giovedì 8 gennaio 2015

LEI E' LASSU'


Da quanto tempo lei non c'era più? Cinque, sei mesi o forse meno? Non era questione di tempo ma di ricordi, di mancanza, di qualcosa che non c'era più ma che si cercava ovunque: nelle piccole cose, nei gesti quotidiani, nelle atmosfere e nei pensieri. Un fratello che osservava lo sguardo di qualche ragazza per vedere una somiglianza negli occhi dell'altra, nei gesti o nelle espressioni del viso... 
Una continua ricerca che col tempo si stava affievolendo, mentre tutto rimaneva nel cuore. Poi quel giorno strano, forse una coincidenza di date... Era il 28 aprile o forse maggio, (il 28 ottobre era il giorno in cui lei se ne era andata lontano nel vento) è passato tanto tempo per ricordare precisamente quel pomeriggio: un caffè preso con un amico al bar, due chiacchiere, si guardava ogni tanto l'orologio per non fare tardi ad un appuntamento ed le lancette in quell'attimo segnarono le 13.14 (l'ora precisa dell'inizio del viaggio di F.)... Ed ecco che in quel bar del centro città, entra lui, S.
Una vita che non lo vedevo, moltissimi mesi o forse già qualche anno, S. che da sempre era innamorato di lei, da sempre la sognava, da sempre sperava che lei si accorgesse di lui ma, il suo cuore si rassegnò col tempo, capì che la sua era speranza vana, impossibile. Lei era già di un altro, un altro che la sposò solo tre anni prima e che quando lo seppe, scomparve dalla vita di lei, dal nostro gruppo e da tutti.
Non avevamo più notizie di lui se non in vaghi racconti di conoscenti dove raccontavano  che un giorno pareva abitasse a Lodi, un altro giorno vicino a Pavia, poi si disse che conviveva con una divorziata, chi invece diceva vivesse da solo in una casa di campagna... Chi altre cose, ma la verità chissà qual'era.
Ed ora era lì di fronte a me dopo tanto tempo. Quando mi vide dopo aver comprato le sigarette mi sorrise incredulo e si avvicinò porgendomi la mano, mentre io avevo già bevuto il mio caffè. Invece lo abbracciai.
Ero sorpreso dalla coincidenza di date e dal fatto che lui era sempre uguale ad allora, occhi tristi, capelli biondo scuro e ricci fino alle spalle e la solita voce roca.
- P. ciao ma quanto tempo... -
- S. che sorpresa, mai più speravo di rivederti ancora, eri sparito completamente... Come va? -
- Insomma, sono quello che vedi... -
In effetti lo vidi triste, un po' segnato in viso ma non osavo chiedere come gli andavano davvero le cose.
- Caro P., tiro avanti, non sono andati molto bene alcuni eventi ed ora vivo a pochi chilometri da qui... Lavoricchio, ho una storia.. Sai la solita merda. Amici nessuno perché molti se ne sono andati per sempre e siamo rimasti in pochi della "vecchia guardia" -
Sapevo a cosa si riferiva, sapevo al dolore nel cuore per aver perso molte persone care, ma non sapevo se poco dopo mi avrebbe fatto quella domanda.
- Dai l'importante è cercare di reagire, di trovare una strada... - risposi poco convinto.
Mi guardò in un modo strano, fece un sorriso di sbieco a cui non seppi dare una risposta, gli occhi erano sempre tristi forse indecifrabili.
- Come te la passi? - mi fece bevendo la sua birra ordinata poco prima.
- Maluccio, devo cambiare lavoro, mamma sta male e peggiorerà a quanto pare, senza contare la relazione con SA che mi sta facendo dannare. - non volevo andare oltre ne svelare troppo.
Sorrise, sapevo che in quel momento pensava "Come al solito sceglie persone sbagliate, la stessa cosa che ho sempre fatto io". Glielo leggevo negli occhi.
- Bene S. devo proprio andare sono già in ritardo... -
- F. come sta? Va tutto bene con R.? - ed ecco la domanda che non avrei mai voluto sentirmi dire.
Non sapeva, non aveva saputo nulla, nessuno glielo aveva detto. Sbiancai, l'amico a fianco aveva gli occhi imbarazzati e guardava L. il barista che si era bloccato anche lui. L'atmosfera sembrava essersi fermata e quasi non si udiva nulla nel locale affollato. Eravamo noi quattro che fissavamo S. sgomenti. Lui sgranò gli occhi su di noi, sembrava una domanda, si spense il sorriso triste sul, suo volto.
- S. non ti ha detto niente nessuno? -
- No... cosa avrebbero dovuto dirmi, non vedo amici da mesi... -
- F. non c'è più. Se n'è andata qualche mese fa... Lei è lassù - non riuscii più a parlare.
- Co... come se n'è andata? - era bianco da far paura, credo che in quel momento una coltellata al cuore gli avrebbe fatto meno male. Intervenne il mio amico.
- E' morta a fine ottobre, dopo tre anni di malattia e... -
- Scusate devo andare... - S. si girò di spalle e prese quasi a correre verso l'uscita.
- Aspetta - gli dissi - S. fermati, io... -
- Ciao P. forse ci vedremo e mi racconterai... Ma ora no! Non ce la faccio, non riesco proprio, scusami. -
E scomparve ancora, lasciandoci fissi a guardare la porta che si era chiusa alle sue spalle. 
Per mesi e mesi ancora non seppi più nulla, non sapevo a chi chiedere, incontrai uno dei suoi fratelli ma mi rispose vagamente su dove si trovava e cosa stesse facendo.
Poi tempo dopo, una sera che sembrava non finire mai, mi fermò un amico comune, ricordò che c'erano nuvoloni nel cielo e il brutto tempo con la pioggia si stavano avvicinando, eravamo soli in quella piazzetta poco distante da quella più grande.
- S. non c'è più, è andato via anche lui poche settimane fa. Non chiedermi dove è successo, ne come è capitato... So solo che non era stato bene e l'hanno trovato... -
Non ascoltavo più, in quel momento mi resi conto che ancora un'altra parte della mia vita che si chiudeva per sempre, una parte che finiva nel bagaglio dei ricordi e che come una tempesta improvvisa gonfiava il cuore di dolore.
Più tardi a casa pensai più volte ai nostri quindici-diciott'anni dove eravamo spensierati, dove  si vivevano amori non corrisposti e vere amicizie che ci aiutavano a sopportare le delusioni. Dove con poco eravamo felici ed il domani era lontano ancora... Un domani che per molti  era quasi arrivato e finito lì.
Oggi mi è capitata tra le mani la tua foto S., una foto in cui sorridi spensierato nel fiore dei tuoi anni. Non so quanti ancora ti ricordano ma per me sei stato un amico, un amico di cui non ho saputo o meglio, non ho potuto aiutare come avrei voluto e che forse pochi ti avevano capito... S. ovunque tu sia un abbraccio.

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