lunedì 24 maggio 2021

MA... E QUANDO INVECCHI TU?


 MA... E QUANDO INVECCHI TU?

(di Giampaolo Daccò)
(photo di E.M.S.)
p.s. = una storia un poco scema da raccontare.

Milano, maggio 2021.
Incontri un amico dopo più di dieci anni.
Il solito abbraccio, oh ma quanto tempo, come te la passi, ecc. ecc...
Si decide di prendere un caffè per fare dieci minuti di chiacchiere prima che di fretta, ognuno torni ai propri impegni.
Bella sorpresa.
Presi i caffè, ci mettiamo seduti su una panchina in Piazza Diaz con la galleria Vittorio Emanuele II° di fronte a noi.
Lo sferragliare di un tram copre il rumore di chiacchiere di passanti, poi un sole caldo illumina davanti a noi la splendida Piazza Del Duomo.
Ed è qui che il discorso intrapreso da S. alle mie orecchie, risuona un tantino idiota-fantascientifico:

- Ti trovo bene.
- Grazie anche tu a quanto vedo. (la solita bugia per non far pesare il cambiamento del fichissimo ragazzo guardato dalle ragazze di allora, invidiato da molti altri amici, in un uomo di dodici lustri, stempiato con pancione e pure nonno).
- Beh però tu meglio, un po' dimagrito ma sembri... O meglio voglio dire... Ma non invecchi mai?
- Come no invecchio anche io.
- Si ma però mi pare un po' troppo il fatto e che...
- Cioè?
- No non è una critica ma, ti vesti sempre così?
- Perché? Ho un paio di pantaloni sportivi una maglietta e scarpe sportive, che di solito non metto mai ma...
- Beh mio figlio si veste così l'ultimo dei tre, te lo ricordi?
- No sono trent'anni che sono tornato a vivere a Milano, non credo di conoscerlo.
- Si  si chiama G, ci eravamo visti per caso al bar del Castello eri con un amico tuo di Milano, mio figlio ti faceva ciao con la manina nel passeggino, era più o meno il 1993.
- Ah si? Interessante (dico con voce incolore), ricordo ora.
- Beh alla nostra età forse sarebbe un po' troppo.
- Tu dici di come mi vesto?
- Dico dico, va bene che te li porti bene. Ma...
- Ma? (Che cavolo sta dicendo va bene che te li porti bene, mi critica? Poi mi ritornano in mente le sue frecciatine fatte a scuola, era fatto così anche a quel tempo e in quel momento mi ritiro un poco cercando di non mostrare il piccolo fastidio, in quanto non essendo abituato a criticare, preferisco stare zitto).
- Beh non voglio dire qualcosa di male ma, sembra che tu faccia di tutto per sembrare più giovane, vedo anche le foto su Facebook, ritoccatine eh, ahahahh.
- (Con sorrisone) Ahahah, mais non, c'est tout nature. Non è che faccio di tutto, sono così io, mi piace vestirmi giovane oggi però è un caso, di solito sono sportivo elegante, e non trucco le foto se non in qualche occasione come fanno tutti del resto. (Ma mi sto giustificando???)
- Si si... Vedo ma a volte è meglio non esagerare.
- Perché ho esagerato?
- No intendevo dire che alla nostra età ci sono cose adatte per non sembrare magari strani e... (per non dire ridicoli leggo nei suoi occhi).
- Bisogna non esagerare ovvio, mi rendo conto della nostra età, ma sinceramente io mi sento giovane magari più dentro che fuori, sai gli acciacchi.
- Ecco intendevo dire anche questo tu li hai?
- Cosa? Gli acciacchi?
- Si si.
- Certo ma non ci faccio caso.
- Davvero? Io rompo le palle a mia moglie. Lei dice che suo padre alla nostra età saltava i fossi per il lungo.
- Oh lo faccio anche io tutt'ora (ovvio che la mia è una battuta).
- Se se, ha parlato il ragazzino (non so perché ma mi sto innervosendo). Con i capelli alla moda, Milano forse pretende questo da noi ahahah.
- Ahahah (non so cosa ci sia da ridere e dove sta la battuta).
- Beh io un po' li ho persi...
- Vedo, volevo dire che anche io avevo più capelli prima, ma è normale con dodici lustri e poco più sulle spalle è ovvio che qualcosa cada.
- ? (un punto di domanda nei suoi occhi verdi, un tempo molto belli ora un molto cambiati). Non ho capito.
- Cosa?
- I dodici lustri e più che è?
- Non ti ricordi? Matematica della prof. Mafessoni a scuola? La Rozza alle elementari...
- Ehm senti, non ricordo molto bene ma penso sia qualcosa legata agli anni, spero non secoli ahahah.
- Ahah-ahah (la risata mi è venuta bene anche se finta, oh mamma ma che ci faccio seduto qui con lui a parlare di... niente).
- Sai perché sono qui a Milano?
- No (e come potrei ti vedo dopo dieci e passa anni).
- Volevo comprarmi un abito, bello non troppo da ragazzino come fai tu (e ridaje), si sposa L. mio nipote lo ricordi? (annuisco), e vuole che faccia da testimone. Abita a Crema ora, ma non voglio spendere una cifra esagerata.
- Guarda di fronte a te a fianco sulla sinistra della Galleria c'è un bel negozio di abiti per uomo che vanno bene per la nostra età. Ci trovi frac, tight (mi fermo un attimo e lo guardo e lui mi osserva con occhi socchiusi), volevo dire vestiti da cerimonia molto belli a prezzi ottimi, altrimenti puoi andare in piazza San Babila dove c'è "B..." e li vedrai che ad un prezzo adeguato ti vesti molto elegante. (Ma che sto facendo anche il personal shopper? Doveva essere un incontro dove si parla di ricordi e di come stai, mah.)
- Ah si grazie, gentile da parte tua. Penso però che tu non possa accompagnarmi.
- Veramente non posso davvero, ho delle cose da fare ma segui il mio consiglio (mi scappa l'occhiata alla pancia e penso ai vestiti di "B...", speriamo bene).
- Allora Giampaolo ora devo scappare mia moglie con sua sorella mi aspettano alla Rinascente, mi ha fatto piacere rivederti.
- Anche per me, dopo tanti anni ( mi chiedo perché non è andato con loro alla Rinascente, ci stanno un sacco di abiti lì).
- Si si, ma attenzione non esagerare troppo.
- A cosa?
- A fare il ragazzino ahahha.
- (Non riesco a trattenermi, guardo la sua pancia, lo fisso sulla testa e sento la mia voce dire) Io posso ancora permettermelo caro S., ciao allora e grazie per il caffè.
- Ciao, ci vedremo ancora spero.
- Sicuramente, magari quando verrò al paesello... (Magari tra un paio di lustri o più.)
Mi alzo dalla panchina, mi rigiro verso di lui lo saluto con la mano e lui contraccambia. Rivedo nella mente  il fisico sportivo che aveva ben parecchi lustri fa (ops non dovevo dire lustri ma anni, si sa mai) ed ora nella realtà com'è adesso. Alto ma leggermente ricurvo, sguardo un po' spento, stempiato, con pancia... E ricordo le battutine di tempo fa su di me perché ero piccolo e magro.
Intanto che mi accingo a raggiungere un paio di amici mi chiedo ma che razza di incontri si fanno il sabato mattina?
Mi fermo davanti ad un vetrina di una nota marca di orologi, i miei due amici appaiono dietro e mentre mi volto verso di loro, uno mi dice:
- Ti abbiamo visto da lontano con uno che sicuramente era un amico di vecchia data. Vicino a lui sembravi suo figlio ma Giampy... Tu non invecchi mai? (A ridaje).
- Quando invecchierò ti farò una telefonata, magari tra qualche lustro... 
- Non troppi mi raccomando abbiamo una certa età ahahah.
- Va la cretinetti andiamo dai. (Almeno loro sanno quant'è un lustro).





venerdì 14 maggio 2021

IL RE DELL'INVERNO


 IL RE DELL'INVERNO

Alcuni mi chiamano
Il Re dell'Inverno
L'uomo delle sere oscure
Il solitario della neve
Quello del vento freddo

E' vero sono nato
Durante una bufera di neve
E' vero sono stato 
Prima un bimbo solo

Poi un giovane solitario
Ora un uomo appartato
Eppure mi sento davvero
Il Re dell'Inverno

Le cose più brutte
Le cose più sofferte
Sono sempre accadute
Durante i miei inverni

Ho affrontato il gelo
Le paure, il buio, il dolore
Ho affrontato da solo
Anche chi ero, chi sono 

Il vespero, il crepuscolo
Sono parte della mia vita
Da cui ho imparato
A vincere le sconfitte

Ecco perché per molti
sono il Re dell'Inverno
Dove tutto sembra ghiacciato
Dove tutti hanno timore

Dove l'oscurità, la pioggia, la neve
non portano serenità
non portano piacere
Dove si aspetta la luce dell'estate

Eccomi sono quel Re
senza corona, senza scettro
senza terra, senza oro
quel Re forte dal cuore cucito

Cucito dopo strappi di dolore
tagli netti pieni di sofferenza
dove l'amore c'è sempre stato
anche nelle notti buie

Ecco perché mi sento 
Il Re dell'Inverno
Vincitore di dure battaglie
Ma pieno di tenerezza.

Sono qui col cuore in mano
Un cuore aperto gli altri
Che non lascia solo nessuno perché
Sono solo Il Re dell'Inverno.

Giampaolo Daccò








mercoledì 21 aprile 2021

UN FIORE BIANCO


 

UN FIORE BIANCO

Sono passati molti anni quando nacquero a distanza di qualche tempo due fiori: uno bianco ed uno rosa. Quello rosa era dolce, tenero e amorevole. Quello bianco cresceva in bellezza, luminosità e vivacità.

Il bianco spesso si specchiava nelle acque limpide del fiume, poggiato sulla riva erbosa accanto agli altri ed al suo timido fiore rosa, fratellino di sempre e così ogni primavera.

E come tutte le primavere, spesso lo sbocciare dei fiori fa si che alcuni di loro diventino grandi, forti e luminosi e così fu stato per il fiore bianco.

Questo fiore, più passava il tempo più desiderava di essere colto, amato, coccolato, mentre sperava questo, un giorno nuvoloso e oscuro due mani forti e dure lo strapparono dal suo posto lasciando il fiore rosa triste e solitario.

Il fiore bianco credeva che quelle mani lo portassero in una bella capanna dove ci sarebbe stata la felicità ed invece si ritrovò in mezzo alla tempesta, posato in un luogo freddo e secco, dove erbe cattive lo avevano imprigionato senza capire la sua fragilità.

Da quelle mani e dai semi del fiore bianco nacquero due germogli, germogli il cui colore non aveva la luce come il fiore bianco. Ma lui amava quei germogli che col tempo si stavano trasformando in fiorellini selvatici di campo, ma la paura che le facevano quelle mani era troppo forte.

Vedeva che i suoi fiorellini non capivano il suo stato d'animo e le sue paure e per proteggerli in un giorno di tempesta, si fece trasportare via dal vento anche se avrebbe voluto portarli con se, ma non poteva, sapeva che il vento era talmente vorticoso ed avrebbe potuto distruggerli durante quel viaggio, così rimasero in quella capanna con le erbe e quelle mani dure.

Il fiore bianco purtroppo si perse nelle folate e nel corso del tempo era rimbalzato da un luogo all'altro senza mai più tornare indietro, aveva cambiato molti prati e campi ma il suo cuore era rimasto fermo ai suoi germogli in quel luogo freddo e secco, senza sapere più nulla di loro.

Così si nascose per sempre a tutti in un campo selvatico, nonostante sapesse che il suo fratellino rosa lo cercava, se lo sentiva ma non trovava la strada giusta per ritornare su quel rivo verde vicino al fiume dove lo avrebbe ritrovato.

Il fiore rosa che nel frattempo era diventato grande, forte, aveva creato con altri fiori, una famiglia amorevole piena di calore ma gli mancava quello bianco che sempre cercava ed amava.

Intanto in quel campo selvatico il fiore bianco incominciò a perdere i sui petali lucenti, petali che divennero opachi, scuri, secchi e nel giro di poco caddero sulla terra arida e il suo stelo, la sua vita finì, solitario, ripiegato su se stesso e nessuno lo trovò più.

Il lungo cercare del fiore rosa era disperato fino a che un mattino, una colomba bianca arrivò fino a lui e nel suo becco c'era uno stelo scuro e glielo posò a terra. Disperato il fiore rosa riconobbe quello bianco in quel povero stelo poggiato davanti a se.

La rugiada cadeva dai suoi petali ma erano lacrime di cristallo, le lacrime dei fiori quando provano dolore, ma era felice di averlo ritrovato per sempre e da quel giorno il suo fratello bianco rimase con loro anche se la sua anima lucente era volata tempo prima nel vento delle stelle.

Ora il cuore del fiore rosa sa che un giorno lontano nel tempo si ritroveranno nel posto dell'amore, nel luogo dove tutti i fiori belli e colorati vivranno per sempre vicini in un prato meraviglioso sotto una luce dorata, dove non ci saranno mani dure a strapparli, perché lì, in quel luogo ci sarà solo amore.

E' una favola ma nella realtà è accaduta davvero. Ti ricorderò sempre fiore bianco, nella tua fragilità, bellezza e paure, così ti ricorda ancora adesso il tuo fiore rosa. Questa fiaba, la tua storia te la dovevamo per affetto e per ricordi indelebili.

Dedicata a Gabriella e Patrizia.

Giampaolo Daccò.


mercoledì 14 aprile 2021

OCCHI BLU OCCHI DI MARE


OCCHI BLU OCCHI DI MARE

(autor Giampaolo Daccò)

(photo E.M.S.)

Spagna

Barcelona-Sitges-Tarragona

Se3ttembre 2010.

Che vacanza fantastica, ventisei giorni incredibili, con amici ed i nostri amori e questo viaggio lungo nella Catalunya, dove il mare e le montagne donano al paesaggio qualcosa di speciale come speciali sono Barcelona e Sitges, città di mondo, città dove la libertà è una parola naturale e dove la gente, a dispetto di chi parla dei catalani come persone chiuse (i miei avi erano della zona), avevamo trovato persone davvero stupende e sono nate nuove amicizie.

Era  stato un anno di lavoro intenso e stancante e non vedevamo l'ora di partire, di vedere il mare, di fare questo viaggio in auto fermandoci per mangiare panini preparati a casa in varie tappe tra Italia, Francia e Spagna e tutto ciò ha dato una soddisfazione incredibile, specie la Camargue ed il Perpignano, che hanno rivelato vedute incredibili.

A metà vacanza, avevamo deciso di passare due giorni a Sitges (anche se ci andavamo spesso per la spiaggia ed il mare ma anche per la splendida cittadina bianca appoggiata tra un piccolo colle e la rena), il primo giorno al mattino spiaggia e pranzo nel piccolo albergo dove avevamo alloggiato, poi tutti a riposare in camera, poi nel tardo pomeriggio di nuovo in spiaggia a prendere il sole, fare i bagni e conoscere nuove persone.

Ero rimasto solo sulla sdraio sotto le tende che ombreggiavano la spiaggia cocente, era una giornata davvero calda, tutti erano in giro o in mare, non mi stavo annoiando anzi, una specie di tranquillità mi aveva preso così avevo deciso di leggere qualcosa ma all'improvviso non so il vero motivo, avevo deciso di  andare in paese per un gelato, da solo e godermi un poco di serenità. Nel frattempo E. mi aveva raggiunto e vistomi alzare e mettere un pareo attorno ai fianchi, mi aveva chiesto cosa stessi facendo, con calma gli avevo detto dell'idea di una passeggiata solitaria e magari gustarmi un gelato. Aveva annuito e socchiuse gli occhi,

Avevo salito i gradini che accedevano al lungo mare, le palme ombreggiavano il mio camminare sul terrapieno, molte persone passeggiavano parlando, bevendo bibite, chi sfrecciava in pattini e chi seduto sulle panchine discutevano di chissà cosa. Ecco che all'improvviso avevo visto la gelateria che cercavo, colorata di giallo e rosa, qualche pianta sul terrazzo per far ombra ed eccomi là, seduto con in fronte il mare azzurro ed un vento caldo ma piacevole che mi sfiorava, così mi ero rilassato appoggiandomi allo schienale della sedia. al cameriere avevo ordinato una coppa di gelato alla crema, pistacchio e cioccolato, il quale era arrivato sul tavolino nel giro di cinque minuti, allettante, fresco e gustoso, ovviamente pagato subito con tanto di scontrino. Cosa potevo volere di più in quel momento?

Al terzo cucchiaio una sfera dispettosa di luce mi aveva colpito gli occhi, mi voltai verso quella luce e avevo visto due ragazze ed un ragazzo sui venti, venticinque anni poco distanti , con uno specchietto in mano e ridevano simpaticamente verso di me. Avevo sorriso loro facendo capire che il gioco non mi aveva disturbato ed il ragazzo con lo stesso specchietto nuovamente cercava di colpirmi il viso con la luce riflessa del sole. Avevo fatto un cenno come dire perché questo gioco proprio a me?

Una delle ragazze, quella dai capelli corvini lunghissimi e dagli occhi neri e penetranti aveva guardato il giovane accanto anche lui dai capelli neri e ricci, mentre l'altra giovane con una treccia rossa mi sorrise ed aveva incominciato a parlare:

- A todos nos gusta mucho tu ojos azules! -

"Che sfacciataù" avevo pensato "Ho quarant'anni non venti come loro..." lei imperterrita aveva continuato senza aspettare una mia risposta.

-Y usted ¿cuál de nuestros tres ojos oscuro favorito? - Mi ero sentito leggermente in imbarazzo e non sapevo se far finta di arrabbiarmi e stare a quel gioco sciocco di ragazzini, ovvio che mi provocavano ma era ovvio che il mio aspetto non era rettamente mediterraneo, si era capito benissimo che avrei potuto essere straniero e magari non conoscevo la lingua, certo non perfettamente ma me la cavavo benino con il castigliano.

Era una provocazione ovviamente, l'incoscienza dei loro anni, la loro simpatia e sorrisi ma provavo simpatia così istintivamente avevo preso la mia coppa di gelato, mi ero alzato e seduto con loro sulla sedia vuota vicino alla ragazza dalla treccia rossa, subito davanti ai loro occhi sorpresi avevo esordito:

- Mi abuela solìa decir: para una buena comida tiene mucho cursos, pero en caso Yo prefiero mi helado con crema batica ... Adios muchachos. - avevo finto con un sorriso largo alzandomi dal loro tavolo, ormai avevo finito il mio gelato e dicendo loro queste parole e mi vennero in mente quelle della mia nonna maria, donna molto aperta mentalmente ma spiritosa e gioviale, praticamente avevo detto loro:

- Mia nonna diceva che ad un buon pranzo ci vogliono molte portate, ma in questo caso preferisco il mio gelato alla crema.- poi ero girato di nuovo verso di loro mi voltai con un gesto della mano avevo fatto un saluto e mentre stavo per andarmene dalla gelateria.
Avevo sentito loro scoppiare a ridere forte, la ragazza dai capelli corvini e lunghissimi aveva detto  qualcosa in italiano del tipo - Hei occhi blu - mi ero voltato verso di loro aggrottando le sopracciglia.
- Peccato sai? Qualcuno di noi tre si è perso nei tuoi occhi blu... - ridendo aveva fatto segno verso il ragazzo accanto che diventò rosso, forse non si aspettava che la sua amica lo dicesse così apertamente.
"Doppiamente sfacciati." avevo pensato ridendoci su anch'io, però era stato divertente, un innocente gioco di un tardo pomeriggio spagnolo.

Ero in un certo senso contento di poter piacere ancora alla mia età, così vanitosamente mi ero avvicinato ad una vetrina guardandomi di riflesso, sorridendo al fatto che dimostravo molti anni di meno poi all'improvviso mi ero ricordato che gli altri mi stavano aspettando in spiaggia ed era passata più di un'ora da quando me n'ero andato via.
Affrettai il passo, in un certo senso la cosa mi aveva lusingato, però nella mi mente era venuta a galla una domanda: sarà stato merito solo degli occhi?
Chissà.

Giampaolo Daccò

 

lunedì 22 marzo 2021

NON SAI QUANTO TI AMO


NON SAI QUANTO TI AMO 

(di Giampaolo Daccò)
(ph. WallpaperBoatPhoto)

La tua mano nella mia, sento il tuo corpo vicino e sfiorarmi, il profumo dell'erba di questa collina in fiore, ci inebria il cuore, l'anima, la mente.
Non voglio ricordare da quanto tempo stiamo insieme, siamo ancora giovani ed innamorati... Ecco il tramonto si avvicina e laggiù si vede la Tour Eiffel ed una Parigi ombreggiata da un sole magnifico che in poco tempo sparirà dietro l'orizzonte.
Mi stai guardando negli occhi e appoggiandoti ad un albero mi stringi a te sempre di più e la tua bocca sulla mia, suggella il nostro amore di una vita. 
Mi stacco e vedo i tuoi occhi verdi, le tue labbra calde e il volto ancora di bambina, accarezzo i tuoi lunghi capelli scuri e lisci, morbidi come la seta e la tua mano fresca accarezza il mio volto.
Ti prendo per mano e ci voltiamo verso quel paesaggio bruno rossastro, la tua testa ora è appoggiata alla mia spalla e il mio braccio stringe i tuoi fianchi verso di me.
So che tu vorresti dire molte cose, so che sei felice, so che a casa quando saremo tornati, tre piccole pesti ci aspettano per cena. Ma oggi ho voluto dedicarti questa giornata, questo momento, questo nostro anniversario da soli, nella natura, in un mondo tutto nostro.
Volevo farti vivere questo momento come quando ci eravamo conosciuti nel parco davanti a Les Invalides, in un pomeriggio di primavera inoltrata, tempo fa.
All'improvviso dal mio cuore, mentre tu stai in silenzio accanto a me, escono queste parole ed è tutto ciò che provo per te, è tutto il mio amore che ti ho donato, ti dono e donerò sempre fino alla fine: 
"Non sai quanto ti amo
tesoro mio, mia luce.
Quando mi guardi negli occhi
comprendi tutto ciò
che provo per te da sempre,
da quel giorno nel parco.
Mi chiedo come fai a conoscere
anche le cose che non dico
ma che sono celate nel mio cuore
e col tuo sorriso ed un bacio
mi fai comprendere che sai.
Non riesco ad immaginare
la mia vita senza di te,
la forza del tuo amore,
del bisogno che ho di stringerti,
di vederti, di baciarti tutte le volte.
Sai che ogni notte ho bisogno di te,
della tua passione, del tuo corpo.
Non oso immaginare di
poterti dare un dolore come 
un tradimento, un addio
per un'altra, no non posso.
Sei la cosa più dolce e cara
che io abbia conosciuto e
se si potrebbe ricominciare,
credo di doverti dire una cosa
che non ti ho mai detto per pudore
o per troppo amore:
il tuo toccarmi, abbracciarmi
inizia e finisce con te.
E' iniziato e finirà con te,
per tutta la vita.
Non sai quanto ti amo Silvie,
le tue labbra dolci, morbide,
i tuoi capelli di seta,
sono sempre con me
quando sono sul lavoro,
con amici o impegnato con i bimbi.
Sento la tua voce, le tue risate,
ti vedo sdraiata accanto a me
in ogni istante e se sono triste
penso ai tuoi abbracci di conforto.
Sempre in qualsiasi posto io sia,
tutta la mia vita è cominciata con te,
lo sarà sempre, è lo scopo della mia vita.
Ecco, guarda in cielo la luna, 
che ci illumina, ci protegge, 
è come ogni volta un sogno nuovo,
dove tu sei lì davanti a me,
come una dea, un angelo che mi aspetta.
Non sai quanto ti amo Silvie,
grazie per mantenere
sempre vivo il nostro amore,
grazie di essere in cima al nostro sogno,
di essere mia e ti vorrò
per tutta la vita.
Hai sempre letto nel mio cuore
come io nel tuo, tutto l'amore,
sono il tuo libro e conosci tutto di me,
come io conosco la tua anima.
Le nostre menti sono unite
come lo sono i cuori ma 
ogni volta è come fosse la prima
ed è per questo che sarai
sempre il mio inizio, presente e futuro.
Ora sei qui accanto a me
e ti sto asciugando le lacrime di gioia
che stanno scendendo sul tuo volto.
Sei tu, Silvie, il significato della mia vita.
E non sai quanto ti amo."

Il sole è già tramontato e noi, in auto torniamo a casa nostra, nel nostro nido in quella grande città, dove ci aspettano tre folletti gelosi del nostro amore, ma questa giornata te la dovevo Silvie e sai perché?
Perché ti amo come non mai.

Giampaolo Daccò




mercoledì 10 marzo 2021

TI HO INVENTATA NEI MIEI SOGNI


 TI HO INVENTATA NEI MIEI SOGNI

Lo so, lo so... Come sempre sono seduto sulla panchina nel centro della piazza di questa mia cittadina, immersa tra il mare e le colline, in una regione verde piena di storia.
Amo la fantasia, sono vecchio e mi piace ricordare tempi passati, ho ancora degli amici con cui parlare e giovani e belle ragazze che mi salutano. 
Salutano un quasi centenario arzillo ma pieno ancora di fantasia, ogni volta che vedo una bella ragazza o un'affascinante signora ecco che, la mia mente galoppa in varie storie d'amore, tutte diverse ovvio, altrimenti mi annoierei.
A casa mia, figlia e nuora, cameriera e badante che non servono a una cicca, nipoti mi fanno venire il capogiro e mi trattano come un marmocchio pronto per l'asilo nido.
Mah.. Però da quando è arrivata ad abitare Lei qui, i miei sogni sono cambiati e Lei è diventata la protagonista di questi, solo perché... Perché ha qualcosa che le altre non hanno.
Bella, alta, capelli lunghi biondi sciolti al vento, sempre vestita elegante e mai volgare, ci siamo conosciuti nel caffè Lungomare ed è l'unica che al posto di nonnino, vecchietto, highlander come fanno tutti gli altri, Lei mi chiama Ludovico.
Oh eccola sta per passare, mio Dio la natura cosa può fare con la bellezza, ecco mi ha salutato con la mano, che classe.
così ripartono i miei sogni ed i pensieri rivolti a Lei, dove io giovane, bello dagli occhi scuri e i capelli ricci e neri le passeggio accanto fermandoci sulla rotonda della spiaggia:

Ti ho inventata nei miei sogni, e tu ora guardandomi negli occhi fai finta di nulla?Forse non ricordo o meglio non vuoi ricordare tutto quello che ti ho dato, che tu  hai donato? Anche se ho sbagliato e avrei dovuto darti tutto il mio cuore e non solo una parte. ti ho insegnato, ti ho inventa io nei sogni.  Ti ho creata io, sei la mia fantasia, il mio tutto. Tutto cioè che sei, che hai fatto, sono tutta opera mia anche le parole. Hai detto "Ti amo", ma non lo hai mai pensato davvero perché sono stato io a dirlo, come tutte le parole e i gesti. Oggi hai deciso di lasciarmi e di andare via, dalla mia vita, dalla mia fantasia ma non ti lascerò farlo perché per sempre, ti ho inventata io e non porterai via tutti i sogni che ho fatto su di te. Amore mio. Un cuore non si inventa, come non si inventa l'amore tuo e così è solo la mia immaginazione, una immaginazione che mi aiuta a vivere, perché sei e sarai bellissima per sempre. Con me.

- Arrivederci Ludovico, buona giornata. - Oddio era lei ed io immerso in questo sogno, ho fatto in tempo a farle un cenno e Lei era a due passi, spero non abbia pensato che fossi addormentato o rimbambito. Che bella, che sogno...

Ma, il sogno che stupido era? Di solito immagino storie romantiche e viaggi, baci e giochi tra di noi ma che strana storia mi sono inventato anzi, ho pensato di avere inventato lei, nata dai miei sogni e la manovravo come un burattino, ma forse, anzi è così davvero? Oppure sto battendo i coperchi nel mio cervello? Chissà.

Bene torniamo a casa vecchio mio, Adelina sarà in pensiero e non vedo l'ora di gustarmi i suoi piatti ma domani... Domani sarò di nuovo qui a sognare, a sognarti, a sognare Lei, la bionda e reale donna, eppure inventata nei miei sogni.

Giampaolo Daccò.

 


mercoledì 24 febbraio 2021

I SHOULD HAVE ACCOMPANIED YOU HOME THAT EVENING


I SHOULD HAVE ACCOMPANIED YOU HOME THAT EVENING



The sunset is falling over the big city, in that big street full of shops, lights and colored shop windows, people stroll curiously looking at the beautiful things on display. Flower beds are painted red and rays of the sun almost disappeared between the buildings, peek out in the streets towards that red that in a short time, with the lighting of the street lamps, will become a purplish blue that with its shadows will hide, the light of the previous hours. Loris now fifty years old, with a sculpted physique from the gym, comes out of a shop holding two bags full of gym clothes, stops for a moment to look at the time and while he is preparing to call a taxi with his mobile phone, here, in front of as if by magic, he finds himself after almost fifteen years Roberto, just forty, dressed in a jacket and tie that hide a lean model physique. The tuft on her forehead moves with his hand and stares incredulously in front of him the other, Loris. Their eyes meet, their smiles become a rainbow on a rainy day and immediately a hug. A hug like that of a distant day when Loris had been afraid of Roberto's age, eighteen against his thirty, perhaps too many, just as the love that bound him to him was too much. Fear of him made him lose his confidence and serenity, transforming that possible future love into an older brother's affection towards that of a younger brother. He had never known how Roberto, that blond boy with gray and sad eyes who had seen him leave after a caress on his face, had taken his estrangement. They hadn't left each other badly, but inside each one there was an incredible regret and the dream of being able to find each other again tomorrow and who knows ... - I can't believe it's really you, after all this time - - You still look like you used to, you haven't changed at all - - All this time, what have you been up to in life? Who knows who you will have become ... - - Well I've had some success. And you? Won't you tell me what you did when I was gone in your life? The cars whiz along the wide avenue, people walked quickly on the sidewalks and they find themselves sitting at a table in a trendy bar with two fragrant coffees in front of them. - If you have time ... And if you want, let's talk a bit - I must have been so lost in that moment Dance floor dust Blinding lights on the dance floor We were never completely satisfied then kisses and hugs in the crowd Feet moved and remember again The way we were so close in the dark The music was a thrill and magic in the dark. And there I missed the chance to make you mine, to hold you but to be lost in your eyes. The magic of the music continued with our shivers on me but I hadn't dared. Now I understand it, now I understand my mistake. - That evening, when I said goodbye, I should have walked you home - Yes, you should have done it - - Yet it seemed right not to even if ... I loved you. - - You never left me since that night, at least in my heart you know? - - Even then I tried to say goodbye, some things stay with you for life. - - I know they stay all your life. - Now they are together, walking in a side street full of trees and closed rooms, they are close, their arms touch each other, stop and look at each other again. - The street lights paint your face Roberto. - - It's late Loris, I hope to see you again and soon. - - Maybe and .. If you want it, angel with eyes of heaven. - - Yes, I want. - Giampaolo Daccò.

AVREI DOVUTO ACCOMPAGNARTI A CASA QUELLA SERA


 AVREI DOVUTO ACCOMPAGNARTI A CASA QUELLA SERA

Il tramonto sta scendendo sulla grande città, in quella grande via piena di negozi, di luci e vetrine colorate, le persone passeggiano incuriosite guardando le belle cose esposte.
Aiuole fiorite si tinteggiano di rosso e raggi di sole quasi scomparso tra i palazzi, fanno capolino nelle strade in direzione verso quel rosso che in breve tempo, con l'accensione dei lampioni diventerà un blu violaceo che con le sue ombre nasconderà, il chiarore delle ore precedenti.

Loris ormai cinquantenne, con fisico scolpito dalla palestra esce da un negozio con in mano due borse piene di abiti da palestra, si ferma un attimo a guardare l'ora e mentre si sta preparando a chiamare un taxi con il cellulare, ecco, davanti a lui come per incanto, si ritrova dopo quasi quindici anni Roberto, appena quarantenne, vestito in giacca cravatta che nascondono un fisico asciutto da modello. Il ciuffo sulla fronte si sposta con la sua mano e fissa incredulo davanti a se l'altro, Loris.
I loro occhi si incrociano, i loro sorrisi diventato un arcobaleno in un giorno di pioggia e subito un abbraccio.

Un abbraccio come quello di un giorno lontano dove, Loris aveva avuto paura dell'età di Roberto, diciotto contro i suoi trenta, troppi forse, com'era troppo l'amore che lo legava a lui. La paura gli fece perdere la fiducia e la serenità trasformando quel possibile futuro amore, in un affetto da fratello maggiore verso quello di fratello minore.
Non aveva mai saputo come avesse preso il suo allontanamento Roberto, quel ragazzino biondo dagli occhi grigi e tristi che lo avevo visto andare via dopo una carezza sul volto.
Non si erano lasciati male, ma dentro ad ognuno era rimasto un rimpianto incredibile ed il sogno di potersi ritrovare un domani e chissà...

- Non posso credere che sei davvero tu, dopo tutto questo tempo -

- Hai ancora l'aspetto di una volta, non sei cambiato affatto -

- Per tutto questo tempo, cosa hai combinato nella vita? Chissà chi sarai diventato... -

- Beh ho avuto un discreto successo. E tu? Non vuoi dirmi cosa hai fatto mentre io non c'ero più nella tua vita?

Le auto sfrecciano per il largo viale, le persone cammminavano veloci sui marciapiedi e loro, si ritrovano seduti ad un tavolino di un bar alla moda con davanti due caffè profumati.

- Se hai tempo...E se vuoi parliamo un po ' -

Devo essere stato così perso in quel momento
Polvere sulla pista da ballo
Luci accecanti sulla da pista da ballo
Non si accontentavamo mai del tutto
quindi baci ed abbracci tra la folla
I piedi si muovevano e ricordano di nuovo
Il modo in cui eravamo così vicini nell'oscurità
La musica era un brivido e magia nel buio.
E lì ho perso l'occasione di farti mio,
di stringerti ma di  essermi perso nei tuoi occhi.
La magia della musica continuava
con i nostri brividi addosso ma non avevo osato.
Adesso lo comprendo,
ora capisco il mio sbaglio.

- Quella sera, quando ti ho detto addio, avrei dovuto accompagnarti fino a casa -

- Sì, avresti dovuto farlo -

 - Eppure mi sembrava giusto non farlo anche se... Ti amavo. -

- Non mi hai mai lasciato da quella notte, almeno nel mio cuore sai? -

- Anche allora ho provato a dirti addio, alcune cose restano con te per tutta la vita. -

- Lo so rimangono per tutta la tua vita. -

Ora sono insieme, passeggiando in una via laterale piena di alberi e locali chiusi, sono vicini, le braccia si sfiorano, si fermano e si guardano nuovamente negli occhi.

- Le luci dei lampioni dipingono il tuo viso Roberto. -

- E' tardi  Loris, spero di vederti ancora e presto. -

- Forse e.. Se tu lo vorrai, angelo dagli occhi di cielo. -

- Si lo voglio. -

Giampaolo Daccò.

lunedì 15 febbraio 2021

YOUR MUSIC INSIDE MY SOUL


 YOUR MUSIC INSIDE MY SOUL


(by Giampaolo Daccò)

(photo italymagazine)

- Here I am, almost hidden in a small room in the loggia of the marvelous Della Scala theater. I don't want to be recognized or seen by anyone, I just don't feel like it.

I see hundreds of people now seated, an indistinct shouting that slowly fades into silence followed by an almost harmonic applause, the stage curtains have opened and the orchestra is already in formation.

What an emotion.

It is an important evening in Milan and they wanted to dedicate a concert in this beautiful theater to this anniversary.

I have come here for many years to hear with joy, what the Lord has created by placing in the hands, hearts, minds and souls of great authors and musicians that almost sacred art called Music.

In our very reserved place in the stalls, I sent my three daughters without husbands and sons, I did it for him, I did it so that in their hearts that poetry, that class, that talent that only their father can remain give to those wonderful creatures.

A gift for them, I invented an excuse not to "be present" the three young women of the house, but He knows the truth and knows where I am right now, He knows that soon I will look at him with love and listen to that trail of magic dust that will come out of his wand and ignite the sweet music that will take all those people to a fantastic world.

After thirty five years of marriage my heart is still beating, a heart full of love for him. A reciprocated love. -

While I am arranging my black evening dress and the mink stole on my shoulders, here, I hear louder voices and applause, He is about to enter, I fix my hair with my hand and I relax leaning on the backrest putting my hand on my heart.

Here he is, he has entered, he turns to the audience, smiles at them and looks at our daughters and immediately afterwards I meet his gaze that from over there sees me in the "secret place".

From that day Roberto never failed in this promise, he had brought me, he carries me and will always carry me in these fairytale worlds.

- Augusta - he told me that day, when for the first time he took me to La Scala, where he would become one of the great masters of opera and classical music - This will be our reserved place, these four armchairs, where you can listen to the girls the magic that emanates from those instruments, where this harmony will lead you to wonderful worlds and when you listen to it and I will be on stage directing, you will see that we will fly together in infinite spaces. I love you. -

Here, now begins, the last look at Francesca, Margherita and Lauretta our daughters seated attentive and proud of their blond father, while giving the starting signal with his "magic" wand. (The music begins with a slow andante that some violins and flutes give a luminous atmosphere that Augusta savors with radiant eyes, thoughts that only a poet, an artist, a true soul can generate in her mind).

"I feel carried away by this music,

I see fantastic images and sweet sounds,

that no painter has ever painted

This air goes straight into my heart,

and no writer has ever written. arouses emotions in my soul,

It is taking me to a world where

I let myself go like a spirit, like an angel floating in the sky.

My soul flies through firestorms,

this magical sound makes you disappear the shadows of the night and the darkness of fears.

it's like a tear of joy on your face,

in the midst of cold, humid, hot winds. It's like seeing an angel smile, it's like a sweet child's joke,

over an ancient valley where golden palaces,

it's like flying among flowers and leaves in the wind. Here is guiding me, this music, bends of cerulean rivers and emerald trees

No words, no questions and answers,

are under my eyes amazed by this beauty. We are Him and I, now, as lovers embraced, circling over an expanse of flowers and his kiss seals an infinite love.

without seeing and hearing anyone around,

only our looks and our mouths united in a kiss that smells of honey and roses. Here I am still dreaming with him, among these notes

as always, as every time: him and me.


Endless applause and shouts of joy awaken Augusta from her dream, she stands up and joins her delicate hands in a silent applause that only Roberto sees after the bow, with a fleeting glance at her, at that barely sketched smile, Augusta like a fairy out of a dream, their dream that has lasted for a long time, perhaps an eternity.Roberto's heart beats not only for the emotion he feels towards the public and for what he has given them, but above all it is for her, his woman, his muse with jade eyes who from up there, like an angel listen to his magical music that will transport them forever, to fantastic worlds.

Giampaolo Daccò

LA TUA MUSICA DENTRO NELLA MIA ANIMA


 
LA TUA MUSICA DENTRO NELLA MIA ANIMA

(di Giampaolo Daccò)
(photo italymagazine)

- Ecco sono qui, quasi nascosta in una saletta nella loggia del meraviglioso teatro Della Scala. Non voglio ne farmi riconoscere o vedere da qualcuno, proprio non me la sento.
Vedo centinaia di persone ormai sedute, un indistinto vociare che lentamente sfoca in un silenzio seguito da un applauso quasi armonico, i tendoni del palco si sono aperti e l'orchestra è già in formazione.
Che emozione.
sono tantissimi anni che vengo qui ad ascoltare con gioia, ciò che il Signore ha creato mettendo nelle mani, nel cuore, nella mente e nell'anima di grandi autori e musicisti quell'arte quasi sacra che si chiama Musica.
E' una serata importante a Milano e hanno voluto dedicare a  questa ricorrenza, un concerto in questo bellissimo teatro. 
Nel nostro posto fisso in platea, riservatissimo, ho mandato le mie tre figlie senza mariti e figli, l'ho fatto per Lui, l'ho fatto perché nel loro cuore rimanga quella poesia, quella classe, quel talento che solo il loro padre può donare a quelle meravigliose creature.
Un regalo per loro, ho inventato una scusa per non "essere presente" stupendo le tre giovani donne di casa, ma Lui conosce la verità e sa dove io sono in questo momento, sa che tra poco lo guarderò con amore ed ascolterò quella scia di polvere magica che uscirà dalla sua bacchetta e accenderà la musica soave che porterà tutte quelle persone in un mondo fantastico. 
Mentre sto sistemando il mio abito nero da sera e la stola di visone sulle spalle, ecco, sento voci ed applausi più forti, Lui sta per entrare, mi sistemo con la mano i capelli e mi rilasso appoggiandomi sullo schienale mettendo la mano sul cuore.
Eccolo, è entrato, si volta verso il pubblico, sorride loro e guarda verso le nostre figlie e subito dopo incontro il suo sguardo che da laggiù mi vede nel "posto segreto".
Dopo trenta cinque anni di matrimonio ancora mi batte il cuore, un cuore pieno di amore per Lui. Un amore ricambiato. -
- Augusta - mi disse quel giorno, in cui per la prima volta mi portò alla Scala, dove lui sarebbe diventato uno dei grandi Maestri della musica lirica e classica - Questo sarà il nostro posto riservato, queste quattro poltrone, dove potrai con le bambine ascoltare la magia che si sprigiona da quegli strumenti, dove questa armonia ti condurrà in mondi meravigliosi e quando l'ascolterai e sarò sul palco a dirigere, vedrai che voleremo insieme tra spazi infiniti. Ti amo. -
Roberto da quel giorno non mancò mai a questa promessa, mi aveva portato, mi porta e mi porterà sempre in questi mondi da fiaba.
Ecco, inizia ora, l'ultimo sguardo a Francesca, Margherita e Lauretta le nostre figlie sedute attente ed orgogliose del loro biondo papà, mentre da il segnale d'inizio con la sua bacchetta "magica".

(La musica comincia con un lento andante che alcuni violini e flauti donano un'atmosfera luminosa che Augusta assapora con occhi raggianti, nella sua mente arrivano pensieri che solo un poeta, un artista, un anima vera può generare).

"Mi sento trasportare da questa musica,
vedo immagini fantastiche e suoni soavi,
che nessun pittore ha mai dipinto
 e nessun scrittore ha mai scritto.
Quest'aria mi entra diritta nel cuore,
mi suscita emozioni nell'anima,
mi lascio andare come uno spirito,
come un angelo fluttuante nel cielo.
Mi sta portando in un mondo dove 
questo suono magico fa sparire
le ombre della notte ed il buio delle paure.
La mia anima vola tra tempeste di fuoco,
in mezzo a venti freddi, umidi, caldi.
E' come vedere un sorrido di un angelo,
è come un dolce scherzo di bambino,
è come una lacrima di gioia sul volto,
è come volare in mezzo a fiori e foglie nel vento.
Ecco mi sta guidando, questa musica,
sopra un'antica valle dove palazzi d'oro,
anse di fiumi cerulei e alberi di smeraldo
sono sotto ai miei occhi stupiti da questa beltà.
Siamo Lui ed io, ora, come amanti abbracciati,
volteggiare sopra una distesa di fiori
ed il suo bacio sigilla un amore infinito.
Nessuna parola, nessuna domanda e risposta,
solo i nostri sguardi e le nostre bocche
unite in un bacio che profuma di miele e rose.
Ecco sto ancora sognando con lui, tra queste note
senza vedere e sentire nessuno attorno,
come sempre, come ogni volta: Lui ed io.

Applausi infiniti e grida di gioia risvegliano Augusta dal suo sogno, si alza in piedi e unisce le sue mani delicate in un silenzioso applauso che solo Roberto vede dopo l'inchino, con uno sfuggente sguardo verso di lei, verso quel sorriso appena abbozzato, Augusta come una fata uscita da un sogno, il loro sogno che dura da tanto tempo, forse da un'eternità.
Il cuore di Roberto non batte solo per l'emozione che prova verso il pubblico e per quello che ha donato loro, ma soprattutto è per Lei, la sua donna, la sua musa dagli occhi di giada che da lassù, come un angelo stava ad ascoltare la sua musica magica che trasporterà per sempre loro, in mondi fantastici.

Giampaolo Daccò