venerdì 30 gennaio 2026

MILANO, LE OMBRE, LE SCELTE: *LA VALLE DELLE FARFALLE -PETALOUDES*


* LA VALLE DELLE FARFALLE -

P E T A L O U D E S*

L'ultimo racconto della miniserie di Milano, Le Ombre, Le Scelte. E questa è una Scelta.








LE STRADE DEL TEMPO

"Quando una scelta di viaggio diventa un viaggio verso un’estate indimenticabile."

Via Meravigli, Milano — 15 maggio 2005. 

Una giornata di sole caldo, le vie piene di gente, i balconi e gli attici del centro esplodono di fiori vivaci.

Entrammo nell’agenzia di viaggi. 

La ragazza bruna, occhi verdi e rossetto rosso, ci accolse con un sorriso professionale ma con uno sguardo sensuale, felice della nostra scelta: un itinerario costoso, una vacanza lunga, venti giorni nelle prime settimane di settembre.

Io, che amavo la geografia in modo viscerale, cercavo di fare la faccia stupita e contenta mentre lei spiegava cose che sapevo già dai tempi della scuola: sei, a volte sette in matematica, ma nove e dieci in geografia, lettere, storia… la media dell’otto salvata dalla passione.

Mi divertiva osservare il mio compagno di viaggio Gianluca, intento ad ascoltarla mentre guardava le foto meravigliose della nostra meta: Rodi, la splendida Rodi egea, a un soffio dalla Turchia.

La voce della ragazza, per me, era lontana. I miei occhi correvano agli opuscoli poco distanti: Polinesia, Maldive, Comore, Mauritius, Antille… trattenni un sospiro malinconico. Potessimo andare là.

Il telefono squillò. Lei si scusò e rispose. Subito arrivò il direttore dell’agenzia, che prese in mano la situazione.

Non aveva nulla da fare, e si vedeva. Il suo sguardo era fisso sul mio compagno di viaggio. Gli occhi gli lampeggiavano. Io mi trattenni dal ridere: come sempre, l’altro non si accorgeva di nulla.

Il direttore - un bell’uomo sui quaranta, occhi verdi, capelli biondo scuro ondulati, fisico atletico, completo blu - continuava a parlare senza mai guardarmi. Sciorinava qualità, bellezze, incanti della meta prescelta.

Avevamo ottenuto un albergo stupendo, sconti per le escursioni e soprattutto la proposta che aspettavo da anni: la Valle delle Farfalle, Petaloudes.

Il mio amico alzò gli occhi.

- La Valle delle Farfalle? - chiese, mentre il direttore diventava paonazzo guardando i suoi occhi neri.

- Ma sì, te lo avevo detto Gianluca - risposi sorridendo. Il direttore, solo allora, sembrò accorgersi che anche io ero un uomo. O forse no. Scherzo… forse.

- Oh sì, avete ragione! - disse. — È una valle stupenda, tutti vogliono visitarla quando vanno a Rodi. Vedrà, signor Gianluca, sarà entusiasta.

Aveva dimenticato che i signori erano due.

- Beh Giampy, sarà divertente - disse il mio amico.

- Te ne parlai tanto tempo fa, ricordi? -

-  Ah sì, è vero… -

Il direttore impallidì. Sicuramente pensò che…

- Partite voi due? Cioè… solo voi? O in comitiva? -

- Noi due - risposi, gentile, fissandolo negli occhi. Mi veniva da ridere.

- Capisco… un po’ di riposo dal lavoro. Siete parenti? -

- Sì, cugini di primo grado. - rispose il mio amico, che finalmente aveva capito la situazione. - Però letti separati: lui vive di notte, io no. -

Il direttore tirò un sospiro di sollievo.

- Sì, infatti tra voi c’è una certa somiglianza… (io biondo, lui moro; io occhi azzurri, lui neri; io pelle chiara e lentiggini, lui olivastro… praticamente identici). - Bene, camera doppia affacciata sul mare? -

- Fantastico - dissi.

Poi iniziò la lezione di geografia, quella vera:

- La Valle delle Farfalle, Petaloudes, è un comune della Grecia… -

E giù dati, numeri, descrizioni, ruscelli, fiume Pelecano, miracoli naturali, farfalle come in un film.

Bla bla bla bla bla.

I miei occhi incrociarono quelli della ragazza. Entrambi trattenemmo una risata. Le dissi a labbra mute:

“Il mio amico non è paziente. Se non la smette, il viaggio salta.”

Lei capì al volo. 

Chiuse la telefonata, prese in mano la situazione e in pochi minuti firmammo il contratto. Il direttore, con la memoria piena dei nostri indirizzi, ci salutò cordialmente. 

Pagammo. Finalmente si partiva.

Alla porta, ci accompagnò con un ultimo fiume di parole rivolto quasi solo al mio amico. A me diede una stretta di mano brevissima. A lui una lunga, con ringraziamenti infiniti.

(Ehi, metà della vacanza l’avevo pagata anch’io.)

- Vi aspetto per il prossimo viaggio - disse mentre uscivamo.

In un bar di corso Vittorio Emanuele, davanti a un aperitivo:

- Secondo te ce l’aveva con me? - chiese Gianluca.

 - Ma no dai... Perché dici così? - lo guardavo con un sorriso ambiguo.

- Sembrava volesse rompermi le scatole apposta. La ragazza era più simpatica. -

- Ma no… pensava che viaggiassi solo tu. Hai un’aria distinta, avrà pensato che fossi un ingegnere, un architetto, un professore in vacanza con un parente… e visto quanto ci è costata… -

- Dici? -

- Certo, mica lo faceva per i tuoi bicipiti strepitosi. - risposi, trattenendo una risata.

- L’importante è che abbiamo fatto una bella scelta. E ci ha dato buone opportunità. -

Stavo bevendo quando lui disse:

- Da come si comportava sembrava volesse venire con noi. Mica ce lo troveremo nei letti? -

- Ma noi dai che dici. No penso che... -

- Va là, furbacchiotto. Mi credi ingenuo? Ho visto te e la ragazza che quasi sghignazzavate. Ho sfruttato l’occasione. Senza dare nulla in cambio, abbiamo avuto i vantaggi. -

Rimasi stupito. Di solito sembrava non accorgersi di nulla. E invece…

- In gamba il professore Gianluca Grossi - dissi, e scoppiammo a ridere.

Petaloudes, aspettaci. Arriviamo nel tuo mondo fantastico, pensai uscendo dal bar.

La vacanza fu stupenda, degna della descrizione. E per fortuna… il direttore non lo trovammo nei nostri letti.

"Le scelte finiscono molto spesso come un viaggio in un luogo da favola, tra farfalle e rovine antiche, senza che nessuno tocchi il tuo letto di nascosto"

Giampaolo Daccò Scaglione

 


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