mercoledì 20 maggio 2026

"POLVERE D’AMORE"

 PROLOGO:

*Ci sono momenti della vita in cui si resta sospesi, come se il tempo trattenesse il fiato. Momenti in cui una stanza sembra troppo piccola, una finestra troppo grande, e il mondo fuori troppo lontano per essere raggiunto. È in quei momenti che si capisce quanto può pesare un’assenza, anche quando non è ancora avvenuta.

Davide aveva imparato a convivere con quel tipo di silenzio: un silenzio che non era vuoto o fatto di nulla, ma era pieno di qualcosa che non sapeva descrivere. Un silenzio che si appoggiava sulle spalle come una mano leggera, eppure capace di far tremare tutto.

Questa non è una storia di colpe. Non è una storia di promesse. È la storia di ciò che accade quando il cuore resta fermo in un punto, mentre la vita continua a muoversi altrove.*



"POLVERE D’AMORE"

"Mi chiamano... Devo andare!" 

Era la solita frase che conosceva già da tempo, Davide sapeva che questa cosa succedeva sempre nel momento in cui mai doveva accadere e soprattutto quando squillava quel dannato telefono.

Davide guardava quella figura dalla finestra, l'osservava mentre entrava in auto e con una velocità folle spariva in fondo alla via. 

Lo sapeva Davide, sapeva a ciò che andava incontro quando quella domenica mattina piovosa di agosto incontrò Livio, nell'unico bar aperto in centro della città dove entrambi vivevano, senza mai essersi visti né conosciuti.

Ricorda bene quel ragazzo di trent’anni vestito elegantemente di blu, l'orologio costoso al polso e l'anello, la fede matrimoniale nella mano sinistra. 

Quando Davide ordinò il suo caffè, l'altro si girò a guardarlo, al ragazzo tremò per un attimo il cuore: due occhi verdi incredibili ed un sorriso si aprirono davanti a lui.

"Altra anima sola..." disse ridendo, facendo l'occhiolino al barista che probabilmente conosceva da tempo. "In questa città vuota per le ferie... Mi chiamo Livio." disse porgendogli la mano. 

"Davide" balbettò arrossendo l'altro.

Non si sa come i fili del destino intreccino le vite delle persone: nel giro di due ore si ritrovò in camera da letto di Livio. Davide avrebbe voluto scappare ma qualcosa lo trattenne, e nello stesso tempo l'attrazione per quell'uomo si mischiava con la voglia di fuggire.

"Non aver paura, so cosa sto facendo Davide. Mia moglie e le mie figlie..." continuava Livio spogliandosi, mentre con una stretta al cuore Davide osservava le foto di quella famiglia sorridere felice da luoghi incantevoli. "Dicevo, la mia famiglia è al mare ed io... ogni tanto mi tolgo un desiderio..."

"Un desiderio!" pensava Davide, attratto da quel fisico, le gambe muscolose, il torace scolpito da anni di palestra.

Poi quella voce, da quella personalità ed il fascino che emanava in ogni gesto, Livio era cosciente di ciò che trasmetteva altri. 

"E' solo un'avventura con uno sposato che tradisce la moglie e la prende in giro e chissà con chi altri." aveva pensato Davide osservandolo con i suoi occhi color del cielo.

"Se stai pensando che io vada con chi mi capita a tiro, ti sbagli piccolo!" rispose lui guardandolo negli occhi come se gli avesse letto nel pensiero. "Io scelgo, da perfetto egoista ed ipocrita, scelgo ciò che mi sembra il meglio..." 

Ed avvicinandosi sempre di più a Davide, nudo e senza imbarazzo, fermandosi davanti al ragazzo accarezzandogli poi la fronte con due dita, continuò: "E tu lo sei, l'ho capito subito. Non sarai un'avventura."

Fu la prima volta che a Davide capitava una cosa del genere. 

Più tardi guardava la pioggia cadere fitta dal cielo in quella camera dalle ombre blu, mentre l'altro dormiva abbracciato a lui. Non sapeva ancora che Livio sarebbe entrato nella sua vita per tanto tempo.

Tre anni di amore nascosto, tre anni di sofferenza, poi il suo dolore per la nascita di un altro suo figlio e per i fine settimana passati da solo o con qualche amico, pensando a Livio con la sua famiglia ignara di tutto ciò.

Passò del tempo e fu un colpo al cuore quando li vide tutti e cinque in centro un sabato pomeriggio. Aveva evitato le uscite in quelle ore, per non incontrarlo, ma quella volta no: era stato davvero un caso. Loro si fermarono davanti a lui.

La moglie, giovane e bella, bionda e sorridente, presentatagli con noncuranza dall'altro mentre nel suo petto il cuore batteva forte ed avrebbe voluto gridare. Le due bambine ed il maschietto, i figli stupendi ed ignari come la loro madre di ciò che era il padre.

I giorni passavano e Livio era ancora presente nella sua vita, solo un paio di sere la settimana a casa sua di Davide, qualche pomeriggio di entrambi rubato al lavoro con scuse e permessi. 

Briciole. 

Polvere... 

Polvere d’amore… a senso unico, forse. 

Granuli di uno strano amore. 

E bastava una telefonata perché subito Livio fuggisse via da lui, anche nel momento in cui non si dovrebbe farlo mai.

Per Davide, ora alla finestra, era venuto il tempo di dare una fine a questo amore, a questa storia. Soffriva troppo e quando aveva visto sparire l'auto di Livio dietro alla curva alla fine della sua strada, aveva deciso: basta!

Si era messo sul divano a piangere come un bambino, il viso tra le mani mentre le lacrime bagnavano quel volto triste, ma non sarebbe tornato indietro. Domani lo avrebbe chiamato.

Un piccolo raggio di sole in quel momento stava entrando nella camera ed illuminò la foto sul mobile a fianco: la foto di quando Davide era bambino, al mare, seduto sull'altalena, sorridendo a suo padre mentre scattava quella foto.

Alzandosi, la prese e la mise tra le sue braccia, stretta al cuore. Era di nuovo pronto a dare una svolta alla sua vita, a dimenticare - forse - lui. L'uomo del "Devo andare", l'uomo che non poteva dargli ciò che cercava: una vita insieme.

Appoggiò la foto sul mobile ed uscì di casa. 

(Dedicato a te L., amico mio, che finalmente hai deciso per la tua serenità.)

EPILOGO:

*Quando uscì di casa, l’aria aveva quell’odore particolare che arriva dopo la pioggia, come se il mondo avesse appena finito di piangere al posto tuo. Davide camminò piano, senza una meta precisa, sentendo ancora il calore della foto tra le mani, come un piccolo cuore che batteva per ricordargli chi era stato, e chi poteva ancora diventare.

Non sapeva cosa avrebbe detto a Livio il giorno dopo. Non sapeva se avrebbe trovato le parole, o se le parole sarebbero state inutili. Ma per la prima volta dopo tanto tempo, non stava aspettando nessuno. Era lui a muoversi, finalmente.

E mentre la luce del pomeriggio si apriva tra le nuvole, Davide capì che certe storie non finiscono davvero: semplicemente, smettono di trattenerti. E tu ricominci a respirare.*

Giampaolo Daccò Scaglione

 

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