“Sette notti, sette sogni. Un patto segreto, senza domande.
Solo corpi, solo silenzi, prima che la vita torni a reclamare.”
SETTE NOTTI CON TE
Ci eravamo incontrati al bar dell’aeroporto e subito era arrivato il colpo di fulmine: i miei occhi nei tuoi e tutto era scomparso. I corpi accesi dal desiderio, le nostre bocche avevano suggellato, su quel taxi in corsa verso Milano, un piccolo patto d’amore. Solo il nome e l’età, nient’altro. Non volevamo sapere di più. Avevamo sette giorni di tempo e poi ognuno per la sua strada: Londra la tua, Barcellona la mia. La prima notte fu dolce, romantica, quasi un sogno. La luna piena faceva brillare di blu i nostri corpi nudi avvinghiati in una passione travolgente. Con gli occhi chiusi, sentivo il profumo di gardenia provenire dalle finestre aperte.
Seconda notte
Passione, giochi erotici che accendevano sempre di più i sensi e la voglia di appartenersi. Nessuna parola d’amore, ma sospiri e gemiti completavano quel desiderio senza limiti. Più tardi, nel buio, osservavo lui. Aveva gli occhi aperti. Mi domandavo a cosa pensasse. Fingendo di dormire, sentii il suo sguardo su di me: mi sfiorò la guancia sorridendo, spostandomi una ciocca di capelli.
Terza notte
Non fu il letto il luogo della nostra passione, ma un tappeto soffice di quel residence di lusso nel centro di Milano. Gioia e sesso sfrenato, quasi animalesco. Le finestre aperte, il vento tiepido faceva svolazzare le tende candide. Le sue mani forti stringevano il mio corpo con violenza e dolcezza. Tremava su di me, mordendomi le labbra. All’alba ci svegliammo insieme: la luce rosa penetrava nella camera, il suo sorriso fu il mio buongiorno.
Quarta notte
Tornati tardi dalla cena, la fretta di stare soli ci spinse quasi a correre nel nostro rifugio. Spogliati nudi, lasciammo i vestiti per terra ed entrammo nella doccia. Tra vapori e profumi, l’amore e il sesso furono sublimi. L’acqua calda gocciolava nelle nostre bocche avvinghiate. Ancora bagnati, ci trovammo sugli asciugamani morbidi per terra. Il gioco sembrava infinito, poi la stanchezza ci vinse. Ci addormentammo esausti, finché il sole splendente ci trovò al mattino.
Quinta notte
Luci rosse e blu nella camera, il letto disfatto. Giochi strani, mai pensati prima. Schiavi e padroni dei nostri corpi, scoprendo sensazioni nuove. Lacci neri ai polsi e ai piedi, corde alla spalliera del letto. Tutto ciò che si poteva e si desiderava fu fatto in quelle ore sublimi. Nel cuore della notte, abbracciati felici, dentro di me un nodo iniziava a farsi sentire: sensi di colpa mescolati al piacere.
Sesta notte
Fu come la prima. Restava la passione, la sensualità. Le carezze dolci di lui e i miei baci appassionati celavano il pensiero che fosse la penultima notte. Conoscevamo i nostri desideri sessuali, ma non quelli privati. Mi prese come non mai, in un vortice di baci e tenerezza. Più tardi, non riuscendo a dormire, lo guardai. Aveva gli occhi aperti. Questa volta non finsi: lasciai che mi baciasse e accarezzasse il viso. Ci addormentammo stretti.
Settima notte
Diversa dalle altre. Sul terrazzo, distesi sul divano tra fiori e profumi della notte. Migliaia di stelle brillavano, la luna falce all’orizzonte. Tra piccoli baci e carezze, ci raccontammo sogni da bambini, mai le nostre vite attuali. Sembrava un accordo: darsi senza svelare segreti. Per un attimo stavo per dire qualcosa, lui mi baciò per non sentire. Forse fu meglio così. Cullati dall’abbraccio, iniziai a cantare una melodia interrotta da Morfeo. Ci svegliammo all’alba al suono di una sirena. Era stata l’ultima notte.
Aeroporto di Malpensa, ore quindici
I nostri aerei avevano lo stesso orario. Dopo il check-in, bevemmo un caffè insieme, l’ultimo. Avremmo voluto darci un appuntamento, ma qualcosa ci fermò. Forse il caso ci farà reincontrare un giorno, o forse resteremo perduti nei meandri delle nostre vite. Dopo l’abbraccio ci voltammo istintivamente: i nostri occhi si fissarono ancora. Le labbra si sfiorarono in un bacio nascosto. Poi ognuno prese la sua strada.
Barcellona
Dietro le vetrate dell’uscita, i volti dei miei figli. Una fitta di vergogna e colpa nel cuore, mentre mi salutavano festosi accanto a mia madre. Cacciai quel pensiero e corsi tra le loro braccia.
Londra – Oxterley
Il taxi lo portò davanti alla casa vittoriana. Il giardiniere corse ad aprire il cancello. Nella mente di lui, il mio volto. Ma dal portone uscì la sua famiglia. Il sogno erotico era lontano. La solita vita tornava a reclamare il futuro. Chissà se un giorno ci saranno altre sette notti diverse.
“Ci siamo persi tra aeroporti e città, ma il ricordo resta inciso. Sette notti con te, un amore che non ha nome.”
Giampaolo Daccò Scaglione

Nessun commento:
Posta un commento