martedì 13 gennaio 2026

MILANO, LE OMBRE, LE SCELTE: *UN POSTO INCANTATO*

"Ogni bambino porta con sé un posto incantato: 

un rifugio dove la fantasia diventa realtà."



(Milano, la sua ombra oggi è luminosa, qualcosa di invisibile e magico, un racconto vissuto per metà vero e per metà di fantasia, o forse no?)

*UN POSTO INCANTATO*

"La porta dell’infanzia e della fantasia"

«Ma dove sta correndo il piccolo, Angela?» La nonna guardava il nipotino con la giacca a vento azzurra e i pantaloni scozzesi correre verso il ponte sopra il laghetto ghiacciato del Parco Indro Montanelli.

«Mamma, non ti preoccupare» rispose Angela sorridente. «Sta andando al suo posto incantato.»

«Posto incantato? Quel bambino finirà chissà dove… ha sempre la testa tra le nuvole, sogna troppo.»

Angela conosceva bene sua madre: donna pratica e seriosa, ma con un cuore pieno d’amore. Sapeva che adorava quella creatura nata “per caso”, un bambino pieno di fantasia che spesso recitava da solo film immaginari nella sua cameretta o nell’orto dietro casa.

«Il suo posto magico è proprio al di là del ponticello, vicino a un albero dove quest’estate aveva visto le lucciole. Da allora è diventato il suo rifugio di magia.»

La nonna ricordò con un brivido la volta in cui il piccolo era sparito per due ore tra i cespugli della vicina, insieme a una nidiata di micetti. Angela rise al ricordo, nonostante la paura di allora.

«Però a cinque anni è già un ometto… non fa capricci.» 

«Verissimo, ma chiacchiera peggio della Bettina!»

Le due donne scoppiarono a ridere pensando alla vicina quasi centenaria che non stava mai zitta e sosteneva che il comune le avesse “tolto dieci anni” rifacendole i documenti.

Intanto il piccolo si era seduto sotto l’abete, furbo: aveva messo lo zainetto per terra e ci si era seduto sopra. L’albero ghiacciato brillava come stelle sotto la luce del sole.

«Io mi chiamo Paolo, ma tutti dicono Paolino e a me non piace… Sai che il mio nome vero è Giampaolo? Oh, sei un folletto dotto come il nano di Biancaneve? Wow che bello!»

Le due donne lo osservavano divertite, mentre lui continuava a inventare storie di elfi e fate.

Il sole illuminava un ghiacciolo, trasformandolo in stelline di ghiaccio. Paolo rideva: «Forse una fata ha fatto una magia… Come dici? È Stellina, una piccola elfa della neve? Ma davvero? Vive su quell’albero e ha ventimila anni? Mi sa che dici più bugie di Pinocchio!»

Quando la mamma lo chiamò per il pranzo, il bambino salutò il suo amico invisibile: «Ci vediamo stasera, Paolino Piccolino!»

La mamma e la nonna risero, ma Paolo pensava tra sé: «Non sanno che Paolino Piccolino sono io. È un gioco, come un film. Da grande voglio scrivere favole con gnomi e folletti… ma non userò quel nome, troppo sciocco.»

«Allora, Paolino, con chi parlavi sotto l’albero?» 

«Non è solo un albero, nonna, è il mio posto magico… C’era un folletto bugiardo e simpatico.»

La nonna guardò preoccupata la figlia, che le sorrise mormorando: «È il suo gioco, stacci anche tu…»

«Ah sì? Davvero?» 

«Sì sì, vestito di blu e non di verde come gli altri, perché aveva paura di essere schiacciato come l’erba, ahahah! Poi c’era una piccola elfa che io pensavo fosse una fata. Aveva creato stelline di ghiaccio colorate e si chiama Stellina. Ma il folletto parlava, parlava… e non potevo dire niente a lei.» 

«Allora parla più di te!» rise la nonna.

Arrivati a casa, il bambino già pregustava le lasagne al forno.

Fuori, dalle finestre sul viale, sette piccoli esseri osservavano: cinque folletti e due gnomi.

«Ssshhht, Fiocchetto, fai piano!» 

«Ma siamo quasi invisibili!» 

«Davvero quel bambino parlava con Piccolino?» chiese Biancospino. 

«Sì, ma non lo vedeva… e Piccolino non capiva perché.»

Risate, battute, e infine la decisione: «Troppa luce e troppa gente. Torneremo stanotte, quando tutti dormono.»

Un cane al guinzaglio li vide allontanarsi verso il parco, ma tacque: anche i cani sanno che certe visioni non si raccontano. E così, i sette piccoli amici scomparvero nel buio, in attesa della notte.

 "I folletti e gli gnomi sono tornati nel parco, ma il bambino li ha già accolti nel cuore. Così la solitudine si trasforma in fiaba, e il gioco diventa memoria."

Giampaolo Daccò Scaglione

 


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