mercoledì 6 maggio 2026

*LEI VOLEVA SORRIDERE ED ESSERE FELICE*

"Ci sono vite che sembrano nate per la luce, e che invece attraversano tempeste che nessuno avrebbe meritato. Ci sono persone che sorridono anche quando il mondo dice loro di non farlo. E ci sono storie che non si possono lasciare andare, perché sono l’origine di tutto: dei nostri gesti, dei nostri silenzi, dei nostri sogni. Questa è la storia di una bambina che voleva solo essere felice. E che, nonostante tutto, ha continuato a provarci fino all’ultimo respiro."

*LEI VOLEVA SORRIDERE ED ESSERE FELICE*


Quando nacque, in quell’estate torrida, era l’ultima dei figli di una grande famiglia. La quarta, dopo la morte di un fratellino. Non urlava come gli altri neonati: sorrideva ogni volta che qualcuno la prendeva in braccio. Era una bambina buona.

Cresceva con mamma, papà, due sorelle, la nonna e due zii, in una grande casa di campagna. Poi, a tre anni, perse il padre. Non capiva cosa fosse accaduto: lei sorrideva e giocava, mentre tutti erano immersi nel lutto. Le dicevano di non farlo, che era “una cosa cattiva”.

Poco dopo, fu mandata in collegio tra le montagne, per via della guerra. Le suore la sgridavano perché cantava da sola, perché giocava nei prati scoscesi del convento, perché sognava appoggiata alle grate di cinta di quel posto. 

Non voleva dire le preghiere, non voleva alzarsi ed andare a letto così presto, non voleva mettersi il grembiule nero, non capiva quelle regole. Per quelle donne vestite di nero, era “cattiva”.

A cinque anni morì anche la sorella maggiore. Lei cercava di consolare la mamma con carezze e sorrisi, ma veniva rimproverata: «Non si fa così quando c’è dolore.»

La mamma iniziò a lavorare lontano. Lei rimase con la zia, lo zio, la nonna e l’altra sorella. Per sfuggire alle regole ferree della famiglia, viveva nel suo mondo di sogni. Ogni volta che non rispondeva, erano sgridate. 

Le dicevano: «Sei una bimba troppo sognatrice e sciocca. E non sorridere sempre: solo le persone stupide fanno così.» Solo la sorella la difendeva.

Poi crebbero, invecchiarono tutti. Dopo la morte della nonna, lei, la mamma e la sorella andarono a vivere da sole. Fu felice: finalmente libera da imposizioni.

A quindici anni presentò il fidanzatino alle amiche. Era felice. Ma una di loro glielo portò via. Soffrì, ma la giovane età la salvò.

Poi conobbe lui, bellissimo dagli occhi di ghiaccio, durante una festa in paese. Si innamorò completamente. Quando lui partì per il militare, lei non ebbe paura: gli donò se stessa come pegno di fedeltà.

Rimase incinta. Tutti erano disperati: era giovane, era uno scandalo. Lei invece era felice: avrebbe avuto il suo bambino, avrebbe sposato il suo amore.

Ma lui, dalla caserma, fece sapere che non avrebbe preso le sue responsabilità. Questa volta lei non sorrise più. Pianse chiusa in camera.

Passarono i mesi, la pancia cresceva, e con essa le voci maligne. Una ragazza madre era indegna, allora.

Finito il militare, lui - convinto dai propri genitori - la sposò comunque. Per dovere, forse per un po’ d’amore. La serenità sembrò tornare.

Nacque il primo bimbo. La felicità. Ma lei si accorse che il marito non lo amava. Lo considerava un ostacolo, la causa della sua carriera mancata. Lei cercava di colmare quel vuoto con il sorriso, ma era inutile. Allora amò quel bambino per due.

Tre anni dopo perse il secondo figlio, morto a pochi mesi. Due anni dopo nacque l’altro, quello che il marito desiderava. Lui lo amava. Lei soffriva per quella differenza, ma cercava di non mostrarlo.

Poi perse il quarto figlio, mentre accudiva la suocera e la sua mamma, entrambe anziane e malate. E un giorno, in una giacca del marito, trovò una lettera. Un tradimento. Da anni. E lei non se n’era mai accorta.

I sorrisi divennero rari. Poi lui se ne andò per sempre, con l’altra. Il tempo medicò le ferite. I figli le furono vicini. Lei ritrovò una forma di tranquillità.

Arrivò un nuovo amore, una nuova passione. Tornò a sorridere. Ma una “strega cattiva” si intromise tra loro, come un ragno che tesse un filo appiccicoso. E quell’amore finì.

Per la prima volta, sentì una crepa nel cuore. Un dolore che non riusciva più a cancellare. Ma aveva ancora i suoi due ragazzi.

Dentro la sua mente, però, pensieri strani cominciarono a farsi strada. I suoi occhi perdevano luce.

Poi, come una tempesta improvvisa, una sera diede un bacio al suo secondogenito mentre usciva. Lui non tornò più. Un incidente improvviso lo portò via. E da quel momento, il ragazzo si spense, lasciando tutto: casa, fratello, fidanzata, lavoro.

Ma soprattutto lei.

Da quel giorno, lei diventò una statua di marmo. Non parlava più. Non capiva perché il destino si fosse accanito contro di lei, contro quella bambina che voleva solo vivere in un mondo bellissimo.

Col tempo, la sua mente iniziò a darle visioni e incubi. Non capiva perché le sue parole e i suoi gesti non andassero bene. Finché un giorno si ritrovò in una stanza bianca, con odore di medicine, e davanti a lei l’unico figlio rimasto e persone vestite di bianco. 

Pianse. Pianse sempre più forte. Poi urlò. La sentirono nei reparti vicini.

Passarono molti anni. Ora era immobile in un letto più comodo, in una stanza rosa, con una finestra che dava sulla campagna. Il sole d’estate calava lento, tingendo tutto di rosso.

Un giorno vide entrare sua madre e il suo secondo figlio. Le parlavano, le dicevano cose belle. E lei si sentì felice. Serena. Allegra.

La stanza rosa, la finestra, il figlio rimasto, i dottori, le medicine… non esistevano più.

Esistevano solo loro. E sul suo volto si aprì finalmente quel sorriso che aveva sempre voluto dare a tutti. Questa volta era solo per lei. Per la sua felicità. Per sempre.

Ora è in quel posto magnifico, dove è partita in silenzio per non disturbare nessuno, in una notte piena di stelle, quel luogo pieno di luci e musica, finalmente a vivere la sua felicità.

"Ci sono sorrisi che la vita spegne, e sorrisi che la morte restituisce. Lei ha ritrovato il suo. Ed il ricordo della ragazzina felice è stato riportato qui, tra queste righe. Così non si perderà più."

Giampaolo Daccò Scaglione



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