A chi sa ascoltare anche il silenzio.
A chi trasforma il tè in conoscenza,
e la lanterna in compagna di viaggio.
Una sera, il Viaggiatore entrò in una stanza vuota. Non c’erano sedie, né tavoli, né finestre. Solo una lanterna spenta e una tazza di tè fumante.
La lanterna sussurrò:
“Se vuoi luce, devi raccontare.”
Il tè borbottò:
“Se vuoi sapore, devi ascoltare.”
Il Viaggiatore, sorpreso dagli oggetti parlanti, tirò fuori dalla sua borsa una coperta, l’appoggiò a terra, aprì una scatoletta, prese una liquirizia di legno, la mise in bocca, si sedette come un capo tribù e fissò uno dopo l’altro il tè e la lanterna. Poi sorrise.
Il tè si schiarì la voce:
“Se mi bevi, ti racconto un segreto.”
La lanterna sussurrò:
“Attento, Viaggiatore. Il segreto che il tè ti dirà… è già scritto nel tuo Diario.”
Il Viaggiatore annuì, prese la tazza e la portò alle labbra. Il tè cambiò sapore tre volte: dolce, amaro, salato. Poi disse:
“Tu hai dimenticato una cosa. Ma non ti dirò quale. Solo chi scrive… la ritrova.”
Il Viaggiatore si mise a ridere. Poi, come colto da un’idea, si sedette di nuovo e disse alla lanterna:
“Forse il quarto sapore è il calore leggero che dovresti dare al sapere del tè, invece di startene lì appoggiata alla finestra aspettando che qualcuno passi per fargli luce.”
E al tè:
“Tu, mio caro tè dai tre sapori, dovresti essere meno presuntuoso. Ci sono bevande che hanno qualcosa in più.”
Il tè, offeso, sbottò:
“La colpa è della lanterna! La colpa è che sono un tè da millenni! E tu non sai dov’è e cos’è la cosa che hai dimenticato… nel tuo Diario, ovvio!”
Il Viaggiatore rise ancora. I due si avvicinarono a lui, come in attesa di una risposta. Allora il Viaggiatore tolse dalla sua borsa un Diario, lo aprì sicuro a una pagina qualsiasi. Il tè e la lanterna videro una foto: un faro bianco su un costone di mare. Sotto c’era scritto qualcosa… Ma quando si avvicinarono di più, il Viaggiatore chiuse di colpo il Diario.
I due arretrarono spaventati.
La lanterna fece uscire della cera. Il tè versò delle gocce. Le gocce e la cera si unirono sulla cenere e formarono una medaglia color ambra.
Il Viaggiatore la raccolse, la guardò in controluce, e disse:
“Questa è la cosa che avevo dimenticato. Non un oggetto, ma un gesto. Non un sapere, ma una cosa cosa preziosa.”
Il tè borbottò:
“Ma… è solo una medaglia!”
La lanterna sussurrò:
“No. È un ricordo che ha scelto di restare.”
Il Viaggiatore appese la medaglia al bordo della coperta, prese la liquirizia, e disse:
“Ora possiamo continuare. Ma non con parole. Con silenzi che sanno parlare.”
La lanterna si spense. Il tè smise di fumare. E il Diario, chiuso, cominciò a vibrare.
Alla fine, vedendo che i due si erano “addormentati”, il Viaggiatore decise di riposare anche lui. Mise il medaglione nella borsa, l’appoggiò vicino a sé, si distese sulla coperta e si coprì con i lembi. Si addormentò subito, con un pensiero:
“Domani sarà un’altra avventura.”
La luna, che aveva osservato tutta la scena dalla finestra, scivolò via veloce, per fare buio ai dormienti. E pensò:
“Domani sarà un’altra notte anche per me.”
Pensiero del Viaggiatore:
"Io chiudo gli occhi, ma il mio cuore resta acceso. Il medaglione è nella borsa. La coperta è la mia protezione. E domani… sarà un’altra avventura."
Giampaolo Daccò Scaglione




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