembre 2018.

Un'aria fresca che entrava dalle mie finestre, mi aveva fatto crescere la voglia di andare sul terrazzino del tetto nel palazzo dove vivo, per assaporare queste folate che da tempo, in questa passata estate calda, aveva impedito di godere di frescure, chiusi nelle nostre case o ambienti di lavoro con aria condizionata accesa per non morire di caldo.

Davanti a me una distesa infinita di palazzi, di grattacieli e di case, mattoni, marmi, cemento e finalmente anche alberi del grande giardino vicino, Tutto mi dava una sensazione di spazio infinito all'orizzonte. Un tardo pomeriggio ancora chiaro, dove al mattino era appena passato un leggero temporale, dove ancora la luce del sole illuminava i tetti bagnati mentre nuvole bianche correvano veloci verso nord, in direzione dei laghi.

Mi ero appoggiato al muretto, osservavo aerei nel cielo, le montagne azzurre così vicine dietro ai palazzi che quasi potevo toccarle, avevo chiuso gli occhi e fatto un respiro profondo, l'aria era pulita, senza umidità e smog, La sentivo entrare in me come una cascata d'acqua fresca, poi ad un rombo sordo in strada avevo aperto gli occhi.

Che strano, mi ero accorto in quell'istante di un palazzo alto e chiaro in direzione di Corso Buenos Aires, un palazzo visto migliaia di volte ma mai da quell' altezza. Al piano parallelo in direzione del mio sguardo c'era un lungo terrazzo e una vetrata aperta dove svolazzavano fuori delle tende bianche. Piccole per la lontanza, da sembrare ritagli si carta velina simili ad un piccolo ritaglio di mosaico.

Non so perchè, la mia fantasia era galoppata fino in quella casa mai vista ma immaginandola  nella mente: un ragazzo con la chitarra stava suonando un melodia mentre con gli occhi guardava lo spartito. Impaziente mentre sbagliava un accordo, imprecava contro i suoi errori. Capelli scompigliati, camicia a quadri e jeans sbiaditi, seduto su quella sedia di legno mentre di nuovo, ricominciava a strimpellare il suo strumento.

Una donna, forse la madre, gli veva portato da bere uscendo poi dalla sua camera arruffandogli i capelli, lui dopo l'ennesimo errore, aveva poggiato la chitarra ad una poltrona, imprecando nuovamente qualcosa, si era alzato mettendosi le mani prima in faccia e poi strofinando i ricci capelli scuri. La sua voglia di una boccata d'aria lo aveva spinto verso il terrazzo, appoggiandosi alla ringhiera.

All'improvviso si accorge che davanti a lui, da lontano c'era un palazzo alto dipinto di bianco ed una finestra grande circondata da edera che ne delineava il contorno, la sua mente aveva incominciato a vagare su quel punto: una giovane mamma stava allatando il suo piccolo neonato mentre altri due bambini più grandi le girvano attorno correndo mentre un'altra donna, forse la nonna cercava di fermali...

Dieci minuti più tardi è la stessa mamma ad affacciarsi alla finestra ed il suo sguardo fissava un punto più lontano, un grattacielo nuovo, pieno di piante verdi e senza vederli, aveva immaginato una giovane coppia di fidanzati abbracciati vicino ad un vaso di fiori rossi, contemplavano il panorama ai loro occhi, forse quella sarà la loro nuova casa non appena si saranno sposati, pensa la giovane mamma sorridendo e pensando al suo breve passato dal giorno del suo matrimonio.

Poco dopo il fidanzato, mentre la sua ragazza in casa parlava con un architetto, osserva da quel verde terrazzo tutta Milano, illminata dal sole che scendeva piano all'orizzonte, poco sotto di lui un palazzo di uffici, tante vetrate e camere illuminate da neon e piene di scrivanie, sedie e computer e con la mente vede poi quell'uomo dai capelli grigi che leggeva qualcosa in una cartelletta che viene buttata su un fianco della sua scrivania con un gesto nervoso.

L'uomo dai capelli grigi si era alzato improvvisamente e affacciandosi alla finestra accanto guarda le auto sotto di lui ed la fila di negozi aperti, con un sorriso aveva osservato una vetrina addobbata in stile Liberty, immaginando una signora anziana che entra con il carrello della spesa, avev aintuito che forse decenni prima, questa bottega non era mai cambiata...

Lo squillo del mio telefono mi distoglie dalle mie fantasie, qualcuno mi stava chiamando per andare a gironzolare per le vie del centro, prima di scendere, mi ero girato verso il palazzo con le minuscole tende, la finestra era chiusa, come in quell'istante si era fermata la mia immaginazione. Sembravano sotire uguali ad una scatola cinese, dove una entrava nell'altra.

Avevo chuso la porta del terrazzo alle spalle e fischiettando sono sceso verso il mio appartamento. 
Più tardi sarei entrato nelle magiche ed affollatisssime strade della mia città e perché no? Magari fantasticando sui volti di chi avrò incontrato.

Giampaolo Daccò.



lunedì 20 agosto 2018

IL VENTO DI FINE ESTATE



IL VENTO DI FINE ESTATE

Un'altra estate sta andando via lasciando ben presto il posto ai colori accesi dell'autunno.
Lo sento, l'ho sempre sentito questo vento, quest'aria strana che arriva ed annuncia la fine delle giornate di sole.
Ogni volta per me era stato ed è un dolore tutt'ora sapere che ben presto il buio, l'oscurità avrebbero preso il posto della luce.

Quante passeggiate in riva ad un mare, ad un fiume, ad un lago, tra i boschi di montagne alte ed ogni volta quella sensazione del vento che porta via tutto.
Che porti con se giorni belli, caldi pieni di colori e vivacità, che allontani la voglia di viaggiare, di divertirsi, di vivere vacanze in posti da sogno.

Davanti a quella distesa d'acqua azzurra, a quelle onde bianche infrangersi sulla spiaggia dorata, a quel cielo indaco con bianche nuvole passeggere, mi faccio cullare dal vento di fine estate.
Un'aria tiepida che scompiglia capelli, stropiccia gli abiti indossati, che porta un profuno di salsedine mentre stridii di gabbiani sopra la testa, ti fanno pensare a lontane avventure in chissà quali posti tropicali.

Ed invece sono qui, fermo sul lungo mare rapito da fantasticherie, rapito da quelle folate leggere dal profumo quasi autunnale.
Molte sono le persone in acqua, tante le barche che veleggiano sulla piatta distesa salata, altri personaggi passeggiano su questo verdeggiante lungo mare chiacchierando, ridendo, salutando conoscenti ed amici, ma...

Nessuno si è accorto che è già quasi arrivata la fine dell'estate, dei giorni del sole, della luce, dei profumi, del riposo, sono ancora impegnati a godersi questi momenti dorati.
Nessuno si è accorto che lui è giunto all'improvviso, come sempre senza farsi sentire, prima con leggere folate poi con più forza mantendendo un tiepido calore.
Nessuno si è accorto che è tornato il vento di fine estate.

Giampaolo Daccò.


martedì 7 agosto 2018

L'ACQUA SOTTO IL PONTE



L'ACQUA SOTTO ILPONTE

"E' così che risolveresti i tuoi problemi?"

L'uomo sentiva dentro di se questa voce già da qualche ora, non appena di era affacciato dalla ringhiera d'acciaio sopra quel ponte che si innalzava alto sul quel fiume oscuro.
Da quanto tempo era lì?
Da quante ore, minuti stava fermo ad osservare il lento cammino dell'acqua, in quella giornata scura, calda e umida di una terribile estate?
Davvero non si era accorto, forse era giunto lì al mattino presto, magari nel primo pomeriggio e solo ora si è reso conto della sua ombra poriettata sull'asfalto da lampioni accesi.
La sera era arrivata silenziosa, solo poche auto distratte erano passate durante quel periodo in quell'agosto afoso, nuvoloso e deserto nella grande periferia della metropoli.
Un salto e chi se ne sarebbe accorto?
Forse qualcuno che lo aspettava a casa?
Forse qualche amico o lontano parente non vedendolo da giorni e si sarebbe chiesto senza preoccupazione:

"Chissà che fine ha fatto il Gianni? 
E' un po' che lo vedo. Magari è andato in ferie o 
a casa di qualche amico sfigato come lui."

Gianni guarda sotto di se, l'acqua sembra invitarlo ma ne ha paura allo stesso tempo, ma che sta facendo qui? Come pensa di risolvere i problemi della sua vita passando le ore cercando il coraggiodi buttarsi e scomparire tra le onde, dimenticando chi era, cosa aveva fatto e cosa era successo nella sua vita fino ai suoi quarant'anni.

Eppure in quell'istante, come un film degli anni trenta, in bianco e nero rivede quell'esistenza che mai aveva augurato a nessuno.

Non era stato amato dai genitori indaffarati con le proprie carriere, amanti e divertimenti.
Sballottato dai vari nonni ogni stagione, prima a Genova, poi a Bologna e spesso picchiato dai cugini più grandi, a volte gelosi di chissà cosa e a volte per la sua timidezza.
Poi messo in un collegio di lusso per gli studi lontano dai suoi, era un peso morto, avrebbe intralciato i loro progetti fino a che lo schianto di un aereo, lo avevano fatto diventare orfano.
E di nuovo con i nonni e finalmente dopo qualche anno la laurea e la sua indipendenza.

Poi era iniziata la vita come tante altre, la lotta per la carriera: l'onestà contro la furbizia, le conoscenze contro la meritocrazia, la lealtà contro i lecca piedi e così per la sua onestà e rispetto di se stesso, era finito in un noto studio d'architettura a svolgere e risolvere i lavori meno importanti e remunerativi.
Tanto era un uomo solo, ultimo arrivato della "nidiata", quindi gli altri con la scusa che avevano famiglia e frequentavano l'alta società, quindi meritavano di più.

Poi era arrivata lei, Laura con la sua bellezza e fascino esteriore portandosi dietro la sua fredda anima con un cuore di marmo. Gianni aveva perso la testa per lei.
Le aveva dato tutto: amore, consolazione, casa, regali, viaggi, tenerezza, aveva fatto qualsiasi cosa e donato ogni parte di se stesso, per poter ricevere l'amore che non aveva mai avuto nella sua vita.
Poi, dopo due anni, rientrando a casa aveva trovato quella lettera sul tavolo, scritta con poche parole crude e il colpo finale: lei se n'era andata via con Fabio, un collega di Gianni.

Che scherzi atroci a volte riserva la vita, soprattutto quando il tuo studio chiude e si trasferisce in una città lontana e non ha più bisogno di te.

Ecco l'acqua scorre sotto quell'alto ponte, chissà perché ora non gli fa più paura l'idea di fare un tuffo fino laggiù... E chi se ne accorgerebbe? Magari lo ritrovaranno dopo qualche settimana, forse mai o forse...

"Ehi amico, non avrai mica intenzione di fare una cazzata?"

Una voce alle sue spalle, non era la sua coscienza, una mano sul suo braccio destro e non era la sua che si toccava. Gianni si volta di scatto e si trova di fronte un uomo più o meno coetaneo, un volto sorridente con due occhi seri, intensi mentre l'alito di vento umido faceva volare i capelli ricci e lunghi sul viso di quello sconosciuto.

"No.. Io... Ecco..."

Gianni si ritrova a balbettare qualcosa, capendo che l'altro aveva intuito il suo gesto, abbassando la testa scoppia a pingere. Lo sconosciuto lo stringe a se in un abbraccio per qualche minuto forse lungo un'eternità. Era un angelo mandato per salvarlo da chissà chi?

"Mi.. mi scusi, io mi sono fatto prendere dallo sconforto e.."

L'altro lo guarda con degli occhi quasi magnetici, ma sempre con quel sorriso sereno e la voce calda, Gianni si sente stranamente rassicurato.

"Forse sarà meglio che tu mi segua, io sono Stefano 
abito poco lontano da qui e sono... 
Non rida, anche se la cosa potrebbe sembrare strana, 
io sono uno psico-terapeuta e mi occupo soprattutto
di donne e bambini che subiscono vioenze e soprusi. 
Che ne direbbe di passare del tempo a casa mia? 
Magari parliamo un po' e ci conosciamo. Sa?... "

Continua prendendo sotto braccio Gianni conducendolo verso la fine del ponte camminando con passo tranquillo.

"Era un po' che la stavo osservando di nascosto e 
sono intervenuto nel momento che mi sembrava giusto, 
quindi non sono ne un angelo ne un benefattore. 
Sono uno che aiuta gli altri pensando alla loro serenità 
ed essendo principlmente un uomo solo, 
anche io ho bisogno di amicizie e nuove conoscenze.
Un buon caffè lo gradirebbe così possiamo parlare un po'?"

L'altro lo guarda abbozzando un sorriso, seguendolo come avesse trovato una persona cara dopo tanto tempo.

"Volentieri ne avrei bisogno... Credo che poco fa,
stessi per commettere una... Io mi chiamo Gianni..."

Stefano sorride e staccando il suo braccio da quello dell'altro si incamminano velocemente sulla strada verso alcune ville poco distanti, le loro voci si perdono nel buio umido di quella sera nuvolosa.

Il fiume sotto quell'alto ponte, intanto continua la sua corsa ignaro della vita e dei problemi delle persone, una corsa tranquilla a volte agitata verso la sua meta perenne, il mare.

Giampaolo Daccò


lunedì 30 luglio 2018

LIBERO DI AMARE




LIBERO DI AMARE 


Un tramonto di fuoco si staglia nel cielo, il sole color dell'oro fuso è basso al'orizzonte. 
Sul terrazzo sopra il mare, si odorano i profumi di mille fiori del parco vicino, aromi intensi che colpiscono l'olfatto e ti portano lontano nel tempo dove nel giardino di nonna, le rose rosse e i gelsomini inondavano l'aria con i loro inebrianti profumi.
Sotto di noi e di fianco al terrazzo, persone vestite di colori vivaci passeggiano per le vie strette della cittadina affacciata sul golfo, le luci dei locali e dei negozi ancora aperti illuminano magicamente quel posto nella sera che sta per sopraggiungere.
Due gabbiani volano sopra le nostre teste, vanno incontro a quel tramonto gridando la loro gioia di esseri liberi.
Invidia, invidia per la loro libertà.
"Ehi tesoro che stai pensando?... Sorridi altrimenti sembri un figura uscita da un libro di Alla Poe." dice ridendo la mia metà mentre fotografandomi, all'improvviso il flash quasi mi ha spaventato.
"Dai musone... Tra poco si cena e ci aspettano al ristorante..."
"Va bene andiamo." rispondo senza togliere lo sguardo da quei gabbiani ormai lontano.
Sento la sua mano appoggiarsi sul mio braccio mentre mette nella borsa la macchina fotografica ed allungando il suo, con l'indice della mano, mi indica una grande barca illuminata all'orizzonte su quella distesa placida.
"Altre persone libere..." dico con un punta di invidia e penso alla voglia di fuggire da tutto magari con una barca e stare lontano dai rumori, dalla gente e assaporare il silenzio in mezzo al mare.
"Come i gabbiani che osservavi prima?" annuisco in silenzio "Dai sognatore facciamo due passi sulla spiaggia."
Mentre cammiamo sulla rena umida, su di noi lo stridio di quei gabbiani si fa forte, alziamo lo sguardo ed insieme li osserviamo volteggiare sopra a degli scogli poco lontani, planando poi sopra di essi mentre onde biancastre si infrangono attorno a quelle rocce.
Di nuovo il mio pensiero va verso la loro libertà, così lontana dagli obblighi morali, lavorativi, sociali che l'essere umano si è rilegato come prigioni scambiandoli per doveri da eseguire senza discutere.
Di nuovo quell'invidia assurda per le loro mancanze di regole, di riti, di orari, di denaro, di... tante altre cose.
Poter volare nel cielo o scappare dalle catene, fermarsi a guardare albe, tramonti, boschi, montagne, mari, cieli immensi del mondo.
Mangiare quando si ha fame, dormire quando si ha sonno, senza preoccuparsi del domani.
Mi sento osservato.
"Lo so, sarebbe bello poter vivere come loro..." la sua voce accanto mi ha fatto capire di aver intuito i miei pensieri ed insieme vediamo che quei bianchi gabbiani all'improvviso prendono il volo verso il cielo, liberi nel vento.
Abbracciati con tenerezza ci avviamo verso il centro della cittadina di mare dove trascorremo qualche giorno di riposo, lasciandoci alle spalle il tramonto, i gabbiani e i sogni.
Presto saremo nella confusione e nel divertimento con alcuni amici.
Nella stretta via illuminata dove stiamo passaggiando, mi fermo un attimo ed i nostri occhi si incrociano, tra noi l'amore c'è sempre, lo guardo non mente e neanche il cuore soprattutto dopo tanti anni.
In questo momento mi sento libero, libero di amare e di donare tutto ciò che posso a chi mi sta vicino. Prendo la sua mano e come due ragazzini corriamo verso la felicità, liberi come due gabbiani.

Giampaolo Daccò


martedì 17 luglio 2018

QUAL'E' LA STRADA PER LE STELLE?



QUAL'E' LA STRADA PER LE STELLE?

Paolo si è sempre chiesto
"Qual'è la strada per la felicità?"
Felicità? Parola che dura un attimo
Parola che forse ha un altro significato.

Vuol dire serenità? Vuol dire Gioia?
Paolo si è sempre chiesto
"Dove si trova la strada per le stelle"?
Dentro di noi, una voce diceva.

La strada per le stelle
Un sentiero che porta alla gioia
Una via che raggiunge la serenità
Un ponte che congiunge alla felicità.

La voce dentro di se diceva
"Trovala, è lì nel tuo cuore
E' lì nella tua anima sensibile
E' ad un passo dal tuo spirito.

Ciò che ti distrae è la vita
La materia, gli obblighi e l'odio
Le persone malvagie e l'interesse
Butta tutto alle spalle."

Facile, pensava Paolo, troppo facile
Dirlo pensarlo per chi di natura
E' serenamente staccato da tutto ciò
Da quello che chiude la luce.

Qual'è la strada per le stelle?
Ognuno ha la sua, dentro di se
Davanti a se con la consapevolezza
Difficile da seguire, ma c'è.

Quanto tempo ci metterà Paolo
A trovare quel sentiero azzurro
e proseguire verso la propria meta?
Eppure basta un attimo, solo un attimo.

Perché Lei, quella strada
E' davanti ai suoi occhi 
dentro al suo cuore generoso
La strada che porta alle stelle.

Giampaolo Daccò








mercoledì 11 luglio 2018

SERENITA'




SERENITA'

"What's a piece of work is a man"

Questo è ciò che aveva scritto Shakespeare in Hamlet e moltissimi anni dopo inserita nelle note in una canzone di Hair il musical, in una scena drammatica del secondo atto.

Certo che l'essere umano è strano, si è inventato religioni, politiche, architetture e arti magnifiche, parole splendide come amore, democrazia, aiuto, uguaglianza e al lato pratico?
Ognuno pensa che l'altro sbagli, che una cosa sia di sua proprietà, si sente bene quando ha dei poteri oppure la sua natura sottomessa e lo fa gioire quando soffre.
Poi ci sono persone che criticano quelli che criticano pensando di essere superiori, alcuni odiano i  luoghi in cui vivono dicendo che la gente del posto è cattiva e parla male non rendendosi conto che ne fanno parte.
Poi ci sono i "puri", quelli finti: ligi alla moralità, alle leggi, intransigenti con qualsiasi persona, pure con se stessi dimostrando al mondo (il loro) di essere perfetti; poi ci sono i veri: naturalmente non disturbano, sono discreti, intelligenti, parlano poco ed infatti vengono isolati come noiosi e invisibili.

Che strani gli esseri umani, così diversi dagli animali dove l'istinto e non solo quello, prevale su ragionamenti di opportunismo e violenza, in effetti gli animali domestici amano l'essere umano incondizionatamente mentre i selvatici e le belve, uccidono per fame e difesa, al contrario dell'uomo che uccide per il potere e ruba per avere più del "fratello".
Poi ogni essere umano ha il lato buono ed il lato negativo, i propri gusti e le proprie debolezze, chi non condivide e chi condivide, chi ama cose materiali e chi ama spiritualmente.

Perché ho intitolato questo mio lungo pensiero "SERENITA"?
Perché ne ho bisogno? Perché vedo attorno a me persone tristi, cupe, disperate? 
Non è solo questo, no.
Vorrei solo far comprendere che ognuno ha la sua serenità anche nei momenti bui, serenità che si trova in maniera diversa da ciascuno di noi ed è qui che vorrei raccontare un piccolo episodio:

La mia è quando vado a far visita ai miei cari nel Campo Santo dove "riposano" spero, sereni... Passeggiare tra vialetti di ghiaia tra belle tombe e lapidi piene di fiori, di lumini, di frasi bellissime e commoventi mentre un leggero vento mi inonda, tutto questo mi fa sentire sicuro in un luogo sacro.
Un luogo dove leggerezza, silenzio e a volte voci sommesse in preghiera ti cullano facendo si che il tuo spirito interiore sia in pace con se stesso e quindi con te stesso come uomo.

Qualche giorno fa pensavo a C., un bambino alto e magro dai capelli rasati, avevamo completato due anni di scuole elementari insieme, poi lui con la sua famiglia si erano trasferiti in un'altra città a causa del lavoro del padre. Ricordo che disse a tutti mentre ci sautava pe rl'ultima volta: "Diventerò un dottore, dove andremo abbiamo più occasioni che qui, in questa piccola città."
Aveva avuto ragione? Non lo avevo mai saputo in tutto questo tempo, C. aveva intrapreso una vita nuova, diversa, quella che da bimbo sognavo di fare ocon la mia famiglia ma che purtroppo non era stato così.
Eppure quel giorno pensavo a C. e non ne capivo il perchè di quel ricordo dopo mezzo secolo, come se qualcosa nella mia anima mi aveva costretto a ricordarlo.
Da lontano avevo visto una zona nuova del campo Santo, con serenità e tranquillamente mi ero avviato curioso, verso quella zona dove spiccavano nuove tombe e colombari circondati da fiori.
In quel posto avevo visto volti di chi avevo conosciuto in quella cittadina di campagna, alcuni di loro erano lì, volti di anziani sorridenti in fotografie e che quando ero piccolo, li vedevo uomini e donne giovani forti e pieni di vita. Avevo pensato che è il destino dell'uomo invecchiare e morire dopo aver trascorso anni di compiti e lavori...
All'improvviso una farfalla mi gstava girando attorno, era tutta bianca e svolazzandomi troppo vicino, ala fine si era posata sulla mia spalla: ricordo che quando mi trovavo in Messico, un nativo del luogo mi aveva raccontato una loro credenza:
"Quando una farfalla ti gira attorno o si posa su di te, vuol dire che qualcuno che non c'è più ti sta salutando o vuol fartelo sapere".
Mentre stavo per toccarla alzando lo sguardo vidi quella foto in un loculo del candido colombario davanti a me, vidi la sua foto, quella di C.
Un brivido mi scosse mentre la farfalla prese il volo allontanandosi, mi ero avvicinato e il mio amico che quel giorno mi era tornato in mente era lì in quel posto.
La sua foto sorridente mi guardava: "Diventerò un dottore" sentivo ancora la sua voce di bimbo in quel momento mentre toccavo il suo nome scritto in bronzo sul marmo bianco.
Non so se era diventato un dottore in seguito, non so se la farfalla o il pensiero del mattino erano un suo richiamo per farmi sapere dove si trovasse, so solo che avevo rivisto qualcuno perso nei meandri del tempo, magari non nel modo in cui pensavo, come incontrarsi per caso nella grande metropoli o in qualche studio medico... 
Eppure nonostante mi aveva commosso questa cosa, ero sereno, lui era lì, nel riposo eterno, ma nello stesso tempo ero sicuro che aveva finito di soffrire o chissà cos'altro.
Più tardi ero ancora a passeggiare nei vialetti fioriti tra i profumi ed il tiepido vento, pensando a C. e ad altre persone care, dentro di me ancora persisteva questa serenità, questa tranquillità che solo un luogo come questo poteva darmi.

SERENITA', sensazione magnifica che da pace il cuore e all'anima, una tranquillità che si può trovare dovunque basta volerlo: davanti al mare, nella propria dimora, giocando con i propri figli, leggendo un libro, sedersi in un prato guardando le nuvole in cielo... E come me, passeggiare in un Campo Santo dove il silenzio ed il profumo di fiori e la compagnia di qualcuno che non è più tra noi, donano una pace che rintempra il proprio spirito.

Giampaolo Daccò




giovedì 5 luglio 2018

SETTE NOTTI CON TE




SETTE NOTTI CON TE

Prima notte:
   Ci eravamo incontrati nel bar dell'aeroporto e subito era arrivato il colpo di fulmine, i miei occhi nei tuoi e tutto era scomparso. I corpi erano accesi dal desiderio e le nostre bocche avevano suggellato, su quel taxi in corsa verso Milano, un piccolo patto d'amore. 
Solo il nome e l'età e basta ognuno di noi non sapeva niente dell'altro e nemmeno lo voleva sapere. Avevamo sette giorni di tempo a disposizione e poi ognuno per la sua strada, Londra la sua, Barcellona la mia.
Era iniziata così quella storia che ancora ricordo con nostalgia e rimpianto.
La prima notte era stata dolce, romantica quasi un sogno, una notte di luna piena che faceva brillare di blu i nostri corpo nudi avvinghiati in una passione travolgente.
Con gli occhi chiusi e lui a fianco sentivo il profumo di gardenia provenire dalle finestre aperte.

Seconda notte:
Pasisone, giochi erotici che accendevamo sempre di più i sensi e la voglia di appartenersi... Nessuna parola di amore ma quello che dicevamo, i sospiri e gemiti completavano quel desiderio di se stessi senza limiti.
Più tardi nel buoio osservavo lui, aveva gli occhi aperti, mi domandavo a cosa pensasse ma fingendo di dormire, appena aveva rivolto il suo sguardo su di me, leggermente mi aveva sfiorato una guancia sorridendo, spostandomi una ciocca bionda di capelli.

Terza notte:
Non era il letto il luogo della nostra passione, no quella notte no, un tappeto soffice di quel residence di lusso nel pieno centro di Milano, era stata la gioia ed il sesso sfrenato quasi animalesco.
Le finestre aperte ed un vento tiepido facevano svolazzare  le candide tende mentre le sue mani forti stringevano il mio corpo con violenta e dolce sensualità.
Mi sentivo svenire dal piacere e lui anche, tremava su di me mentre i suoi baci erano sempre più forti mordendomi le labbra.
Era arrivata l'alba e questa volta ci eravamo svegliati insieme mentre  la luce rosa dell'alba penetrava nella camera, il suo sorriso era stato il buongiorno di quell'istante.

Quarta notte:
Eravamo tornati tardi dalla cena, la fretta di stare soli ci aveva fatto quasi correre nel nostro rifugio e subito entrati, ci eravamo spogliati nudi lasciando i vestiti per terra ed eravamo entrati nella doccia.
Tra i vapori, la schiuma, i profumi inebrianti, l'amore ed il sesso era in quel momento qualcosa di sublime, l'acqua calda gocciolava nelle nostre bocche avvinghiate, tra i corpi sempre più eccitati.
Ed ancora bagnati ci eravamo trovati sugli asciugamani di spugna  mordiba per terra.
Il gioco erotico sembrava non finire mai poi la stanchezza prese il sopravvento.
Ci eravamo addormentati esausti, così ci aveva trova al mattino un sole splendido che penetrava dalle finestre.

Quinta notte:
Luci rosse e blu nella camera, il letto disfatto e noi travolti da giochi strani, giochi che non avrei mai pensato di fare. 
Farsi prendere come schiavi e diventare padroni dei nostri corpi, mentre scoprivamo sensazioni nuove, ancora una volta non avevo mai vissuto un'esperienza del genere, così forte ed intensa.
Lacci neri ai polsi, ai piedi, poi la corda che legava a lui alla spalliera del letto e tutto quello che si poteva e si desiderava fare era stato fatto in quelle ore sublimi, luccichii di stelle entravano dalle persiane aperte nel buio.
Nel cuore della notte eravamo abbracciati felici, a dentro di me qualcosa, un nodo nella gola incominciava a farsi sentire, insieme ai miei sensi di colpa.

Sesta notte:
La sesta notte era stata come la prima, tutti i giochi erano stati fatti e restava la passione, la sensualità della prima volta. I sensi accesi e le carezze dolci di lui ed i miei baci appassionati, celavano il pensiero che sarebbe stata la penultima notte insieme, mentre noi conoscevamo tutti i nostri desideri sessuali ma non quelli privati, quelli che portavamo dentro.
Mi prese come non mai, ero tra le sue forti braccia, ero in un vortice di baci appassionati e di tenerezza.
Più tardi non riuscivo a dormire e come la seconda notte guardavo lui, aveva gli occhi aperti questa volta non finsi di dormire e avevo lasciato che lui mi baciasse e accarezzasse il mio viso ed insieme abbracciati, ci eravamo addormentati stretti.

Settima notte:
Non era stata come le altre, eravamo sul terrazzo, distesi abbracciati sul divano tra fiori in grandi vasi ed il profumo della notte. Migliaia di stelle brillavano su di noi e la luna ormai quasi una falce era lontana all'orizzonte.
Tra piccoli baci e carezze, ci raccontavamo i piccoli sogni da bambini ma mai delle nostre attuali vite. Sembrava un accordo, darsi a vicenda senza dire nulla, segreti di vite che mai saranno svelati... Eppure per un attimo stavo per dire qualcosa, lui mi aveva baciato per non sentire... Forse era stato meglio così.
Tra il cullare dell'abbraccio avevo iniziato a cantare una piccola melodia che si era interrotta quando Morfeo aveva preso il sopravvento su di noi.
Ci eravamo svegliati all'alba al suono di una sirena in strada. Questa era stata la nostra ultima notte insieme.

Aeroporto di Malpensa, ore quindici.
Che strano i nostri aerei che ci portavano nelle nostre rispettive città, avevano lo stesso orario, dopo il check in, avevamo bevuto un caffè insieme, l'ultimo. So che avevamo voglia di darci un appuntamento per un futuro lontano, ma dentro in entrambi qualcosa ci aveva fermatio
Forse il caso ci farà reincotrare un domani e chissà dove oppure saremo per sempre perduti nei meandri della nostra vita privata e in  chissà in quali altri destini.
Mentre dopo l'abbraccio ci eravamo lasciati per proseguire verso il nostro gate, istintivamente ci eravamo voltati e ancora i nostri occhi si erano fissati per un atttimo.
Le nostra labbra fecero un leggero bacio nascosto da tutti i presenti, poi ognuno aveva preso la sua strada.

Barcellona aereoporto.
I volti dei miei figli erano dietro le vetrate dei cancelli di uscita, una fitta di vergogna mista a senso di colpa erano nel mio cuore, mentre con le loro manine mi salutavano festosi accanto a mia madre e nella mente il volto di lui.
Cacciando quel pensiero e sorridendo loro, quasi corsi buttandomi tra le loro braccia.

Londra - Oxterley
Il taxi aveva portato lui davanti alla bella casa in stile vittoriano, il giardiniere gli stava quasi correndo incontro per aprire il cancello di casa. Nella mente di lui l'altro volto, che viene scacciato quando dal portone d'ingresso usciva la sua famigliola. Il sogno erotico ormai e lontano e la sua solita vita era di nuovo il suo futuro fino a quando e chissà dove, ci saranno nuovamente sette notti diverse.

Giampaolo Daccò

venerdì 29 giugno 2018

ASPETTANDO IL TRAMONTO





"ASPETTANDO IL TRAMONTO"

Rosso giallo bruno e blu
Toni immensi nel grande cielo
Ombre nere di gabbiani
Volano stridendo su riflessi dorati

Orme scure sulla rena
Di romantici o frettolosi passaggi
Spume fresche di piccole onde
Che s'infrangono sulla sabbia

Una luce sul promontorio
Un faro guida il ritorno in porto
Mentre un sole rosso
Piano si nasconde all'orizzonte

Seduto sul molo guardo penso
Con nostalgia i sogni passati
Con speranza al nuovo mattino
Con amore a chi mi sta accanto

Con tristezza alle cose perdute
Con gioia all'immensità del mondo
Con fierezza per la mia anima
Con tenerezza a quello che ero

Quella parte di natura incredibile
Che ogni sera mi porta emozioni
Mi dona sensazioni di serenita
Mi riempie il cuore di luce

Sentimenti sensazioni nostalgie
Amore tenerezza dolcezza
E' questo tutto ciò che sento
Aspettando il tramonto.

Giampaolo Daccò.








venerdì 22 giugno 2018

MALTA, TURCHESE ED ORO




MALTA, TURCHESE ED ORO
Malta primavera 2010
Un sole caldo nonostante fosse fine aprile, l'aria tiepida e profumo di salsedine inebriavano le case e le strade sul mare dai toni accesi del blu.
Passeggiando tra i vicoli, evitate le arterie piene di traffico e persone, osservavo i colori delle meravigliose abitazioni in stile vagamente orientale ed inglese, che spaziavano dall'ocra al giallo, dal verde chiaro al bianco ed alcune avevano sfumature indefinibili che alla luce splendida del sole sembravano dorate.
Il mare in quel momento sembrava una lastra di pietra turchese che quasi abbacinava quel paesaggio davanti a me.
Avevo lasciato alcuni amici ad una conferenza importante e privata, per godermi un poco di solitudine dopo mesi di lavoro, davanti a me una settimana di vacanza.
Il giorno prima avevo visitato La Valletta la capitale posta sul promontorio quasi a precipizio sul mare, ne ero affascinato ed era diversa da Sliema dove alloggiavamo nel bellissimo albergo quasi davanti al canale che divideva le due città.
Il giorno dopo avevo deciso di visitare la parte sud dell'isola, prendendo un autobus (mi pare il numero 81) che mi aveva portato a Marsaskala una località sorta intorno al piccolo porto naturale della baia omonima, una profonda insenatura nel sud-est dell'isola. 
Ne ero rimasto subito affascinato ma nonostante non ci fossero spiagge come le altre zone, ero rimasto incantato da quel panorama che mi portava nei ricordi di altre vacanze fatte in Tunisia, in Egitto.
Il lungo mare rifletteva la pietra chiara sotto una luce vivida , con lunghe file di palme con accanto il mare turchese mentre barche di varie grandezze solcavano quel canale, tanto da sembrare un dipinto di Monet dai colori forti.
Marsaskala moderna ed allo stesso tempo dal sapore antico mi aveva colpito molto, mi ero seduto su una panchina all'ombra di un palmeto sfogliando la cartina di quest'isola meravigliosa incastonata nel centro del Mediterraneo, alle mie spalle da alcune case caratteristiche provenivano aromi gustosi, qualche signora o qualche trattoria stavano cucinando cibi dai sapori forti e voltandomi verso quelle fragranze, avevo visto tende colorate svolazzare fuori dalle finestre aperte grazie al vento di scirocco che proveniva dal sud.
In quell'istante un rumore sopra la mia testa mi aveva fatto guardare in alto verso il cielo, un aereo sorvolava la città a bassa quota mentre prendeva la direzione verso l'Africa, abbassato subito dopo gli occhi, mi ero trovato davanti un ragazzo sorridente, dagli occhi e capelli scuri e ricci, appoggiato con le braccia sul manubrio della sua bicicletta che mi osservava incuriosito.
"Hello!".
"Hi!" risposi al suo saluto, rimanendo sorpreso.
"Non mi riconosce?" aveva detto sempre col sorriso sulle labbra, evidentemente la domanda gli era venuta spontanea guardando il mio viso sorpreso.
"Sono Jimmy, uno dei camerieri del vostro albergo, ieri sera le avevo servito il caffè con i suoi colleghi..."
"Oh è vero." avevo risposto sorridendo e ricordando subito il suo viso, certo che con le divise da lavoro le persone quando indossano abiti civili sembrano diverse, a volte irriconoscibili.
"Le devo chiedere scusa ma nonostante io sia fisionomista, non l'avevo riconosciuta."
"Riconosciuto..." aveva precisato alludendo a dargli del tu.
Abitava nella zona e si era proposto come guida, aveva capito che davvero non sapevo dove andare dopo aver scelto una metà dal nome per me affascinante, mi bastava il mare e l'odore di salsedine per stare bene.
Jimmy sempre con la sua bicicletta appresso mi aveva portato per le strade di Marsaskala dove profumi e colori si mischiavano armoniosamente, avevamo visitato brevemente la spiaggia di St. Thomas Bay, la chiesa col suo campanile chiaro affacciata sul mare.
Marsaskala è davvero una piccola perla che si estende tra due colline che scendono da due località chiamate Zeytun e Zabbar.
Jimmy per cena, mi aveva portato in un piccolo ristorante gestito da suoi parenti dove avevamo cenato benissimo, i piatti di pesce erano squisiti, per me era stata una fortuna incontrare quel ragazzo dall'aria sveglia, avevo passato una giornata intera con lui scoprendo davvero cose incantevoli.
Più tardi mentre mi riaccompagnava alla stazione dell'autobus mi aveva confessato che, in hotel mi aveva sentito parlare di viaggi e geografia, le mie passioni e siccome la sua passione era di progredire nel lavoro di cameriere, Malta per lui era limitata e voleva spaziare in altre parti del mondo, facendo esperienza e sperando di diventare ricco aprendo qualche ristorante in posti alla moda, sogni di molti ragazzi e non solo.
Avevo capito il perché durante la nostra cena, di tutte quelle domande sui viaggi che avevo fatto in passato e com'erano gli hotels e tanto altro.
Arrivati all'autobus, mi aveva salutato stringendomi forte la mano.
"See you tomorrow Mister John Paul." aveva detto scherzosamente "Domani servirò io le colazioni, spero di vederla."
"Di vederti." avevo risposto sorridendo, salendo i gradini dell'autobus colorato, alludendo al tu come aveva fatto lui nel pomeriggio.
Aveva schiacciato l'occhio in segno di approvazione e salutandomi con la mano, aveva preso la strada verso casa mentre l'autobus con un leggero movimento vi era avviato per il centro verso La Valletta.
Durante il breve viaggio verso l'albergo, guardavo le luci delle case, le luci delle barche sul mare ed il blu della sera, sembrava un posto magico, un posto dove tutti i sogni potevano avverarsi, mentre sopra di me le stelle brillavano dome diamanti incastonati nel buio.
Mi ero rilassato sul sedile e con gli occhi chiusi, rivedevo questa meravigliosa Malta, l'isola turchese ed oro sotto lo splendido sole mediterraneo.
Non sarei più andato via.

Giampaolo Daccò Dos Lerèn

sabato 2 giugno 2018

IL CAMMINO



IL CAMMINO

Com'è difficile raccontarsi e raccontare cose che forse possono interessare poco a molti, ma spesso si ha bisogno di fare delle confidenze, confessioni o raccontare qualcosa di se, senza cadere nel vittimismo o nell'eccessiva auto adulazione e soprattutto non annoiare chi ti legge o ascolta... E' difficile farlo, si e molto anche.

Quante strade ho camminato nel corso della mia vita e quanti bivi ho dovuto affrontare? Molti, anzi forse ne ho perso il conto, spesso la strada è stata presa involontariamente sia quella sbagliata che quella giusta, a volte è stata una scelta libera oppure sapendo che fosse dura o difficile, l'ho imboccata cercando di non voltarmi indietro e ne di pensare a cosa sarei andato incontro.

Da piccolo ho avuto tre sole guide finite presto, troppo presto: mia madre, mia nonna paterna e mio zio acquisito che ha svolto una parte del ruolo che avrebbe dovuto fare chi mi ha generato col suo seme. Guide finite quasi in modo tragico tutt'e tre, lasciandomi quel poco ma molto importante per me, a cui ho attinto ma quando hai solo pochi anni di vita, non cogli il vero senso di quel sostegno, consiglio e via datomi.

Non ho avuto grandi amicizie, ma sono legato ad alcune persone in maniera affettuosa e senza far nomi loro lo sanno, avrei voluto avere più vicinanza ed affetto ma ognuno ha la sua vita e quando una scelta ti porta lontano, i contatti fisici vengono a mancare anche se l'affetto prosegue sempre. Ma non ho mai mostrato diversità di affetto verso altre conoscenze, per cui nessuno tra queste saprà mai se è tra le mie più care, trovo giusto che sia così.

Poi seguendo la strada contorta della mia vita ho avuto dei grandi dolori di cui tre mi hanno spezzato il cuore, erano talmente forti questi che sarei morto all'istante se qualcuno, allora non mi avesse sostenuto, ma col tempo è passato anche questo e se da una parte mi sono rinforzato dall'altra parte è "indebolita la mia sensibilità", addirittura da non riuscire a sopportare il dolore degli altri, da non potere di non farne parte dentro di me con la difficoltà di schermarmi o di "vederle" a distanza.

Molti sono stati i bivi di varie strade dedicati al lavoro, molti erano progetti per crearmi un futuro migliore, alcuni hanno prodotto dei risultati normali, altri "bloccati da persone" le quali hanno volutamente che ciò che stavo creando non andasse in porto, i motivi od i perché lo avessero fatto posso solo ora intuirlo o capirlo, ma non giustificarlo, quello no. Alla fine erano riusciti a mettere un tarlo nella mia mente: quello di essere un mediocre che cerca di emergere in mondi non adatti, ma alcune risposte avevano poi dimostrato il contrario.

Perdite, sofferenze, delusioni e fallimenti insieme a piccole gioie, a pochissime persone care, a soddisfazioni personali mi hanno alla fine fatto crescere ed essere quello che sono... Non ho ancora compreso bene se ne sono felice, soddisfatto oppure deluso ma certamente non cambierei nulla perché sto avviandomi verso un'altra strada che non so dove mi porterà e se avrà dei bivi anche quest'ultima accetterò tutto ciò che si proporrà, ma sono certo che non sarà l'ultima, sento che ne verranno più avanti altre vie.

Mia madre nell'ultimo sogno che ho fatto su di lei, mi aveva consegnato una valigia azzurra, vuota e leggera, dicendomi "Ora sei libero, vai per la tua nuova lunga strada. guarda è li che ti aspetta..."

La strada davanti a me era lunga e sui bordi c'erano erba e fiori, ma era scura ed infinita mentre sopra la mia testa il cielo era chiaro, ricordo di aver pensato: "Ce la farò? La valigia vuota deve essere riempita di nuovo, cosa incontrerò ancora su questa strada?" Ed intanto camminavo...

In questi giorni ho fatto alcune scelte che porteranno su chissà quali sentieri e qualche altra l'ho fatta pochi mesi fa, ma ancora sono lontani i risultati, intanto vivo questo difficile presente cercando se non di migliorare me stesso e le cose materiali, almeno di affrontarle al meglio.

Sono qui con questa valigia invisibile in mano e pronto per camminare di nuovo verso strade, bivi e vicoli di cui non so in che piazze e luoghi portino, ma di certo non tornerò mai più indietro e non mi volterò a guardare il passato che è come una folata di vento ormai lontana e che non serve più a nulla se non a conservarla esperienza.

Giampaolo Daccò