"MILANO d'inverno con la neve ha un fascino particolare, come se appartenesse ad una fiaba nordica, anche se a volte nasconde sotto il candido manto, SCELTE difficili, dove le vite possono cambiare in un battito d'ali sotto i fiocchi di neve che scendono dal cielo come piccole stelle di un addio."
*Mio Dio, come nevica. Se continua così, riusciremo a tornare a casa?*
Questo pensavo mentre guardavo dalla vetrina della pasticceria dove Francesco ed io ci eravamo rifugiati, appena il camion del trasloco era ripartito verso la casa dei miei, dove sarei tornato a vivere dopo un anno di matrimonio andato a catafascio.
- E ora che farai? - mi aveva chiesto Francesco, addentando una fetta di panettone davanti al suo tè profumato.
- Tornerò dai miei, che stanno divorziando pure loro. Riprenderò il mio solito autobus e tornerò a lavorare come sempre, alzandomi alle sei del mattino, invece che farmi trecento metri a piedi come ho fatto in questi quasi due anni con Ronnie - gli avevo risposto, addentando uno dei cinque pasticcini davanti a un cappuccino bollente.
Il cameriere, un nostro amico comune, era passato vicino a noi. Due chiacchiere sul Natale appena trascorso, poi era tornato ai suoi clienti.
- Io intendevo… come affronterai tutto questo. -
- Fra… come vuoi che lo affronti? È tutto finito. Non posso competere per riavere una persona che da mesi mi tradiva con l’ex, quello che è su tutti i giornali come uno dei modelli più famosi, e che ogni tanto me lo ritrovavo negli uffici della casa di moda dove lavoro. -
- Lo so, hai ragione, ma pensi che… -
- Non penso nulla. Vedo solo questa neve che scende, che copre la città, che copre il mio cuore. E non lo fa con i ricordi, soprattutto dopo essere rientrato in anticipo e averli trovati a letto. Una scena da romanzo squallido o da fotoromanzo, ma senza il lieto fine. -
- Hai ragione, Giulio. Ho detto una cretinata. Ma fossi stato al tuo posto li avrei assaliti e spaccato la faccia a tutti e due… Hai avuto sangue freddo. Non so come hai fatto a non uccidere qualcuno - disse Francesco sorseggiando il suo tè. E a me venne da ridere.
Mi rivedo come una furia scagliare la lampada del letto sulla testa di quel biondo svedese famoso. Le urla di entrambi, nudi, mentre prendevo il bastone dell’armadio rincorrendoli.
Un colpo alla schiena, uno alle gambe - non so di chi. Mi viene da ridere pensando a loro rifugiati in soggiorno, chiusi dietro la porta finestra. L’avevo fracassata lanciando contro il portaombrelli, mentre urlavano: "Aiuto, assassino, non farlo, sei impazzito."
Mi ero fermato quando l’altro si era chiuso in bagno a rivestirsi.
Ronnie era davanti a me, blaterava parole che non sentivo. Aveva paura, e la mia faccia doveva farne parecchia. Avevo appoggiato il portaombrelli, mi ero avvicinato e gli avevo mollato due ceffoni forti, su quel viso che amavo e che in quel momento odiavo.
Quelli avevano messo fine alla mia furia.
Sono andato in camera, ho aperto tre valigie e due borse. Sentivo l’altro che, parlando inglese, scappava fuori spaventatissimo. Ronnie era davanti alla porta, il viso arrossato e una ferita alla fronte.
Blaterava in tedesco. Gli avevo risposto con una parolaccia, sempre in tedesco. Mi disse che dovevamo parlarne, che non eravamo dei selvaggi. Credo di avergli risposto che io non ero un cervo maschio a primavera.
Chiusa la seconda valigia, mi ero girato e avevo fatto un cenno di sì. Confesso che il desiderio di far volare quella persona ignobile dal settimo piano era grande, ma… Mi fermai e con uno spintone lo spostai e corsi fuori da quell'appartamento bellissimo nel centro della città.
Ronnie cercava di vestirsi saltellando sul pavimento urlando "Aspetta! Dove vai con tutta questa neve... Du sturer Italiener, komm verdammt nochmal zurück!"
Ed eccomi qui, con uno dei miei migliori amici, in una pasticceria famosa del centro, ingozzandoci di dolci per dimenticare o ricordare o parlare di una storia che sembrava importante, ma forse non lo era.
Nove mesi di fidanzamento, un anno di matrimonio firmato ad Amsterdam, finito con altre due firme su fogli in tedesco e italiano, e un saluto freddo a due settimane da Natale mentre Milano festeggiava Sant’Ambrogio.
- Giulio, forse è meglio tornare a casa. Le strade si stanno riempiendo di neve. Dai, ci vediamo domani. -
- Grazie Fra. Sei davvero un amico. Ne ho bisogno. Mia madre mi tormenta, non vuole vedermi soffrire. Gli altri amici vogliono portarmi in giro a conoscere gente nuova, e io vorrei solo stare a casa a guardare questa città di neve, al caldo, a pensare. A metabolizzare tutto. Anche la distruzione di mezzo appartamento. -
- Ti capisco. Però a Capodanno vieni con me e un paio di amici. Almeno quello me lo devi. -
Avevo sorriso mentre lui andava a pagare. Io ero già uscito: la neve aveva quasi smesso, ma era tanta. Le luci delle auto, lo sferragliare dei tram pieni di fiocchi… Era uno spettacolo magico. L’avevo chiamata *città di neve.* Mi piaceva.
L’auto lasciava il centro. Presto sarei tornato a casa, dove la situazione non era delle migliori e un altro divorzio stava arrivando. Ma almeno sarei stato con mamma e Roberta.
- Senti, non volevo chiedertelo… ma pensi che i tuoi avranno la calma che hai avuto tu? Non ci saranno litigi o ripicche? Tu sei maggiorenne, Roberta no… -
Ero scoppiato a ridere, fino alle lacrime, pensando a ciò che avevo combinato nel mio ex appartamento. Lui mi guardava come se fossi impazzito.
- Ma che ridi? Sei fuori? È una cosa seria. -
E io ridevo ancora di più. Anche lui iniziò a ridere, vedendomi così.
- No, i miei faranno come fanno tutti i futuri divorziati: litigheranno per il mantenimento, per la divisione delle cose, per la tomba di famiglia, per la gestione dei figli… La solita routine. L’avvocato darà di più a mamma, papà dovrà pagare, e non lo farà volentieri. Normale amministrazione. -
- Se lo dici tu… mia madre spaccherebbe tutto, lancerebbe persino le lampade addosso a papà o alla sua amante. -
E scoppiammo a ridere di nuovo, mentre la tangenziale si apriva davanti a noi e la città di neve restava alle nostre spalle.
Tutto, col tempo, sarebbe ricominciato da capo.
❄️ Nella Milano di neve un pensiero:
“A volte la neve copre ciò che fa male, ma non spegne ciò che deve rinascere.”
Giampaolo Daccò Scaglione

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