sabato 3 gennaio 2026

MILANO, LE OMBRE, LE SCELTE: *NEI TUOI OCCHI*


 *NEI TUOI OCCHI*

"Milano, la scelta in una sera"

Alberto osservava sua moglie mentre chiudeva il portatile nella borsa di lavoro e si sedeva accanto a lui. La guardava da mesi, in silenzio, in ogni momento: a casa, in auto, in fila al supermercato mentre passava la spesa alla cassa. La guardava quando dormiva, quando parlava con i loro tre figli, quando si vestiva e quando si spogliava.

La guardava da quando non l’amava più.

Da quando aveva iniziato una relazione segreta con una donna conosciuta per caso in metropolitana: una borsetta caduta, un gesto gentile, e poi quegli occhi verdi in cui si era perso senza difese.

Da allora, ogni volta che guardava Laura, sentiva il peso della colpa. Lui non era un uomo da avventure. Non era uno che tradisce. Eppure era lì, diviso in due.

Laura, invece, era felice di sentirsi osservata. Ogni tanto gli lanciava un sorriso, uno sguardo malizioso. Dopo sedici anni di matrimonio, alla soglia dei quarant’anni, con tre figli splendidi, lei era ancora appagata, innamorata, serena.

Non vedeva — o non voleva vedere — il tormento di Alberto. Non sospettava nulla della relazione che lo faceva stare bene e male allo stesso tempo. Non immaginava che lui stesse per prendere una decisione che avrebbe potuto distruggere tutto.

Forse.

Alberto fingeva di leggere il giornale, ma i pensieri correvano altrove. Si chiedeva se Silvia fosse solo una passione o un nuovo amore. Si chiedeva se fosse giusto lasciare Laura, la donna della sua vita, e i loro tre ragazzi per un’altra. Si chiedeva se un uomo potesse davvero buttare via vent’anni per un’emozione improvvisa.

La vita, a volte, è crudele quando mette i sentimenti uno contro l’altro.

Tre giorni dopo, Alberto era nel traffico milanese. Aveva sbagliato strada, imprecava, quando allo stop la vide.

Silvia. Con il marito. E le loro due bambine.

Lei sorrideva. Era abbracciata a lui. Una famiglia perfetta, almeno in apparenza.

Il cuore di Alberto si fermò. Sapeva che Silvia era sposata, sapeva delle figlie, sapeva che lei era pronta a lasciare tutto per lui… ma non l’aveva mai vista così: madre, moglie, parte di un mondo che non gli apparteneva.

Fu un colpo allo stomaco. Gelosia? Dolore? Sorpresa? Non sapeva dare un nome a ciò che sentiva. Gli occhi gli bruciavano.

Accostò l’auto vicino a un bar dove Silvia e la famiglia erano entrati. Scese. Entrò quasi di corsa.

Voleva vederla. Voleva vedere la sua reazione. Voleva vedere lui. Le bambine. Voleva capire.

Silvia sbiancò. Gli occhi di Alberto erano febbrili, pieni di passione e di rabbia. Una paura sottile le attraversò il petto proprio mentre Serena, la più piccola, le saltava in braccio.

Il tempo si fermò.

I baristi, i camerieri, la cassiera, il marito, le bambine, i clienti. Tutti immobili. Tutti sospesi.

Solo loro due no.

Gli sguardi si incrociarono. Poi Alberto guardò le figlie di lei, il marito che baciava l’altra bambina, la normalità di una famiglia che non era la sua.

Per entrambi, quel momento fu un addio.

Silvia, con le labbra appena mosse, disse solo: “Addio amore.”

Le donne capiscono sempre prima. Sanno quando è il momento di sacrificare tutto, anche ciò che amano, per salvare ciò che non può essere distrutto.

Quella sera, Alberto era sul divano con i suoi tre figli. La TV accesa, il loro vociare, Laura al telefono. Tutto gli sembrava sfocato. Nella mente, il volto di Silvia che diceva addio.

Quando Laura si sedette accanto a lui, spostando il più piccolo, Alberto la guardò negli occhi. Lei gli sorrise, innamorata come sempre.

“Cosa stai guardando, tesoro?” chiese con dolcezza.

“L’amore nei tuoi occhi,” rispose lui.

E mentre i figli li travolgevano con abbracci e risate, Laura si strinse a lui. Le loro labbra si unirono in un bacio che aveva il sapore di una scelta.

Era giusto così. Lo sentì nel cuore. Lo sentì nel corpo. Lo sentì nella vita che aveva costruito con lei.

Nel buio della notte, dopo ore di passione, Laura era ancora sveglia. Guardava il soffitto, pensava al suo uomo, a ciò che rappresentava per lei e per i loro figli. Si voltò verso di lui, lo vide dormire, e gli sfiorò la fronte con una carezza.

Sussurrò, quasi senza voce:

“Finalmente sei tornato. Finalmente lei non c’è più. Era da tanto che lo sapevo, amore mio. Non era colpa tua. Non era colpa di nessuno. Non lo saprai mai… ma c’ero anch’io in quel bar oggi. Ti avevo seguito. Avevo certezze, non sospetti. E invece di odiarvi, ho provato pena per lei. E amore per te. Ricominceremo. Ti farò dimenticare quegli occhi verdi per sempre.”

La luna filtrò tra le tende. Laura sospirò. E si addormentò serena.

Giampaolo Daccò Scaglione

Nota dell’Autore:

Questo racconto nasce da una Milano che non ha stagione: una Milano emotiva, fatta di sguardi, di scelte difficili, di vite che si incrociano e si sfiorano. Non è ispirato a un episodio preciso, ma a un insieme di immagini che negli anni mi sono rimaste dentro: una coppia che non parla, un uomo che guarda la moglie senza più vederla, una donna che ama in silenzio, un’altra che rinuncia.

È una storia che parla di ciò che non si dice, di ciò che si perde e di ciò che si ritrova. Una storia che mi è arrivata come un soffio, come un nodo alla gola, come una domanda senza risposta.

Milano, con le sue luci basse, i bar affollati, le strade che si incrociano per caso, è lo sfondo naturale di questi sentimenti. È una città che ascolta, che osserva, che custodisce segreti. E in questo racconto, è proprio lei a fare da teatro silenzioso a un amore che si spezza e a un altro che si salva.

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