domenica 24 maggio 2026

"IN UN LIVIDO TRAMONTO"

"Ci sono tramonti che non scaldano, anche quando il cielo è rosso come brace. Tramonti che sembrano trattenere un presagio, un’inquietudine sottile che si infila tra le nuvole e arriva dritta al cuore. Quella sera d’agosto, mentre pedalavo verso il mare, sentivo già che qualcosa dentro di me stava cambiando forma, come se il giorno stesse morendo più del solito. Non sapevo ancora che quel colore livido del cielo avrebbe avuto un nome, un volto, un ricordo che non mi avrebbe più lasciato.”



“IN UN LIVIDO TRAMONTO”

Agosto.

Il tramonto alle nove di quella sera, al contrario di quelli precedenti, aveva un che di livido, di malato, di oscuro, nonostante il rosso si stagliasse all'orizzonte occidentale verso la campagna, al di là della cittadina di mare dove mi ero trasferito per qualche tempo causa un lavoro.

Dopo tutto mi ci trovavo bene, niente traffico che blocca la viaiblità, niente smog, niente rumore fino a tarda notte. Certo non c’era una vita notturna pazzesca come Milano o Roma, però la sera fino a tardi molti locali erano aperti, anche d’inverno.

Avevo imparato a non usare l’auto e muovermi con i mezzi che erano sempre puntuali oppure lunghe passeggiate fino al lavoro, alzandomi un’ora prima e facendo colazione in qualche pasticceria con ottimi cappuccini.

E poi le nuove amicizie con colleghi e gente del posto e soprattutto con lui: Maurizio diventato poi il mio più caro confidente.

Ma quella sera era tutto diverso, il tramonto era davvero triste nonostante i colori stupendi di mezza estate.

Andavo veloce con la bicicletta su quella strada sterrata tra i canneti che portavano verso il mare, verso quella spiaggia deserta dove non ci andava mai nessuno, se non qualche vecchietto o persone con il cane appresso.

Poi, appoggiando la bicicletta sulla sabbia, mi ero seduto su un sasso a guardare quel livido tramonto e da quel momento incominciavo a piangere in silenzio.

Le nuvole attorno al sole che stava scomparendo erano violacee, fredde, quasi gelide come quella sensazione che avevo nel cuore quella sera.

Eppure… eppure solo nel pomeriggio, quando il sole era forte e nella pausa di lavoro ci eravamo recati quasi tutti al mare per un bagno veloce in attesa di ricominciare, eravamo felici.

Si rideva, si scherzava, ci si tuffava nel blu di quell'acqua fresca; due o tre coppie in compagnia si baciavano, alcune ragazze prendevano il sole come lucertole, ferme come fossero pietre colorate su polvere d'oro.

Maurizio si distese con il suo “salviettone” di lato dov’ero io, appoggiandosi su un fianco. Sentivo i suoi occhi verdi fissi su di me. Mi ero alzato appoggiandomi sui gomiti.

“Che c’è?” lo avevo fissato voltando lo sguardo su di lui.

Mi aveva fatto un sorriso strano e mi strofinò poi con la mano i capelli.

“Oggi è il giorno… Mi ha detto sì, mi ha detto sì: più tardi esco con te…”

“Eh? Dopo tutto questo tempo? Lavinia ti ha detto sì?” lo fissavo sbalordito, pensando a quella preda bionda tanto ambita da tutti. Finalmente Maurizio ce l’aveva fatta.

“Non ritorno al lavoro, ho preso tre ore di permesso e così andremo a fare un giro verso le colline e poi un aperitivo e… lasceremo fare tutto al destino.” Sorrideva con i suoi denti bianchi sul volto abbronzato, bello, incorniciato da lunghi capelli ricci.

“E così ce l’ha fatta il latin-lover della compagnia.” pensavo mentre lo vedevo sorridere, distendendosi sulla sabbia, bagnandosi di sole.

Maurizio era bellissimo, occhi verdi, naso alla greca, bocca leggermente tumida ed imbronciata, quella massa di capelli ricchi e neri incorniciavano quel volto virile e poi il fisico, scolpito da anni di spot, il suo: “Beach Volley”.

Lavinia era altrettanto stupenda e se le cose fossero andate bene, sarebbero stati la coppia più bella della città.

Un’oretta dopo, Maurizio mi aveva abbracciato mentre io gli dissi sorridendo un in bocca al lupo caloroso, ero felice per lui, e mentre si avviava verso la sua moto mettendosi il casco, noi tutti eravamo già in auto per far ritorno in azienda.

Erano quasi la sedici e avevamo un paio d’ore di lavoro e mancavano due giorni per le ferie e la chiusura dei nostri uffici.

Due ore dopo, alla fine dell’orario di lavoro su richiesta di una delle segretarie del capo, ci eravamo trovati attorno al tavolo delle riunioni dei superiori, nella stanza a fianco dell’ufficio del direttore.

Il quale l’espressione del suo viso non prometteva nulla di buono, viso scuro, occhi bassi e noi preoccupati che ci fosse qualche grande problema in azienda, ci siamo seduti attorno a quell’enorme tavolo mentre altri restarono in piedi.

Quando il direttore di fronte a noi alzò lo sguardo, emise un lungo respiro e con gli occhi lucidi ci diede quella notizia terribile.

Maurizio era felice e con la sua moto stava andando dal suo futuro amore, ma un’auto, uscita all’improvviso da uno stop, aveva messo fine ai suoi sogni, alla sua voglia di vivere, alla sua bellezza e ai suoi futuri progetti.

Ero scappato subito fuori da quel posto, da tutti i miei colleghi non appena avevo udito tutto questo. Avevo preso la mia bicicletta e corsi veloce verso il mare, l’unico posto che ogni volta mi faceva e mi fa star bene o mi cullava nel dolore.

Piansi tutte le lacrime possibili davanti a quel tramonto rosso, caldo ma livido come una notte di ghiaccio e restai lì non so per quanto tempo, mi ero accorto della luna solo quando avevo alzato il volto verso il mare.

Tornai a casa a piedi con a fianco la mia bicicletta, con il cuore infranto.

Oggi, 5 agosto, sono ormai trentacinque anni che sei volato in cielo, ma ancora ricordo i tuoi occhi chiari di quel giorno quando ti avevo visto per l’ultima volta.

Questa sera non guarderò il tramonto per non vedere nuovamente il livido viola delle nuvole attorno al rosso del cielo.

Non permetterò che il dolore o il ricordo si faccia strada nella mia mente.

Forse riuscirò a non pensare a quel giorno lontano…

Forse.

“Ci sono ricordi che non chiedono il permesso per tornare: arrivano con il colore del cielo, con un odore di sale, con un silenzio troppo simile a quello di allora. Eppure, mentre chiudo questa pagina della memoria, sento che il dolore non è più lo stesso: non brucia, non graffia. Rimane, ma come una fotografia sbiadita che il tempo ha reso più gentile.

Maurizio continua a vivere in quel pomeriggio d’estate, nel suo sorriso abbronzato, nella corsa verso un amore che non ha fatto in tempo a incontrare. E forse è giusto così: alcuni destini non si compiono, ma lasciano una luce che non si spegne.”

Giampaolo Daccò Scaglione

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