giovedì 11 dicembre 2025

FIABE PER CHI CANTA ANCHE SE STONATO: Lo Specchio che dice “Mah”

Lo Specchio che dice “Mah”

C’era una volta uno specchio parlante che non diceva “Chi è il più bello?” a chi si specchiava.

Diceva solo: “Mah…”, aggiungendo qualche commento strano se non incomprensibile a chi si rimirava.

Infatti ogni volta che qualcuno si guardava dentro, lo specchio faceva una smorfia, alzava un sopracciglio invisibile, e diceva:

“Mah… oggi sei strano.” “Mah… forse sei bellissimo, ma con riserva.” “Mah… ti sei pettinato con una forchetta?” “Mah… hai un profumo che sa di aglio.”

Lo specchio fu regalato ad una famiglia benestante che lo pose nella grande cabina armadio di lusso con poltrone, puff, armadi aperti e lampade con asta ed una bella moquette per terra.

Fu così che un pomeriggio d’estate la signora Margherita vide piombare nella sua camera da letto senza chiedere il permesso, la figlia più grande Rosetta in lacrime:
“Mamma, non vado più alla festa del “Gruppo Damigelle Gentili con i Fiori” e poi quello specchio non lo voglio più vedere nella cabina armadio.”

“Ma cara su non fare così, lo specchio è una fantastica eredità della bisnonna Melissa e vale un patrimonio. E’ famoso e bello.”

“Ma anche cattivo!” rispose la figlia alla signora Margherita che sospirò sapendo già tutta la storia.

Storia che da quando ha avuto in eredità lo specchio, tutta la famiglia si lamentava per qualcosa che lo specchio aveva detto loro.

“Che ti ha detto lo specchio quando ti sei messa davanti a lui col tuo splendido abito verde figliola cara?” disse pazientemente la donna.

“Ero li davanti e chiesi a quel…”

“Non dire parolacce ti prego!”

“No mamma non le dico, gli ho solo chiesto - Che ne pensi dell’abito di chiffon verde acqua che indosso caro specchio?”

“E lui?”

“Per un attimo è rimastoin silenzio, poi ha detto il solito Mah!, solo che e ti giuro che l’ho sentito ha continuato con un - C’è di meglio, sembri uno scopino!”

Margherita sgrana gli occhi, impossibile, lo specchio a Rosetta non aveva mai detto nulla di offensivo.

Non aveva mai parlato maleducatamente o in modo bugiardo, Rosetta stava benissimo in chiffon e subito si ricordò di Biancaneve, si diede della pazza quando aveva pensato che la sua bisnonna Melissa fosse la regina cattiva Grimilde.

“Ma sei sicura di aver sentito bene Rosetta?”

“Si mamma!”

“Bene aspettami qui, vado da lui e se c’è da chiarire , chiarirò!”

Con passo veloce va verso la grande cabina armadio del guardaroba, entra e resta a bocca aperta vedendo Tulipano, il gattino di famiglia scompigliato con in testa lo scopino della polvere rubato nell’armadio dei prodotti di pulizia.

La signora Margherita capendo l’equivoco scoppiò a ridere perché lo specchio ripeteva al gattino che cercava di divincolarsi da quell’oggetto “Sembri uno scopino, sembri uno scopino…”

La donna comprese il malinteso, il gatto probabilmente era già lì quando Rosetta era entrata e corse a spiegarle tutto e mentre lo faceva, cercando di non scoppiare a ridere le vennero in mente alcuni episodi legati allo specchio ed ai suoi cari.

“Ti piace questa cravatta a pois?” chiese suo marito rimirandosi mentre Camomilla la cameriera poco distante si era chinata di spalle per raccogliere qualcosa e così lo specchio rispose:

“Mah… Ti fa un sedere grande come una poltrona.”

Poi fu la volta della zia Violetta che provò il cappellino nuovo con una piuma viola davanti allo specchio mentre il dispettoso gattino Tulipano si nascose nel copri lampadina di seta color ocra della lampada ad asta poco lontano.

“Mah… Sembri una lampada da funerale con un pelo enorme che esce dalla testa (era ovviamente la coda del gatto)”.

Infuriata zia Violetta se ne andò dicendo che qui c’era uno specchio di troppo.

Margherita dopo aver convinto la figlia che andava tutto bene decise di spostare lo specchio, al suo posto mise quello nella sua camera e quello parlante in un bagno piccolo, quello di servizio.

Lo specchio viveva in quel bagno piccolo ormai da anni, dove il sapone profumava di mandarino e il tappetino aveva le orecchie.

La storia dello specchio che diceva “Mah!” non la conosceva quasi nessuno, forse solo la bisnonna Melissa ma probabilmente neanche lei.

Era stato creato da un inventore stonato che quando cantava scappavano i piccioni e le colombe dall’aia della sua casa, voleva uno specchio onesto ma gentile, capace di dire la verità senza ferire quando ci si rimirava dentro.

Ma il segreto di quel vetro incorniciato da legni pregiati tinti di oro era questo: lo specchio non rifletteva solo il viso, ma l’umore del cuore. E quando qualcuno si guardava con amore, lo specchio diceva:

“Mah… sei proprio una fiaba.”

Quando oramai anche Rosetta era diventata nonna e mise in vendita la casa, questa fu comprata da una giovane famiglia piena di fantasia e di canti stonati ovviamente, con mamma, papà e quattro bellissimi bambini, tre maschietti ed una femminuccia.

Lo specchio quando li vide disse tra se, il sapone che odorava di mandarino ed il tappetino con le orecchie: “Mah… finalmente è arrivata la felicità.”

Un giorno, la bambina della casa era molto triste, andò a piangere in bagno, poi si era lavata il visino dolce e mentre stava asciugandosi il volto si guardò dentro, e lo specchio disse:

“Mah… sei bellissima anche se piangi.”

E da allora, la bambina tornò ogni mattina, per sentire quel “Mah” che non giudicava, ma accarezzava.

Da quel giorno tutti furono felici e contenti con un bel “Mah” nel cuore.

Rito finale per il lettore:

Guardati in uno specchio. Fai una smorfia buffa. Dì ad alta voce: “Mah!” Poi scrivi una frase che vorresti sentirti dire, anche se oggi non ci credi.

Giampaolo Daccò Scaglione

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