“Ci sono incontri che non durano più di un respiro, eppure ti restano addosso come un livido scuro. A volte basta vedere una figura che avanza piano, con il peso del mondo sulle spalle, per sentire qualcosa spezzarsi dentro.
Non è solo pietà, ma non è curiosità: è un riconoscere qualcosa che è arrivato all’improvviso, come se una parte di te sapesse già che quel volto sconosciuto ti accompagnerà per molto più tempo di quanto durerà il suo passaggio nella via.
Quella mattina d’ottobre, fredda e grigia, non ero preparato a sentire un’emozione così forte dentro di me. Eppure, quando l’ho vista, ho capito subito che non avrei potuto ignorarla.
C’era qualcosa nel suo passo stanco, nella valigia trascinata, nel modo in cui teneva la testa bassa… qualcosa che mi ha trafitto il cuore prima ancora che potessi difendermi.
Non so perché alcune persone ci toccano senza parlarci. So solo che quella donna, sconosciuta e fragile, ha aperto una porta che dovevo ancora scoprire.”
UN VOLTO, UNA DONNA
UNA DONNA SOLA
UNA DONNA SOLA NELLA VIA
“UN VOLTO, UNA STORIA SCONOSCIUTA”
Ti ho vista, ho visto la tua figura piccola e malandata in un freddo mattino di ottobre, dove il grigio incorniciava il paesaggio di una città semi deserta.
Ho visto il tuo volto, triste, pensieroso, con le rughe di chi ha passato tanti anni cercando di vivere una vita.
Ti ho vista con i vestiti rovinati e sporchi dal tempo, camminare in modo sgraziato trascinando i piedi e una valigia con le ruote, logora, spellata, di un colore verdastro sbiadito, con qualche sacchetto di plastica - pieni di chissà cosa - legati al manico.
Ti ho vista e mi si è stretto il cuore: una piccola donna solitaria, una senza tetto, sicuramente italiana, un viso scuro con due occhi grigi e i capelli bianchi, i cui ricci erano puntati sulla nuca da mollettoni colorati, come un buffo clown che non aveva battute per far ridere qualcuno.
Non so quale sia stata la tua vita: forse eri una principessa fuggita da un re odioso e cattivo, finendo in mano a qualche cacciatore senza cuore.
Forse eri una famosa cantante d'opera che aveva speso tutti i suoi averi per vanità ed esibizionismo, finendo miseramente nel dimenticatoio con l'età.
Oppure probabilmente eri una ricca ereditiera incontentabile, che girava il mondo in cerca di un improbabile viveur che ti togliesse dalle etichette di una società noiosa ed antipatica.
Forse eri una donna in carriera che aveva sacrificato l'amore e una vita privata per raggiungere il successo, caduta poi all'arrivo della giovane ambiziosa di turno; e il tuo orgoglio ferito ti aveva spinta sempre più giù, fino a un baratro che nessuno aveva visto arrivare.
Invece potresti essere solo una donna semplice e normale che ha avuto una vita difficile: prima nella tua famiglia d’origine, povera e con molti fratelli da sfamare; poi vittima di un marito egoista; e di nuovo l’annullarsi per tenere in piedi una famiglia dalle fondamenta fragili.
Magari con figli egoisti che nel tempo si sono dimenticati di te, lasciandoti sola, mentre la tua mente si annebbiava piano piano, rifugiandosi in un mondo fantastico dove solo tu riesci a vivere una vita piena di gioia, dove nessuno potrà più farti soffrire.
Eppure, quando ti ho vista, i tuoi occhi erano tristi, il tuo sguardo lucido. Avevi abbassato la testa e piano sei andata lontano per la tua strada, col capo chino, trascinando le tue poche e logore cose.
Il freddo di ottobre probabilmente sarà penetrato nelle tue ossa attraverso quei vestiti consumati dal tempo, come è penetrato nel mio cuore nel vederti così.
Ti ho vista e non so chi tu sia, povera figura dolce e malinconica. Ti ho seguita con lo sguardo fino al punto in cui sei sparita.
Vorrei solo immaginare di essermi sbagliato. Vorrei che invece tu fossi solamente una persona trascurata e solitaria, ma con una casa, una storia forse banale, ma una vita alle spalle.
Ti ho vista e non sono riuscito a pensare ad altro in quel mattino freddo di ottobre. Mentre la mia mente fantasticava sulle tue vite possibili, il mio cuore ricordava un’altra vita già conosciuta tempo fa.
Spero solo che… No. Non è la frase giusta. Non ci sono parole che non suonino banali. Non basta incontrare un volto e una vita sconosciuta per sperare chissà cosa.
Lei andrà per la sua strada, con la vita che si è scelta o che le è stata imposta. E nessuno potrà fare nulla.
“La sua figura è scomparsa in fondo alla via, ma non dalla mia mente. Ci sono persone che non sapranno mai di essere diventate un pensiero, un dolore lieve, un interrogativo che non trova risposta. Lei continuerà a camminare nella sua vita - qualunque essa sia - e io continuerò a chiedermi chi fosse, cosa avesse perduto, cosa avesse salvato.
Forse non potrò mai sapere la sua storia. Forse nessuno la saprà. Ma quel mattino d’ottobre mi ha ricordato che ogni volto porta con sé un mondo intero, anche quando il mondo non lo guarda più.
E mentre la sua ombra si dissolveva tra le auto parcheggiate, ho capito che non era lei a essere sola. Era la città, era il tempo, eravamo tutti noi - incapaci di fermarci, incapaci di vedere davvero.
Lei ha continuato il suo cammino. Io sono rimasto fermo un istante in più, con il cuore che faceva male e gli occhi che bruciavano. E forse è da lì che nasce ogni storia: da un dolore piccolo, improvviso, che non si può ignorare.”
Giampaolo Daccò Scaglione



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