venerdì 23 gennaio 2026

MILANO, LE OMBRE, LE SCELTE: *PRIGIONE D'ASFALTO E CEMENTO*

 "Non è una storia qualunque, ne una storia che non esisterà mai. E' invece, una realtà di tutti i giorni, una realtà fatta da decenni passati e decenni a venire, dove non c'è spazio per la pietà, per l'amore, per la comprensione, per definirsi esseri umani o meglio persone. Eppure si spera ancora che qualcosa o qualcuno possa far cambiare tutto, soprattutto nell'anima delle persone."



- A Luca con la speranza che la scelta fatta della tua vita ora,
abbia un avuto un percorso migliore in questa Milano -

(Luca è un nome fittizio di un ragazzo che esiste davvero, 

ho dovuto cambiare alcune cose, altrimenti sarebbe troppo evidente.)


*PRIGIONE D'ASFALTO E CEMENTO*

MILANO, QUARTIERE GRATOSOGLIO

Uno dei posti meno accoglienti d’Europa, finito sui giornali e nella cronaca per eventi tragici. Tanto cemento e poco verde, una periferia quasi abbandonata a se stessa, in una metropoli che con sobborghi e hinterland ormai ha più di dieci milioni milioni di anime. E loro, gli abitanti di questo quartiere difficile, dove esistono realtà complesse e dove spesso la violenza è regina incontrastata, vivono questa realtà.

MILANO CENTRO

Luca si presenta al lavoro quella mattina pieno di lividi e tagli. I datori di lavoro sanno già cosa potrebbe essere successo.

Litigi in famiglia. Genitori assenti: un padre avanti e indietro dalla prigione, una madre succube di molti figli, di cui solo uno è riuscito a fuggire e a costruirsi una vita decente, pagandola con l’isolamento dal branco perché “diverso”.

Luca: tatuaggi, testa rasata con cuciture evidenti da tagli profondi, occhi tristi, sorriso malinconico e rabbia. Tanta rabbia dentro.

Luca che vorrebbe spaccare tutto, picchiare qualcuno, rompere le cose belle degli altri — quelle che lui non ha mai avuto. 

Luca che è stato in riformatorio e, appena uscito, Mary, giovane ragazza dal cuore pieno d’amore, ha cercato in tutti i modi di portarlo via da quella miseria. 

Hanno vissuto insieme per qualche mese, ma poi la natura selvaggia di lui ha ripreso il sopravvento.

Ora Luca è di nuovo solo, in quel quartiere difficile, in una casa disordinata e piena di problemi, al dodicesimo piano, spesso con l’ascensore rotto. 

Solo, alle prese con un fratello tossicodipendente e un altro violento: quello che la sera prima lo aveva picchiato selvaggiamente per un torto — non aver portato fuori il cane. E quella mattina si è presentato al lavoro con il volto tumefatto.

Luca, corpo esile e muscoli d’acciaio. Luca che passa ore, la sera, nella sua cantina attrezzata a palestra, ad allenarsi per togliere dal cuore e dalla mente quell’odio che lo tormenta da sempre.

Ho passato la mia vita in strada. Da piccolo mia madre ci lasciava nei giardinetti sotto casa e spesso venivo picchiato dai grandi. Vedi? Questo taglio me l’ha fatto mio cugino: avevo una maglietta fica e la voleva lui. Questo buco in testa me l’ha fatto mio fratello: era ubriaco e aveva cercato di picchiare mia madre. Io volevo solo difenderla e sono finito cinque giorni in ospedale… Ma chi se ne frega. Io sono buono, anche se mi fanno arrabbiare spesso e ci litigo… Allora sì che mi trovano.”

Fa tenerezza Luca, nonostante la sua rabbia, la sua violenza. Nei suoi occhi leggi il desiderio di essere amato, di avere qualcuno che lo aiuti, che gli dia un’opportunità per uscire dalla prigione d’asfalto e cemento in cui vive.

Luca, che dovrebbe essere lui il primo ad aiutarsi, ma dentro ha un cuore d’oro racchiuso da una gabbia d’acciaio. E nella sua giovane vita ha visto troppe cose terribili per poter, forse, avere davvero un’occasione di riscatto, nonostante i buoni consigli e l’aiuto dei suoi principali.

“Ero seduto sul marciapiede, un pomeriggio d’estate di qualche anno fa. Avevo sedici anni e una macchina si è fermata vicino. C’era uno sui quaranta che mi sorrideva e un momento dopo mi ha fatto vedere cento euro. Voleva che andassi con lui in un posto nascosto… Sai, quei finocchi… scusa, volevo dire gay… che ti danno i soldi per un lavoretto fatto bene, magari sono sposati e a casa hanno la moglie. Ecco, quello. Al momento, guardando il centone, ca…o, ci sarei andato. Poi mi è venuta una rabbia che gli ho tirato un sasso nel finestrino. Dovevi vedere come si è spaventato ed è partito sgommando. Gli avevo urlato che avevo sedici anni… Pedofilo di m…”

Rabbrividisco mentre ascolto il suo sfogo. Con la mente vedo un ragazzino in jeans e maglietta, seduto sul cemento, e quel viscido che gli si ferma accanto. Poi vedo la sua casa, la sua famiglia di otto persone, e lui, pieno di rabbia, nella cantina a sfogarsi contro un sacco da boxe.

Luca ora si stacca da me: sta arrivando un cliente e deve lavorare. Mi saluta. Luca dagli occhi tristi e dal sorriso amaro, nonostante voglia sembrare divertente e allegro.

“Ho visto quel quartiere. Non sono mai entrato, ma non è l’unico a nascondere vite come quelle di Luca. Vite che, se avessero avuto un’altra famiglia, un’altra zona, o un sostegno da persone competenti, sarebbero ora uomini e donne con un destino diverso. Forse migliore.”

Gratosoglio, Quarto Oggiaro, Ponte Lambro e tanti altri rioni e città satelliti: prigioni d’asfalto e cemento che racchiudono vite difficili e, a volte, senza speranza.

Giampaolo Daccò Scaglione

 

4 commenti:

  1. Un racconto crudo vero che ti lascia tanta amarezza e tristezza , un colpo allo stomaco che ti fa’ riflettere e pensare a quanto si è fortunati ad essere nati in una famiglia “ normale “… Luca se aiutato di sicuro se l’è’ cavata perché lui è buono anche se lo fanno arrabbiare

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  2. So che Luca, ha avuto un aiuto insperato, diciamo che dopo un periodo davvero difficile, molto difficile, ne è uscito. Ora lavora e sta crescendo, spero continui così. La famiglia è importante Maria, hai ragione. Grazie

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  3. Ne sono felicissima,dal tuo racconto mi sono affezionata a questo ragazzo e gli auguro tutto il meglio

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  4. Grazie anonima, è stato in difficoltà enormi ma poi ne è uscito, speriamo duri e che abbia lasciato il passato alle spalle. E' un bravo ragazzo davvero. Grazie per il commento.

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